Archivi del giorno: 10 maggio 2011

La Sagra del Seitan

LA SAGRA DEL SEITAN 2011

La Sagra del Seitan, l’appuntamento fiorentino con l’etica vegan e la buona cucina senza derivati animali e quindi senza sofferenza.

Quest’anno si terrà sabato 4  e domenica 5 giugno, presso il Circolo Ricreativo di Pozzolatico, sulle colline fiorentine, in via Imprunetana per Pozzolatico 227, Impruneta (Firenze).

Questi gli orari: Sabato: 15,00 – 24 e Domenica: 10,00 – 23,00

Cena il sabato e pranzo e cena la domenica con ricco menù a base di seitan ed altre specialità. Come ogni anno, inoltre sarà possibile gustare in ogni momento una grande scelta di cibi prelibati, dolci e salati, e fare acquisti di vario genere, dalle scarpe ai prodotti per la casa, ai libri… e la sera musica.

Naturalmente non mancheranno gli incontri e le conferenze per affermare questa filosofia di vita che vuole abbattere le barriere speciste.

Il sabato sera musica con la band “Lanimale”. Grandi cover Rock’n’Roll di vari artisti degli anni ’60 e ’70. Nel gruppo troviamo Orla e Nuto della Banda Bardot, Saverio Lanza musicista e produttore (Cristina Dona’, Bugo, Pastis), Paolo Baglioni (Pelu’).

La Sagra, come sempre, sarà all’insegna della buona cucina per permettere a chi è vegan di trascorrere una piacevole giornata e di gustare le delizie vegane, senza alcun derivato animale. Ma è anche e soprattutto l’occasione per chi vegan non è di venire a conoscere questo mondo, rispettoso di tutti gli esseri viventi.

Anche quest’anno dirigerà la cucina e i volontari la bravissima Vincenza La Placa del ristorante La Raccolta e al bar della sagra si potranno gustare i dolci di Dolce Vegan, torte, pasticcini e la mattina ricca colazione con brioches, cornetti e tanto ancora. Non mancheranno crepes, hot-dog, gli ormai famosi arrosticini e tanti assaggi offerti dagli espositori. Tutto ovviamente senza derivati animali, zero colestorelo e 100% cruelty-free. Il programma completo è disponibile sul sito: http://www.sagradelseitan.it/

L’impegno in favore degli Animali passa anche attraverso una festa quando i prinicipi che la ispirano sono il veganismo e l’antispecismo. Questo accade alla Sagra del Seitan, ideata e organizzata da Progetto Vivere Vegan (www.viverevegan.org).

Arrivato alla ottava edizione, questo appuntamento dedicato ai vegan è atteso da molti, vegani e non. L’idea che i vegani mangino poco e male con questa sagra è stata letteralmente distrutta. Con nostra grande soddisfazione.

Sui muri di Firenze, dal primo appuntamento, i manifesti della sagra hanno sorpreso chi il seitan già lo conosceva e mai avrebbe pensato di trovare una sagra ad hoc ma hanno soprattutto incuriosito quelle persone che per la prima volta leggevano una strana parola: seitan.

Così in molti sono arrivati per scoprire questo “nuovo” cibo e hanno scoperto anche un nuovo stile di vita. Hanno visto e provato che vivere nel rispetto degli animali si può ed è piacevole. Non si rinuncia a nulla, anzi, ci si arricchisce di nuovi sapori, nuovi prodotti e nuove idee.

La Sagra del Seitan è quindi sicuramente un giorno di festa per chi è già vegan ma è anche una occasione, per chi vegan non è, per conoscere e capire le nostre ragioni, per vedere come mangiamo (bene), e per vedere che poi siamo “normali”, con una attenzione particolare al rispetto di tutti gli esseri viventi. Sicuramente il menù è sempre stato il nostro punto di forza e anche quest’anno non macheranno le prelibatezze.

Agrande richiesta, ci saranno ancora le nostre lasagne al ragù di seitan, gli arrosticini e i dolci.
Ma la cosa più importante potranno farla i visitatori: partecipando e facendo crescere questo evento per magari poi riproporlo in altre città. L’invito è quindi duplice: venite alla “nostra” sagra ma copiatela, miglioratela e realizzatene altre, purchè vegan!

La Sagra del Seitan è un evento organizzato da Progetto Vivere Vegan Onlus.
L’intero ricavato sarà destinato ai progetti dell’associazione.

http://www.sagradelseitan.it/index.html

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Dieci domande a cui i vivisettori non rispondono

Pseudoscienze, un modello che non funziona alla base di esperimenti inutili

Tutti ricordano le 10 domande che la Repubblica ha posto a Berlusconi senza, per altro, ricevere alcuna risposta.

Analogamente presento 10 domande che invio ai vivisettori, ritenendole comunque uno stimolo di riflessione per tutti su un tema che è sempre più sentito dall’opinione pubblica.

