A Porta a Porta va in onda la guerra contro i ‘veganiani’
Cibo in TV. A Porta a Porta va in onda la guerra contro i ‘veganiani’
I nutrizionisti invitati all’interno di programmi televisivi cercano a tutti i costi di indirizzare le persone verso una dieta onnivora, affermando che carne, latte e uova siano essenziali per la salute umana. L’ultima battaglia contro i sostenitori del veganesimo e vegetarianesimo è andata in onda il 9 marzo scorso all’interno della trasmissione Porta a porta. Eccone una sintesi.
di Andrea Romeo
Il 9 marzo 2012 la famosa trasmissione televisiva Porta a Porta di RAI 1 ha mandato in onda una puntata dal titolo Mangiare bene in tempo di crisi. Tra gli ospiti in studio vediamo l’ormai onnipresente dottor Giorgio Calabrese – l’uomo che ha dichiarato guerra ai ‘veganiani’ (forse confonde i vegani coi Visitors) – ‘onnisciente’ in tema di nutrizione, Giuseppe Paolisso presidente della Società Italiana Gerontologia e Geriatria, la dottoressa Luciana Baroni presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, oltre alla conduttrice di Unomattina Elisa Isoardi e la cantante Wilma De Angelis. Presente, ovviamente, Bruno Vespa.
Dopo la monumentale sigla, l’obbligatoria introduzione al problema della crisi finanziaria che ha portato il popolo a dover stringere la cinghia (da cui il titolo della puntata) e un cuoco che mostra come preparare cibo con pochi soldi, ecco che finalmente il conduttore Vespa dà inizio alle danze “vediamo con Antonella d’Onofrio la dieta vegetariana, così cominciamo finalmente a litigare”, afferma.
Il perché si sia scelto di parlare di dieta vegetariana (forse come alternativa alla carne in tempo di crisi?) invitando in studio Giorgio Calabrese conosciuto proprio per i suoi attacchi al vegetarianismo che definisce una ‘religione’ e ai ‘veganiani’ (?) rimane un mistero. A prescindere, il filmato della giornalista d’Onofrio, a proposito del vegetarianesimo, ci dice che “se un tempo era lecito chiamarla tendenza, oggi appare necessario classificarlo come realtà”.
Parla quindi dei dati diffusi dal rapporto Eurispes che mostrano che il 9% della popolazione, ovvero cinque milioni di individui, ha preso distanza dalla carne. Secondo i dati il 13.5 % dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni è vegetariano e lo 0.4% della popolazione sarebbe vegana. Quindi si chiede quali siano i fattori che spingano queste persone a prendere le distanze dalla carne. In primis il fatto che la carne non faccia bene, tesi sostenuta anche da studi scientifici, quindi il rispetto per gli animali, e infine l’ambiente e l’economia. La d’Onofrio, citando Veronesi, parla anche di correlazione tra consumo di carne e cancro.
Conclusosi il filmato, Vespa invita gli esperti al confronto “Allora volete cominciare a litigare?”. Subito il nutrizionista Calabresi, commentando il video afferma che “a parte che lui (Veronesi) nella vita ha apprezzato un po’ di carne perché è un uomo grande e gaudente […] è un uomo talmente equilibrato che nella vita ha anche mangiato carne”. Quindi una persona equilibrata e gaudente, secondo Calabrese, sarebbe un mangiatore di carne (persone come Gandhi, Einstein o Russell erano malati di mente) e inoltre – afferma il nutrizionista – non è possibile che un vegetariano dalla nascita possa avere una vita sana e salutare: evidentemente non conosce Margherita Hack, vegetariana dalla nascita che alla veneranda età di 94 anni tiene conferenze di fisica astronomica in giro per il pianeta.
In generale i presenti alla trasmissione danno poco spazio alla Baroni spesso interrompendola, e sovente parlano per sentito dire, per ‘leggende metropolitane’, come quando il dottor Paolisso sostiene, con assoluta certezza, che “i vegetariani sono tutti magri e hanno una muscolatura ridotta”.
Le dichiarazioni della Baroni, secondo cui una dieta vegana non solo sia idonea all’uomo ma anche ne determina la longevità sarebbero, dal punto di vista di Calabrese, “scientificamente pericolose”: peccato che secondo la dottoressa sia il loro punto di vista ad essere “pericoloso” oltre che fuorviante.
È veramente interessante infatti osservare come i nutrizionisti in TV cerchino a tutti i costi di veicolare le persone verso una dieta onnivora, affermando che carne, latte e uova siano essenziali, a prescindere dalle argomentazioni portate dalla controparte: “[…] I veganiani sono ammirevoli per il fatto che mangiano molta verdura e frutta, ma farebbero degli errori: dove la prendono la B12? Lei mangia la carne e c’è la B12 dentro!” afferma l’onnivoro, “che deriva dal mangime” replica la vegana.
Ad un tratto la discussione viene incentrata sui centenari italiani grazie ai quali Calabrese si fa forte per confermare le sue teorie e l’eclettico nutrizionista punta di nuovo il dito verso la Baroni: “vede? La dieta mediterranea! E non è un caso!”. E così finalmente la Baroni pone la fatidica domanda “ma cosa intende per dieta mediterranea?”. Calabrese elenca il pesce e la carne rossa: sì, ma quanta? Sostiene Calabrese “4 volte alla settimana la carne rossa (150 grammi a porzione), 4 volte alla settimana pesce” (in parole povere tutti i giorni). “Eh no professore, questa non è la dieta mediterranea tradizionale (dei centenari)”, rimprovera (giustamente) la Baroni che viene di nuovo sopraffatta dagli invitati.
