Una visita allo zoo

Aveva promesso di portarlo a vedere la scimietta, il leone, la tigre e gli altri animali, il rinoceronte, l’orso, l’elefante, che aveva visto solo nei cartoni animati e nei filmati della televisione.

C’era una gran folla quella domenica mattina allo zoo, e tanti bambini, il sole e un’aria festosa, e chi comprava le noccioline per le giraffe e l’elefante, chi i palloncini colorati che un venditore offriva, chi si metteva in fila per carezzare il cucciolo di un leone che un uomo teneva in braccio. Ma mentre lui e il bambino, tenendosi per mano si spostavano da una gabbia all’altra, pensò: come sono tristi, oggi, gli animali dello zoo, e tutti, proprio tutti, come si annoiano!

Si erano fermati davanti alla gabbia della tigre e del leone. Com’erano bellì! Doveva essere terribile, una cosa inimmaginabile, ripetere su e giù, nello spazio ristretto, per mesi, per anni, sempre gli stessi passi. Un’animale, ancor più di un uomo, in quelle condizioni deve desiderare solo di morire. In un uomo, nei più segreti recessi della sua anima, cova sempre la speranza, anche nei casi più disperati, che tutto possa cambiare per un’evento imprevedibile. Ma un animale quale evento può immaginare?

Un animale vive solo nel presente, per lui il presente è eterno, è l’eternità. Ma forse gli animali dello zoo quel giorno non erano solo annoiati, erano disperati e volevano morire. Aveva pensato che si annoiavano perché tutti, proprio tutti, sbadigliavano. Sbadigliava il leone e sbadigliava la tigre nella gabbia accanto, sbadigliava nel suo laghetto l’ippopotamo e pareva volesse inghiottire il mondo intero in uno sbadiglio, sbadigliava l’elefante alzando la proboscide, sbadigliavano le scimmie mostrando le gengive rosa e i denti gialli, sbadigliavano tutti, disperati e col desiderio di morire.

Quando lui e il bambino si erano avvicinati alla gabbia del leone e della tigre, il nobile portamento e l’altera occhiata distratta che li aveva raggiunti, li avevano intimoriti. E lui come si era sentito vile, meschino, davanti alla dignità e alla bellezza dei due animali, così pieni di forza e di splendore e così umiliati dietro le sbarre!

Avrebbe voluto che anche il bambino se ne rendesse conto, ma il bambino c’era arrivato da solo, perché aveva pronunciato non parole di meraviglia, guardando i due animali, ne aveva gridato di entusiasmo come gli altri bambini che s’erano avvicinati alle gabbie, ma aveva detto, alzando gli occhi verso di lui, solo una parola: andiamocene!

Raffaele La Capria

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Una risposta a “Una visita allo zoo

  1. Già.
    Bello questo racconto.
    L’ultima volta che sono entrata in uno zoo (che ora qui a Roma chiamano Bioparco, come se la semplice modifica di un termine possa cambiare la realtà delle cose) è stata qualche annetto fa. Volevo vedere con i miei occhi le condizioni in cui vengono fatti vivere gli animali. Ovviamente ne sono uscita distrutta. Certo, non ci sono più le gabbiette piccole di una volta, ma sono sempre comunque prigionieri e costretti a vivere in un habitat (e in un clima!) diverso. In particolare mi hanno fatto un’enorme pena i gorilla ed i grandi felini. Ed è vero, tutti davano l’idea di essere annientati da un’enorme noia e disperazione del vivere.
    Purtroppo tanti genitori non vogliono capire che portare i loro figli in un luogo simile è altamente diseducativo e che inoltre pagando si incentiva questo tipo di attività.