Torture animali

Dagli atti della conferenza tenutasi a Ravenna domenica 26 giugno 2011 in occasione della manifestazione “Ieri come oggi: le nuove persecuzioni” a cura dell’associazione Ipazia.

Torture animali
Di Adriano Fragano

“Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno”

Isaac Bashevis Singer. Premio Nobel per la Letteratura

Per Isaac Bashevis Singer Treblinka diviene eterna a causa di quanto facciamo quotidianamente agli Animali: le torture, le vessazioni, i maltrattamenti, le violenze, le uccisioni che la nostra specie compie ogni giorno nei confronti delle altre specie animali costituiscono uno ciclopico ed eterno campo di sterminio, una Treblinka senza confini e senza tempo che ha avuto un principio con gli albori della specie umana, ma non ha una fine.
Singer da ex deportato in un campo di concentramento nazista perché ebreo e comunista ha vissuto sulla sua pelle ciò che gli Animali vivono quotidianamente, e da ex vittima è riuscito nell’opera che ciascuno di noi dovrebbe fare: immedesimarsi negli altri, com-patire ed empatizzare con chi non ha diritti, non ha voce, non ha forza e possibilità di scampo.

Nelle sue parole non c’è traccia alcuna di pietà: un sentimento tipico del più forte, del dominatore e del vincitore nei confronti di chi ha perso, ma c’è compassione. Un sentimento molto più alto e soprattutto egualitario, che pone sullo stesso piano esseri senzienti apparentemente lontani ed alieni; la compassione diviene quindi strumento necessario per la rielaborazione critica del ruolo della specie umana sulla Terra.

La nostra specie si è arrogata il diritto di disporre a suo piacimento, in ogni modo e con ogni mezzo, dei corpi e delle vite altrui. Questo è il fondamento primo della tortura: possiamo torturare e uccidere chi vogliamo, come vogliamo e quando vogliamo. Una volontà di dominio assoluta ed assolutizzante ci pervade e ci guida nella nostra esistenza. Da questo Singer parte nella sua opera di scrittore per la descrizione di come lo sfruttamento e l’uccisione, sia degli Animali che degli Umani, si siano trasformati in un processo razionale e industrializzato nel corso del XX secolo, con la creazione dei macelli e delle camere a gas.

La banalità del male* descritta da Hannah Arendt nella realtà va molto oltre l’immaginazione, e ha origini ben più ampie di quelle intraspecifiche umane. La nostra visione del mondo si basa ancora oggi sul criterio di divisione, di separazione della specie umana dagli altri viventi, e ciò ha creato una barriera non solo fisica ma culturale che permette il verificarsi di uno sterminio infinito avallato dal concetto stesso di umanità.

Per comprendere appieno la violenza nella nostra specie è assolutamente necessario riscoprirne le origini, ed esse conducono inevitabilmente alla violenza sugli Animali. Massimo Filippi nella sua introduzione ad un libro fondamentale sull’argomento scrive: “Un’eterna Treblinka di Charles Patterson porta alla nostra attenzione la banalità del male a cui inevitabilmente conduce il dogma metafisico della separazione artificiale tra animali umani e non umani, dogma che rende giustificabile non solo l’attuale misera condizione animale, ma anche l’altrettanto misera condizione umana. Tramite un paragone serrato e documentatissimo tra l’odierno trattamento degli animali e la tragedia dell’Olocausto, al termine della lettura di questo libro non solo si constata amaramente che la presunta linea divisoria tra «noi» e «loro» è altrettanto labile e ignobile delle decine di linee divisorie che sono state erette dalla nostra specie nel corso della sua storia (uomo/donna, bianchi/neri, liberi/schiavi, greci/barbari, cristiani-islamici-ebrei/pagani, europei-nordamericani/migranti, ecc.), ma anche che la divisione uomo/animali è indispensabile al mantenimento dell’attuale ordine imposto dal dominio assoluto della ragione strumentale, che divide l’esistente in merce (tutto l’esistente, compresi gli animali e la gran parte dell’umanità) e consumatori (gli individui umani che provvisoriamente sono titolari di un potere economico).