Questo dato verrà anche confermato inconsapevolmente dallo stesso Paolisso quando affermerà che i centenari non fanno ‘shift’, non hanno mutato la dieta che seguivano da bambini, ovvero non hanno mai portato il consumo di carne e derivati ai livelli abnormi odierni. La Baroni, tra le urla degli ospiti, cerca inutilmente di dire che i popoli più longevi sono quelli vegetariani.
“Lei che non fa la dieta mediterranea deve insegnare com’è la dieta mediterranea a noi?”, replica Calabrese al quale bisognerebbe far notare che lo stesso discorso varrebbe anche per lui dato che non riesce nemmeno a pronunciare la parola ‘vegani’. Poi continua “Guarda che non la fate voi la regola della dieta mediterranea, la facciamo noi!”. Ed in effetti la dieta mediterranea è stata fatta proprio da loro, dalle pubblicità e dalle industrie della carne e derivati che l’hanno mutata (e propinata) a loro vantaggio.
Per un attimo la discussione si sposta sul prezzo “ma non tutti possono permettersi queste quantità”, ma il problema, secondo Calabrese, è l’importazione delle carni. Basterebbe andare dal macellaio sotto casa e chiedere carne locale et voilà, il gioco è fatto!
Il magnanimo Vespa cede nuovamente la parola alla Baroni che, oltre a sottolineare che le carenze di B12 sono un problema per molte persone di una certa età a prescindere dalla dieta, cita le nuove linee guida americane che sostengono questo dato. E qui nasce spontanea una domanda: ci si può fidare, chiede Vespa, delle linee guida americane, quando il nostro paese è il primo per longevità tra i paesi occidentali mentre gli USA hanno una media più bassa (stando ad un grafico che mostrano durante la trasmissione)? È imbarazzante come questa uscita assolutamente anti-scientifica di Vespa venga anche confermata dal dottor Calabrese, prova del fatto che il famoso nutrizionista direbbe qualunque cosa pur di portare avanti le sue tesi.
“Lei sta dicendo una cosa che non è scientifica! Lei non è la Bibbia! […] i vegani come nutrono i propri figli?” – chiede Calabrese alla Baroni – “col latte materno!” – risponde la dottoressa – “sì, e il latte materno cosa contiene?” “tutti i nutrienti!” “E non hanno problemi?” “no, allattano i loro figli senza problemi!” … Qui interviene di nuovo Vespa che veste il camice bianco per l’occasione: “sostenere che le donne vegetariane non abbiano mai problemi è una bestialità”. Peccato che quel ‘mai’ è stato messo in bocca alla Baroni proprio da Vespa.
“E lo svezzamento?”, interviene nuovamente il nutrizionista più seguito d’Italia, “e le proteine nobili?”. “Cosa sono le proteine nobili professore? Perché questa definizione l’ho sentita solo da lei”, replica la Baroni. “Allora lei segue poco la scienza!”, incalza Calabrese. Ecco intervenire Paolisso “le proteine di base, la base della vita, da dove le prendiamo?”.
“Ci sono nella dieta veget…” la Baroni viene di nuovo interrotta e riprende Paolisso “e dal punto di vista etico, la dieta veganiana…”. “Vegana!”, ribadisce la dottoressa. Ecco come gli onniscienti scienziati sono ben ferrati su quella che dovrebbe essere la loro materia di studio, come è elevato il loro interesse per diete diverse da quelle che loro predicano “senza pregiudizio alcuno”.
“Le proteine si trovano anche nei vegetali”, riesce finalmente ad affermare la vegana.
“E come è possibile che milioni e milioni di persone si nutrono in quel modo?”, chiede giustamente Paolisso. “Non è detto che sia il modo migliore!”, replica la Baroni citando inconsciamente Bertrand Russell.
“Veronesi è diventato vegetariano perché ha potuto scegliere, non perché gli è stato imposto”, sostiene Paolisso parlando di etica, e ci mostra come abbia riflettuto molto sulla tematica in questione, dato che anche il mangiar carne (tra l’altro di alcune specie e non di altre scelte in modo assolutamente arbitrario) è una imposizione culturale.
La puntata si conclude dunque con le storie tristi degli anziani che non possono più permettersi le tanto amate ‘proteine nobili’, e viene consigliato loro di ripiegare sulla economica ‘carne bianca’, cioè ‘cosce di pollo’ e ‘pesce azzurro’, per il piacere di polli, aringhe e sarde le prossime inconsapevoli vittime di questa crisi.
L’opzione ‘veganiana’ viene così accantonata, meglio seguire i consigli del dottor Calabrese.
di Andrea Romeo – 12 Marzo 2012
Fonte: Il Cambiamento.it
Perchè sono diventato vegano
Perchè sono diventato vegano e perchè lo dovete diventare tutti!