Se la vivisezione poggiasse su basi scientifiche: perché esistono farmaci ad uso umano e farmaci ad uso veterinario?
Tutti sanno che i farmaci ad uso umano e quelli ad uso veterinario non sono gli stessi ed anche quelli per i cani non sempre si usano per i gatti e viceversa. Quale prova più evidente per dimostrare che ogni specie ha un proprio funzionamento e i dati ottenuti su una specie non sono automaticamente estrapolabili a nessun’altra?

Perché i ricercatori non vogliono che si avvii un processo di validazione dei modelli animali?
I metodi sostitutivi la vivisezione sono sottoposti a processi di validazione, ossia di dimostrazione della loro validità scientifica, mentre i modelli animali non sono mai stati validati. Nonostante ciò, la prima proposta che i vivisettori rifiutano è proprio quella di validare i propri modelli. Strano per chi afferma di essere dalla parte della ragione. Se infatti i modelli animali venissero validati, gli antivivisezionisti scientifici non avrebbero più argomenti e quindi proprio i vivisettori dovrebbero essere i primi a chiederne la validazione.

Perché sono stati creati animali modificati geneticamente e quindi umanizzati?
Nonostante possiamo contare su centinaia di specie differenti, i vivisettori negli ultimi 20 anni hanno creato migliaia di animali modificati geneticamente, aggiungendo un gene umano, oppure togliendo un gene che gli animali possiedono al contrario dell’uomo. Quindi in entrambi i casi, di fatto, gli animali sono stati “umanizzati”, ossia resi geneticamente più simili a noi. Non è questa una prova per dimostrare che la distanza tra gli esseri umani e tutte le altre specie è così elevata che dobbiamo umanizzare gli animali per pensare che possano essere utili per la ricerca?

Perché dopo la sperimentazione sugli animali bisogna obbligatoriamente sperimentare sugli esseri umani?
I vivisettori spesso ripetono che, se non si sperimentasse sugli animali, bisognerebbe farlo sugli esseri umani. In realtà in tutto il mondo le leggi impongono la sperimentazione umano dopo quella animale, prova indiscutibile che non possiamo fidarci dei dati ottenuti negli animali.

Perché è praticamente impossibile entrare nei laboratori?
Entrare in un laboratorio di vivisezione è impresa quasi impossibile, anche quando si vuole concordare la visita. Ne sanno qualcosa i giornalisti di “Report” che quando hanno registrato una trasmissione sulla vivisezione non sono riusciti ad entrare nei laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità. Tutto ciò è molto strano per un’attività che è considerata da chi la pratica lodevole e ben condotta.

Perché oltre il 50 per cento dei farmaci presentano gravi reazioni avverse dopo la commercializzazione?
Gli antivivisezionisti sono a volte accusati di utilizzare i pochi casi in cui il comportamento degli animali si è dimostrato differente rispetto al nostro. Tuttavia i dati statunitensi hanno dimostrato che il 51 per cento dei farmaci hanno presentato dopo la commercializzazione gravi reazioni avverse che non si erano evidenziate negli animali da laboratorio e per questo motivo ogni anno muoiono circa centomila cittadini statunitensi. Come negare che questa strage dipenda da un modello sperimentale sbagliato?

Perché si utilizzano prevalentemente roditori anche se sono animali lontani da noi da un punto di vista evolutivo?
Oltre l’80 per cento degli animali utilizzati sono roditori, nonostante siano piuttosto lontani da noi da un punto di vista evolutivo. È vero che con loro condividiamo il 95 per cento del dna, ma con gli scimpanzé condividiamo il 99 per cento del dna. Certamente i roditori sono piccoli, mansueti, poco costosi e stimolano poca empatia nella gente. Sospetto che questi siano i criteri, “poco” scientifici, che li fanno preferire a tutte le altre specie più evolute.

Perché si studiano le malattie croniche e degenerative nei roditori che vivono solo 2-3 anni?
Sono studiate negli animali malattie come i tumori, le epilessie, la demenza, la schizofrenia e molte altre che necessitano di molti anni, a volte di decenni, per potersi sviluppare. Nella maggior parte di questi casi si utilizzano roditori, come topi e ratti, che vivono al massimo 2-3 anni. Non è questa una differenza sufficiente per invalidare qualsiasi risultato?

Perché si studiano le malattie della mente negli animali che non sanno parlare?
Il professor Pietro Croce affermava che la vivisezione poggia su un errore metodologico, ossia l’illusione di potere estrapolare i dati ottenuti negli animali nella nostra specie. In campo psichiatrico l’errore è doppio, poiché con gli animali non possiamo comunicare attraverso il linguaggio. Come si fa a capire se un animale è delirante, o allucinato, o ha idee suicidarie se non parla? Inoltre nelle ricerche in psichiatria e psicologia si somministrano sostanze psicoattive agli animali o si distruggono parti del loro cervello, condizioni che i clinici utilizzano proprio per escludere negli esseri umani una malattia psichica.

