Archivi del mese: luglio 2012

Fucilati all’alba in un campo di grano in una calda giornata d’estate

Alla periferia di Novara Rione Bicocca (casc. Farzà) dalle ore 6 di sabato mattina 28 luglio 2012 alcune decine di colombi, accusati di essere troppi, sono stati giustiziati, senza che potessero appellarsi o ricorrere.

Sono stati abbattuti secondo il piano redatto dalla Provincia, in vigore fino a fine anno, il quale prevede l’intervento degli armigeri a seguito di una semplice telefonata fatta da un qualsiasi segnalatore. Il piano attuato dalla Provincia oltre ad essere crudele è assolutamente inutile. Ben altri dovrebbero essere i metodi per favorire la riduzione numerica della specie, ben lungi da  metodi degni di un lontano neolitico. Anche quest’anno, come tre anni fa, nello stesso luogo i colombi morti non sono stati raccolti e quelli feriti sono stati lasciati agonizzare nel campo.

I volontari della LAC hanno raccolto il giorno dopo, domenica, ben 19 colombi morti e soccorso 3 colombi feriti lasciati a morire di stenti. . Eppure la Regione Piemonte, già dal 1988, aveva emanato le linee guida per il controllo della specie colombo, direttive sempre disattese. Se già allora fossero state applicate, il fenomeno della proliferazione dei colombi oggi sarebbe molto, molto contenuto.  Molto più efficace sarebbe l’occlusione dei siti di nidificazione e l’applicazione di dissuasori.

I Comuni dovrebbero introdurre l’obbligo, quando si richiede una licenza edilizia, di portare gli accorgimenti atti ad impedire la nidificazione negli anfratti e nei sottotetti delle case in ristrutturazione, di mettere dissuasori negli edifici e monumenti. E poi costruire in zone della città colombaie dove vengono sistematicamente sostituite le uova con quelle finte (quest’ultimo metodo è applicato con successo a Bressanone). Questi sono alcuni interventi che si possono fare che consentirebbero di avere dopo un certo periodo ottimi risultati duraturi, contrariamente all’uso del fucile che serve solo ad avere un risultato immediato, ma inefficace nel tempo. Oltre a far soffrire gli animali, se non si eliminano le cause del loro aumento, ben presto gli individui giustiziati verranno rimpiazzati da altri individui e da nuovi nati.

La LAC sta preparando una denuncia da presentare all’Autorità Giudiziaria per il reato di maltrattamento degli animali. Lasciare degli animali feriti ad agonizzare per giorni e morire di stenti integra violazione dell’art. 544 ter del Codice Penale. Ora la Provincia  sospenda il piano in atto ed esoneri chi ha dimostrato tanta incuria e superficialità nell’attuarlo.

COMUNICATO STAMPA

Torino 30 Luglio
LAC  Lega per l’abolizione della caccia
O.N.L.U.S.  Sezione Piemonte Via Ormea 24  – 10125 Torino
tel. /fax  011 6504544
e-mail: lacpiemonte@abolizionecaccia.it
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LAC Piemonte  Il Presidente Roberto Piana
Info cell:  338 3017622

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La FAO si allea con l’industria zootecnica

Gli allevatori e la FAO cercano di far credere che gli allevamenti non siano poi così dannosi per l’ambiente.

E’ stato annunciato questo mese, luglio 2012, l’ultimo progetto della FAO per sostenere il consumo di carne: la creazione di una partnership con gli allevatori, chiamata “Livestock Partnership”, per “migliorare le prestazioni ambientali del settore zootecnico”, e fare da “guida” nelle valutazioni di impatto ambientale e loro conseguenti applicazioni.

Dietro queste parole si nasconde in realtà il tentativo di difendere gli interessi economici dell’industria zootecnica. Infatti, essendo ormai noti a tutti i dati scientifici che individuano nel settore dell’allevamento uno dei maggiori (se non IL maggiore) responsabili dell’impatto ambientale in generale e dell’emissione di gas serra in particolare, la FAO intende difendere la zootecnia fornendo ai consumatori e alle istituzioni dei dati NON determinati da esperti di impatto ambientale super-partes, ma dalla Livestock Partenership, formata sostanzialmente da industrie zootecniche e da organismi che le rappresentano o sono ad esse vicine.

