Archivi del giorno: 14 maggio 2011

Vegani in carcere

Molto spesso, si può dire quotidianamente, noi vegani ci scontriamo con una mentalità che stenta ad accettare un’alimentazione senza prodotti animali.
Oltre al fatto di dover, il più delle volte, giustificare questa scelta, chi si trova in situazioni limite, ha l’ulteriore difficoltà di riuscire a reperire una alimentazione vegana.


La questione dell’alimentazione all’interno di istituzioni come quelle scolastiche, ospedaliere, carcerarie, dovrebbe essere presa sul serio dalle autorità competenti di tutti i Paesi, soprattutto per quel che riguarda i suoi aspetti etici, come nel caso del veganesimo. Il livello di coscienza bioetica di un Paese e di una società viene, infatti, percepito a partire dalla sensibilità che si è in grado di attivare su questioni che solo apparentemente sono di carattere marginale, come quella dell’alimentazione.

Per quel che riguarda l’ambiente scolastico qualche piccolo passo avanti è stato fatto, con l’introduzione nelle mense scolastiche di legumi e menù differenziati, mentre a livello di organizzazione dei servizi ospedalieri non sembra essere particolarmente complicato o costoso estendere la possibilità di una alimentazione differenziata, già prevista per ragioni terapeutiche, a degenti che presentino particolari esigenze alimentari per ragioni etiche.

In carcere i problemi di ordine pubblico impediscono, tuttavia, che il soggetto possa provvedere da solo ai propri bisogni alimentari.
Il cibo, nella maggior parte dei casi, viene preparato da detenuti impiegati in cucina, secondo un menù che varia in tradizionale, islamico e per malati. Poca verdura (per lo più patate) e cibo di scarsa qualità (la cosiddetta ‘sbobba’).
L’ordinamento penitenziario italiano sostiene che “ai detenuti e agli internati è assicurata una alimentazione sana e sufficiente” (art.9 Legge 26 luglio 1975, n. 354)” ma, scrive Renato Vallanzasca: “se da qualche tempo, i mussulmani hanno la possibilità di evitare la carne di maiale, per i vegetariani rifiutare la carne può significare ritrovarsi nel piatto anche 12 uova a settimana”.


Chi ha famiglia, tuttavia, può ricevere dall’esterno un pacco, che è però soggetto a limitazioni: tutti gli alimenti contenuti saranno infatti ispezionati, il che significa aperti e tagliati per controllarne l’interno. Ma anche la spesa, che i detenuti possono ordinare allo spaccio del carcere (ovviamente accessibile solo a chi ha disponibilità economica) può essere l’occasione per una scelta etica come il veganesimo. Ai detenuti italiani è, infatti, consentito “nelle proprie camere, l’uso dei fornelli per riscaldare liquidi e cibi già cotti, nonché per la preparazione di bevande e cibi di facile e rapido approntamento. (art.11 comma 4, d.p.r. 30 giugno, n. 230)”. Il fornello in cella rappresenta quindi, nell’alimentazione carceraria, una vera e propria rivoluzione. La possibilità di cucinare i propri piatti, sebbene richieda uno sforzo notevole nell’arte di arrangiarsi, diviene insieme atto creativo e possibilità di cucinare cibi “non violenti”.


Ma anche all’estero qualcosa sta cambiando.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto, ad esempio, la denuncia di un prigioniero polacco che, convertitosi al buddismo, aveva chiesto gli fossero forniti solo cibi vegetariani durante la sua detenzione. La Corte di Strasburgo ha stabilito che il carcere polacco debba pagare all’uomo un risarcimento di tremila euro per danni morali, dichiarando che, servendo pasti a base di carne, il servizio penitenziario ha violato la libertà religiosa del condannato.
Le autorità polacche, avendo interpretato il rifiuto del prigioniero di mangiare carne come una forma di ribellione, lo avevano addirittura punito con 14 giorni in isolamento.

Dal carcere di Golden, nel Colorado, Walter Bond, arrestato il 23 luglio a causa delle sue lotte per la liberazione animale,  scrive: “… mentre il veganismo ed i diritti animali cominciano a farsi spazio sul piano collettivo delle coscienze, è fondamentale che il messaggio non si perda nel vento.
Sono incredibilmente felice dei risultati ottenuti negli ultimi 10 anni. Anche come prigioniero, ho la possibilità di chiedere ed ottenere cibo vegan…”

Diversa la situazione di Steve Murphy che sta scontando una condanna a cinque anni per i diritti degli animali. Steve è un vegano, ma posside poco denaro, che gli basta appena per integrare la debole dieta vegan che riceve in carcere: è in grado di comperare pomodori, peperoni, cetrioli e funghi, ma non sempre ha i fondi sufficienti per arricchire la sua dieta.

Sicuramente un banco di prova particolare per quanto concerne il rispetto della dignità di ogni individuo umano, e di ogni essere vivente è costituito dalle regole concernenti il vitto delle persone sottoposte a detenzione dove la tendenza da sempre non è quella di “umanizzare” ma quella di reprimere ogni umanità e ogni attenzione verso ogni creatura.

 http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/poland/8189300/Buddhist-prisoner-awarded-2500-for-prison-failing-to-provide-vegetarian-meals.html

http://www.informa-azione.info/lettera_dal_carcere_del_prigioniero_animalista_walter_bond
http://it-it.facebook.com/note.php?note_id=175482382481928
http://laverabestia.org/read_post.php?id=873&user=243
http://www.buonpernoi.it/ViewDoc.asp?ArticleID=5953
http://www.governo.it/bioetica/testi/Alimentazione_differenziata.pdf

scritto da Annalisa Ruffo

per Promiseland.it

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Presidio contro SlowFish

QUANDO LA MORTE NON FA RUMORE: L’OLOCAUSTO DEI PESCI

PRESIDIO CONTRO SLOWFISH – GENOVA, DOMENICA 29 MAGGIO .

