Archivi del mese: febbraio 2012

Cibo e coperte per due rifugi

Stiamo raccogliendo cibo e coperte per due rifugi, il rifugio “Code Felici” (in zona Settebagni, Roma Nord) ed il rifugio “San Polo” (a San Polo dei Cavalieri, provincia di Roma).

Qualsiasi forma d’aiuto è ben gradita, sia se volete partecipare in maniera attiva alla raccolta o se volete donare qualcosa a chi se ne sta occupando.
Il genere di materiale che stiamo raccogliendo spazia da vecchie coperte a cibo a medicine a cucce a trasportini, insomma c’è da sbizzarrirsi!

Inoltre per chi volesse o preferisse, stiamo raccogliendo anche qualche soldino per comprare direttamente all’ingrosso. Da una parte i soldi saranno destinati al cibo, mentre dall’altra saranno investiti in coperte.

Per quanto riguarda i punti di raccolta per ora sono tre, uno in zona Prati, uno in zona Prenestina e l’altro direttamente in sede (Via Albalonga 23, Piazza Re di Roma): ma nel caso ce ne fosse bisogno ci si può anche spostare per vedersi in qualche punto della città, così da venirci incontro.

Il giorno di andata è previsto per il 3 marzo. Anche se non potete aiutarci, spargete la voce tra la gente che conoscete… più siamo è meglio è!
Grazie a tutti!!!

Francesca Lavarini
OIPA Italia Onlus
Roma e Provincia
366/3033017
roma@oipa.org

OIPA Italia Onlus
info@oipa.orghttp://www.oipa.org/

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Bike for pets

Torino – Siviglia  11- 22 Agosto 2200 Km in bici. Contro la crudeltà verso gli animali le perreras in Spagna, e le atrocità della corrida. Seguici

Agosto 2012 – Torino-Siviglia (2200 km) in bicicletta, contro le perreras spagnole e le corride, nella speranza di dar voce a chi non ne ha! 

Il prossimo agosto organizzeremo una carovana a due ruote (bici) da Torino a Siviglia 2200 km, per sensibilizzare l’opinione pubblica al vergognoso scenario delle Perreras Spagnole e contro le corride.

Torino – Siviglia in bicicletta. 2200 km da percorrere lungo le strade di Italia, Francia e Spagna per sensibilizzare l’opinione pubblica la stampa e tutti coloro che non sono a conoscenza di quanto sta accadendo.

Ogni giorno animali fantastici vengono trucidati e massacrati senza alcuna pietà. Per il gusto dell’orrore quando si parla dei Tori e della Corrida e per soldi e altri incomprensibili motivi quando parliamo delle Perreras.

Il nostro obiettivo è arrivare a Siviglia in bicicletta per una marcia pacifica che prevede varie tappe e sit in di fronte a questi luoghi dove avvengono tali massacri.

Sensibilizzare, informare, tramite il mezzo attualmente più ecologico, la bicicletta, quante più persone possibile, riguardo le quesioni animali, ma sopratutto denunciare tramite “pedalate memorabili” ogni genere di maltrattamento, ingiustizia, o spettacolo barbaro a danno dei non umani.

La Carovana toccherà tutte le principali Perreras spagnole organizzando Sit in Pacifici di protesta nella speranza di portare più persone possibili a conoscenza di questa triste realtà che sia i media che le varie testate giornalistiche non amano rendere pubblica!

Per maggioni info:
http://www.bikeforpets.com/

Per seguirci potrete anche iscriverVi alla nostra pagina Facebook “BIKE FOR PETS”
http://www.facebook.com/pages/Bike-for-pets/278377705527485?sk=info#!/pages/Bike-for-pets/278377705527485

L’esercito delle scimmie condannate a morte

Monza, proteste contro un carico di 900 scimmie in arrivo alla Harlan e destinate alla vivisezione. Dal presidio arriva un appello: “Fare controlli su questa importazione record di quadrumani”