La sottigliezza raffinata e letale di questa nuova barriera è quella di prevedere, a differenza di quanto è sempre accaduto nelle attualizzazioni storiche del binomio «noi/loro», la possibilità per alcuni componenti della nostra specie (per i non umani non esiste altra possibilità che essere merce) di poter passare dall’uno all’altro dei due termini in gioco. (…) La principale lezione di Un’eterna Treblinka è dimostrarci che l’Olocausto non è stato un evento unico e, quindi, irripetibile. Come dice Adorno e come ci ricorda Patterson, «Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali».
L’attuale condizione animale ci richiama, pertanto, a una forte presa di coscienza non solo per la sua stessa infamia e brutalità, ma anche perché «palestra» formativa di una nuova Treblinka universale. E tutto questo è tutt’altro che un problema secondario a fronte del progressivo incedere della biotecnologia.”**

L’affermazione di Theodor Adorno, ebreo tedesco costretto all’esilio per sfuggire alle persecuzioni naziste, è sintomatica di uno stato di alienazione sociale che genera una linea rossa continua tra violenza sugli Animali e violenza sugli Umani.

Già gli antichi avevano ben compreso che la pratica violenta e la sopraffazione degli Animali in qualità di soggetti indifesi, costituiva una sorta di palestra in cui l’Umano si allenava per poi ripetere gli stessi atti sui suoi simili***. Ma il punto non è utilitaristicamente l’evitare la crudeltà verso gli Animali per prevenirla sugli Umani, ma piuttosto il combattere il concetto antropocentrico che prevede la nostra specie al centro dell’universo, e, in quanto tale, in diritto di assoggettare ogni essere vivente, e non solo, al proprio volere. Diritto esercitato mediante la violenza.

L’urgenza di una nuova visione ecocentrica in cui la specie umana ritorni nell’alveo di quell’enorme fiume che è la vita sulla Terra, e che ritorni a ricoprire il ruolo naturale in armonia con le altre specie viventi, è tanto più evidente quando si analizza nel dettaglio una tragedia immane come l’Olocausto degli ebrei.
Esseri umani maltrattati, torturati, rinchiusi, marchiati ed eliminati mediante tipiche pratiche di sfruttamento degli altri animali. Il parallelo tra l’Olocausto degli ebrei e quello degli Animali ci insegna che questa tragedia non sono non è irripetibile, ma è seriale e continua, e che ripetendosi di continuo tra l’indifferenza generale per gli Animali, potrà avvenire di nuovo anche tra gli Umani. La Treblinka universale di cui ci rendiamo responsabili con le nostre azioni è un buco nero nella coscienza collettiva che va assolutamente tappato, e questo non perché esiste una indubitabile continuità tra la “palestra” del male offerta dal modo in cui trattiamo gli Animali, e la brutalità che molti Umani usano contro i propri simili, ma perché è essa rappresenta un tragico concetto di volontà di dominio che forse l’Uomo ha sin dalla sua comparsa su questo pianeta. Una volontà che tutto avvolge e distrugge, che ci ha permesso, e ci permette, di obnubilare la nostra coscienza e di farla tacere anche di fronte agli atti più crudeli e strazianti, facendoci divenire semplicemente dei mostri, semplicemente degli esseri contro natura che operano in base a concetti discriminatori fondati sulla guerra alla diversità considerata come inferiorità e pericolo.

Da questi presupposti è nata l’eugenetica che ha avuto grande influenza sui massacri perpetrati dai nazisti il secolo scorso. L’eugenetica nasce venendo applicata sugli Animali, e lo è tutt’oggi. Il salto tra animale non umano ed animale umano è stato quindi facile da compiere. Stefano Cagno parlando del libro di Patterson scrive: “Un altro concetto che emerge in maniera chiara in “Un’eterna Treblinka” è l’importanza delle teorie eugenetiche per comprendere come sia stato possibile arrivare all’Olocausto. Eugenetico è qualsiasi tipo di intervento volto a migliorare le caratteristiche ereditarie degli esseri viventi.