Da macellaio ad attivista
La reazione di chi viene a sapere del mio passaggio ad una dieta vegana è ormai talmente prevedibile e standardizzata che mi sono anche stufato di esporre le mie argomentazioni a riguardo. In un mondo in cui il potere totalizzante dei grandi centri di produzione è giunto a livelli pazzeschi il vegano viene visto con compassione, le sue scelte sottolineate con malcelata ironia, le idee accolte da una scettica insofferenza. Sicuramente uno dei motivi principali di un simile atteggiamento è il disinteresse generalizzato che si constata quando si toccano determinate questioni. Basterebbero invece pochi minuti per documentarsi e concludere che spesso le nostre abitudini alimentari si basano sulla sofferenza e sulla MERDA che ci fanno mangiare. Io l’ho fatto, ed il quadro che ne viene fuori è desolante, davvero. Sono convinto che chiunque abbia un minimo di sensibilità e rispetto verso creature che qualcuno dice appartenere a Dio non potrà che essere toccato da ciò che segue.
Premesse: Il mercato richiede grandi quantità di carne, per soddisfare la domanda sono indispensabili gli allevamenti intensivi che favoriscono la nascita di potentissime lobby (produttori di mangimi, macellatori, salumifici, industrie dell’alimentazione) che condizionano fortemente le autorità politiche.
- E’ ormai arcinota l’insalubrità di carne, pesce e derivati, il loro contenuto in diossina, antibiotici, cortisonici, erbicidi, ormoni (metà della produzione mondiale di antibiotici e’ destinata alla zootecnia) ed altri cocktail di farmaci utilizzati negli allevamenti intensivi per portare l’animale al massimo rendimento.
- I controlli? Meglio stendere un velo pietoso…solo di mangime zootecnico, in Italia, si consumano 20 milioni di tonnellate all’anno, la cui analisi richiederebbe uno stuolo di pubblici controllori. Per quanto riguarda gli animali, i polli sono controllati, in Italia, nella misura di uno ogni milione e i bovini sette ogni mille, in base ai dati ufficiali del Ministero della Sanità.
- Argomento salute: il consumo di carne con il 35% di incidenza è la prima causa della mortalità per cancro. Numerosi studi hanno evidenziato la stretta relazione esistente tra l’alimentazione a forte contenuto di grassi saturi di origine animale e l’insorgenza del cancro all’intestino e al retto. Inoltre ricerche dimostrano come i tumori del colon, del seno, della prostata, dell’utero e tanti altri abbiano un’incidenza pressoché nulla nei vegani e come vi sia una totale assenza di forme cancerogene all’apparato digerente. La dieta vegana può prevenire il 97% delle occlusioni coronariche, cardiopatia che in Italia è responsabile di 80.000 morti l’anno. Statistiche mediche hanno confutato come il diabete, trombosi, osteoporosi, artrite, malattie renali, obesità e ipertensione siano strettamente legate al consumo di carne ed affini, LATTE COMPRESO.
- L’inquinamento dovuto ai nitrati contenuti negli escrementi compromette le falde acquifere e contribuisce ad aggravare il problema dell’eutrofizzazione di fiumi e mari.
- Si piange ipocritamente per le migliaia di bimbi morti quotidianamente per la fame. Da un rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura negli U.S.A. risulta che “ricaviamo solo un chilogrammo di carne bovina per 16 chili di grano”. Considerate quante persone può sfamare un solo chilo di carne e quante invece se ne possono sfamare con 16 kg di grano!
- E’ provata la disonestà di tanti allevatori: risale al 1988 il grido di allarme che gli esperti veterinari avevano lanciato sull’uso massivo di farine animali e ormoni per la crescita. L’Italia è invece ad oggi il paese produttore numero uno di questi mangimi drogati e contronatura per i bovini erbivori, mangimi vietatissimi sin dal 1994. Si producono, si vendono e si utilizzano, tutto letteralmente sulla nostra pelle. Le statistiche dicono che in due allevamenti su tre le condizioni igieniche sono insufficienti, o peggio, e che in molti casi si utilizzano ancora le tanto discusse farine di origine animale. E poi gli allevatori fanno le barricate al Brennero, spergiurando sulla genuinità della carne nostrana! Salvo poi essere svergognati dalle decine di casi di “mucca pazza” made in Italy. Passo oltre, perché questi “signori” non meritano nemmeno il mio disprezzo. Ma quello su cui va puntato il dito è l’indicibile sofferenza che c’è dietro ogni banchetto a base di carne, pesce e prodotti di allevamenti intensivi in genere. Qualcosa di obbrobrioso, vomitevole, indegno di una società che vorrebbe definirsi civile. Mangiare carne è pascersi di sofferenza! Oggi il 41,5 % della spesa alimentare in Italia è costituito da carne; nel ‘94 nella sola Italia sono stati macellati 12.100.000 suini, 4.700.000 bovini, 8.550.000 tra ovini e caprini.
MACCHINE DA CARNE
Negli allevamenti intensivi i bovini vivono in condizioni fuori di ogni decenza. Stipati in spazi angusti, talvolta legati alla catena (pratica vietata dalla legge) l’unica attività che è permessa loro è quella di ingrassare, oppure di produrre latte con le mammelle martoriate da continui episodi di mastite, una malattia infiammatoria provocata dall’innaturale produzione della bianca bevanda. In ogni caso una prigionia che è solo una attesa della propria morte.