PAOLO BERIZZI inviato di Repubblica.it

MONZA – Le prime 150 sono arrivate l’altro giorno. Le altre 750 giungeranno a destinazione  –  sempre a bordo di Tir  –  nelle prossime ore. Forse all’alba, per eludere le proteste degli animalisti che, appresa la notizia, si sono mobilitati, e adesso promettono battaglia. Novecento scimmie. È uno dei più grossi carichi di animali da vivisezione mai importati in Italia. A immaginarsele tutte insieme si fa quasi fatica: e infatti i macachi, in arrivo dalla Cina via Roma-Fiumicino, vengono trasportati dalla Capitale a blocchi di centocinquanta per volta, stivati dentro gabbioni che dagli aerei cargo della Air China finiscono qui, in questo capannone sdraiato nella landa brianzola.

Nemmeno 3mila abitanti, Correzzana è conosciuta, oltreché per avere dato i natali al cantante Gianluca Grignani, per i laboratori della Harlan, multinazionale della vivisezione (presente in quattro continenti). Tecnicamente: allevamento e produzione di animali da laboratorio venduti per la ricerca e altri scopi scientifici.

Harlan – finita più volte, in questi anni, nel mirino delle associazioni che si battono per la difesa degli animali, nel 2006 fece clamore il blitz del Fronte Liberazione Animale proprio all’interno dell’allevamento di Correzzana – offre i suoi servizi a un numero imprecisato di laboratori pubblici e privati, università, ospedali, aziende farmaceutiche, laboratori in decine di paesi del mondo.

In Italia si occupa prevalentemente di sperimentazione per conto terzi e, appunto, allevamento destinato alla vivisezione: topi, ratti, conigli, cavie, primati e altri grandi mammiferi. Fa stallo per il trasferimento di cani beagle (gli stessi allevati dalla società Green Hill) e si è specializzata nella “produzione” di animali geneticamente modificati per un migliore utilizzo nella sperimentazione. Esempi? Le specie “programmate” a sviluppare il cancro o con difese immunitarie funzionali all’inoculazione dei virus della polio e del vaiolo delle scimmie.

La richiesta dei colossi farmaceutici cresce, e Harlan, sede centrale a Minneapolis, due allevamenti in Italia (l’altro è a San Pietro al Natisone in provincia di Udine) e un laboratorio (a Bresso), per reggere il mercato, risponde. E importa. Ma uno stock di queste dimensioni – 900 scimmie – non si era mai visto. I macachi destinati alla sperimentazione arrivano direttamente dalla Cina: anche se l’origine di molti esemplari, pare, sia da ricondurre alle isole Seychelles e Mauritius, paradisi delle vacanze ma anche serbatoi per la vivisezione.

L’autorizzazione italiana all’ingresso delle scimmie è stata rilasciata dal ministero della Salute. Harlan, vista l’importanza del carico, ha deciso di spezzettare l’arrivo in più blocchi, forse prevedendo anche le proteste. Che, puntuali, sono arrivate. “Questo è uno dei centri di sperimentazione più tristemente famosi in Italia – dice Paolo Mocavero, presidente dell’associazione “Cento per cento animalisti” che da ieri ha organizzato un presidio di fronte allo stabilimento di Correzzana – . La vivisezione sui primati in Italia è molto restrittiva ma le normative vengono regolarmente aggirate con autorizzazioni di veterinari compiacenti.

Chiediamo alle autorità competenti di fare controlli sulla regolarità di un’importazione così massiccia di primati”. Da qualche anno, nel mondo animalista, è attivo il coordinamento “Fermiamo Harlan”. Sono numerose le sigle che si battono contro la vivisezione e, in particolare, l’attività di questa multinazionale. Spiega Susanna Chiesa, di “Freccia 45”: “In Italia vengono sottoposti a sperimentazione 3.000 animali al giorno. La vivisezione è una falsa scienza, inutile e arcaica, attuata da persone che si arrogano il potere assoluto di decidere se e come seviziare e porre fine alla vita di altri esseri viventi. Continueremo a batterci perché questo vergognoso atto di atrocità venga definitivamente vietato”.

