Ultime novità sul divieto per i test cosmetici

La battaglia contro i test su animali per gli ingredienti cosmetici diventa sempre più importante.

L’importanza della battaglia contro i “test cosmetici”

di Marina Berati

E’ del 13 settembre 2011 un comunicato della Commissione Europea che annuncia la pubblicazione, nella stessa data, del dossier “Rapporto sullo Sviluppo, Convalida, e Accettazione Legale dei Metodi Alternativi agli Animali nel Campo della Cosmesi”, nel quale si fa il punto della situazione su questo tema.

Dalla lettura di questo breve dossier, nonché di un dossier di dicembre 2010 del Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori – SCCS (“The SCCS’s notes of guidance for the testing of cosmetic ingredients and their safety evaluation”) e di un articolo del maggio 2011 pubblicato sulla rivista scientifica Archive of Toxicology (“Metodi alternativi non-animali per i test cosmetici: stato attuale e prospettive future – 2010”), si possono trarre informazioni estremamente interessanti ed incoraggianti relative all’utilizzo di animali per i test cosiddetti “regolatori”, vale a dire i test che devono essere obbligatoriamente fatti sui nuovi prodotti chimici messi in commercio per soddisfare le normative europee e mondiali.

In questo articolo cercheremo di spiegare in dettaglio quali test non si fanno più su animali e in quali campi, quali invece ancora si fanno su animali e quando saranno banditi, ma gli aspetti più importanti, che tutti coloro che vogliono combattere la vivisezione devono sapere (anche chi non è interessato ad entrare nei dettagli tecnici di date e normative), li riassumiamo nel prossimo paragrafo, assolutamente da leggere e divulgare!

I “test cosmetici” influiscono anche negli altri settori

Anche se il settore dei test cosmetici sembra qualcosa di “piccolo” rispetto all’intero settore dei test di tossicità – cioè tutti quei test che vengono fatti su ogni sostanza chimica per poter valutare la sua sicurezza prima della messa in commercio – quello che è accaduto negli ultimi 10 anni dimostra che invece la battaglia per abolire i test su animali per gli ingredienti dei prodotti cosmetici è stata il motore trainante per l’eliminazione dei test su animali anche in tutto il settore dei test di tossicità!

Infatti, cosa è accaduto? Le pressioni per vietare i test su animali nel settore cosmetico hanno originato grossi investimenti in tempo, denaro e risorse allo scopo di sviluppare e convalidare dei metodi cosiddetti “alternativi” che non facessero uso di animali. Ma, dato che gran parte dei test di tossicità necessari per far approvare un ingrediente da usare nella cosmesi sono gli stessi usati anche per la valutazione della tossicità in qualsiasi altro campo, e che la legislazione europea prevede che se per un dato test esistono metodi senza animali allora è obbligatorio usare quelli, ciò significa che ogni risultato ottenuto per i test cosmetici si ripercuote su TUTTO il settore dei test regolatori.

Questo fatto sicuramente non era ancora ben sottolineato e non era chiaro a molti, ma è importante dirlo, perché è un fatto estremamente positivo.

I risultati si possono toccare con mano, infatti dalle statistiche sull’uso di animali risulta che da diversi anni si usano sempre meno animali in questo settore: dal 2000 al 2003 nel settore dei test obbligatori per legge per la messa in commercio di farmaci l’uso di animali e’ dimezzato e quello nei test di tossicità è diminuito del 20%. Nel triennio successivo c’è stata un’ulteriore cospicua diminuzione: dimezzati i test per i farmaci, diminuiti del 4% quelli di tossicità. Nell’ultimo triennio, -10% di animali usati nei test per i farmaci e -12% nei test di tossicità.

Come verrà spiegato più in dettaglio nella sezione di approfondimento, già dal 2004 è vietato testare il prodotto cosmetico finito (shampoo, crema, bagnoschiuma, ecc.), quindi già da anni il problemi dei “test cosmetici” non riguarda il prodotto in sè, ma i test sui singoli ingredienti, i quali non vengono né eseguiti né commissionati da chi produce il cosmetico, ma dalle aziende che invece producono il singolo ingrediente. Dal 2009 esiste un divieto di uso di animali per tutta una serie di tipologie di test sugli ingredienti da usarsi nei cosmetici, mentre il divieto non vige ancora per 3 tipi di test: tossicocinetica, tossicità riproduttiva, tossicità a dosi ripetute.

E’ importante notare che non è proprio il caso di dire “Beh, sono praticamente vietati, ne rimangono solo tre tipi”, perché questi “3 tipi” comprendono a loro volta tantissime tipologie di test, tutti molto invasivi per gli animali, che li fanno soffrire per un tempo estremamente lungo, alcuni per tutta la durata della loro vita. Quindi, a oggi i test su animali per la cosmesi si fanno ancora, eccome. Non siamo ancora al traguardo. Forse nel 2013 verranno vietati anche i test su animali in questi 3 campi più complessi: tale data, fissata nel 2009, è attualmente in pericolo di “slittamento”; può darsi che venga rispettata, ma può darsi di no. Non lo si sa ancora (maggiori informazioni su questo nella parte di approfondimento di questo stesso articolo).

