Perchè sono diventato vegano

Perchè sono diventato vegano e perchè lo dovete diventare tutti!

Da macellaio ad attivista

La reazione di chi viene a sapere del mio passaggio ad una dieta vegana è ormai talmente prevedibile e standardizzata che mi sono anche stufato di esporre le mie argomentazioni a riguardo. In un mondo in cui il potere totalizzante dei grandi centri di produzione è giunto a livelli pazzeschi il vegano viene visto con compassione, le sue scelte sottolineate con malcelata ironia, le idee accolte da una scettica insofferenza. Sicuramente uno dei motivi principali di un simile atteggiamento è il disinteresse generalizzato che si constata quando si toccano determinate questioni. Basterebbero invece pochi minuti per documentarsi e concludere che spesso le nostre abitudini alimentari si basano sulla sofferenza e sulla MERDA che ci fanno mangiare. Io l’ho fatto, ed il quadro che ne viene fuori è desolante, davvero. Sono convinto che chiunque abbia un minimo di sensibilità e rispetto verso creature che qualcuno dice appartenere a Dio non potrà che essere toccato da ciò che segue.

Premesse: Il mercato richiede grandi quantità di carne, per soddisfare la domanda sono indispensabili gli allevamenti intensivi che favoriscono la nascita di potentissime lobby (produttori di mangimi, macellatori, salumifici, industrie dell’alimentazione) che condizionano fortemente le autorità politiche.

 – E’ ormai arcinota l’insalubrità di carne, pesce e derivati, il loro contenuto in diossina, antibiotici, cortisonici, erbicidi, ormoni (metà della produzione mondiale di antibiotici e’ destinata alla zootecnia) ed altri cocktail di farmaci utilizzati negli allevamenti intensivi per portare l’animale al massimo rendimento.

– I controlli? Meglio stendere un velo pietoso…solo di mangime zootecnico, in Italia, si consumano 20 milioni di tonnellate all’anno, la cui analisi richiederebbe uno stuolo di pubblici controllori. Per quanto riguarda gli animali, i polli sono controllati, in Italia, nella misura di uno ogni milione e i bovini sette ogni mille, in base ai dati ufficiali del Ministero della Sanità.

– Argomento salute: il consumo di carne con il 35% di incidenza è la prima causa della mortalità per cancro. Numerosi studi hanno evidenziato la stretta relazione esistente tra l’alimentazione a forte contenuto di grassi saturi di origine animale e l’insorgenza del cancro all’intestino e al retto. Inoltre ricerche dimostrano come i tumori del colon, del seno, della prostata, dell’utero e tanti altri abbiano un’incidenza pressoché nulla nei vegani e come vi sia una totale assenza di forme cancerogene all’apparato digerente. La dieta vegana può prevenire il 97% delle occlusioni coronariche, cardiopatia che in Italia è responsabile di 80.000 morti l’anno. Statistiche mediche hanno confutato come il diabete, trombosi, osteoporosi, artrite, malattie renali, obesità e ipertensione siano strettamente legate al consumo di carne ed affini, LATTE COMPRESO.

– L’inquinamento dovuto ai nitrati contenuti negli escrementi compromette le falde acquifere e contribuisce ad aggravare il problema dell’eutrofizzazione di fiumi e mari.

– Si piange ipocritamente per le migliaia di bimbi morti quotidianamente per la fame. Da un rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura negli U.S.A. risulta che “ricaviamo solo un chilogrammo di carne bovina per 16 chili di grano”. Considerate quante persone può sfamare un solo chilo di carne e quante invece se ne possono sfamare con 16 kg di grano!

– E’ provata la disonestà di tanti allevatori: risale al 1988 il grido di allarme che gli esperti veterinari avevano lanciato sull’uso massivo di farine animali e ormoni per la crescita. L’Italia è invece ad oggi il paese produttore numero uno di questi mangimi drogati e contronatura per i bovini erbivori, mangimi vietatissimi sin dal 1994. Si producono, si vendono e si utilizzano, tutto letteralmente sulla nostra pelle. Le statistiche dicono che in due allevamenti su tre le condizioni igieniche sono insufficienti, o peggio, e che in molti casi si utilizzano ancora le tanto discusse farine di origine animale. E poi gli allevatori fanno le barricate al Brennero, spergiurando sulla genuinità della carne nostrana! Salvo poi essere svergognati dalle decine di casi di “mucca pazza” made in Italy. Passo oltre, perché questi “signori” non meritano nemmeno il mio disprezzo. Ma quello su cui va puntato il dito è l’indicibile sofferenza che c’è dietro ogni banchetto a base di carne, pesce e prodotti di allevamenti intensivi in genere. Qualcosa di obbrobrioso, vomitevole, indegno di una società che vorrebbe definirsi civile. Mangiare carne è pascersi di sofferenza! Oggi il 41,5 % della spesa alimentare in Italia è costituito da carne; nel ‘94 nella sola Italia sono stati macellati 12.100.000 suini, 4.700.000 bovini, 8.550.000 tra ovini e caprini.

