In 4.000 per l’invasione di Montichiari

Sabato 19 novembre da tutta Italia sono arrivate tantissime persone a protestare contro Green Hill e contro l’amministrazione comunale che continua a voler chiudere gli occhi e mantenere in piedi questa struttura di sofferenza.

Circa 4.000 manifestanti si sono riuniti davanti al Palageorge per poi sfilare in corteo nel paese, nel centro e fino al Municipio, simbolo in questo momento del conflitto con il sindaco Elena Zanola.
Questo corteo è nato come necessità immediata di dire la nostra e di aggiungere fiato sul collo al sindaco, in un momento di alta attenzione sul caso Green Hill e sulla vivisezione. In un momento in cui davvero il sindaco, se non avesse già deciso a priori da che parte stare, potrebbe chiudere quel lager senza esitazioni. In un momento in cui era necessario esserci anche noi, noi che abbiamo lanciato questa lotta e svelato al mondo la realtà di questo allevamento-lager, ma anche quel “noi” che racchiude tutti, tutti quelli che ogni volta a migliaia sentono forte il grido disperato di quei cani e che vogliono la loro libertà.
In sole due settimane siamo riusciti a portare migliaia di persone a raccolta e riempire le strade di Montichiari di un solo grido: Green Hill deve chiudere! Questo anche grazie a tutti coloro che si sono impegnati nelle loro zone per promuovere il corteo e organizzare pullman e a tutti quelli che hanno fatto anche viaggi lunghissimi pur di esserci.

Fin dall’inizio sapevamo che non sarebbe probabilmente stata una giornata facile. Il sindaco da parte sua aveva provato a vietarci o renderci impossibile il corteo, per ovvie ragioni. Dapprima una richiesta di cauzione per eventuali danni che sarebbero potuti accadere, cosa assolutamente illegale e anticostituzionale, poi le evidenti pressioni per non farci ritrovare in Piazza del Municipio. Ma anche se il ritrovo è stato spostato in una zona più defilata, il corteo ha comunque bloccato la viabilità delle principali arterie di Montichiari per tre ore, ha invaso la città diramandosi addirittura in due spezzoni, uno dei quali è entrato in piazza del Duomo, che non era prevista, potendo essere visibile a tutti nel pieno centro del paese e riempiendolo per tutto il pomeriggio di cartelli, slogan, musica, discorsi.

Vedere il Municipio protetto da transenne e polizia ha reso chiaro quale sia in questo momento a Montichiari l’oggetto del conflitto e chi abbia davvero paura della rabbia, chi sa di non avere giustificazioni, di dover solo proteggere le proprie malefatte dietro a scuse, scudi e manganelli.
Tutta Italia ha parlato di questa giornata e ancora una volta si sono puntati riflettori sulla vivisezione, di cui Green Hill è solo un simbolo eclatante, ma che continua a uccidere un milione di animali ogni anno nel gran segreto dei laboratori, senza che nessuno sappia. E tutta Italia adesso sa che c’è una persona, il sindaco Elena Zanola, che deve delle spiegazioni serie, non il solito scaricabarile senza senso che continua a ripetere come un mantra per cercare di discolparsi.

Abbiamo purtroppo notato però in questa lunga e strana giornata anche alcune cose fastidiose e preoccupanti all’interno del corteo. Da una parte molte persone che sono arrivate fino a Montichiari, anche da lontano, senza nemmeno avere letto i nostri comunicati, le motivazioni del corteo, cosa saremmo andati a fare. Arrivate quindi alla cieca e pretendendo che si facesse poi quello che loro avrebbero ritenuto migliore o che si aspettavano, senza però conoscere la situazione a livello locale o la strategia con cui ci muoviamo, senza nemmeno chiedere spiegazioni o voler discutere, cosa che abbiamo provato a fare ripetutamente. Alcune di queste persone embravano così preparate ad arte per mettere in cattiva luce la nostra campagna e il Coordinamento, così inutilmente aggressive, così infervorate nell’incitare gli altri, anche con atteggiamenti sospetti, tanto da farci pensare seriamente alla presenza di provocatori, mandati da chi possiamo solo supporlo.

