Archivi del giorno: 22 aprile 2012

Scarti animali nei mangimi 68 indagati, 13 i veterinari

Le indagini della forestale sul giro d’affari da oltre 3 milioni di euro

Carcasse di animali morti, in decomposizione, uniti agli scarti di macelleria nel laboratorio degli orrori che da una parte produceva mangimi destinati agli allevamenti e alle industrie per la produzione di cibo per cani, dall’altra avrebbe dovuto smaltire i resti animali inadattati alla trasformazione, come intestini e le parti che dopo l’allarme mucca pazza sono state sottoposte a rigide procedure di controllo.

Tutte quelle che nello stabilimento, già sequestrato, venivano puntualmente disattese. Obiettivo: produrre e commercializzare il maggior quantitativo possibile di prodotto per mangime e feritlizzante, sfruttando la complicità dei veterinari, degli addetti ai macelli e di diverse ditte campane con cui l’organizzazione trafficava gli scarti animali.   E’ uno spaccato agghiacciante quello descritto dalla Guradia forestale che ha svelato il meccanismo della frode da 3,3 milioni di euro per la quale sono indagate 68 persone, tra i quali figurano 13 medici veterinari e un biologo.

Le indagini sono partite dalle emissioni maleodoranti provenienti dallo smaltimento di rifiuti pericolosi da parte della ditta Idrapo di Trani e dall’inchiesta è emerso che sottoprodotti e scarti di origine animale che dovevano essere smaltiti come rifiuti in realtà sarebbero finiti nella catena di trasformazione per produrre mangimi per animali e quindi nella catena alimentare.   Un provvedimento cautelare era già stato disposto dalla Procura di Trani nel 2010 nei confronti della Idrapo.

Dai controlli, emerse che l’impianto di lavorazione di scarti animali lavorava in assenza di autorizzazioni, in particolare di quella ambientale. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti finì il processo di trasformazione dei sottoprodotti di origine animale (Soa) per la produzione e il commercio di farine animali (i cosiddetti ‘ciccioli’) e dei grassi colati, impiegati per la formulazione di fertilizzanti. Si è scoperto così che le due linee di lavorazione – lo smaltimento delle carcasse e la produzione di farine animali – anziché restare distinte servivano invece ad alimentare la produzione destinata alla vendita.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al compimento di diversi reati quali il traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, frode in commercio, truffa aggravata, emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti, sino alla dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti. A carico di alcuni veterinari in servizio nei macelli è ipotizzato il reato di omissione in atti d’ufficio, perché con il loro comportamento avrebbero innescato le condotte illecite.

Secondo gli inquirenti a tenere le fila della frode erano le ditte ‘Idapro srl’ e ‘F.lli Cavaliere srl’, entrambe aziende leader nel Sud Italia per la raccolta, la trasformazione dei sottoprodotti di origine animale e successiva commercializzazione delle materie prime derivanti. Tra gli indagati, accusati anche di aver fatto miscelare gli scarti, ci sono gli amministratori di quattro società che nel periodo sotto inchiesta hanno gestito gli impianti di transito, vale a dire Ecospano snc di Bovino (Foggia), Tsa Sud srl di Francavilla Fontana (Brindisi), F.lli De Carlo snc di San Pietro in Lama (Lecce), Adriagrass srl di Silvi Marina (Teramo); nonchè dei macelli ‘Comunale’ di Foggia, della ditta Mescia Rocco & F.lli srl di Foggia, di Noicattaro (Bari), Conversano (Bari) e Fasano (Brindisi).

Nel periodo di indagine la Idapro ha immesso sul mercato 3.200 tonnellate di grasso, diretto all’alimentazione dei polli allevati in rilevanti realtà economiche del centro-nord Italia, in Albania. Alcune partite erano dirette ad allevamenti spagnoli, gli unici ad accorgersi della pessima qualità della materia prima fornitagli. Inoltre, sono state vendute, come fertilizzante, 5.000 tonnellate di farine animali dirette a diverse aziende del sud Italia e, la stragrande maggioranza, esportate in Vietnam per usi alquanto dubbi. Gli investigatori hanno anche acclarato un ulteriore traffico intrattenuto con altri ‘colatori’ di aziende di trasformazione di ‘Soa’ campane.