MACCHINE DA CARNE

Negli allevamenti intensivi i bovini vivono in condizioni fuori di ogni decenza. Stipati in spazi angusti, talvolta legati alla catena (pratica vietata dalla legge) l’unica attività che è permessa loro è quella di ingrassare, oppure di produrre latte con le mammelle martoriate da continui episodi di mastite, una malattia infiammatoria provocata dall’innaturale produzione della bianca bevanda. In ogni caso una prigionia che è solo una attesa della propria morte.

VIAGGIO VERSO LA MORTE

Le sofferenze per gli animali da allevamento hanno fine solo col loro abbattimento: ma anche il viaggio verso il macello è spesso fonte di notevoli supplizi, stipati in camion, soffrendo fame e sete, esposti alle intemperie ed ad un fortissimo stato di stress che libera ulteriori sostanze velenose nell’organismo. Ultimo strazio quello di assistere alla morte dei propri simili. Si tratta di animali superiori, perfettamente in grado di capire ciò che li sta aspettando. Vi chiedo di provare ad immaginare quanto terribile possa essere una tale consapevolezza.

CARNE BIANCA, ANZI ANEMICA

Ai vitelli da carne vengono inflitti veri e propri tormenti perché possano produrre quelle bistecche bianche e tenere (la mitica fettina) tanto richiesta dal mercato. Il vitello viene costretto in un box strettissimo, dove è impossibile per l’animale persino girarsi. I produttori devono assicurarsi che le mucche da latte abbiano una gravidanza ogni anno, per mantenere la lattazione. I piccoli vengono tolti alla madre subito dopo la nascita, un’esperienza che è tanto dolorosa per la mucca quanto terrificante per il vitello. Spesso la madre manifesta i propri sentimenti con incessanti richiami e muggiti, che durano per giorni dopo che le è stato tolto il piccolo. Ma in questo modo essa in poco tempo è nuovamente disponibile alla monta. Il vitello viene alimentato solo con latte scremato e mangime carente di ferro affinché le sue carni abbiano il grado di anemia desiderato. Fra gli individui tenuti in questa maniera sono diffuse polmoniti e diarree, sicché bisogna intervenire spesso con somministrazioni di farmaci. E solo dopo 6 mesi di calvario arrivano al macello, spesso con le zampe legate fra loro perché il sovrappeso li rende incapaci di camminare e le fratture deprezzerebbero la pregiata muscolatura della coscia. Chiaro o qualcuno finge ancora di non capire?? La carne bianca che si dà ai bimbi perché crescano meglio è carne di animali malati.

SOFFERENZA PER TUTTI

I bovini non sono certo gli unici animali allevati in condizioni terrificanti. I polli, ad esempio, sono nutriti nelle batterie con un mix di resti dei compagni già macellati, pesce e feci. Quando migliaia di polli sono costretti in poco spazio, raggruppati in cinque-sei per gabbia, molti di essi arrivano al cannibalismo, beccandosi furiosamente e ossessivamente l’un l’altro. Poiché un animale con la carne segnata dalle beccate è meno vendibile, gli allevatori hanno risolto il problema. Aumentando lo spazio? Troppo costoso: si preferisce asportare ai polli la parte terminale del becco con una lama rovente un’operazione assai dolorosa che non diminuisce certo l’aggressività degli animali impazziti, ma ne annulla gli effetti. Alimentato con un miscuglio agghiacciante di ormoni della crescita e di antibiotici aggiunti al mangime, un moderno pollo raggiunge la sua massima taglia in sole sei settimane, incrementando di 50 volte il peso che aveva alla nascita. A questo punto il volatile è così pesante da non potersi nemmeno reggersi sulle zampe: del resto non gli servirebbe a nulla, visto che è già pronto per il macello. Anche i maiali non se la passano bene nei paesi cosiddetti sviluppati, dove la zootecnia industriale detta legge. Buona parte dei suini viene fatta crescere in gabbie anguste, sicché i poveri animali passano il loro tempo a mordere ossessivamente le sbarre. Le scrofe gravide vengono messe in gabbie così strette da non permettere loro né di girarsi né di sdraiarsi. Queste particolari gabbie sono concepite in modo che il prolifico animale non schiacci i suoi piccoli, ma sono degli autentici strumenti di tortura e rendono il momento del parto tremendamente traumatico. E ci sono mattatoi dai quali transitano anche 2000 suini in una mattina. Quando gli inservienti applicano agli animali le pinze elettriche, non possono certo andare troppo per il sottile. Così, spesso gli animali finiscono ancora vivi nelle vasche di scottatura, dalle quali devono passare perché siano tolte loro le setole. Ecco a voi la tanto decantata braciola…

BUON APPETITO!