Tra le proposte che più circolavano c’era la volontà di andare all’allevamento. Capiamo benissimo la rabbia, ma ci vuole anche un po’ di buon senso.
In questi due anni abbiamo organizzato diverse manifestazioni davanti a quel lager, il mese scorso ci siamo addirittura arrampicati su uno dei capanni e l’abbiamo assediato per più di 24 ore, altre volte invece abbiamo espresso il nostro dissenso davanti a chi ha la responsabilità di tenere aperto o collaborare con quell’inferno. Questo corteo era nato per portare una voce di dissenso in paese e creare una pressione sul Comune. Green Hill è defilato in una zona industriale, dove per arrivarci dobbiamo fare strade assolutamente deserte e che per nessuno è un problema se vengono chiuse, dove nessuno ci vede, se non le centinaia di poliziotti che ci avrebbero bloccato all’accesso di via San Zeno.

Se Sindaco e Questura hanno pressato per non farci avere piazza del Municipio, mentre è stato esplicitamente detto che un corteo verso Green Hill o un presidio lì sotto non sarebbe stato un problema, possiamo capire dove è che non ci vogliono e che noi dobbiamo stare, a puntare simbolicamente il dito sulle responsabilità di chi non vuole saperne di chiudere quel lager. Molti hanno detto che il municipio è chiuso di sabato, forse non sapendo che anche dentro l’allevamento a parte i cani prigionieri non c’era assolutamente nessuno a cui dare fastidio e da cui farsi sentire, e che l’allevamento probabilmente non lo avremmo nemmeno visto.

Non vogliamo di certo reprimere la rabbia e l’energia che abbiamo visto sabato, ma ricordiamoci che non sono i cortei una volta ogni qualche mese gli unici momenti di lotta, così come non sono momenti in cui sfogare le proprie frustrazioni. La lotta deve essere quotidiana, incessante, capillare. Questa è l’unica possibilità di salvare gli animali dal massacro legalizzato di cui sono vittime, nei laboratori così come negli allevamenti intensivi o nei macelli. Ognuno di noi può fare la differenza per questi animali, con le proprie scelte personali, con la diffusione di informazione, con la partecipazione e la creazione di proteste costanti e di pressione, con l’azione. Abbiamo di fronte un cambiamento epocale e rivoluzionario da compiere, e non possiamo permetterci di aspettare ancora. Ogni giorno e ogni notte sono momenti per portare questo cambiamento.

Siamo stati anche accusati di volere il monopolio della lotta contro Green Hill. Questo è assurdo, oltre che falso.
Chiunque ha il diritto di manifestare e di lottare, come meglio crede, per la liberazione animale. Non vogliamo di certo avere la prerogativa sulle iniziative organizzate per portare avanti questo obbiettivo, ma ci pare scontato che chi prende parte a presidi, cortei, o campagne organizzati o portati avanti da altri, dovrebbe come minimo condividerne i presupposti, l’impostazione e le idee. Quello che vogliamo è solo poter gestire le iniziative che organizziamo nel modo che preferiamo, nei metodi, nei contenuti e nelle scelte strategiche. Quello che desideriamo è certamente la chiusura di questo allevamento, ma anche comunicare quello che pensiamo circa la condizione degli animali in questa società, la vivisezione, il cambiamento che desideriamo, il mondo liberato che sogniamo.

Chi dice di lottare in difesa di tutti gli esseri viventi non può accettare che una tematica come l’abolizione della schiavitù animale sia slegata dalle forme di schiavitù e sfruttamento  che riguardano gli individui umani.
Se vogliamo un mondo diverso, dove gli animali non siano considerati inferiori perché di altra “specie”, non possano essere cavie per i laboratori, non possano essere considerati oggetti o merce da vendere a peso, dobbiamo per forza di cose desiderare che queste pratiche e queste concezioni discriminatorie cessino anche verso gli umani. Dobbiamo far sì che anche nessun individuo umano sia considerato inferiore, discriminato, umiliato, usato come cavia, picchiato e incatenato solo perché differisce da noi nella specie, nel colore della pelle, nella lingua, nell’orientamento sessuale o nella religione. Perché se vogliamo abbracciare l’idea rivoluzionaria che anche gli umani sono animali, abbattendo quindi lo specismo e mostrando la necessità di accordare agli altri animali gli stessi nostri diritti alla vita e la libertà, è paradossale poi non accordarli ad alcuni animali-umani. Ci sembra una coerenza necessaria per un movimento che vuole abbattere una delle più grandi e radicate discriminazioni della società e che vuole creare un mondo completamente diverso, in cui l’empatia abbia la meglio sul profitto.

Per la liberazione animale,
Coordinamento Fermare Green Hill

 http://www.fermaregreenhill.net/wp/

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