VIAGGIO VERSO LA MORTE
Le sofferenze per gli animali da allevamento hanno fine solo col loro abbattimento: ma anche il viaggio verso il macello è spesso fonte di notevoli supplizi, stipati in camion, soffrendo fame e sete, esposti alle intemperie ed ad un fortissimo stato di stress che libera ulteriori sostanze velenose nell’organismo. Ultimo strazio quello di assistere alla morte dei propri simili. Si tratta di animali superiori, perfettamente in grado di capire ciò che li sta aspettando. Vi chiedo di provare ad immaginare quanto terribile possa essere una tale consapevolezza.
CARNE BIANCA, ANZI ANEMICA
Ai vitelli da carne vengono inflitti veri e propri tormenti perché possano produrre quelle bistecche bianche e tenere (la mitica fettina) tanto richiesta dal mercato. Il vitello viene costretto in un box strettissimo, dove è impossibile per l’animale persino girarsi. I produttori devono assicurarsi che le mucche da latte abbiano una gravidanza ogni anno, per mantenere la lattazione. I piccoli vengono tolti alla madre subito dopo la nascita, un’esperienza che è tanto dolorosa per la mucca quanto terrificante per il vitello. Spesso la madre manifesta i propri sentimenti con incessanti richiami e muggiti, che durano per giorni dopo che le è stato tolto il piccolo. Ma in questo modo essa in poco tempo è nuovamente disponibile alla monta. Il vitello viene alimentato solo con latte scremato e mangime carente di ferro affinché le sue carni abbiano il grado di anemia desiderato. Fra gli individui tenuti in questa maniera sono diffuse polmoniti e diarree, sicché bisogna intervenire spesso con somministrazioni di farmaci. E solo dopo 6 mesi di calvario arrivano al macello, spesso con le zampe legate fra loro perché il sovrappeso li rende incapaci di camminare e le fratture deprezzerebbero la pregiata muscolatura della coscia. Chiaro o qualcuno finge ancora di non capire?? La carne bianca che si dà ai bimbi perché crescano meglio è carne di animali malati.
SOFFERENZA PER TUTTI
I bovini non sono certo gli unici animali allevati in condizioni terrificanti. I polli, ad esempio, sono nutriti nelle batterie con un mix di resti dei compagni già macellati, pesce e feci. Quando migliaia di polli sono costretti in poco spazio, raggruppati in cinque-sei per gabbia, molti di essi arrivano al cannibalismo, beccandosi furiosamente e ossessivamente l’un l’altro. Poiché un animale con la carne segnata dalle beccate è meno vendibile, gli allevatori hanno risolto il problema. Aumentando lo spazio? Troppo costoso: si preferisce asportare ai polli la parte terminale del becco con una lama rovente un’operazione assai dolorosa che non diminuisce certo l’aggressività degli animali impazziti, ma ne annulla gli effetti. Alimentato con un miscuglio agghiacciante di ormoni della crescita e di antibiotici aggiunti al mangime, un moderno pollo raggiunge la sua massima taglia in sole sei settimane, incrementando di 50 volte il peso che aveva alla nascita. A questo punto il volatile è così pesante da non potersi nemmeno reggersi sulle zampe: del resto non gli servirebbe a nulla, visto che è già pronto per il macello. Anche i maiali non se la passano bene nei paesi cosiddetti sviluppati, dove la zootecnia industriale detta legge. Buona parte dei suini viene fatta crescere in gabbie anguste, sicché i poveri animali passano il loro tempo a mordere ossessivamente le sbarre. Le scrofe gravide vengono messe in gabbie così strette da non permettere loro né di girarsi né di sdraiarsi. Queste particolari gabbie sono concepite in modo che il prolifico animale non schiacci i suoi piccoli, ma sono degli autentici strumenti di tortura e rendono il momento del parto tremendamente traumatico. E ci sono mattatoi dai quali transitano anche 2000 suini in una mattina. Quando gli inservienti applicano agli animali le pinze elettriche, non possono certo andare troppo per il sottile. Così, spesso gli animali finiscono ancora vivi nelle vasche di scottatura, dalle quali devono passare perché siano tolte loro le setole. Ecco a voi la tanto decantata braciola…
BUON APPETITO!
Il fegato grasso d’oca altro non è che l’organo malato di animali torturati. Si chiama steatosi epatica la patologia indotta nelle oche da una superalimentazione forzata. Per ottenerla bisogna ingozzarle per un periodo che va dalle 2 alle 4 settimane con una quantità giornaliera di cibo pari ad un quarto del loro peso. E’ come se ogni giorno un uomo di 80 chili fosse costretto a ingurgitarne 20 di spaghetti. Come? Con un imbuto alimentato da un motore elettrico, collegato a un tubo metallico infilato nell’esofago. Che produce lesioni, soffocamenti e fratture del collo. Il tutto in uno spazio di 3 metri quadri nel quale sono ammassati 20 animali. Per evitare che si feriscano tra loro, gli vengono tagliate le unghie e il becco, cosa che assicura loro altre sofferenze fino alla morte. Morte benigna, date le circostanze? Macché. Tanto per cominciare, sul nastro trasportatore che le conduce al patibolo le oche vedono tutto ciò che le aspetta. Ovvero: l’immersione in un bagno d’acqua elettrificata seguito dallo sgozzamento, al quale però spesso giungono ancora vive. Solo il 5-10 per cento di loro ha la buona sorte di morire a causa dello spappolamento del fegato. O di stress. Le femmine sono più fortunate: poiché il loro peso corporeo è inferiore a quello del maschio, dopo le covate vengono buttate vive in un tritacarne o soffocate in enormi sacchi. Per rifornire di foie gras il solo mercato italiano, nel ’96 questo martirio è toccato a 25mila oche.