Gli attivisti del progetto BioViolenza hanno indetto un presidio nel quadro delle iniziative di contestazione alla fiera “SlowFish”, che si svolgera’ a Genova dal 27 al 30 maggio, giorni in cui i pescatori di Slow Food, con il patrocinio della Regione Liguria, esibiranno il massacro dei pesci a cittadini e scolaresche da tutta Italia.

GENOVA, DOMENICA 29 MAGGIO – FIERA (P.LE KENNEDY) – h. 10.30

E’ piu’ che mai necessario che il dolore di queste vittime trovi voce: prepariamo una mobilitazione da tutto il paese per gridare il nostro sdegno!

Sono previsti per ora pullman da Milano e Torino.

Il pullman da Milano partirà alle 8.30 da piazzale Cadorna,con rientro a Milano Cadorna entro le 22.30.
Il costo massimo a persona è di 17 euro.
Per prenotazioni e pagamento quota (entro il 22/5): bioviolenza@gmail.com – tel. 335-8376756

-Per informazioni sul pullman da Torino (e Ivrea): carmagnola085@gmail.com

Chi volesse organizzare pullman da altre citta’ e’ pregato di comunicarlo prima possibile a: bioviolenza@gmail.com .

Per informazioni sul progetto BioViolenza:
bioviolenza@gmail

http://bioviolenza.blogspot.com/

Abolizione della carne

Settimana Mondiale per l’Abolizione della Carne – dal 21 al 28 maggio

La prossima SMAC si terrà tra il 21 e il 28 Maggio 2011. Lo scopo è quello di promuovere ancora una volta l’idea che la produzione ed il consumo di carne animale debbano essere aboliti.

Noi agiremo finché sarà necessario.

La nostra società si deve pronunciare sull¹ingiustificabile natura del consumo di carne da un punto di vista etico: tale pratica coinvolge il sacrificio degli interessi fondamentali di innumerevoli esseri senzienti, visto che mangiar carne, latte e uova non è necessario.

Ciò che vogliamo è rivendicare forte e chiaro che non è solo un dovere di ogni individuo smettere di sostenere lo sfruttamento proveniente dal consumo di carne e sottoprodotti, ma che è un dovere anche della società nella sua totalità dichiararsi a favore dell¹abolizione di allevamenti, pesca e caccia.

Per la settimana di maggio 2011, chiediamo ai gruppi di partecipare ad un evento nazionale, concentrando le forze su di esso. Il 29 maggio, a Genova, si svolgerà la fiera del pesce “SlowFish”, e gli attivisti del Progetto Bioviolenza (http://www.bioviolenza.blogspot.com/ ) hanno programmato una giornata di contestazione con presidio e banchetti fuori dalla Fiera. I dettagli relativi al presidio e ai pullman in partenza dalle varie città sono qui: http://bioviolenza.blogspot.com/2011/04/mobilitiamoci-presidio-contro-slowfish.html

Naturalmente, i gruppi locali sono liberi di organizzare comunque eventi nella propria città nella Settimana 21-28 maggio.

Se volete impegnarvi per questa causa, potete sin d¹ora:

1) Organizzare iniziative per questa Settimana Mondiale dell’Abolizione della Carne e pubblicare annunci delle vostre azioni su questa scheda in italiano, in inglese o in francese è essenziale per un¹adeguata promozione! Potete trovare materiale qui.
2) Postate questo appello, fatelo circolare ampiamente su Indymedia nei vari paesi della vostra nazione (per favore informateci sulle vostre pubblicazioni mandandoci un’e-mail a contact(at)meat-abolition.org);
3) Contattate i media per la richiesta dell’abolizione della carne e per gli eventi che vengono organizzati attorno ad essa;
4) Stampate e distribuite volantini e depliant (in inglese o italiano);
5) Se avete un logo mandatelo (massimo 150 pixel in lunghezza e larghezza) cosicché possa essere pubblicato sulla pagina dei partecipanti ;
6) Contribuite con analisi di testi, racconti, poesie, disegni, film, performance, banner che possono essere pubblicati sul sito.
Contatti: contact(at)meat-abolition.org

Organizzazione SMAC: http://meat-abolition.org/ (in costruzione)

Brevi testi introduttivi:
Per un movimento mondiale per l’abolizione della carne
http://abolir-la-viande.org/ (in francese)
Domande poste con maggior frequenza (in inglese)

Per informazioni più dettagliate:
la brochure “Abolizione della Carne” (in inglese; in francese)
http://aboliamolacarne.blogspot.com/

Gruppo discussioni in lingua francese: http://fr.groups.yahoo.com/group/abolitiongroup/
Per cancellare la vostra iscrizione, mandate un messaggio vuoto a:
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Gruppo internazionale in lingua inglese: http://groups.yahoo.com/group/meatabolition
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