Tra i membri fondatori di questa partenership troviamo infatti: il Segretariato Internazionale della Carne, la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari, la Commissione Internazionale sulla Uova, il Consiglio Internazionale sul Pollame, i governi di Francia, Irlanda, Paesi Bassi e Nuova Zelanda (quattro tra i maggiori produttori di carne) e, in un maldestro tentativo di far vedere che anche la parte “ambientalista” è rappresentata, troviamo anche il WWF, associazione che non ha mai preso il minimo impegno per far diminuire i consumi di carne, unico vero modo per ridurre l’impatto della produzione di cibo animale. Anzi, il vicepresidente del WWF, Jason Clay presiede la “tavola rotonda per il manzo sostenibile”, una contraddizione in termini.

Riportiamo a commento di questa notizia un articolo di Robert Goodland, per anni consulente della Banca Mondiale, che spiega come l’unica vera possibilità di far diminuire l’impatto ambientale degli allevamenti sia quella di diminuire il più possibile gli allevamenti stessi, e come l’unica speranza per contrastare in tempi brevi il riscaldamento globale sia di spostare la nostra alimentazione verso una dieta a base vegetale. E per far questo non servono i governi, non servono leggi, non servono infrastrutture, non serve aspettare anni: basta cambiare quello che mettiamo nel carrello della spesa, fin da subito.

Riscaldamento globale e collusione tra l’industria zootenica e la FAO di Robert Goodland

Lo scorso anno è stato il più caldo mai registrato negli Stati Uniti, con temperature record in tutto il paese la settimana scorsa, che hanno provocato almeno 52 morti e causato problemi anche agli animali d’allevamento. In effetti, gli animali d’allevamento non solo subiscono danni dal riscaldamento globale, ma l’allevamento stesso causa circa il 18% dell’emissione globale di gas serra, secondo il reporti “La lunga ombra del bestiame”, emesso nel 2006 dagli specialisti in zootecnia della FAO (i quali di solito promuovo gli allevamenti stessi).

Al contrario, gli specialisti in questioni ambientali impiegati da altre due agenzie delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale e l’International Finance Corporation, hanno sviluppato una valutazione, ampiamente citata, dalla quale appare che  almeno il 51% dei gas serra causati dalle attività umane è attribuibile al bestiame. Io sono uno di questi specialisti.

Ci si potrebbe aspettare che la FAO lavori oggettivamente per determinare se la cifra reale sia più vicina al 18% o al 51%. Al contrario, Frank Mitloehner, noto per la sua affermazione che il 18% sia una stima troppo alta da utilizzare negli Stati Uniti,  la scorsa settimana è stato nominato direttore di una nuova partnership tra l’industria della carne e la FAO, la Livestock Partnership.

I nuovi partner della FAO includono il Segretariato Internazionale della Carne e la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari. Il loro obiettivo dichiarato è quello di “valutare le prestazioni ambientali del settore zootecnico” e “migliorare tali prestazioni”, partendo con un programma triennale per stabilire “metodi e linee guida”.

Eppure, secondo il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (IPCC) e l’ Agenzia Internazionale per l’Energia, entro cinque anni il livello di gas serra potrebbe aumentare a livelli catastrofici e irreversibili se non si fa nulla per cambiare le cose.

La nuova partnership assume che la produzione di carne nel mondo diventerà “più del doppio” dal 1999 al 2050. Ma l’International Food Policy Research Institute ha illustrato uno scenario in cui la produzione di carne diminuirà almeno fino al 2030. Alcune autorità sul tema dei cambiamenti climatici come Lord Nicholas Stern, autore dello Stern Review sull’economia del cambiamento climatico, e Rajendra Pachauri, presidente dell’IPCC, hanno raccomandato l’alimentazione vegetariane per invertire il corso dei cambiamenti climatici.

La nuova partnership della FAO non è proprio una sorpresa, dato che i suoi specialisti in zootecnia si sono impegnati in vari modi per invertire la percezione comune che il report “La lunga ombra del bestiame” consigliasse di diminuire il consumo di carne.  Ad esempio, il suo autore principale e co-autore, ha scritto in seguito altri articoli per invitare a un aumento degli allevamenti intensivi, non a una diminuzione, e ha indicato che non si devono porre limiti al consumo si carne.

Eppure, “La lunga ombra del bestiame” può non essere approvato in modo uniforme da tutta la FAO, dato che la FAO ha invitato Jeff Anhang e me a presentare la nostra analisi prima al loro quartier generale a Roma e poi a Berlino.