L’assunto è che l’ambiente sociale influenzi molto poco il risultato finale, ma che quasi tutto sia determinato da rigidi modelli genetici. Quanti sposano le tesi eugenetiche classificano gli esseri umani in base all’intelligenza e alla cultura, creando così una disuguaglianza tra i “superiori” e gli “inferiori” in quanto ritenuti ritardati, criminali, depravati o comunque pericolosi. Tutti sappiamo che fu proprio Hitler a portare l’eugenetica alle sue più estreme conseguenze, arrivando a sterminare 6 milioni di ebrei proprio perché considerati razza “inferiore”. Pochissimi sanno che Hitler fu ispirato da Henry Ford e che proprio negli Stati Uniti d’America, negli anni venti, si compirono i primi interventi eugenetici mediante campagne di sterilizzazione obbligatoria. Contemporaneamente le maggiori fondazioni americane, tra le quali la stessa Rockfeller Foundation, sostennero i principali eugenetisti tedeschi, i quali pochi anni dopo divennero i maggiori teorici della selezione razziale.
Anche di quest’altra imbarazzante verità, Patterson offre ampie e inoppugnabili prove.

All’interno di un libro interessantissimo, in cui ogni pagina è ricca di documentazione e spunti di riflessione, ritengo che la parte dedicata alle testimonianze dei molti sopravvissuti ai campi di sterminio, successivamente diventati attivisti animalisti, è la più originale e la migliore per dimostrare come il paragone tra i lager nazisti e gli attuali allevamenti degli animali non sia affatto offensivo per chi queste esperienze le ha vissute sulla propria pelle”.

Le inoppugnabili prove di questo assunto sono numerose. Si potrebbe semplicemente dire che Henry Ford nell’ideare la catena di montaggio per le sue automobili, trovò ispirazione visitando i macelli di Chicago dove gli Animali sfruttati come semplici “cose” venivano smontati pezzo per pezzo per divenire cibo (esattamente come continua ad avvenire oggi lontano dai nostri occhi e dalle nostre orecchie e grazie al nostro colpevole silenzio). Si potrebbe poi citare una lunga lista di aguzzini nazisti che prima di divenire tali erano attivi dell’allevamento e nello sfruttamento degli Animali. Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, possedeva un macello e un negozio di macelleria; Willi Mentz, uno dei più feroci guardiani a Treblinka, era stato mungitore di Vacche; Kurt Franz, ultimo comandante di Treblinka, era stato macellaio come anche Karl Frenzel, fuochista prima a Hadamar poi a Sobibor. Heinrich Himmler, il pianificatore della Shoah, fece le prove generali eugenetiche della “soluzione finale” nel suo allevamento di Polli.

Quanto riportato può essere interpretato semplicemente come una testimonianza del fatto che il destino stesso della specie umana è legato indissolubilmente ai rapporti che abbiamo con gli altri esseri senzienti e viventi: nulla realmente potrà cambiare se non sarà ridiscusso tale rapporto sin dalle sue fondamenta. Il nostro compito è cominciare questo indispensabile cambiamento sin dalle nostre abitudini quotidiane per eliminare la sofferenza altrui. Solo in questo modo ogni tipo di tortura finalmente cesserà.

“Sono convinto che gli uomini arriveranno veramente a non uccidersi tra di loro, quando arriveranno a non uccidere più gli animali”
Aldo Capitini

Note:

* Hannah Arendt, La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme, collana Universale economica, traduzione di Piero Bernardini, Feltrinelli, 2003
** Introduzione di Massimo Filippi – Charles Patterson, Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto, Editori Riuniti, 2003
*** “Coloro che uccidono gli animali per cibarsene saranno più inclini a torturare ed uccidere i loro simili” Pitagora, “La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini” Publio Ovidio Nasone

Fonte:
http://www.veganzetta.org/?p=806

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