Carnivori e cambiamenti climatici

Carnivori e cambiamenti climatici

Mangiare un tipo di carne piuttosto che un altro non serve, solo diminuendo i consumi si diminuisce l’impatto ambientale. In questi ultimi giorni si legge su alcuni giornali e riviste che, secondo la “Guida del carnivoro al cambiamento climatico”, preparata dall’Environmental Working Group, un’organizzazione ambientalista americana, sarebbe il caso di preferire la carne di certi animali (pesci inclusi) rispetto ad altri e che questo consentirebbe di avere un impatto ambientale minore, in particolare per quanto riguarda l’effetto serra 

“Questi consigli non hanno assolutamente alcun senso” affermano gli esponenti del NEIC, il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione. “L’unico consiglio veramente utile che si possa dare a chi non intende passare a un’alimentazione 100% vegetale è di diminuire il più possibile il consumo di ogni genere di carne e pesce, uova e latticini. Solo in questo modo l’impatto ambientale, e l’emissione di gas serra in particolare, potrà diminuire”.

Infatti, pur esistendo certamente delle differenze sulle emissioni di gas serra dovute all’allevamento di specie animali diverse, rimane il fatto che tutti i cibi di origine animale hanno per loro stessa natura un impatto molto maggiore della produzione di cibi vegetali per il diretto consumo umano: per nutrire gli animali occorre coltivare vegetali da usare come mangime, e la quantità di “kg di carne” prodotta è sempre molto minore rispetto al cibo vegetale utilizzato. In sostanza, gli animali d’allevamento, che oggi sono considerati come “macchine” (quando invece sono esseri senzienti come ogni altro animale, domestico o selvatico), sono però macchine estremamente inefficienti, delle vere e proprie “fabbriche di proteine alla rovescia”: a fronte di un alto consumo vegetale, forniscono una piccola quantità di “cibo animale”.

In media, servono 15 kg di cibi vegetali per ottenere un kg di carne, e questo spiega lo spreco di risorse e l’emissione di gas serra (oltre che altri inquinanti) dovuti al consumo di cibi animali, di qualsiasi genere. E’ chiaro che se i vegetali venissero coltivati per il consumo diretto umano, lo spreco di risorse e energia dovuto alla trasformazione vegetale-animale non esisterebbe, e ne servirebbe una quantità molto inferiore.

“In questa situazione, è davvero irresponsabile invitare a scegliere una data carne o cibo animale piuttosto che un altro, anziché invitare a diminuire i consumi di tutti i cibi animali” ribadiscono gli esperti del NEIC. “Sarebbe come se per ridurre i danni del fumo a chi non intende smettere di fumare si consigliasse di cambiare marca di sigarette, anziché diminuire almeno il numero di sigarette fumate”.

In effetti, andando a esaminare che cosa veramente consiglia l’Environmental Working Group, possiamo leggere che il primo consiglio è di “Mangiare meno carne e latticini”, in riferimento, a tutti i tipi di carne. A questo andrebbe aggiunta la raccomandazione di evitare anche le uova, che, oltre a essere un cibo animale e quindi più “pesante” per l’ambiente di uno vegetale, sono anche un alimento decisamente insalubre. Solo in seconda battuta, l’Environmental Working Group fa distinzione tra i vari tipi di carne, mentre il concetto di base rimane quello di spostare la propria alimentazione verso i vegetali.

Gli articoli pubblicati in Italia in questi giorni invece consigliano semplicemente di mangiare meno carne di manzo e agnello, per produrre meno gas serra: ma è già stato dimostrato pochi anni fa che l’eliminazione della carne di manzo cambia davvero poco nel totale dell’emissione di gas serra dovuti al processo di produzione del cibo.

Il diagramma sopra riportato è il risultato di uno studio dell’associazione di consumatori tedesca Foodwatch, pubblicato nell’agosto 2008, sull’effetto serra causato da vari tipi di dieta (onnivora, latto-ovo-vegetariana, vegana). Il conteggio viene fatto in termini di “km equivalenti”, vale a dire esplicita quanti km si devono percorrere in auto per emettere gli stessi gas serra derivanti dalla produzione di cibo per una persona per un anno.

Il grafico mostra che il tipo di alimentazione più ecologista è quella 100% vegetale. L’alimentazione latto-ovo-vegetariana ha un impatto 4 volte più alto, quella onnivora 8 volte più alto. Il che significa che il passaggio da un’alimentazione onnivora a una 100% vegetale consente un risparmio di quasi il 90% delle emissioni di gas serra. Se si esamina la differenza tra i “km-equivalenti” di un’alimentazione onnivora e quelli di un’alimentazione sempre onnivora ma senza carne bovina, si vede che il “risparmio” in termini di gas serra emessi è solo del 10%: e questo eliminando COMPLETAMENTE la carne bovina, non soltanto riducendola. Una differenza davvero irrisoria.

Molto meglio, dunque, sostituire quanti più pasti possibili a base di carne, pesce, latte e uova con pasti preparati con ingredienti vegetali (oltretutto più leggeri, salutari e gustosi) – questo farà davvero la differenza.

Infine, sempre dallo stesso grafico si nota come il problema non è costituito dall’allevamento intensivo, ma dall’allevamento in sé. Infatti, con un dieta onnivora, il passaggio all’agricoltura/allevamento biologici consente un risparmio di emissioni di gas serra di un mero 8%.

“Tutto questo porta a una sola conclusione” dichiara il NEIC. “L’unico modo che il ‘carnivoro’ ha di impattare di meno sull’ambiente è quello di diminuire la quantità di cibi animali che consuma, non certo quello di cambiare la specie animale”.

Comunicato di:
NEIC – Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org/info@nutritionecology.org

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