Il giro di fatture inesistenti ammonterebbe invece a circa 480.000 euro.   “Circa il profilo del pericolo per la salute umana e animale derivante dall’immissione di queste materie nel ciclo vitale – spiegano dalla forestale – si può affermare che una mediata pericolosità esisterebbe, secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica fonte di ispirazione della normativa comunitaria, pur non essendo ancora circoscrivibile e definibile in quanto trattasi di matrici biologiche per le quali occorrono.

 ulteriori approfondimenti“. (Repubblica – 18 aprile 2012)

Fonte: Vigilanzambientale.it

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Siamo vegani, animalisti ultrà

Siamo vegani, animalisti ultrà

Sono sempre di più anche in provincia coloro che non mangiano e non indossano prodotti di origine animale

Rimini. Buongustai cresciuti col mito della rustida, tremate. Via la carne dalle tavole romagnole, ma anche pesce, uova, latte e derivati. Potrebbe suonare quasi come una bestemmia pronunciato nella terra della “pieda se parsot”, eppure sono sempre di più le persone che, anche a Rimini, decidono di rinunciare per sempre ai prodotti di origine animale. Li chiamano vegani, o più semplicemente vegan, vegetariani all’ennesima potenza che, al di là di una scelta tutta salutista, hanno deciso di sposare la causa animalista a trecentosessanta gradi. Che in soldoni significa: stop a qualunque prodotto, non solo di genere alimentare, la cui realizzazione implichi lo sfruttamento diretto o indiretto di animali.

Una scelta di vita, una filosofia, per qualcun altro quasi una religione. In Italia, secondo Eurispes 2011, i vegani sarebbero circa 400mila, ovvero quasi il 10% dei vegetariani che nel Belpaese sfiorano ormai i cinque milioni. E a Rimini? Difficile tracciare un censimento obiettivo (si parla di quasi un migliaio persone), anche perché ancora non esiste una vera e propria corporazione radicata sul territorio.

Tra le piccole associazioni animaliste, impegnate a sensibilizzare anche sulla filosofia vegana, c’è sicuramente Animal Freedom.“Noi siamo circa una decina, tutti vegani”, spiega il presidente, Lorenza Cevoli, una di quelle toste, che ha sposato la causa da quasi vent’anni. “Sì, prima mangiavo anche io la carne”, racconta. “Poi ho aperto gli occhi, ho scoperto tutta la crudeltà che si nasconde dietro le nostre abitudini alimentari. Oggi non indosso più nemmeno vestiti in lana o con rifiniture in pelle”.

Ma, attenzione, occhio a non fare la solita battutaccia della mensa ospedaliera: sapori e odori, dicono loro, non hanno nulla da invidiare a quelli della cucina tradizionale. “Guardi, non è che noi vegani mangiamo solo minestrina e insalata”, ribatte la Cevoli. “Io sono un’ottima forchetta, a casa rivisito tutti i piatti romagnoli in chiave vegan: grazie al seitan, non rinuncio nemmeno alle tagliatelle col ragù. Le lasagne? Beh, per fare la besciamella basta usare il latte di soia. E se sentisse i miei dolci…”. Più dura, certo, districarsi fuori dalle mura domestiche.

Detto che un’insalatona mista non te la nega neppure la più “carnivora” delle osterie romagnole, è altrettanto vero che a Rimini di ristoranti vegetariani non se ne vedono. Figuriamoci poi vegani. “E’ una vergogna – tuona – che non esistano ristoranti veg, specie d’estate con tutto quel turismo…. Per non parlare delle varie mense, soprattutto negli asili”. In centro storico c’è Un punto Macrobiotico che, a parte l’utilizzo del pesce, si avvicina molto alla filosofia vegan.

Ampia scelta di piatti vegetariani si possono trovare anche al MiMama, La Bussola e, all’ora di pranzo, a L’Angolo Divino nel Borgo San Giuliano. E se apre qualche nuovo ristorante c’è sempre facebook: sul gruppo “Vegani riviera adriatica”, si chiacchiera spesso anche di cucina. Mette tutti d’accordo il Bio’s Cafè di via Bramante che, davanti al forno, schiera persino un pizzaiolo 100% veg.

Gaspare Leonessa, 50 anni da compiere, ha imparato a prendere per la gola anche i palati più esigenti, maneggiando salumi vegetali, panna di soia e crema di carote per rivisitare le pizze della tradizione. “Non vengono solo vegani, chiaro. Però ce ne sono diversi, per fortuna. Mi chiedono, fanno domande sui piatti, sono molto più curiosi rispetto agli altri”. Insomma, gente che ama anche la buona cucina. “Rispettiamo gli animali, ma anche noi piace mangiare bene Andiamo al ristorante, in discoteca e a fare gli aperitivi, come tutti. E se solo ci fosse un po’ più scelta…”.

Fonte:
http://www.nqnews.it/news/135356/Siamo_vegani__animalisti_ultr%C3%A0_.html