Lo scopo fondamentale della FAO è di “promuovere il benessere comune” in un “forum neutrale”. Tuttavia, la nuova partnership della FAO include solo quattro paesi ricchi e nessun paese povero. L’ex direttore generale della International Livestock Research Institute (ILRI), che promuove normalmente la zootecnia, ha espresso preoccupazione per gli effetti degli allevamenti intensivi sulle popolazioni povere – dicendo che gli animali degli allevamenti intensivi vengono nutriti coi cereali “che invece potrebbero nutrire le persone”.

L’allevamento industriale è stato criticato anche da un co-autore di “La lunga ombra del bestiame”, Cornelius De Haan, quando ricopriva il ruolo di autore principale del report sul settore zootecnico della Banca Mondiale, nel 2001. Tale report fissava l’impatto negativo degli allevamenti a un livello inferiore rispetto al dossier “La lunga ombra del bestiame” – eppure la strategia della Banca Mondiale raccomanda che le istituzioni “evitino di finanziare sistemi dall’allevamento commerciali su larga scala basati sul consumo di cereali e la produzione industriale di latte, carne di maiale e pollame”.

Al contrario, l’obiettivo dichiarato di Frank Mitloehner, presidente della nuova partnership della FAO, è quello di promuovere l’allevamento intensivo.

Una nuovo rapporto dell’ILRI conclude che “il bestiame è di nuovo nell’agenda globale” e che un aumento della produttività deve provenire da sistemi “intensificati”.  Un vide rivela la pressione sui ricercatori per ottenere il sostegno alle conclsuioni predeterminate dall’ILRI; nel video, il nuovo direttore generale afferma: “Come possiamo aumentare l’importanza della zootecnia? […] Nel passato, non siamo stati abbastanza attenti alla questione dei consumi nelle aree urbane. […] Una buona parte delle critiche negative alla zootecnia riguardano il suo contributo all’emissione di gas serra e la sua impronta ecologica molto alta – quindi dobbiamo sviluppare risposte più forti a queste sfide”.

Le evidenze mostrano che l’ILRI può temere l’accettazione pubblica della nostra valutazione, ampiamente citata, che dimostra che l’allevamento è responsabile di almeno il 51% delle emissioni di gas serra causate dall’uomo.  L’ILRI era così preoccupato dell’accetazione di questo valore del 51% da sollevare la questione nel suo meeting annuale del 2010 prima, durante e dopo il meeting: ne è risultato che la percentuale di partecipanti che accettava tale risultato è aumentata dall’1,5% prima del meeting al 7,5% dopo.

Il report “La lunga ombra del bestiame” ha sottovalutato di molto la quantità di terreno usata per l’allevamento e la produzione di mangimi, stimandola a un 30% del totale delle terre emerse, mentre l’IRLI porta questa stima al 45%. Altre mancanze del dossier FAO possono essere dovute al fatto che i suoi autori sono specialisti in zootenica – mentre le buone pratiche internazionali per la valutazione dell’impatto ambientale indicano che i progetti che implicano impatti ambientali significativi (com’è appunto il caso dell’allevamento e coltivazione di mangimi) devono essere valutati da specialisti sull’impatto ambientale.

Il fattore chiave che spiega la differenza tra i due valori, 18% e 51%, sta nel fatto che il secondo tiene conto di come la crescita esponenziale nella produzone zootecnica (che ad oggi conta oltre 60 miliardi di animali allevati ogni anno), accompagnata dalla deforestazione su larga scala e dagli incendi delle foreste, abbia causato una drammatica diminuzione della capacità fotosintetica della Terra, assieme a un aumento sempre maggiore della volatilizzazione del carbonio del suolo.

L’agricoltura è un’attività che per sua natura avviene all’aria aperta, e questo la espone a un maggior rischio alle emeissioni di gas serra dovute all’allevamento, più di qualsiasi altro settore dell’industria. Quindi i leader dell’industria alimentare hanno un forte incentivo commerciale a ridurre queste emissioni.

Mentre la FAO e l’ILRI sostengono che milioni di poveri non hanno altra alternativa all’allevamento di animali per la propria sussistenza, decine di milioni di animali allevati da queste persone sono morti negli ultimi anni a causa di disastri climatici. Continuare ad allevare altri animali li metterebbe a rischio di fare la stessa fine.