UOVA, LATTE, FORMAGGI…
Anche la produzione di uova comporta la morte delle galline e dei pulcini maschi. Le galline vivrebbero quindici anni, ma negli allevamenti vengono sgozzate appena il numero di uova prodotte diminuisce (di solito a due anni) per diventare carne di seconda scelta. Chi consuma le uova incentiva quindi anche la produzione di carne, oltre che la morte e lo sfruttamento intensivo di questi animali. I pulcini maschi, inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire accatastati in grandi mucchi. Le galline sono sottoposte a intensi trattamenti di antibiotici per sopportare le durissime condizioni di vita alle quali sono sottoposte. Non va meglio per latte e formaggi, dove si accumulano tutti i veleni propinati ai bovini. Il formaggio nè in gran parte composto in gran parte da grassi, oltretutto quasi sempre viene prodotto con l’ utilizzo di caglio animale (un enzima che facilita l’addensamento del latte) ricavato dagli stomaci dei vitelli. Ebbene sì. Dietro ogni porzione di formaggio c’è un un vitellino squartato senza tanti complimenti. Il latte? Per anni ci hanno fatto credere fosse l’alimento per eccellenza. Ma pensateci un attimo: perchè dovrebbe essere adatto agli umani, se è prodotto da una mucca? Il latte contiene una quantità enorme di ormoni, utili al vitello per i suoi ritmi di crescita, ben maggiori di quelli di un umano. Non è ben chiaro (e qualcuno non vuole che lo diventi) l’effetto che una tale quantità di ormoni abbia nell’uomo.
LA MIA ESPERIENZA
Sono stato anch’io per moltissimi anni un accanito mangiatore di carne. Mi sono cibato di marciume, ignorando tutto ciò che c’era dietro, con grande compiacimento di chi mi proponeva in TV immagini bucoliche di verdi pascoli alpini e mucche con sorrisi a trentadue denti. Poi ho aperto gli occhi. Da un giorno all’altro ho chiuso con i cibi di origine animale. Risultato? Non è cambiato NULLA nella mia vita…hanno tentato di terrorizzarmi con presunte deficienze di calcio, proteine, ferro, vitamine. Tutte falsità. Faccio sport come e più di prima, le analisi del sangue dopo anni di veganesimo sono assolutamente perfette e sapere di non contribuire ad un tale vergogna mi fa stare meglio, molto meglio. Mangio comunque tante di quelle cose che di fame non morirò, di questo posso esserne certo. Anzi, ho capito due cose: primo, mangiamo molto più di quello che servirebbe con, lasciatemelo dire, una produzione da parte di tutti noi di mostruose quantità di feci, buone solo per inquinare l’acqua dei fiumi e dei mari che, inevitabilmente, prima o poi berremo! Secondo, la verdura può essere sorprendentemente gustosa…
Volete la rivoluzione? Diventate vegetariani
Volete la rivoluzione? Diventate vegetariani
di Natalino Balasso
C’è una gran voglia di rivoluzione.
Gli amici delle spranghe esultano ogni volta che scovano un sopruso. Gli amici delle spranghe hanno bisogno di qualcosa per cui protestare vibratamente, cioè vibrando sprangate. Quelle piazze che abbiamo abbandonato, perché troppo occupati a parcheggiare nei villaggi commerciali o fuori dai multiplex, si riempiono a vista d’occhio solo quando si tratta di divellere semafori o bruciare auto di media cilindrata che non possono permettersi un garage.
Agli amici delle spranghe cambiare il mondo sembra più semplice che cambiare se stessi. E forse lo è. Non voglia il destino che in Egitto si torni a praticare la lapidazione, ma è certo che le rivoluzioni prendono sempre una strada tortuosa. Anche quella talebana in Iran, è stata una rivoluzione, anche quella fascista in Italia è stata una rivoluzione, abbiamo però visto la china mesta che queste rivoluzioni hanno imboccato. E se c’è chi è ancora convinto che quella cubana non sia una dittatura, costui è mosso dalla paura di rinunciare alle proprie antiche convinzioni.
Si pensa sempre che occorra un grande evento decisionale per invertire le rotte, per prendere nuove direzioni. La politica degli ultimi 40 anni da noi ha pensato che nuove e contraddittorie leggi possono cambiare una situazione sclerotizzata. Prendiamo l’energia, l’acqua, l’inquinamento. Si pone rimedio allo sperpero e ai veleni con regole sempre più complicate, investendo denari senza controllo e soprattutto evitando di far funzionare ciò che già dovrebbe funzionare. La risposta capitalistica al consumo di energia o allo sperpero d’acqua non potrà mai essere il risparmio o la riduzione del consumo, ma sarà sempre un incentivo al consumo. Cos’è la crescita, cos’è lo sviluppo, se non consumo?
