A tu per tu con l’Erbaviola. Intervista a Grazia Cacciola

A tu per tu con l’Erbaviola
Intervista a Grazia Cacciola

Grazia Cacciola
(http://www.erbaviola.com/) è specializzata in tecniche agronomiche ecosostenibili. E’ autrice di saggi professionali e manuali divulgativi sull’alimentazione consapevole e gli stili di vita etici. Si occupa da anni di diffondere l’agricoltura naturale e l’agricivismo, promuovendo con corsi e workshop l’autoproduzione dei vegetali, dal balcone di casa all’orto familiare. Ha strutturato e supervisionato progetti dell’Unione Europea per la riconversione delle colture intensive con metodo biologico e biodinamico.  Pratica da molti anni l’alimentazione vegan.

Pubblicazioni:
– Crea le tue candele naturali, FAG, 2008
– L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti, FAG, 2009
– L’orto dei germogli. Manuale di coltivazione e consumo, FAG, 2010
– Scappo dalla città. Manuale praitco di downshifting, decrescita, autoproduzione, FAG, 2011
– Coltivare naturale. Guida all’agricoltura bilogica, biodinamica, sinergica e permacultura. FAG, 2011 (in corso di pubblicazione)

Rubriche fisse:
– Coltivare e coltivarsi nell’orto, in “Vivi Consapevole”, Arianna Editrice
– L’eco-bufala, in “Il Cambiamento”,  PAEA Edizioni

Un caro saluto a Grazia Cacciola (alias Erbaviola), esperta in autoproduzione, decrescita,  agricoltura naturale, agricoltura sinergica, permacultura, orti, giardini… e vegana! Da quanto sei vegana Grazia?

Ecco questa è una domanda che mi faccio anche io! Dal 2002 ho iniziato ad avvicinarmi all’alimentazione vegetariana, purtroppo online c’era ancora pochissimo e attorno a me non c’era nessuno vegan o anche solo vegetariano, quindi ho fatto un po’ fatica, prendendo e mollando anche grazie a consigli decisamente sbagliati da parte del mio medico di base di allora, uno della schiera “senza carne non si vive”. Dal 2003 c’è stato il cambio netto, paradossalmente non per l’attività animalista a cui già partecipavo, ma per la lettura di un libro sulle sofisticazioni alimentari, “Quattro sberle in padella”. Da vegetariana a vegan non ci ho messo moltissimo ma francamente non ricordo proprio quando è successo, erano anni di grandi cambiamenti e scelte radicali anche dal punto di vista lavorativo e personale, la scelta vegan si è sommata a tutte queste scelte in modo molto naturale (per me, per famiglia e amici è stato un po’ uno shock). Oggi ci ritroviamo addirittura con una ditta composta solo da vegan e le scelte di non prendere determinati clienti perchè non ‘etici’ si può fare.

La passione, anzi sarebbe meglio dire l’arte di coltivare orti, ecc…  quando è nata? Prima o dopo essere diventata vegana?

Molto prima, anzi penso che abbia influito parecchio sulla scelta vegan. Ho cominciato però quando ho potuto finalmente avere uno spazio tutto mio, il primo è stato un balcone che guardava sul parco delle Groane, a Cesano Maderno. Poi da lì alla campagna la scelta è stata breve ed è diventato un vero e proprio percorso di studio sull’agronomia e la botanica, che continua tuttora.  Sicuramente la scelta di autoprodurre il più possibile da soli e il minor impatto sull’ecosistema della dieta vegan sono fortemente connessi.