Sono circa 600 i centri italiani collegati alla vivisezione di animali. Due milioni e 600 mila gli esemplari utilizzati tra 2007 e 2009 (di cui 618mila usati per la ricerca sui farmaci).
Un giro d’affari da decine di miliardi, dietro il quale si nasconde un mondo fatto anche di situazioni che vanno oltre il limite della decenza e della civiltà.

L’incursione, nell’autunno del 2006, dei militanti del Fronte Liberazione Animale nel laboratorio Harlan di Correzzana, portò alla luce una realtà fino a allora sconosciuta: migliaia di roditori in pile di gabbie di plexiglas, decine di cadaveri fotografati nei frigoriferi del laboratorio, alcuni dei quali impalati con stuzzicadenti, ma soprattutto decine di macachi conservati in condizioni squallide, tra sangue e feci, prima di finire nella catena della sperimentazione. La stessa alla quale verranno avviate le 900 scimmie in arrivo dalla Cina. Durante il blitz, un’azione illegale che portò anche al danneggiamento delle strutture dei laboratori, furono liberate una ventina di scimmie e un migliaio di roditori. La protesta più recente degli animalisti è stata quella che ha preso di mira Green Hill, il canile-lager sulle colline di Montichiari, a Brescia, dove si allevano 2.500 beagle destinati alla vivisezione.

Lo scorso 10 febbraio un centinaio di animalisti hanno formato una catena umana attorno allo stabilimento: un presidio per chiedere un accelerazione dei disegni di legge in lavorazione al Parlamento e in Regione Lombardia. La soluzione del problema, secondo gli attivisti, non può essere soltanto il divieto di allevare i cani in quelle condizioni. In questo modo – hanno spiegato – Marshall, multinazionale proprietaria di Green Hill, potrebbe scegliere di non chiudere i capannoni-lager di Montichiari ma trasformarli in deposito di “smistamento” e continuare indisturbata il suo business, non allevando più i cani in loco ma semplicemente importandoli e vendendoli.

(25 febbraio 2012)

Inviato di Repubblica PAOLO BERIZZI
p.berizzi@repubblica.it
Fonte:
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/25/news/scimmie_vivisezione-30468625/

“Restiamo animali” trasmissione cruelty-free

“RESTIAMO ANIMALI” trasmissione cruelty-free, animalista, antispecista e vegan

ogni domenica alle ore 12 su Controradio, fm 93,6-98,9 a partire dal 4 Marzo 2012 – blog http://restiamoanimali.wordpress.com/

“Questione di stili” ha lasciato qualcosa. Il programma, andato in onda per sette anni su Controradio, emittente toscana del network di Radio Popolare, la domenica mattina, con il suo viaggio nelle “buone pratiche del vivere quotidiano”, ha generato una sua evoluzione, “Restiamo animali”, che non ne ricalca forse i temi, ma ne riprende lo spirito. Il consumo critico c’entra ancora, perché quando parleremo di animali, lo faremo anche rispetto alle nostre scelte di vita (e di consumo).

Con questo nuovo programma ci proponiamo di esplorare, insieme agli ascoltatori, la possibilità di vivere in modo “cruelty free”, cioè senza infliggere sofferenza e morte agli altri animali. Abbiamo scelto il titolo “Restiamo animali” pensando a Vittorio Arrigoni e alle sue corrispondenze da Gaza, che si chiudevano sempre l’esortazione “Restiamo umani”. Siamo persuasi che il modo migliore per restare davvero umani sia quello di riconoscere la nostra animalità e di sviluppare un senso di rispetto e di solidarietà con le altre specie.

La nostra idea di riconoscimento dei diritti animali, non è legata solo alla nostra somiglianza con loro, ma soprattutto all’idea che possiamo accogliere e valorizzare la loro differenza. Le differenze, purtroppo, nella nostra società tendono a portare gerarchie e modelli di dominio: in questo spazio cercheremo di proporre le differenze come occasione di meraviglia, stupore e incontro. Cercheremo di conoscere più da vicino gli animali che solitamente finiscono nei nostri piatti e di mostrare che nel relazionarsi a noi umani non sono diversi dai nostri amati e protetti “animali d’affezione”.