Eppure si potrebbe già oggi, senza referendum e senza nuove leggi, ridurre di 10 volte (10 volte!!) il consumo d’acqua, non cambiando il mondo ma cambiando noi stessi: smettendo di mangiare carne. Smettendo di usare auto a petrolio diminuirebbe il consumo d’acqua (si, d’acqua, perché per raffinare il petrolio il consumo d’acqua è altissimo) di un’altra percentuale significativa. Diminuirebbe significativamente l’inquinamento se nelle autostrade andassimo ai 100 km orari, se nelle case tenessimo una temperatura di 18 gradi, più che sufficiente a riscaldarsi, se nei locali e negli alberghi non ci fosse una temperatura di 23 gradi d’inverno e di 20 gradi d’estate. Diminuirebbe l’inquinamento se acquistassimo merci prodotte nel raggio di 15 chilometri da casa, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti, ad esempio mangiando frutta e verdura di stagione.
Da quando Dio ha preferito l’allevatore Abele all’agricoltore Caino, il popolo della brava gente ha trovato cosa buona e giusta nutrirsi di carne. Ma anche se oggi sappiamo che mangiare carne comporta una maggiore aggressività, fu proprio Caino il contadino il primo omicida dell’umanità. Coperti di quel marchio i vegetariani sembrano una setta da cui guardarsi e degni di punizione (basta entrare in un ristorante vegetariano per capire l’atmosfera triste che vi regna come una punizione, compreso il prezzo, che, non si capisce perché, è alto come quello dei ristoranti “normali”).
Ma se tutti diventassimo vegetariani l’effetto sarebbe quello di una rivoluzione epocale anche se non farebbe scalpore come tirare qualche sprangata o bruciare qualche macchina.
Natalino Balasso
28 febbraio 2012
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/volete-rivoluzione-diventate-vegetariani/194155/
Scuole nei macelli per vedere il dolore e la paura degli animali
AIDAA: PORTARE LE SCUOLE NEI MACELLI PER VEDERE IL DOLORE E LA PAURA DEGLI ANIMALI
Diciamo basta una volta per tutte a quelle odiose pubblicità dove le galline razzolano gongolando, le mucche vivono felicemente i maialini sono contenti come le pasque e dove tutti gli animali sono ben contenti di diventare pollo allo spiedo, bistecca o prosciutto.
Facciamo vedere invece la realtà per quella che è: milioni di animali ogni anno uccisi per essere trasformati in cibo, milioni di animali che spesso viaggiano ai limiti della legalità con indicibili sofferenze, milioni di animali con il terrore della morte negli occhi mentre vedono i loro simili morire prima di loro.
Immaginate un gruppo di persone che vengono uccise una ad una obbligando le altre a guardare mentre vengono ammazzate e squartate sapendo che anche loro faranno la stessa fine. Questo è quello che passa negli occhi di milioni di animali prima della loro morte, se questo vi sembra accettabile allora smettete di leggere questo comunicato. Perché a noi pare una violenza inaudita ed inutile. Ma una violenza che fin quanto viene ritenuta legale e legittima deve essere fatta conoscere.
Per questo motivo AIDAA chiede ufficialmente al ministro della Pubblica Istruzione di mandare una volta al mese le classi delle scuole elementari e medie in visita ai macelli nel momento in cui si ammazzano i bovini, i suini e tutti gli altri animali, che vedano che le cose non stanno come le presentano gli spot pubblicitari, che vedano i nostri ragazzi il dolore e la paura negli occhi degli animali prima di essere ammazzati.
“Giusto fare i corsi di educazione civica, di educazione alla cultura ed al rispetto degli animali domestici- ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA- ma riteniamo altrettanto giusto portare le scuole nei macelli per vedere come si ammazzano gli animali, non si tratta di fare del terrorismo sui bambini pro vegetarianesimo ma di far conoscere le cose come stanno e soprattutto si vietino quegli orrendi spot con gli animali felici di diventare una bistecca. Non sono felici. Hanno paura e terrore della morte come tutti noi”.
Roma (28 dicembre 2011)
Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente
http://aidaa-animaliambiente.blogspot.com/
Un triste Natale
Un triste Natale
Il titolo è fuorviante quando si parla di veganismo. Alcuni possono pensare alla tristezza di un pranzo festivo senza arrosto (di carne ovviamente) ed altri ad dolore nascosto dietro spezie ed intingoli vari. Vista la sede noi propendiamo per la seconda opzione, ma non è di questo che voglio parlare.
Il menù tradizionale natalizio è triste perché è banale, scadente, ripetitivo. I piatti, con qualche variante regionale, sono sempre gli stessi: grassi, iperproteici, pesanti. Molti dolci sono confezionati con quel tipico sapore di “fatto in serie”, industriale. E frutta e verdura? Messe in un cantuccio, non valorizzate..
La parola onnivoro spesso indica solo chi si nutre sempre degli stessi ingredienti pieni di colesterolo, poco saporiti, costosi, dannosi per la propria salute, per quella dell’ambiente, spietati nei confronti degli animali, ma assai benefica per le casse delle industrie alimentari, farmaceutiche etc
Eliminare dalla propria dieta alimenti di origine animale non è soltanto una scelta etica e salutista, ma anche una continua fonte di conoscenza, di creatività. Decidendo di scegliere (ma è poi una scelta?) di mangiare di tutto, si finisce poi per essere pilotati sempre verso i soliti piatti. Essere consapevoli della propria dieta (quindi vera scelta) ed eliminare certi prodotti porta ad esercitare la propria fantasia, e l’immaginazione è una cosa che si si autoalimenta.