Riesci ad autoprodurti un sacco di belle cose: verdura, prodotti naturali per l’igene, e poi? Quante altre cose ti autoproduci? La frutta suppongo.. e i legumi? I cereali? Raccontaci…

La frutta purtroppo no in questo momento perchè dopo essere passati dalla Lomellina all’appennino tosco-emiliano, non abbiamo ancora trovato una sistemazione con un terreno sufficientemente grande per installare anche un frutteto. Ma siamo ottimi raccoglitori: dalle castagne alla frutta selvatica, fino alle bacche di biancospino, lamponi, more… La cosa buffa è che tutti quelli che arrivano qui per la prima volta si aspettano la casa dell’elfo, dell’hobbit, tutta in legno e con la lavanda appesa a seccare. Invece trovano una casa assolutamente normale, magari molto simile alla loro, dove però le tende vengono dal baratto con una vaporiera, la macchina per pasta da un baratto con un televisore, il tavolo è costruito con pezzi di recupero e la cucina è zeppa di autoproduzioni, dal seitan al pane, allo yogurt, alle conserve… La spesa, come l’impatto ambientale per le lavorazioni e il packaging l’abbiamo ridotto drasticamente e senza sforzi. Il messaggio è semplicemente che non serve il casale sulle colline del Chianti per cominciare a autoprodurre, anzi, il casale arriva anche con tutti questi risparmi se lo vuoi davvero 🙂

Sei anche un’esperta nel creare orti sul balcone ma, come funziona? Anche chi abita in un piccolo appartamento senza la possibilità di avere a disposizione del terreno, può coltivare un piccolo orto? Quali prodotti riece a ricavarne?

Tutti possono e devono. E’ un gesto di riappropriazione dei ritmi naturali, in cui l’uomo può e deve veder cadere il seme e nascere la pianta. Sono diverse generazioni ormai che abbiamo perso il senso delle stagioni e dei tempi: non solo sono normali le fragole a gennaio ma non sappiamo che una zucchina ci mette quattro mesi per crescere. Inoltre si possono coltivare in proprio, anche sul balcone, frutta e verdura più salutari persino di quelle dell’agricoltura biologica che comunque impiega fitofarmaci per il controllo delle malattie e delle infestazioni animali. Solo l’agricoltura naturale, infatti, è vegan e possiamo praticarla solo in proprio, non esiste ancora su larga scala. Ogni lattuga, ogni zucchina coltivata sul nostro balcone è qualcosa di sottratto alla grande distribuzione e allo sfruttamento animale. In tutti i tipi di coltivazione infatti vengono impiegati prodotti animali: dallo stallatico per concimare (alimentando ulteriormente il business degli allevamenti intensivi) fino al refluo zootecnico del macello che in Italia è concesso usare per la fertilizzazione del suolo.

Senti Grazia, per quelle persone che, come me, sono negate e hanno il pollice non verde ma completamente nero?

Leggere il mio libro, che si trova anche nelle biblioteche o come ebook “L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti”. E’ l’unico che parla di agricoltura davvero naturale e vegan, al momento. Ed è a prova di pollice nero!  E soprattutto: cominciare! Ci sono coltivazioni come le patate nel sacco o i radicchi da insalata invernale che sono a prova di chiunque. L’importante è usare un buon terriccio biologico da giardinaggio e dosare l’acqua: mantenere il terreno umido, non impregnato di acqua e non secco. Il resto lo fa madre natura, sostanzialmente 🙂

In questi giorni ti abbiamo vista in televisione su Rai3 a Geo&Geo, dove appunto parli di autoproduzione. Come è nata questa iniziativa?

Non per merito mio, anche perché questo è il periodo in cui mi trasformo in un orso e voglio solo stare in casa con la famiglia, di solito dedico ai corsi tutti i weekend di primavera e estate ma in inverno mi fermo.  Questa bella occasione di parlare di decrescita e autoproduzione anche a chi di solito non verrebbe a una conferenza delle mie, è nata invece da un’ìdea degli autori di Geo&Geo, tra cui Sveva Sagramola a cui è piaciuto molto il mio libro “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione”, in cui si parla della necessità di ricominciare a fare con le proprie mani e di come fare.
Devo dire che a Geo&Geo ho trovato un gruppo di persone fanstastiche, molto preparate ma anche molto aperte a discorsi di decrescita e autoproduzione, tanto che nella puntata del 9 novembre parleremo addirittura della stevia, la pianta da cui possiamo estrarre da soli uno zucchero sano e naturale, utilizzabile addirittura dai diabetici ma tuttora una pianta boicottata in Italia.