Il fegato grasso d’oca altro non è che l’organo malato di animali torturati. Si chiama steatosi epatica la patologia indotta nelle oche da una superalimentazione forzata. Per ottenerla bisogna ingozzarle per un periodo che va dalle 2 alle 4 settimane con una quantità giornaliera di cibo pari ad un quarto del loro peso. E’ come se ogni giorno un uomo di 80 chili fosse costretto a ingurgitarne 20 di spaghetti. Come? Con un imbuto alimentato da un motore elettrico, collegato a un tubo metallico infilato nell’esofago. Che produce lesioni, soffocamenti e fratture del collo. Il tutto in uno spazio di 3 metri quadri nel quale sono ammassati 20 animali. Per evitare che si feriscano tra loro, gli vengono tagliate le unghie e il becco, cosa che assicura loro altre sofferenze fino alla morte. Morte benigna, date le circostanze? Macché. Tanto per cominciare, sul nastro trasportatore che le conduce al patibolo le oche vedono tutto ciò che le aspetta. Ovvero: l’immersione in un bagno d’acqua elettrificata seguito dallo sgozzamento, al quale però spesso giungono ancora vive. Solo il 5-10 per cento di loro ha la buona sorte di morire a causa dello spappolamento del fegato. O di stress. Le femmine sono più fortunate: poiché il loro peso corporeo è inferiore a quello del maschio, dopo le covate vengono buttate vive in un tritacarne o soffocate in enormi sacchi. Per rifornire di foie gras il solo mercato italiano, nel ’96 questo martirio è toccato a 25mila oche.

UOVA, LATTE, FORMAGGI…

Anche la produzione di uova comporta la morte delle galline e dei pulcini maschi. Le galline vivrebbero quindici anni, ma negli allevamenti vengono sgozzate appena il numero di uova prodotte diminuisce (di solito a due anni) per diventare carne di seconda scelta. Chi consuma le uova incentiva quindi anche la produzione di carne, oltre che la morte e lo sfruttamento intensivo di questi animali. I pulcini maschi, inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire accatastati in grandi mucchi. Le galline sono sottoposte a intensi trattamenti di antibiotici per sopportare le durissime condizioni di vita alle quali sono sottoposte. Non va meglio per latte e formaggi, dove si accumulano tutti i veleni propinati ai bovini. Il formaggio nè in gran parte composto in gran parte da grassi, oltretutto quasi sempre viene prodotto con l’ utilizzo di caglio animale (un enzima che facilita l’addensamento del latte) ricavato dagli stomaci dei vitelli. Ebbene sì. Dietro ogni porzione di formaggio c’è un un vitellino squartato senza tanti complimenti. Il latte? Per anni ci hanno fatto credere fosse l’alimento per eccellenza. Ma pensateci un attimo: perchè dovrebbe essere adatto agli umani, se è prodotto da una mucca? Il latte contiene una quantità enorme di ormoni, utili al vitello per i suoi ritmi di crescita, ben maggiori di quelli di un umano. Non è ben chiaro (e qualcuno non vuole che lo diventi) l’effetto che una tale quantità di ormoni abbia nell’uomo.

LA MIA ESPERIENZA

Sono stato anch’io per moltissimi anni un accanito mangiatore di carne. Mi sono cibato di marciume, ignorando tutto ciò che c’era dietro, con grande compiacimento di chi mi proponeva in TV immagini bucoliche di verdi pascoli alpini e mucche con sorrisi a trentadue denti. Poi ho aperto gli occhi. Da un giorno all’altro ho chiuso con i cibi di origine animale. Risultato? Non è cambiato NULLA nella mia vita…hanno tentato di terrorizzarmi con presunte deficienze di calcio, proteine, ferro, vitamine. Tutte falsità. Faccio sport come e più di prima, le analisi del sangue dopo anni di veganesimo sono assolutamente perfette e sapere di non contribuire ad un tale vergogna mi fa stare meglio, molto meglio. Mangio comunque tante di quelle cose che di fame non morirò, di questo posso esserne certo. Anzi, ho capito due cose: primo, mangiamo molto più di quello che servirebbe con, lasciatemelo dire, una produzione da parte di tutti noi di mostruose quantità di feci, buone solo per inquinare l’acqua dei fiumi e dei mari che, inevitabilmente, prima o poi berremo! Secondo, la verdura può essere sorprendentemente gustosa…

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4 risposte a “Perchè sono diventato vegano

  1. Articoli come questi andrebbero affissi in tutte le scuole, affinché i giovani diventino consapevoli.
    E andrebbero affissi ovunque, non è mai troppo tardi per invertire la rotta, come dimostra l’autore di questa testimonianza.

  2. Armentano Angela

    Certo che se tutti i produttori di carne e pesci trattano gli animali come sopra scritto e’ bene
    diventare vegani Subito !!!

  3. arianna gambelli

    Un GRAZIE di cuore perchè mi ritrovo in tutto quello che hai scritto e, come te, sono stanca di dovermi giustificare con tutti.I vegani non sono nè malati nè fanatici.Bellissimo articolo!

  4. @ Angela

    I produttori di carne e pesce come vuoi che trattino gli animali? Come oggetti, come risorse rinnovabili, come cibo, non certo come esseri viventi e senzienti quali sono.
    E poi, anche ammesso che alcuni li trattino meglio rispetto a quelli che vivono nei lager degli allevamenti intensivi, sempre comunque destinati a venire uccisi per finire nel piatto sono. Non esiste un’uccisione più giusta o meno violenta di altre.
    Nessuno ci dà il diritto di sfruttare così le altre specie, i nostri simili.
    E’ bene diventare subito vegani!!!