Abbondanza che provoca fame

L’abbondanza che provoca obesità e la carenza di cibo, con la malnutrizione e la morte per fame di milioni di persone, è il paradosso più assurdo della nostra epoca.

Negli Stati Uniti, il paese dove il problema delle persone in sovrappeso è ormai un’emergenza nazionale, hanno deciso di affrontare alla radice il problema attraverso una intensa campagna informativa (denominata “My Plate”, il mio piatto), per promuovere uno stile alimentare che sostanzialmente ricalca la cosiddetta dieta mediterranea. Un’alimentazione che privilegia il consumo di frutta, verdura, cereali e grassi di origine vegetale (il classico olio di oliva), piuttosto che ricorrere sistematicamente a bistecche ed hamburger.

La campagna informativa vede come testimonial la “first lady” Michelle Obama e prevede il drastico cambiamento delle abitudini alimentari in quel paese, soprattutto attraverso una considerevole diminuzione del consumo di carne. Diminuzione che potrebbe avere conseguenze importanti per la lotta alla fame nel mondo, oltre che per la spesa sanitaria dei paesi più ricchi del pianeta. Milioni di persone infatti hanno gravi problemi di salute a causa delle cosiddette malattie del benessere (cardiopatie, diabete e tumori) causati sempre più spesso dal consumo eccessivo di alimenti di origine animale (carne, burro, latticini grassi, ecc.); allo stesso tempo centinaia di milioni di persone, soprattutto bambini, stanno morendo a causa della scarsità di cibo e di acqua.

Muoiono anche se, come afferma da tempo l’economista americano Jeremy Rifkin, l’80% dei bambini affamati sopravvive in paesi che paradossalmente dispongono di eccedenze alimentari; eccedenze che nella maggior parte dei casi vengono usate per nutrire animali destinati al consumo di carne nei paesi ricchi. Secondo il nutrizionalista Jean Mayer, riducendo il consumo di carne del 10% solo negli Stati Uniti, si renderebbero disponibili alimenti vegetali per sfamare 60 milioni di persone: l’equivalente dell’attuale popolazione italiana.

A rincarare la dose ci hanno pensato il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e l’ONU. Le loro analisi indicano che utilizzare un ettaro di terra per allevare bovini, produce circa 22 kg di proteine. Se invece lo si coltivasse a soia, lo stesso ettaro renderebbe 403 kg di proteine. Altre ricerche dimostrano che un terreno di 4 ettari può “dare da mangiare” a 60 persone se viene coltivano a soia, a 24 se coltivato a frumento, a 10 se a granturco e solo a 2 se utilizzato per l’allevamento del bestiame. Ma non basta.

Spreco di risorse idriche
Con l’allevamento intensivo di bovini, suini, polli e altri animali da macello, si sprecano preziose risorse idriche. I biologi Paul e Anne Ehrlich fanno notare che per coltivare un kg di frumento servono 200 litri d’acqua, mentre 1 kg di carne richiede dai 20.000 ai 40.000 litri. Un dato spaventoso se si pensa che nel nostro paese, pur essendo “l’inventore” della dieta mediterranea, il consumo di carne richiede l’abbattimento di circa 5 milioni di capi bovini all’anno. Di questi capi oltre la metà, tra l’altro, viene importata dall’estero.
Inoltre, l’allevamento intensivo degli animali sta comportando gravi problemi di smaltimento delle loro deiezioni, a causa dell’eccessivo numero di capi presenti nelle stalle: non c’è terra sufficiente su cui dovrebbero essere sparse quelle deiezioni a fini fertilizzanti. Tanto che l’Unione Europea è stata costretta ad emanare un regolamento che ne disciplina lo spandimento nei campi, al fine di prevenire l’inquinamento delle falde acquifere.

Indice di povertà e malattie del benessere in aumento
Secondo tutti gli indicatori internazionali, l’indice di povertà nel mondo sta crescendo. Così come stanno crescendo le spese sanitarie per prevenire e curare proprio le malattie del benessere. Tali spese stanno aumentando particolarmente in riferimento alle cause cosiddette predisponenti: vale a dire che è molto più facile diventare obesi, se si è figli di persone che già lo sono. Questo fenomeno colpisce sempre di più le donne. Il motivo sembra risiedere nel fatto che i primi sintomi di tali malattie compaiono a 10 – 20 anni nell’uomo, concentrando su di essi gli sforzi sanitari, determinando al contempo un ritardo diagnostico e terapeutico per l’altro sesso. Circa 1/3 dei decessi delle donne americane è causato da problemi cardiovascolari. Ovviamente l’industria della carne e della filiera ad essa collegata contesta questa impostazione del problema, spesso sostenendo che i cereali e le granaglie che si usano per l’alimentazione animale non sono adatte all’alimentazione umana. Ma è innegabile che per tali produzioni viene utilizzato lo stesso terreno che può essere destinato ad alimentare direttamente gli esseri umani. Soprattutto se stanno morendo di fame. In particolare se sono bambini nati in famiglie povere.

LA DICHIARAZIONE DI MICHELLE OBAMA
Nel promuovere il logo della campagna informativa denominata “My Plate” la “first lady” ha dichiarato: «Questo è un rapido, semplice, promemoria per tutti noi ad essere più consapevoli del cibo che stiamo mangiando. E come mamma, posso già dire quanto questo stia aiutando i genitori in tutto il paese. Quando la mamma o il papà torna a casa da una lunga giornata di lavoro, gli abbiamo già chiesto di essere uno chef, un arbitro, un membro di una squadra di pulizia. Quindi è difficile essere anche un nutrizionista. Ma abbiamo tempo di dare un’occhiata a ciò che diamo da mangiare ai nostri figli. Finché il loro piatto è mezzo pieno di frutta e verdura, accoppiate con proteine magre, cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi, siamo a posto. E questo è facile da fare».

LA “FAME” DI CARNE
Negli Stati Uniti, nel 1950 vi erano 50.000 fattorie che producevano 630 milioni di polli “da carne”. Nel 2005 c’erano 20.000 aziende in meno, ma producevano 8,7 miliardi di polli, alimentati solo con mangime. Ogni anno quasi 160 milioni di tonnellate di leguminose, cereali e altre proteine vegetali, vengono utilizzate per ricavare 28 milioni di tonnellate di proteine animali per il consumo umano. Per stare dietro a questo tipo di produzione insostenibile, sempre più spesso gli agricoltori americani ricorrono a coltivazioni con sementi OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

di Roberto Lessio

http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=851

 

 

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