Invece, sostituire almeno un quarto dei prodotti animali consumati oggi con alternative migliori a base vegetale ridurebbe le emissioni e consentirebbe alle foreste di rinnovarsi su vaste aree, ed esse potrebbero assorbire gli eccessi di carbonio in atmosfera e ridurli a un livello di sicurezza. Questo può essere il solo modo pragmatico per fermare i cambiamenti climatici nel poco tempo che rimane, vale a dire nei prossimi cinque anni.

Per modificare le infrastrutture per la produzione di energia, passando ad energie rinnovabili, servirebbero almeno 20 anni e 18 mila miliardi di dollari.

Nutrirsi di prodotti vegetali anziché animali, invece, non richiede investimenti né tempo. I consumatori possono farlo già oggi.

Fonte:

Robert Goodland, Record heat spiked by collusion between the meat industry and FAO, 11 luglio 2012

Si ringraziano Jeff Anhang e Robert Goodland per la gentile concessione di tradurre e ripubblicare questo articolo.

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http://www.scienzavegetariana.it

“Mini Vegan Festival” Costacciaro (PG)

Dal 24 al 26 agosto 2012

Per la prima volta nel Comune di Costacciaro (PG), immersi nel Parco del Monte Cucco, avrà luogo dal 24 al 26 agosto il “Mini Vegan Festival”, un’iniziativa promossa dall’Associazione “Per Animalia Veritas” che si occupa della tutela dei diritti degli animali, legislazione di settore e impatto sociale degli attuali standard di alimentazione.

L’evento, che vedrà la partecipazone di altre importanti Associazioni animaliste, prevede tre giorni di attività ed interventi di approfondimento volti ad informare in merito all’attuale condizione animale nel nostro paese e all’estero con particolare riferimento alle leggi sulle razze canine pericolose e alle normative che regolano la vita degli animali da reddito.

Non mancheranno attività ludiche, escursioni, relax in piscina e cibi sani “vegani”, ovvero senza utilizzo di prodotti di derivazione animale forniti dall’azienda “Muscolo di Grano”, il tutto con possibilità di campeggio.

Sabato sera è in programma presso il Pub “La Caciara” una cena benefit, preparata da “La Veganeria”, il cui ricavato sarà devoluto alla “Fattoria della Pace Ippoasi”, sita a Marina di Pisa, che si occupa del recupero degli animali da reddito riscattati.

Per informazioni:
info@peranimaliaveritas.org
telefono +39 3662790984.

Manifestazione Internazionale contro la vivisezione

Udine – 29 settembre 2012 Piazza I Maggio

La nostra battaglia per chiedere la chiusura di Harlan Laboratories e la fine della vivisezione partirà con un grande corteo per le strade di Udine, il 29 settembre 2012.

Il programma dettagliato della manifestazione:

Ore 14:00  Ritrovo manifestanti in piazza Primo Maggio

Ore 15,00  Partenza del corteo e giro per il centro di Udine

Ore 16:30  Arrivo del corteo in piazza della Libertà e conferenza presso la Lioggia del Lionello, adiacente a Piazza della Libertà  “Harlan, multinazionale della vivisezione: le ragioni del NO” con Massimo Tettamanti, chimico ambientale e criminologo forense, coordinatore per l’Europa dell’International Center for Alternatives in Research and Education, responsabile nazionale riabilitazione animali da laboratorio.

ORE 18,30  Concerto nel piazzale del castello con: Mig 29 Over Disneyland, Uneven, PNG, Borderline, Skyline

Durante la manifestazione saranno presenti tavoli informativi della Lav, Imperatrice Nuda e Oipa. La Leal attraverso l’iniziativa popolare Stop Vivisection raccoglierà le firme per riportare la direttiva 2010/63/UE (approvata nel settembre 2010) in discussione al Parlamento Europeo.

Pullman da MO-BO-FE per Udine:
http://www.facebook.com/events/473104442714837/

Pullman da VA-MI-BG-BS per Udine:
http://www.facebook.com/events/345585942185872/

Pullman dalla Puglia per Udine:
http://www.facebook.com/events/340138256070994/

Pullman da Roma per Udine:
https://www.facebook.com/events/211249652334445/

Pullman da Napoli per Udine:
http://www.facebook.com/events/140634212742755/

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Evento Facebook:
http://www.facebook.com/#!/events/397127570350450/

 

In arrivo all’Ippoasi beagle di Green Hill

Per la prossima settimana è previsto l’arrivo all’Ippoasi di circa 20 cuccioli dal lager di Montichiari.

