Aurora, il sogno della liberazione

Intervista al regista Piercarlo Paderno

Presentato per la prima volta a Brescia il 3 aprile scorso all’interno della rassegna cinematografica ecologista Ambient Film Festival, ‘Aurora’ non è un film solo per gli animalisti.

Il regista, Piercarlo Paderno, con un linguaggio comprensibile a tutti, con la scelta stilistica di non inserire immagini cruente, attraverso la dimensione onirica del ‘risveglio’ della protagonista, vuole arrivare al grande pubblico per raccontare il percorso nascosto e poco conosciuto degli animali liberati dai laboratori di vivisezione. Un film delicato, intenso, che spinge lo spettatore a riflettere sui diritti degli animali.

Piercarlo Paderno, giovane regista bresciano, dopo essersi cimentato nella realizzazione di video musicali, documentari e corti, approda al grande schermo con il suo primo lungometraggio Aurora, girato in digitale e prodotto dalla Medea Produzioni.

Il film parla di una studentessa universitaria (Aurora, appunto) che per puro caso entra a far parte di un gruppo di attivisti; il loro obiettivo è liberare gli animali dagli stabulari dei laboratori di vivisezione.

Piercarlo, Aurora è il personaggio chiave del film. Chi è? È realmente esistita?

Aurora è un personaggio di fantasia e non posso dire di essermi ispirato per la sua creazione ad uno dei tanti eroi della storia della liberazione animale.

Aurora è nata dalla voglia di combinare i tratti di una ragazza comune dal carattere allegro e naïf con quelli dell’eroina classica (Jeanne d’Arc per intenderci). Questo personaggio (come Alice nel paese delle meraviglie) viene scaraventato per una serie di casuali eventi e bianconigli vari, in un mondo che non conosceva e ne viene subito conquistato. Aurora è una comune studentessa che arriva a compiere delle scelte pur non avendo alle spalle un background di attivismo.

Da un giorno all’altro si unisce ad un gruppo di animalisti conosciuti per caso e insieme a loro sceglie dichiaratamente di infrangere la legge per liberare gli animali, di restituire agli animali stessi una vita dignitosa. Il personaggio di Aurora cresce e si delinea attraverso i suoi sogni. Il film è basato sull’attività onirica della protagonista; saranno i suoi sogni e il suo subconscio a suggerirle come muoversi, ad indicarle il cammino da compiere senza paura. Aurora arriverà a mettere la vita di altri esseri viventi prima della sua stessa vita e simbolicamente rappresenta e omaggia tutti coloro che costantemente si battono e lottano per dare voce a chi non ce l’ha.

Il tuo è un film indipendente, controtendenza. Quali difficoltà hai dovuto affrontare per realizzarlo?

La prima difficoltà che si incontra nel voler produrre un film indipendente è ovviamente il problema economico, trovare i soldi per far partire una macchina che necessita di tante risorse. Nonostante il budget irrisorio siamo riusciti a dar vita a questo progetto nato dalla mia volontà di creare un film su un tema etico ma che fosse etico a sua volta. Volevo affrontare il tema della liberazione animale, di chi rischia la propria libertà e la propria vita per salvare gli animali stessi, pur sapendo che avrei affrontato un tema fortemente snobbato dalle grandi produzioni e dalle case di distribuzione.

Nonostante sia un film indipendente ci siamo avvalsi quasi totalmente di attori professionisti che abbiamo selezionato tra le varie accademie e scuole del nord italia. Nel cast, ci sono diversi giovani talenti che hanno alle spalle ruoli primari nei diversi teatri italiani e che fanno il loro debutto sul grande schermo: tra questi Giulia Cailotto (Aurora), Ilaria Salonna (nel ruolo di Sara), Gabriele Ranghetti (Samuele) e Alfredo Gabanetti (l’Ispettore Brigante). Sono soddisfatto di come abbiamo collaborato e credo che per alcuni di loro ci saranno altri ruoli cinematografici nei quali dovranno cimentarsi, non sarà certo l’ultimo film.

Si parla, dunque, di liberazione animale. Qual è il messaggio che vuoi far arrivare allo spettatore che assisterà alla proiezione?

Volevo provare a raccontare il mondo di chi libera gli animali dai laboratori (un tema a me molto caro), senza la pretesa alcuna di stare a raccontare la sola e unica realtà, ma semplicemente la mia visione, come è normale che sia. Insieme a Kai Ortolani, che mi ha affiancato in fase di scrittura, abbiamo provato a immaginare chi sono, cosa possono pensare e dire le persone che compiono questi atti, perché li compiono e dove vengono portati gli animali una volta liberati. Spesso sentiamo dire che vengono lasciati nei prati regalandogli una morte certa ma non è assolutamente vero.

Abbiamo lavorato alla stesura della sceneggiatura per quasi due anni con un approccio non totalmente animalista; parallelamente, infatti, abbiamo anche provato a immedesimarci in coloro che per lavoro invece si trovano dall’altra parte della barricata, raccontando anche la storia di chi deve contrastare questo fenomeno e arrestare chi commette queste azioni. Attraverso i dialoghi tra i poliziotti possiamo captare qual è il pensiero comune della gente che sta al di fuori del mondo animalista.

Non ho affrontato l’argomento come se fosse un documentario divulgativo; ho preferito la forma del film di intrattenimento perché desideravo raccontare una storia verosimile, volevo descrivere cosa potrebbe accadere a quei ragazzi che decidono di fare il salto, violando dichiaratamente la legge, rifiutandosi di rispettarla pur di regalare una vita dignitosa ad un animale, di offrirgli la libertà sottratta o il rispetto dovuto.

