Strage di trichechi

In Alaska 100 esemplari uccisi per le zanne:
i cacciatori sono indigeni

MAURIZIO MOLINARI
corrispondente da new york

L’isolotto di Savoonga nel Mare di Bering è il teatro di una strage di trichechi che fa scalpore in Alaska non solo per le dimensioni ma per l’identità dei responsabili: cacciatori eschimesi Yup’ik, i cui antenati arrivarono dalla Siberia circa 10 mila anni fa.

Le dimensioni sono quelle della maggiore violazione dei diritti degli animali avvenuta in Alaska da 20 anni: 100 trichechi massacrati per strappargli le zanne d’avorio, vendendole ai trafficanti ottenendo denaro, armi, sigarette e una moto da neve. Ma l’origine di cacciatori e trafficanti causa all’Alaska un danno ancora più serio perché mette in dubbio la validità delle leggi sulla protezione degli indigeni, orgoglio locale.

Chi ha fatto scempio degli elefanti del mare si è potuto muovere liberamente fra i ghiacci perché gli eschimesi possono cacciare le specie protette per garantire a famiglie e tribù i «cibi tradizionali» non reperibili nei supermercati. Ecco perché il processo che si apre ad Anchorage può innescare un ripensamento su come bilanciare i diritti degli animali a vivere e quelli degli eschimesi a mangiare.

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