Amaro come il miele

No, il titolo non è sbagliato. Questo purtroppo è uno spaccato reale sulla vita di quelle meravigliose creature chiamate api e sulla produzione del loro nettare dorato.

Al giorno d’oggi purtroppo la maggior parte del miele in commercio è causa dello sfruttamento delle api. Sfruttamento che spesso le condanna a morte. La produzione industriale del miele così come tutte le produzioni su larga scala prevede manipolazioni, regimi alimentari forzati e innaturali, inseminazione artificiale, somministrazione antibiotica, vivisezione.

Il miele è prodotto dalla specie apis mellifica.
Conosciamola più da vicino.

Questo straordinario insetto possiede un sistema nervoso molto sviluppato e ha la capacità di provare dolore. E’ dotata di un’intelligenza così particolare che le permette di costruire le celle basandosi sulla percezione dei campi gravitazionale e magnetico terrestri.
Comunica mediante suoni prodotti dalle vibrazioni delle ali, l’emissione di feromoni e un complesso linguaggio di danze. È addirittura in grado, tramite le danze, di dirigere la colonia verso il cibo, specificandone qualità e distanza.

Nelle apicolture industriali tutto il miele immagazzinato con tanta fatica e dedizione nel periodo estivo dalle api viene estratto per la commercializzazione e le colonie vengono nutrite con sciroppo di zucchero per tutto l’inverno.
La tecnica dello sciroppo di zucchero non è assolutamente sufficiente ad immunizzare le api dalle malattie così come invece lo sarebbe un’alimentazione naturale basata sul miele frutto del loro duro lavoro ed è per questo motivo che allo zucchero vengono spesso aggiunti diversi antibiotici. E se la tecnica non ha risultati positivi e le api si ammalano lo stesso? Nessun problema! La soluzione è una sola: si incendiano gli alveari…
Succede anche che alcuni apicoltori distruggano comunque gli alveari prima che sopraggiunga l’inverno altrimenti il miele verrebbe consumato dalla colonia e il loro allevamento risulterebbe economicamente svantaggioso.

Le tecniche di estrazione del miele non sono da meno in termini di crudeltà: per far abbandonare l’alveare lo si scuote con forza oppure lo si spruzza con potenti getti d’aria.
Ovviamente durante questa operazioni è facile che ali e zampe vengano distrutte.
Le api regine vengono tenute in vita finché la loro capacità di deporre uova non declina. Se in natura il loro ciclo biologico arriva a cinque anni negli allevamenti vengono soppresse ogni due anni.
Le regine vengono inseminate in un apposito contenitore e la loro inseminazione artificiale provoca la morte del maschio: il metodo più diffuso per ottenere lo sperma, infatti, consiste nella decapitazione o nello schiacciamento.
L’industria, sta inoltre cercando di creare api modificate geneticamente, capaci di impollinare anche quei tipi di piante che, in natura, verrebbero impollinati da api selvatiche e altri insetti che stanno però scomparendo, a causa dell’inquinamento provocato da pesticidi, allevamenti intensivi e sviluppo edilizio.

Le api sono poi sfruttate anche nell’ambito della vivisezione e della biotecnologia. La maggior parte degli esperimenti cui vengono sottoposte ha lo scopo di sviluppare alveari che producano più miele e assicurino maggiori guadagni.

In Giappone vengono irradiate per rendere la loro puntura inoffensiva e per creare una specie priva di pungiglione.
E’ cosa nota che il governo sudamericano finanziò nel 1956 l’ introduzione dell’ Apis mellifera scutellata, originaria del Sudafrica, per ottenere un ibrido che detenesse le qualità positive delle razze europee e africana.
La fuga di 26 sciami di api africane determinò invece la nascita di una popolazione di api selvatiche ibride, nelle quali a prevalere sono le caratteristiche negative.
I media le hanno battezzate “api assassine” a causa dell’aggressività verso gli alveari di api europee che riescono a sopprimere con estrema facilità.
Anche animali domestici e umani hanno pagato un alto prezzo per questo fallimento della bioingegneria: in Messico dal 1986 al 1991 sono stati segnalati almeno 1.000 attacchi a persone che hanno causato 58 decessi.
Si stima che attualmente negli Stati Uniti queste api abbiano già ucciso più di 600 volte tra umani e altri animali.

Ma l’ape non è solo miele. I prodotti delle api sono molteplici: cera, polline, pappa reale, propoli e anche veleno. Proprio così. Il veleno viene venduto decantandone virtù curative miracolose in realtà mai scientificamente provate. Per poterlo raccogliere si stende una membrana elettrificata di fronte all’alveare.Quando le api la toccano ne ricevono una scossa alla quale reagiscono pungendola.

Una cosa da non sottovalutare è che per il miele non esiste limite di legge, nazionale o internazionale, relativo al contenuto in metalli pesanti.
L’attuale Direttiva comunitaria lascia aperta la strada a prodotti commercializzati senza indicazione d’origine geografica e con etichette che spesso inducono in errore i consumatori.

Ci hanno insegnato che il miele che non è solo buono, ma è utile anche per curare alcuni disturbi come la tosse e il mal di gola. Decantato da poeti e narratori questo alimento dal colore dorato è stato considerato il cibo degli Dei per eccellenza.  Per il popolo Sumero l’ape era una Dea. Oggi invece è solo un’animale come un altro da sfruttare per produrre.

Daniela Ascenzi (Millypro)

http://www.crueltyfreewebradio.org

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3 risposte a “Amaro come il miele

  1. Certo che non c’è proprio limite al peggio. Grazie, come sempre, per le informazioni!
    E vorrei aggiungere, in riferimento ad alcuni commenti su un tuo post di qualche tempo fa, che ogni tanto secondo me ci vogliono anche le immagini o le parole forti. Perché a volte rappresentano proprio la molla che spinge le persone a prendere coscienza della realtà dei fatti e ad agire di conseguenza… Almeno, per me è stato così.
    Grazie ancora!

  2. Il commento a cui fai riferimento era riferito esclusivamente a me, stavo parlando di me e di come mi sento di fronte a certe immagini.

  3. Si si, certo, infatti non intendevo essere polemica nei confronti di nessuno. Volevo solo dire a Daria di continuare così nel suo lavoro di divulgazione ed informazione, anche se purtroppo questo talvolta implica parole o immagini forti che, se da un lato provocano dolore in chi sia dotato di un minimo di sensibilità, dall’altro ben vengano se possono servire a risvegliare qualche coscienza, giusto? Siccome Daria scriveva che in effetti era incerta se pubblicarle o meno, volevo solo esprimere la mia opinione in questo senso, tutto qui.