Esploreremo una serie di alternative per la nostra vita quotidiana (e per quella degli altri animali), parleremo di ambiente e di antispecismo, di salute e medicina, di libri e di musica. Ci sarà un ampio spazio dedicato alla buona cucina “cruelty free”. Durante questo viaggio saremo accompagnati da un ricco parterre di pensatori, attivisti, cuochi, giuristi, medici.

La redazione è composta da Camilla Lattanzi, co-conduttrice della trasmissione “Questione di stili”, Giuseppe Coco ospite saltuario della stessa trasmissione sui temi della cucina e medicina tibetana, Elisa Moretti ex voce di Radio Flash di Torino, Lorenzo Guadagnucci giornalista e attivista per i diritti umani, Beatrice Montini giornalista e co-fondatrice – assieme a Lorenzo – del progetto “Giornalisti contro il razzismo”.

Del ciclo “Questione di stili” cercheremo di conservare lo spirito ironico e leggero che lo caratterizzava, cosa a volte non semplice affrontando temi tanto delicati, che per gli altri animali sono questione di vita o di morte.

Nell’invitarvi all’ascolto, vi invitiamo a scriverci: critiche, proposte, suggerimenti sono più che ben accetti e ci serviranno per migliorare la qualità delle nostre trasmissioni. A questo scopo – e non solo – Restiamo Animali è anche un blog: http://restiamoanimali.wordpress.com/ che verrà ospitato nella sezione “Quinto elemento” del sito internet di Controradio http://www.controradio.it/

Restiamo animali!

Alimentazione, ambiente, salute – Scansano (GR)

Alimentazione, ambiente e salute, 3-4 marzo 2012
Via Scansanese, Loc. Preselle, Scansano (Grosseto)

Quanto incide, a livello ambientale, energetico e per la salvaguardia della nostra salute, il cibo che mangiamo?

Insieme a Paolo Giordo (medico) e Paolo Ermani (presidente Ass. PAEA) approfondiremo questi aspetti fondamentali per la nostra esistenza. Il tutto con l’ausilio pratico della prelibata cucina vegan di Vegan Riot.

PROGRAMMA

Sabato 3 marzo 2012
15.00 Corso di cucina vegan – Vegan Riot
20.30 Cena vegan

Domenica 4 marzo 2012
10.00 Alimentazione e salute – Dott. P. Giordo
13.00 Pranzo vegan
15.30 Energia, ambiente e alimentazione – P. Ermani
17.00 Pausa
17.30 Un esempio di permacultura applicata il GAT Scansano – E. Carissimi
19.30 Conclusione

La cucina è vegan e biologica, curata da Vegan Riot

COSTI
Il contributo per chi partecipa sia sabato che domenica è di 60€
E’ possibile partecipare anche ai singoli eventi:
Cena di sabato o pranzo di domenica 15€
Corso di cucina vegan 20€ (max 10 persone)
Corso della domenica (mattina e pomeriggio) 20€

DOVE
Circolo ARCI Arcobaleno M.L.
Si trova in Via Scansanese, Località Preselle a Scansano (Grosseto)

ISCRIZIONI
L’iscrizione è obbligatoria e si effettua compilando il modulo iscrizione, che va spedito via mail a info@paea.it oppure via fax al 06 9300412.
Seguirà la conferma dell’iscrizione. A seguire va effettuato il versamento del contributo.

Per altre info ed eventuali chiarimenti:
Associazione PAEA – Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente
Tel.06/98381339 – 06/9300412

I RELATORI

Paolo Giordo
Medico omeopata, fitoterapeuta e nutrizionista. Esercita la professione in Toscana ed Emilia. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste riguardanti l’alimentazione naturale, la medicina olistica e la filosofia della medicina. Tra i suoi libri segnaliamo per edizioni Terranuova: Alimentazione e menopausa, Osteoporosi senza farmaci, La prostata:cure naturali e alimentazione, per Edizionimediterranee Iniziazione all’alimentazione terapeutica. La salute attraverso il cibo e per Giunti Demetra Invecchiare bene.