Un buon menù vegano è colorato, fantasioso, gustoso ed economico. Un vegano non mette in un angolo frutta e verdura, conosce le potenzialità di legumi, semi e frutta secca e sa come valorizzarli. Le varianti di questa dieta sono migliaia, la creatività è stimolata ed anche le papille gustative: è come viaggiare!
Il classico pranzo di Natale non può competere: a quanto pare l’etica è un pacchetto tutto incluso che comprende estetica (si i piatti vegani sono anche i più belli a vedersi), economia, ecologia ed edonismo.
Rachele
Grazie a Campania Vegan
http://www.campaniavegan.org/
L’anima al macello
Tutto sommato il massacro quotidiano di miliardi di animali è soltanto un concetto. Un’idea. Una nuvola che appare nella mente, per poi scomparire e tornare nel nulla.

Se compro il mio etto di cotto e penso che un maiale è stato torturato tutta la “vita” e poi massacrato, per diventare il mio spuntino, posso provare qualche secondo di disagio. Che subito passa. Eccomi a pensare alla prossima partita di Champions League, o magari eccomi già perso nella scollatura della salumiera. Un’idea non è niente.
L’Olocausto è un’idea. Non è accaduto a me che scrivo o a te che leggi. Se qualcuno mi dice che sono state ammazzate milioni e milioni di persone, nessuno può negarmi la libertà di dire, tra me e me: “E chi se ne frega…”
La libertà di chi mangia gli animali, è quella di dire lo stesso chissenefrega. Con la differenza, che chi gli animali li mangia, e che quindi spende soldi per acquistarne i cadaveri, è il mandante diretto della strage: colui che paga lo stipendio del boia.
Per questo motivo sull’Olocausto vengono girate moltissime opere cinematografiche, documentari e via dicendo. Le immagini, i suoni, le storie dei singoli, cominciano a modificare un insignificante concetto in qualcosa d’altro. Al volatile concetto si aggiungono emozioni, sentimenti. Il semplice pensare si arricchisce del sentire, quasi sulla propria pelle. La sofferenza. L’abuso. La violenza. Il crimine. La barbarie. La disperazione. Parole tutte che si addicono sia all’Olocausto degli Ebrei che al panino col prosciutto.
I campi di sterminio sono stati raccontati, filmati, mostrati in ogni possibile maniera. Giustamente ci si è preoccupati che sopratutto i giovani, che sopratutto i bambini potessero vedere ciò che gli esseri umani avevano fatto.
Il macello non viene mostrato. Ai bambini si raccontano cazzate incredibili sulle mucche Caroline che pascolano felici e danno il buon latte. Ai bambini si mente e si nasconde, perchè se i bambini potessero vedere il macello, la carne non la vorrebbero più mangiare.
Quanti adulti, in percentuale, smetterebbero di mangiare carne se dovessero assistere a ciò che accade ogni giorno in un macello? L’80 per cento?
Il macello deve rimanere un concetto. La Champions League e le tette della salumiera faranno il resto. Tanto al macello ci va qualcun altro. Nei lager degli allevamenti ci sta qualcun altro. E per fortuna nessuno ce lo fa vedere. Per fortuna!
Per fortuna, a “Porta a Porta” non ci dicono che mangiare carne è da criminali.
Per fortuna, la Littizzetto non ci racconta che mangiare carne e pesce è una cosa schifosa.
Al macello, ci va la nostra anima.
Massimo Carola
Edoardo Stoppa: il fratello cattivo degli animali
L’inviato di Striscia la notizia chiede che migliaia di maiali siano restituiti all’allevatore: i paradossi del protezionismo
di Riccardo B – AnimalStation.it
L’allevatore mentre inscena un compassionevole pianto.
Ho già parlato in un altro articolo di un pessimo servizio sugli animali mandato in onda dal programma tv Striscia la notizia. Guardo poco la televisione, e ancor più di rado questo programma, e le poche volte che mi è capitato di vedere altri servizi dell’inviato che si occupa degli animali, Edoardo Stoppa (chiamato nel programma come il fratello degli animali) ho avuto sempre da storcere il naso, a parte qualche caso su canili lager, che generalmente trovano sempre una buona accoglienza nel grande pubblico, o, più recentemente, sull’allevamento Green Hill, inquadrato però sempre in un’ottica zoofila (ovvero: la preoccupazione riguarda solo i cani di Green Hill, non c’è nessuna condanna delle inenarrabili crudeltà perpetrate in laboratorio su altri animali quali topi, ratti o maiali). Ma nella puntata del primo dicembre è stato oltrepassato ogni limite alla decenza e al rispetto degli animali.
I due presentatori hanno annunciato il nuovo servizio parlando di un caso di maiali: questo mi ha incuriosito, anche se non mi aspettavo nulla di buono. L’inizio è già preoccupante: Edoardo Stoppa intervista un allevatore. Questo si lamenta perché il suo allevamento di maiali è stato messo sotto sequestro – a causa di un contenzioso con un fornitore di mangimi – e gli animali non vengono più nutriti adeguatamente. Dunque chiede di potersi occupare dei maiali in modo da non lasciarli morire: ovviamente perchè preoccupato delle perdite economiche per ogni animale “perso”, anche se questo non viene detto.