Mi sembra di aver capito che ti vedremo in quella trasmissione fino a giugno? Tratterai sempre l’argomento dell’autoproduzione o ci sarà spazio anche per parlare di veganismo?

Guarda, il vegetarismo e l’etica vegan fanno così tanto parte di me, che ne parlo anche senza accorgermi. In realtà sta capitando che in ogni puntata un accenno venga fuori, una volta è il sapone senza sego animale e non testato sugli animali, un’altra come allontanare gli insetti che rovinano le piante nell’orto ma senza ucciderli, concetto ancora piuttosto estraneo all’agricoltura. Se poi si parlerà nello specifico di alimentazione vegan o di scelte etiche non so, non è ancora stata fatta la programmazione completa degli interventi, che comunque sì, saranno fino a giugno ogni 15 giorni.

Per chi non ha la possibilità di seguire la televisione ma desidera comunque vederti in quel programma?

Tutti i programmi della Rai si possono rivedere dopo 24-48 ore sul sito RaiReplay, restano online per una settimana. Oppure, compatibilmente con le leggi che regolano la rassegna stampa, inserisco alcuni estratti dei miei interventi sul mio canale youtube, dove comunque si può trovare anche la registrazione completa di un corso di orto sul balcone, tenuto al VegFestival del 2010 (Le riprese sono di Veggie Channel). Il canale è http://www.youtube.com/user/erbaviola

Per le tue coltivazioni, usi qualche tipo di concime o fertilizzante naturale? Come fai a tenere lontano i parassiti ?

Uso solo macerati vegetali, in pratica curo le piante con le piante. Per esempio, per tenere lontani gli afidi, gli acari o la cavolaia, uso il macerato di aglio. Così non muoiono come con i normali antiparassitari in commercio, vengono solo dissuasi dal mangiarsi la verdura del mio orto. Per fertilizzare il discorso è più lungo perché riguarda il tipo di terreno che abbiamo a disposizione ma per fare un esempio valido proprio per tutti, il macerato di equiseto è ottimo per fertilizzare tutti i terreni e fortificare le piante in crescita (la ricetta c’è anche sul mio sito: http://www.erbaviola.com/2009/09/11/macerato-di-equiseto-per-fertilizzare-in-modo-naturale.htm )

Ancora una domanda Grazia,  che cosa è per te essere vegan?

Ormai è un modo di vivere, come ti dicevo. Fa talmente parte di me che faccio fatica a definirlo. Al di là della componente animalista, per la quale una volta presa coscienza che se ami gli animali non li mangi e non li indossi, è anche un percorso più profondo di visione della vita. 
A volte dico che è uno dei miei modi per cambiare il mondo. Ognuno di noi, da solo, può cambiare il mondo, di questo bisogna rendersi conto.
Cambiare in meglio è alla portata di tutti perché il rapporto tra dieta e salvaguardia del pianeta è diretto: oggi sappiamo che la dieta carnivora è la fonte principale di inquinamento mondiale. Quello che dico sempre nelle mie conferenze è che poche volte nel corso della storia dell’umanità, la responsabilità di salvare il mondo è passata dalle scelte quotidiane dei singoli: oggi una persona da sola non può fermare una guerra o una carestia, ma può, concretamente, salvare il mondo scegliendo l’alimentazione vegana.

Grazie Erbaviola per la tua disponibilità!

Grazie a te Daria, è un onore essere intervistata da te e sempre un piacere leggere il tuo sito! 🙂

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Intervista realizzata da Daria Mazzali
https://dariavegan.wordpress.com/

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2 risposte a “A tu per tu con l’Erbaviola. Intervista a Grazia Cacciola

  1. Incredibile che si parli della stevia! Mi piacerebbe tanto che parlassero diffusamente di agricoltura sinergica e permacoltura

  2. se ne è già parlato e se ne parlerà ancora in futuro 🙂