Paolo Ermani
Autore del libro Pensare come le Montagne ed. Terranuova, tra i fondatori di PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e per l’Ambiente), è tra gli ideatori del quotidiano online Il Cambiamento. E’un accanito sostenitore di una vita alternativa, più vicina alla natura. Argomento di cui non solo è un esperto teorico, ma anche un altrettanto esperto praticante.
http://www.paea.it/

Emanuele Carissimi
Perito agrario ed esperto di agricoltura naturale, socio fondatore del Gruppo Acquisto Terreni di Scansano
http://www.gatscansano.it/

Vegan Riot
Da 7 anni online come ricettario vegan e dal 2010 in libreria con il libro “La Rivoluzione Bolle In Pentola”, il duo Vegan Riot (organizzatore, in quel di Roma, di pantagruelici eventi mangerecci e di diversi corsi di cucina) vi preparerà ottimi pasti, che faranno vacillare le convinzioni onnivore dei non vegan, oltre ad intrattenervi con un simpatico quanto interessante corso di cucina.
http://www.veganriot.it/

In che mani è la nostra salute?

In che mani è la nostra salute?

I parlamentari dovrebbero impegnarsi a far adottare una dieta a base vegetale, sulla base delle evidenze scientifiche.

Riporta Adnkronos Salute (Roma, 15 feb) che secondo un recente studio condotto dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, gli adulti italiani obesi ammontano a poco meno di 5 milioni (il 10% della popolazione), per un costo sociale annuo pari a 8,3 miliardi di euro (circa il 6,7% della spesa pubblica). Un costo destinato a lievitare, perché nel 2025 il tasso di obesità potrebbe salire addirittura al 43%, che tradotto in “teste” significa 20 milioni di italiani.

Non solo: in Italia si registra il primato per sovrappeso e obesità anche nella fascia d’età tra i 6 e i 9 anni, con tassi di obesità infantile in crescita vertiginosa (+2,5% ogni 5 anni). Alla faccia della dieta mediterranea del terzo millennio, tanto propagandata come la “dieta più sana”, ma che invece nulla ha da spartire con l’originaria dieta mediterranea, sana davvero, ma che era essenzialmente una plant-based diet, cioè una dieta composta prevalentemente da cibi vegetali non-trasformati!
Ecco quindi il grido: Salute: allarme nutrizionisti, 20 milioni gli italiani obesi nel 2025! Sempre più necessaria una “manovra dietetica”.

Ma quali sono le iniziative “sul piatto” che i nostri governanti stanno considerando?

1- La ventilata istituzione di una tassa sul cibo-spazzatura da parte del ministro della Salute: vedremo quali cibi saranno classificati tra i junk-food, ma dubitiamo che la proposta, anche se approvata, saprà agire a 360 gradi su tutti gli alimenti in causa, compresi quelli di origine animale.

2- L’iniziativa “La manovra dietetica in Parlamento”, presentata in data 15 febbraio 2012 in Parlamento: ribattezzata la “dieta dei parlamentari”, viene già propagandata come di sicuro successo nella lotta all’obesità della popolazione italiana, in grado di ridurre il tasso di obesità in Italia e i relativi costi per lo Stato.