Nonostante la situazione difficile in cui ci troviamo, non potevamo tirarci indietro in questa enorme operazione di reinserimento, egregiamente condotta dall’associazione VitaDaCani Onlus con la quale da sempre collaboriamo. Per far questo però abbiamo bisogno del supporto di volontari e sostenitori, vista l’enorme mole di lavoro che ci impegna ogni giorno per accudire i 70 animali già ospiti del rifugio.

COME POTETE AIUTARCI:

VOLONTARIATO: dedicando qualche ora per la gestione e la cura dei cani che verranno affidati temporaneamente all’Ippoasi.

SOSTEGNO MATERIALE: per l’alimentazione servono pasta, riso e verdure da accompagnare alle crocchette VEGANE che acquisteremo direttamente noi. Vi preghiamo di non portare nessun altro tipo di alimento.

SOSTEGNO ECONOMICO: prevediamo una spesa di circa 500,00 euro per creare un ambiente accogliente e sicuro apposito per i cuccioli; una spesa di circa 50,00 euro a settimana per l’acquisto delle crocchette VEGANE; una spesa per la riabilitazione e le cure dei cuccioli difficile da quantificare, ma purtroppo certa.

AFFIDI: i cani sono in cerca di una casa, ma soprattutto di persone disposte a fare un gesto d’amore verso dei cuccioli provenienti da una situazione di estremo disagio. I cani avranno bisogno di cure e attenzioni particolari come indicato sul sito www.vitadacani.org.

DATA L’ESPERIENZA PREGRESSA PER IL REINSERIMENTO DEI BEAGLE DEL LAGER MORINI (2010) DIFFIDIAMO CHIUNQUE ABBIA UNO SCOPO DIVERSO DA QUELLO SOPRA DESCRITTO (CACCIATORI IN PRIMIS) A CONTATTARCI.

Se riusciremo a creare un bel gruppo di lavoro ci potremo permettere anche di accoglierne altri.

ATTENDIAMO FIDUCIOSI UN VOSTRO GESTO D’AMORE E DI SOLIDARIETÀ.

È PREVISTA PER DOMENICA PROSSIMA, 30 LUGLIO, ALLE ORE 17:00 AL RIFUGIO, UNA RIUNIONE DEI VOLONTARI. COMUNICATECI LA VOSTRA PRESENZA AL PIÙ PRESTO!

Per contattarci:
3897629476 – sostegno@ippoasi.org

Indirizzo:
Via Scoglio della Meloria, 55 56128 Marina di Pisa (PI)

Per donazioni:
Banca Popolare Etica – c/c intestato a Fattoria della Pace Ippoasi IBAN: IT56B0501802800000000131885

carta postepay intestata a Gloria Botteghi – n° 4023600458347632
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Fattoria della Pace IPPOASI Onlus
Via Scoglio della Meloria, 55
56128 Marina di Pisa (PI)
info@ippoasi.org  
Tel. 0509335360 – 3332279002 – 3387980277

www.ippoasi.org

Lo sterminio degli scoiattoli grigi

Lo sterminio degli scoiattoli grigi passa anche dalla Provincia di Milano

Decisa oggi in Consiglio provinciale l’adesione al progetto dell’Unione Europea di eradicazione dello scoiattolo grigio dalla Lombardia.

Il piano prevede, in periodo di crisi economica, l’investimento di quasi 2 milioni di euro (1.930.000) per eliminare lo scoiattolo grigio (sciurus carolinensis) nelle Regioni Lombardia, Piemonte e Liguria. I metodi previsti per l’eliminazione degli scoiattoli grigi, una volta catturati, sono cruenti (avvelenamento con topicidi, inalazione di gas, rottura del collo, pallottole di fucile).

“Una scelta eticamente inaccettabile e oltretutto inefficace anche ipotizzando di eliminare tutti gli esemplari – afferma Pietro Mezzi, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Provincia di Milano, che ha votato contro il provvedimento – se non se ne impedisce l’allevamento, l’importazione e la vendita”.