Quindi, a oggi comprando cosmetici da aziende che non assicurino di non usare ingredienti “nuovi” di fatto si incrementa la vivisezione.

Per riassumere, occorre dunque tenere ben presenti questi 2 fatti:

1. che ogni sviluppo di metodi alternativi per i “test cosmetici” ha ripercussioni su TUTTO il settore dei test di tossicità e quindi salva moltissimi animali, in tutto il mondo; questa è una cosa GRANDIOSA e importantissima;

2. che la battaglia non è ancora finita, perché oggi dei settori ancora molto vasti di sperimentazione animale rimangono non solo ammessi, ma obbligatori, e che FORSE questi verranno vietati (per i soli test cosmetici) nel 2013, ma per ora non lo sono, e la data non è ancora certa. Maggiore sarà la pressione a mantenere questa data e a non volere cosmetici con ingredienti testati su animali, maggiore sarà la possibilità di sviluppare più in fretta metodi alternatvi, che poi saranno validi per TUTTI i campi, per tutte le sostanze chimiche e anche per i farmaci, non solo per i cosmetici.

Questi 2 aspetti ci fanno capire quanto sia importante continuare la battaglia contro i test cosmetici, sia come consumatori, continuando a comprare prodotti che non incrementino i test su animali, sia come attivisti, divulgando la corretta informazione sul tema.

Cosa puoi fare tu:

1. è più necessario che mai continuare a comprare SOLO i prodotti cosmetici che rispettano lo Standard “cruelty free” con la cosiddetta “fixed cut-off date”, cioè una data FISSA oltre la quale il produttore ci assicura che nessun test su animali è stato fatto da nessuno. Solo in questo modo continuerà la spinta allo sviluppo di metodi alternativi senza animali.
Quali sono? Sono le marche indicate a questa pagina del sito VIVO:
http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html
Cosa significa? Significa che in pratica queste aziende dichiarano: “Noi ci rifiutiamo di usare qualsiasi ingrediente nuovo, prodotto dopo l’anno X, fino a che non entrerà in vigore un divieto TOTALE di test su animali per tutti gli ingredienti dei cosmetici”. Qualsiasi marca che non attesti questo, di fatto incrementa la vivisezione, perché non pone alcun vincolo all’acquisto di nuovi ingredienti.

2. Occorre firmare le petizioni in corso per far rispettare la scadenza del 2013 senza slittamenti. Ci sono tante raccolte di firme in corso, ne segnaliamo due:

  Quella della Humane Society International, che divulghiamo già da un anno e mezzo. Per firmare:
https://secure.humanesociety.org/site/Advocacy?pagename=homepage&page=UserAction&id=4543
  Quella della BUAV:
http://www.nocruelcosmetics.org/sign_up.php?lang=italy

3. Proprio perché la battaglia sui test cosmetici ha così tante ricadute su tutti gli altri campi della sperimentazione animale, sono ancora più COLPEVOLI tutti coloro che creano disiformazione su questo aspetto, specie quando lo fanno per un guadagno economico.

Chi sono queste realtà? Sono:

  –  le aziende che sostengono sui loro siti e scrivono sulle loro confezioni che i loro prodotti sono “non testati su animali” senza però aderire allo Standard di cui sopra, creando così confusione nelle persone che comprano i loro prodotti senza sapere che così incrementano la vivisezione (perché è solo il prodotto finito a non essere testato, ma questo è vero per forza, è vietato dal 2004!).
  –  chi rilascia “certificazioni” che spiegano in modo fumoso l’aspetto “test su animali”, portando la gente a credere che il bollino rilasciato assicuri qualcosa contro la vivisezione, mentre non assicura nulla. In particolare questo è vero per il bollino “VeganOK”, rilasciato dall’azienda NRG30. Riguardo ai test su animali, VeganOK NON assicura in alcun modo l’adesione allo Standard cruelty free, ma afferma solo che il produttore di cosmetici “non ha commissionato” test su animali per prodotto finito e ingredienti, vale a dire che afferma l’ovvio, ma chi non ha una conoscenza approfondita del problema non lo sa ed è portato a credere che comprando prodotti con quel bollino si contrasti la vivisezione: tenete conto che NON E’ COSI’ e questo bollino contribuisce solo a creare confusione sull’argomento.

Per maggiori informazioni su questo aspetto, si veda l’articolo
Facciamo chiarezza sul cruelty free“.        

Leggi tutto l’articolo
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1198
      
Fonte:
http://www.agireora.org/

 

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