Green Hill si vuole pulire la faccia ma non cancella il terrore dei cani

Green Hill si vuole pulire la faccia, ma non cancella il terrore dei cani

da fermaregreehill.net

Le telecamere di una rete locale bresciana e i giornalisti di un noto quotidiano sono stati invitati ad entrare dentro Green Hill. La dirigenza francese apre le porte del lager per mostrare quanto sono orgogliosi del loro lavoro e come loro non abbiano nulla da nascondere. Ovviamente è solo una mossa tattica. Di fronte ad una crescente pressione e una crescente conoscenza dell’orrore di Montichiari in tutta Italia, i dirigenti dell’azienda si sono sentiti in dovere di difendersi e cercare di mostrare l’ineccepibile pulizia dei capannoni e lo stato di salute dei cani. Peccato che tutti quei cuccioletti siano destinati a morire tra atroci sofferenze. Un inutile e disperato tentativo di rifarsi la faccia.

Uno dei manager di Green Hill, il francese Bernard Gotti, ha accompagnato le telecamere di Teletutto e i giornalisti del Giornale Di Brescia a fare una visita guidata dell’azienda. Gotti si è fatto fotografare con in mano un cucciolo di beagle, come se a lui interessasse minimamente il benessere di questi animali o gli volesse bene. Lui che per primo guadagna decine di migliaia di euro l’anno mandando a morire questi cuccioli. Lui che difende il suo lavoro e dice: “Siamo orgogliosi di quello che facciamo qui”. Orgogliosi della vivisezione.

Le ossa segate alle gambe di alcuni cani di Green Hill. Esperimento condotto dalla Pfizer.

Continua con i suoi sproloqui, il signor Gotti, e dice che questi animali sono semplicemente “Il primo anello di una catena che porta alla creazione di farmaci, quindi al sollievo per persone malate”. Queste affermazioni, così come quelle rilasciate tempo fa alle telecamere in cui disse che i beagle di Green Hill vanno visti allo stesso modo di un allevamento di polli, fanno capire quale sia la considerazione di questo signore. Esatto, perché proprio come in allevamento di polli gli animali sono considerati oggetti, riprodotti in serie, ammassati in condizioni aberranti, venduti e destinati ad essere uccisi per trarne profitto. Ed è proprio alla concezione di animali come oggetti e come merce che ci opponiamo, siano essi beagle oppure polli.

Se Gotti dice che si tratta del primo anello di una catena, e cerca di porre l’attenzione sulla parte finale, quella che da serenità e positività, il farmaco che dovrebbe curare delle persone, è solo perché di tutti gli anelli nel mezzo non vuole parlare e non si deve sapere. Dove finiscano veramente quei cani noi invece lo sappiamo, e cosa si nasconda dietro a questa “catena” di cui Gotti parla candidamente lo sappiamo. Sappiamo di cani di Green Hill a cui sono state spezzate le ossa, segate le tibie delle zampe, altri a cui sono stati strappati i denti in università italiane per testare impianti odontoiatrici, altri ancora che a decine vengono usati nei laboratori come HLS in Inghilterra per test di tossicità, costretti ad inalare o ingoiare sostanze fino alla morte. Questo Gotti non lo menziona, mentre accarezza benevolmente quel povero cucciolo, nato dalla parte sbagliata del mondo, nelle mani di sadici aguzzini senza scrupoli come Gotti e tutti gli altri dirigenti di Green Hill.

Così come non menziona che ben pochi delle migliaia di farmaci testati uccidendo milioni di animali ogni anno finiscano sul mercato, o di quanti tra quei pochi siano veramente utili o essenziali. Il business farmaceutico è un affare incredibile, sulla pelle dei malati e degli animali. E Marshall continua a lucrare su tutto questo presentando ad un pubblico ignaro la presunta necessità del loro lavoro.

Ci rammarichiamo che nel mondo del giornalismo Gotti e la Marshall abbiano trovato qualcuno disposto a dare spazio al loro sfoggio di finta benevolenza, ma nemmeno ci stupiamo più di tanto. Prima o poi doveva succedere.

Quello che invitiamo a fare è osservare quelle immagini.

Non è la pulizia delle gabbie a fare la differenza o meno, ma il profilo psicologico dei cani prigionieri. E’ il terrore di una femmina che non ha il coraggio di avvicinarsi a Gotti che dimostra tutto quello che noi stiamo dicendo.
Ci vuole poco a presentarsi puliti e in ordine per le telecamere, a mettere in regola registri finora falsati e presentarsi come onesti lavoratori. Le menzogne si riescono a raccontare e costruire ad arte. Ma il terrore e lo stress di questi prigionieri non si cambiano da un giorno all’altro.

Green Hill è un lager, una fabbrica di cani, e la vogliamo chiusa. Per sempre.

Partecipate alla campagna!  

Fate sentire la vostra voce contro la vivisezione!

Informate e agite!

Fonte:
http://www.fermaregreenhill.net/

Annunci

4 risposte a “Green Hill si vuole pulire la faccia ma non cancella il terrore dei cani

  1. Grazie per quello che fai

  2. Ciao Patrizia,
    grazie!
    🙂 😉

  3. c’era un jon gotti in america!