“L’eradicazione dello scoiattolo grigio così come prospettata ora da Unione Europea, Ministero dell’Ambiente e Regioni Lombardia, Piemonte e Liguria è mortificante dal punto di vista etico ma clamorosamente errata anche dal punto di vista scientifico”, attacca il presidente di Gaia Animali & Ambiente, Edgar Meyer. “Si spendono quasi 2 milioni di euro per lo sterminio ma non si vieta la commercializzazione della specie! Lo scoiattolo grigio è in Europa perché qualcuno l’ha comprato, portato in Italia e rilasciato sul territorio. Ora si pensa di sterminarlo ma si permette l’importazione, l’allevamento e la commercializzazione. I classici soldi buttati nel cesso”.

“Come sempre, le alternative ci sono, basta volerle cercare – continua Pietro Mezzi – e sono state indicate da varie associazioni come Gaia. La strada era semplice: sospendere il provvedimento – come è stato fatto in Piemonte e in Liguria, le altre regioni coinvolte assieme alla Lombardia – farsi promotori in Italia e presso l’Unione Europea di leggi che vietino l’allevamento e la commercializzazione di questi animali e, soprattutto, avviare le opportune ricerche per individuare metodologie di controllo demografico alternativo non cruente, quali il controllo della fertilità o le esche anticoncezionali. Ricerche da finanziare con le risorse destinate alla “eradicazione”.

“La richiesta del mondo del volontariato per i diritti animali”, conclude Meyer, è di investire i tanti soldi previsti NON in piani di sterminio MA in piani di studio per il controllo demografico non cruento della popolazione di scoiattolo grigio. Non siamo più nel Medioevo. Siamo per la tutela della biodiversità nel rispetto della tutela della vita”.

COMUNICATO STAMPA – Milano, 26 luglio 2012

Gaia, animali & ambiente Onlus
Corso Garibaldi, 11 – 20121 Milano
Tel/fax: 02.86463111
segreteria.gaia@fastwebnet.it
www.gaiaitalia.it

In affido i cani di Green Hill

Questa è la notizia che tutti volevamo e per cui abbiamo lottato a lungo: non è ancora scritta la parola fine sul capitolo Green Hill, ma adesso 2.500 prigionieri possono varcare la soglia del lager e costruirsi una nuova vita! Aiutaci a liberarli da quelle gabbie!

Per i beagle di Green Hill è stata infatti firmata la “scarcerazione” dalla Procura. La custodia passa in mano a Lav e Legambiente, in quanto firmatari dell’ultimo esposto in ordine di tempo che ha portato al sequestro.

Purtroppo per il momento si tratta solo di “affidi temporanei” in quanto l’allevamento non è ancora sottoposto a sequestro definitivo, ma è importante fare uscire il prima possibile il maggior numero di cani da quel lager e dare loro la possibilità di dormire sonni tranquilli!

Si tratta di cani che hanno vissuto sempre in gabbia, con luce artificiale, senza un serio contatto umano. Per cui sono cani da gestire con particolare attenzione. A tutti coloro che si offriranno verrà fornito un “protocollo” di gestione di animali recuperati da laboratori di vivisezione, stilato e distribuito dall’associazione con più esperienza nel campo:
VitaDaCani Onlus *
www.vitadacani.org *

COSA FARE DUNQUE?

Invitiamo chiunque vuole un cane di Green Hill in affido a scrivere inviando l’apposito formulario compilato in tutte le sue parti alla seguente mail:
adozionicontrogreenhill@gmail.com

SCARICA IL MODULO DA COMPILARE
www.fermaregreenhill.net/wp/wp-content/uploads/Modulo-richiesta-affidogh2.doc

LEGGI IL CONTRATTO DI AFFIDO CHE DOVRAI FIRMARE
www.fermaregreenhill.net/wp/wp-content/uploads/42924_Contratto_affido.pdf

LEGGETE BENE TUTTO!

Avere un cane non lo si fa perché si tratta di un caso nazionale, ma per prendersene cura! Siatene coscienti. Vi invitiamo a leggere bene i documenti che dovete scaricare, in cui trovate alcune indicazioni sull’affido e sulle necessità di questi cani.

Un grazie enorme a tutti coloro che ci hanno seguiti in questo sogno e in questa lotta iniziata nell-aprile di due anni fà. Non è ancora finita, è stata lunga e c’è ancora molto da fare, ma intanto possiamo dire finalmente insieme: TUTTI LIBERI!

Contro lo specismo – per la liberazione animale,
Coordinamento Fermare Green Hill

www.fermaregreenhill.net