Perché farmaci tossici negli animali sono stati lo stesso commercializzati?
Di solito la gente crede che la vivisezione serva a selezionare le sostanze sicure da quelle tossiche per la nostra specie, tuttavia il prontuario farmaceutico è pieno di farmaci tossici negli animali che sono stati lo stesso sperimentati negli esseri umani e poi commercializzati. Forse gli stessi vivisettori non credono nelle loro ricerche e quindi dopo avere investito molti soldi nei test sugli animali, continuano in ogni caso le ricerche anche sugli esseri umani. È questa vera scienza?
Una sola di queste domande sarebbe sufficiente per mettere in seria discussione la validità scientifica della vivisezione, tutte insieme sono una dimostrazione che la ricerca medico-scientifica deve prendere strade diverse se vuole essere affidabile nei fatti e non solo a parole.

Stefano Cagno  –  26/04/2011

Fonte: http://www.liberazione.it/rubrica-folder/liberazione-animale-01.htm

Veggie Pride

Veggie Pride – Milano 18 giugno.

Che cos’è il Veggie Pride

Il Veggie Pride è una manifestazione che riunisce ogni anno in Francia, e dal 2008 anche in Italia, dei veg*ani contro lo sfruttamento animale. (“Veg*ani”: abbreviazione per “vegetariani o vegani”.) Un corteo ha luogo nelle vie della città sede dell’evento, seguito da un raggruppamento in una piazza dove vengono proposte iniziative quali banchetti di degustazione, d’informazione, vendita di materiale militante, musica, discorsi, ecc.. Questo raduno favorisce anche incontri, scambi, discussioni tra i manifestanti con esperienze ed impegni diversi.

Come si svolge

Vogliamo che durante la sfilata ci siano solo delle persone che, a proprio nome, vengono ad esprimere il loro orgoglio di opporsi allo sfruttamento e al massacro degli animali.

L’idea del Veggie Pride è portare i veg*ani a fare il loro “coming out”, a osar affermare le loro ragioni, le loro convinzioni sugli animali nella vita di tutti i giorni, davanti alle persone che li circondano. È quella di aumentare le loro difese di fronte ai tentativi di emarginazione di cui possono essere vittima in famiglia o al lavoro. È per questo che il Veggie Pride si rivolge ai veg*ani come singoli e chiede loro di essere presenti semplicemente come singoli, e non come membri di associazioni che si fanno loro portavoce.

Concretamente questo significa che non devono esserci sigle o nomi di associazioni sulle bandiere e sui cartelli usati nel corteo.

Sappiamo che alcuni hanno anche altre ragioni per essere vegetariani o vegan (salute, Terzo Mondo…). Le prime vittime dell’alimentazione carnea, tuttavia, sono gli animali mangiati. Vogliamo che almeno una volta all’anno si possa parlare pubblicamente della violenza commessa nei loro confronti e del nostro rifiuto di parteciparvi: questo è il fine del Veggie Pride.

Per questo, chiediamo che nel corso del corteo vengano utilizzati slogan o cartelli o bandiere che sostengono il vegetarismo o il veganismo solo per solidarietà con gli animali mangiati e per nessun’altra ragione.

Tutte le iniziative per animare la manifestazione sono incoraggiate:

-i partecipanti sono invitati a realizzare dei cartelli (in rapporto al rifiuto di mangiare gli animali);

-si può venire mascherati;

-si possono proporre delle performances da realizzare al momento dell’arrivo (lettura di testi, musica, ecc.).

 Spot radio

Per il corteo del 18 giugno 2011 il comitato organizzatore ha preparato uno spot radiofonico da diffondere nelle prossime settimane. Lo spot è a disposizione nella sezione “materiale” per chiunque voglia scaricarlo e diffonderlo su siti web, blog, radio:

www.veggiepride.it/index.php/materiale

Riunione organizzativa del 20/5

La prossima riunione è prevista per venerdì 20 maggio, ore 21.15, a Milano.

Ogni contributo è gradito: chi volesse partecipare può scrivere a info@veggiepride.it o telefonare al 327-3209085

Pullman per Milano

Verranno organizzati alcuni pullman e viaggi collettivi per il corteo di sabato 18 giugno a Milano.

Per ora, sono previsti da: Torino, Genova, Belluno, Rovigo/Ferrara, Verona, Bologna, Firenze, Ancona, Roma, Puglia, Sicilia, Campania.

Per i contatti e altri dettagli, richieste/offerte da altri luoghi, si veda la sezione del sito www.veggiepride.it/index.php/vieni-al-veggie-pride

Chi fosse disponibile ad organizzare un pullman o viaggi collettivi dalla propria città può scrivere a: info@veggiepride.it.

E’ inoltre disponibile il gruppo “Veggie Pride Italy” su facebook, per lo scambio di passaggi, ospitalità, ecc.. (area discussioni)

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il manifesto del Veggie pride, FAQ ed approfondimenti sul sito http://www.veggiepride.it/

A presto,

il Comitato Organizzatore del Veggie Pride

www.veggiepride.it/

contatto: info@veggiepride.it

infoline: 327-3209085

contatto stampa: 349-2662219