Peccato che questa proposta arrivi dal Centro studi Tisanoreica e che, come si legge sul suo sito istituzionale, questa dieta dimagrante (tisanoreica, appunto) si basi sul paradosso che per dimagrire bisogna mangiare in maniera disequilibrata provocando una carenza mirata, un temporaneo “squilibrio” alimentare per perdere peso ma non perdere le forme e la tonicità. Mutato nomine, la solita dieta chetogenica a basso indice glicemico (iperproteica e basata sui prodotti animali), che produce nel breve termine malnutrizione e dismetabolismi, e in molti casi il veloce recupero del peso perduto al termine del trattamento: il tutto, inoltre, sulla base di presupposti scientifici non condivisi da tutti i nutrizionisti. La cosa peggiore, tuttavia, è che come tutte le “diete dimagranti” essa non modifica permanentemente il comportamento individuale nei confronti delle scelte alimentari, rendendo di fatto il sovrappeso-obesità una malattia in rapida espansione e, purtroppo, quasi incurabile.

Un metodo sicuro per la lotta all’obesità dovrebbe invece essere basato sulle prove scientifiche, sul beneficio clinico e sull’accettabilità da parte del paziente nel lungo termine.

Perché dunque non raccogliere i suggerimenti di coloro che seriamente, con metodi scientifici, hanno dedicato una vita di studio ai rapporti tra alimentazione e peso corporeo?

Gli studi che hanno analizzato il rischio di sovrappeso-obesità in relazione ai tipi di cibo e alle abitudini alimentari indicano che una dieta a base vegetale rappresenta un efficace approccio nelle prevenzione dell’obesità, soprattutto di quella infantile.

Le diete che contengono elevate quantità di cibi vegetali, come le diete vegetariane, hanno infatti una densità energetica ridotta (vale a dire più cibo, meno calorie), e sono ricche di carboidrati complessi, fibre e acqua: queste caratteristiche sono in grado di aumentare il senso di sazietà e il dispendio energetico a riposo. Coerentemente, gli studi scientifici dimostrano come i vegetariani siano più magri e vengano colpiti meno dalle altre gravi malattie che spesso si accompagnano alla condizione di sovrappeso-obesità (diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro).

Pertanto, il pattern alimentare che dovrebbe essere incoraggiato nella popolazione è solo uno: quello vegetariano. E non esclusivamente per motivi di salute, ma anche per la salvaguardia del pianeta. Le politiche agroalimentari dovrebbero sostenere la diffusione di queste informazioni e ridurre le pressioni culturali ed economiche che al momento attuale non permettono di proporre come modello alimentare di riferimento la dieta vegetariana.

Proporre alla popolazione il modello alimentare a base vegetale come un modello positivo ideale ‘a cui tendere’, non farebbe diventare vegetariani tutti gli italiani, tuttavia veicolerebbe il messaggio che consumare molti più cibi vegetali non trasformati e molti meno cibi animali potrebbe sensibilmente aiutare il singolo a mantenere il proprio peso corporeo sotto controllo.

Non c’è infatti alcun dato scientifico che giustifichi preoccupazioni per la salute di chi addotta un modello alimentare vegetariano, ma semmai è vero l’esatto contrario. I tentativi di far passare questa scelta alimentare come “rischiosa per la salute” risultano ormai facilmente smascherabili (grazie alla semplice navigazione sul sito http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/, il più vasto e aggiornato database bibliografico contenente informazioni sulla letteratura scientifica biomedica dal 1949 ad oggi) e semplicemente dequalificano la professionalità di chi li compie.

La riduzione dei costi sanitari del singolo e della società, attualmente assorbiti per la diagnosi e il trattamento delle malattie causate dalla dieta non sana adottata da gran parte dei cittadini italiani, permetterebbe di risparmiare risorse economiche da utilizzare per scopi ben più importanti e nobili, come ad esempio quelli di sostegno al lavoro, all’età infantile ed anziana, alla disabilità, all’istruzione.

Potremmo pagare i nostri parlamentari il doppio-triplo, se davvero capissero questa semplice equazione ed agissero di conseguenza! Mai denaro sarebbe meglio speso, mai risparmio sarebbe maggiore!

FONTI:

AdnKronos, Salute: allarme nutrizionisti, 20 mln italiani obesi nel 2025, 16 febbraio 2012

Obesità.it, Appello contro la dieta tisanoreica, febbraio 2012

Barnard ND, Scialli AR, Turner-McGrievy G, Lanou AJ, Glass J. The effects of a low-fat, plant-based dietary intervention on body weight, metabolism, and insulin sensitivity. Am J Med. 2005 Sep;118(9):991-7.