Samuele, il leader carismatico del gruppo, in una sua battuta dice: “La giustizia non ha niente a che fare con la legge”. Questa semplice frase racchiude quello che è il loro sentimento. Ciò che per loro è giusto e doveroso fare non collima con quello che stabilisce la legge o con il senso di giustizia comune di molte persone. La vivisezione è un crimine legalizzato e il divario tra ciò che è giusto e ciò che è legale, è mostruoso.

Non credo esista un solo messaggio che debba passare con il film, tocca vari temi e sono certo che ogni persona vedrà dentro il film stesso una propria personale visione che non necessariamente deve convergere con la mia.

Nel trattare l’argomento hai scelto di non utilizzare immagini cruente. Perché?

Fondamentalmente perché nel film racconto la vita di chi libera gli animali e di cosa succede a questi animali una volta usciti dai laboratori; mi interessava focalizzare l’attenzione proprio su questi aspetti. Ho scelto di non trattare, se non marginalmente, la vivisezione perché credo che lo spettatore abbia già un idea vaga di cosa sia (anche perché nel web si possono trovare tanti video e tante immagini che possono informarci sull’argomento), mentre credo che la maggior parte della gente sia completamente all’oscuro o ignori il mondo della liberazione animale.

Spesso poi le immagini cruente hanno il solo effetto di far distogliere lo sguardo dallo schermo o di precludere la visione del film, mentre un approccio più soft può permettere a tutti di seguire un film su un argomento decisamente impegnativo. Le uniche immagini forti (a parte i tre secondi di repertorio) sono quelle che mostrano gli animali in gabbia. Le scene sono ricostruite e sono stati utilizzati animali salvati dai laboratori di vivisezione, animali che sanno cosa vuol dire stare a lungo in una gabbia. Mentre giravamo ci faceva rabbrividire vederli nuovamente prigionieri e ci rattristava fargli rivivere le stesse sensazioni, anche se, va precisato, gli animali sono rimasti in gabbia per una decina di minuti in tutto, sempre con la vicinanza dei propri compagni umani e non hanno vissuto la cosa come uno stress.

Per la distribuzione avete pensato solo al mercato italiano o anche a quello estero? Quali strategie avete individuato per promuovere il film?

Il film è già disponibile in versione sottotitolata in inglese e sono in preparazione la versione spagnola e francese; al momento stiamo organizzando anche alcune presentazioni fuori Italia, sia in festival che in serate di presentazione del film stesso. Successivamente, superata la prima fase di distribuzione sarà rilasciato in licenza libera Creative Commons e scaricabile online o distribuito in digital download e in dvd-blu ray, previa offerta facoltativa.

Quindi il film non ha finalità di lucro?

No esatto, l’intero ricavato sarà destinato all’associazione animalista VitaDaCani Onlus per finanziare il progetto di recupero di animali da laboratorio DL4 e per il progetto di recupero animali da allevamento Porcikomodi.

Due paroline su questi progetti?

Il primo progetto DL4 di Vitadacani Onlus riscatta gli animali (non sempre è possibile) utilizzati in determinati esperimenti che possono essere anche parzialmente recuperati per evitare che vengano soppressi a fine sperimentazione. Quando gli animali arrivano al rifugio devono essere recuperati psicologicamente e quando possibile vengono affidati a famiglie che si sono offerte di adottarli.

Perché il progetto si chiama DL4?

Per ricordare il DL50 (acronimo di Dose Letale 50) il test di tossicità più diffuso e utilizzato al mondo per misurare il grado di tossicità di una sostanza. In tossicologia DL50 si riferisce alla dose di una sostanza somministrata in una sola volta, in grado di uccidere il 50% di una popolazione di cavie.

Il progetto Porcikomodi invece?

Porcikomodi non è altro che un rifugio per animali di ogni specie. Gli animali detti nocivi come topi e ratti oppure gli animali da reddito o da carne come le mucche, le capre, i maiali, le oche. Un luogo dove nessuno li tratterà come macchine da lavoro, come indumento, come cibo e dove ci sono persone che si prendono cura di loro. Il progetto è dedicato a tutti gli animali che ancora sono un numero (sia esso marchiato a fuoco sul corpo o piantato ad un orecchio). Le persone che hanno dato vita a questo progetto sognano un mondo nel quale maiali, conigli, vitelli, ratti siano finalmente liberi.

Per quale motivo e come ti sei avvicinato all’attivismo animalista?

Mi ci sono avvicinato attorno ai vent’anni, nel diventare vegan, mi è venuto normale pensare di fare qualcosa di concreto per aiutare gli animali al di là della scelta personale di non mangiarli. Personalmente in questi anni ho capito che tutti quelli che fanno qualcosa per gli animali sono utili, da chi pulisce la gabbie nei canili a chi libera i topi nei laboratori, l’importante è fare qualcosa e cercare nel proprio piccolo di migliorare le cose.

Pensi che nei tuoi prossimi lavori affronterai nuovamente tematiche animaliste?

Sinceramente non credo, in Aurora ho messo molte delle mie idee in ambito animalista e credo che nei prossimi lavori cercherò di affrontare argomenti diversi, e non necessariamente di carattere sociale. Mi auguro però che nel cinema si affrontino sempre più spesso tematiche legate agli animali e spero di vedere altri film etici.



Prossime proiezioni:

11 Maggio – Grosseto

12 Maggio – Terni

20 Maggio – Seregno

28 Maggio – Ascoli Piceno

Contatti

Sito web: http://www.auroramovie.com/

E-mail: info@auroramovie.com

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di Tamara Mastroiaco – 9 Maggio 2011

http://www.ilcambiamento.it/

Una risposta a “Aurora, il sogno della liberazione

  1. ilmondovistodaquaggiu

    La signorina MissVanilla-Sara Cargnello è attesa in Siciliaaaaaaaaaaaaa