Il video di Striscia la notizia
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?14142
Edoardo Stoppa parla di oltre 30.000 suini: si tratta quindi di un allevamento intensivo, come testimoniano anche le immagini quando l’inviato stesso ne percorre i corridoi. Chi si interessa dei problemi degli animali conosce bene quali sono le condizioni di vita dei maiali negli allevamenti intensivi: sovraffollamento, sporco, sofferenza, pazzia da stress, malattie, somministrazioni intensive di antibiotici, elevata mortalità e altro ancora. A ciò si aggiungono pratiche crudeli quali l’estirpazione dei testicoli, l’amputazione della coda e il taglio dei denti nei cuccioli e il confinamento in assoluta immobilità per mesi delle scrofe gravide. Una situazione di assoluta sofferenza per questi poveri animali [» per saperne di più].
Eppure, non è certo questo il problema per l’inviato di Striscia la notizia mentre si aggira per l’allevamento. Ci mostra prima un maiale morto, poi si preoccupa dei piccoli affamati: «tutto questo perché non hanno l’alimentazione giusta e non hanno le corrette cure sanitarie». Le corrette cure sanitarie? Cioè l’essere imbottiti di antibiotici?
È giusto che lo stato di abbandono completo in cui sono finiti questi animali fosse denunciato, perchè un simile trattamento è certamente vergognoso e intollerabile. Ma tutto ciò che l’inviato mostra non è molto diverso dalle normali condizioni di vita di queste sventurate creature. Come si può ignorarlo? La tortura, la sofferenza immensa di questi maiali, la loro morte in un lurido macello: ciò dovrebbe essere cosa giusta e lieta?
Evidentemente sì, quando Edoardo Stoppa afferma, con un maialino in braccio: «ci sono 5.000 cucciolotti come questo, che sono tutti condannati ad una morte probabilmente inutile». E allora, quale sarebbe la morte utile? Quella in un mattatoio per poi finire ricoperti di spezie in un piatto ? E invece no! Questa non è «una morte probabilmente inutile»: è una morte sicuramente inutile!
E più oltre aggiunge: «la maggior parte di queste scrofe purtroppo abortisce perché non ha le energie sufficienti per portare a termine il parto». Purtroppo? Per fortuna che abortiscono! Quante creature salvate da una vita di sofferenze indicibili! Edoardo Stoppa crede forse come i bambini che nell’allevamento crescono cuccioli per poi caricarli su un camion e spedirli in un parco giochi per tutta la vita? Non ha mai pensato che la carne che mangia (poiché non è né vegetariano né tantomeno vegano proviene da animali brutalmente uccisi? Proprio da “cucciolotti” come quello che stringe in braccio?
Ma è l’allevatore a raggiungere l’apice dell’ipocrisia quando dichiara: «ci siam visti quasi violentati, anche dentro di noi, per questo sistema, perché gli animali…». E cosa fa all’improvviso? Con la voce strozzata e mimando un pianto incipiente si allontana disperato dalla telecamera!
Che persona sensibile, proprio un allevatore dal cuore d’oro! Preoccupato per tutti quei maiali! Già: chi altri potrà torturarli? Chi li porterà mai alle soglie di un macello dove gli verrà conficcato un coltello in gola? Ed è così che, per tutta l’intervista, l’allevatore vien fatto passare per un onesto e brav’uomo preoccupato per i suoi animali. Non certo per il suo portafogli…
Simili condotte come quelle di questo servizio sono totalmente inammissibili perché rendono lo sfruttamento e l’uccisione dell’animale per ingiustificabili fini umani più accettabili per lo spettatore: se un personaggio che si proclama “fratello degli animali” difende simili posizioni, tutto ciò allora non può che essere giusto e legittimo. Eppure siamo di fronte ad un evidente paradosso: si richiede che i maiali vengano riaffidati all’allevatore per curarli, quando invece sarà proprio nelle mani dell’allevatore che questi animali soffriranno pene cruente e infine verranno uccisi.
Queste situazioni sono frutto della diffusa mentalità zoofilo-protezionista per cui lo sfruttamento e l’uccisione dell’animale sono resi accettabili se eseguiti in condizioni di “benessere” adeguate. Ma chi stabilisce le condizioni di benessere? Non certo gli animali. Sono sempre gli sfruttatori. In questo caso le condizioni di benessere reclamate coincidono con quelle stabilite dall’allevatore: condizioni che implicano prigionia prolungata, pratiche di tortura e morte violenza.
Ed è proprio questa forma mentis, in cui gli animali sono visti come oggetti di proprietà dell’essere umano – certo oggetti da “trattare bene”, ma sempre oggetti rimangono – che genera simili casi: gli animali, in quanto oggetti di proprietà dell’allevatore, sono stati posti sotto sequestro, proprio come qualsiasi altro bene materiale. Ciò non dovrebbe affatto stupire: eppure Edoardo Stoppa è scandalizzato per questo, senza rendersi conto che egli stesso è parte del problema.
Riccardo B.
sabato, 3 dicembre 2011















