Berkow SE, Barnard N. Vegetarian diets and weight status. Nutr Rev. 2006 Apr;64(4):175-88.

Newby PK, Tucker KL, Wolk A. Risk of overweight and obesity among semivegetarian, lactovegetarian, and vegan women. Am J Clin Nutr. 2005 Jun;81(6):1267-74. Sabaté J, Wien M. Vegetarian diets and childhood obesity prevention. Am J Clin Nutr. 2010 May;91(5):1525S-1529S. Epub 2010 Mar 17.

Thedford K, Raj S. A vegetarian diet for weight management. J Am Diet Assoc. 2011 Jun;111(6):816-8.

Tonstad S, Butler T, Yan R, Fraser GE. Type of vegetarian diet, body weight, and prevalence of type 2 diabetes. Diabetes Care. 2009 May;32(5):791-6.

Turner-McGrievy GM, Barnard ND, Scialli AR, Lanou AJ. Effects of a low-fat vegan diet and a Step II diet on macro- and micronutrient intakes in overweight postmenopausal women. Nutrition. 2004 Sep;20(9):738-46.

Comunicato da SSNV:

http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=1256

http://www.scienzavegetariana.it/

La storia di Navarre il lupo

Lupo salvato da morte certa mangia dalle mani della donna che lo sta curando.

Articolo tratto da: Blogeko

Vi mostro un video davvero speciale. Un lupo salvato da morte certa – è stato recuperato mentre giaceva semiparalizzato in un torrente – mangia dalle mani di una donna che lo sta curando. E’ un lupo, un lupo selvatico: debilitato, ma – se riesce a mangiare – non è intontito e ha un po’ di energia.

Eppure il suo comportamento non accenna nè alla paura nè all’aggressività. Neanche un micro-ringhio mentre l’ “infermiera” del Centro Fauna di Monte Adone gli gira attorno: come se avesse capito che, nonostante gli aghi delle flebo e tutto il resto, gli umani, almeno per una volta, lo stanno aiutando e non vogliono fargli del male.

Peraltro a questo lupo, battezzato Navarre, gli uomini hanno fatto del male eccome. Quando è stato recuperato nel torrente, l’11 gennaio scorso nel Bolognese, aveva in corpo i pallini di diverse fucilate. Ma adesso parlano le immagini.

In sostanza. Quando il lupo è stato tirato fuori dall’acqua il suo cuore si è fermato. Forse (ma è una mia ipotesi) l’effetto dell’indispensabile iniezione di anestetico: in ogni caso non si poteva fare in nessun altro modo.

Rianimato con massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. Messo sotto flebo. Portato, per riscaldarlo, in una casa vicina, dove la gente si è fatta in quattro per lui. Poi trasferito al Centro Fauna in terapia intensiva: è qui che si svolge la scena del cibo.

Ancora, sottoposto a vari esami per individuare la causa della semiparalisi alle zampe posteriori: non le fucilate, ma una forma infiammatoria-infettiva ad un disco fra le vertebre della spina dorsale.

Ora l’animale viene sottoposto a varie terapie fra cui una seduta settimanale di agopuntura. Si legge sul sito del Centro fauna:

Pur non perdendo la fierezza e la riservatezza che contraddistinguono la specie, Navarre accetta con pazienza di essere curato, dimostrando giorno dopo giorno una forte tempra e una crescente voglia di vivere

Ha già ripreso a camminare, ma strada verso la guarigione è ancora lunga. Navarre è in una gabbia sorvegliata da telecamere (è un animale selvatico, non va disturbato). L’obiettivo è lasciarlo libero di nuovo.

FOTO

Su Repubblica così abbiamo salvato il lupo: l’inizio della storia, il recupero nel torrente

Sul sito del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone il seguito della vicenda: la storia di Navarre il lupo

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Fonte: Blogeko