Archivi del mese: agosto 2012

Nel 2050 vegetariani per forza

Allarmante rapporto dello Stockholm International Water Institute: niente risorse per la dieta occidentale con 2 miliardi di persone in più. Ecco l’unico scenario sostenibile

Vegetariani per scelta. O per forza.

Questo lo scenario disegnato da un allarmante rapporto dello Stockholm International Water Institute, pubblicato in occasione della Settimana mondiale dell’acqua, una conferenza annuale che coinvolge oltre 2.000 esperti e 200 organizzazioni da tutto il mondo. La tesi di base è che nel 2050 ­­– questa la deadline stabilita dal documento – non ci saranno risorse idriche sufficienti ad alimentare gli attuali regimi alimentari delle popolazioni mondiali. In particolare quelle degli ex Paesi in via di sviluppo tipo i Brics, sempre più simili a quelle dell’opulento Occidente.

Lo studio scandinavo ( qui la versione completa in pdf) è davvero molto severo: vi si trovano elaborati diversi quadri futuri di consumo di cibo, a loro volta incrociati con le stime (sempre più avare) sulla disponibilità d’acqua e, ovviamente, con il boom demografico previsto da oggi ai prossimi trentotto anni. La sentenza è quasi senza appello: “ Non ci sarà abbastanza acqua per produrre il cibo necessario ai due miliardi di persone in più che ci saranno nel 2050 – scrive Malin Falkenmark, autrice del capitolo del rapporto che affronta il tema nello specifico –­ soprattutto se si manterranno i trend attuali, che vedono il mondo avvicinarsi a una dieta di tipo occidentale con il 20% delle proteine assunte derivanti dagli animali“. Basti pensare che per farci trovare sul banco del macellaio, per esempio, un chilo di carne di manzo vengono impiegati nella lavorazione circa 16mila litri d’acqua.

A firmare il rapporto, oltre agli esperti dell’istituto svedese, una dozzina fra scienziati della Fao e dell’ International Water Management Institute: “ Se oggi abbiamo ancora di fronte la sfida di nutrire un miliardo di persone su un totale di 7 miliardi, come pensiamo di raggiungere la sicurezza alimentare per una popolazione che nel 2050 toccherà quota 9 miliardi? – si domanda Torkil Jønch Clausen nell’introduzione al bel volume – la Fao ha stimato che per quell’anno bisognerebbe aumentare la produzione alimentare del 70%. Tuttavia, ciò aggiungerebbe ulteriori pressioni sulle nostre già scarsissime risorse idriche, in un momento per altro in cui abbiamo bisogno d’acqua anche per soddisfare la domanda globale di energia, che crescerà del 60% nello stesso periodo a beneficio di quasi un miliardo e mezzo di persone che ne sono prive”.

A quanto pare, c’è un unico scenario ad apparire sostenibile – e che conserva nella dieta, seppur in minima parte, la carne: il consumo non dovrebbe superare il 5% del totale di ciò che finirà sulle nostre tavole. O meglio, delle calorie quotidiane.

Questo tuttavia a patto di riuscire a introdurre un sistema di bilanciamento idrico che permetta (o obblighi?) i Paesi con un surplus d’acqua ad aiutare quelli falcidiati da periodi di siccità.

D’altronde, il panorama è già sull’orlo del baratro e la scadenza del 2050 sembra perfino generosa: l’ 88% circa delle risorse idriche disponibili nel mondo viene infatti consumato da appena l’ 11% della popolazione. Si va dai 600 litri d’acqua inghiottiti ogni giorno, tra consumi domestici e dieta, da un cittadino medio statunitense ai più accettabili 200 di un italiano per finire agli appena 20 a disposizione di un individuo costretto a lottare per sopravvivere in un Paese povero.

28 agosto 2012 di Simone Cosimi

Fonte:
http://life.wired.it/news/food/2012/08/28/dieta-futuro-2050-vegetariani.html

Soluzione alla scarsita’ d’acqua: diventare vegetariani

Lo affermano gli esperti in risorse idriche per la Settimana Mondiale dell’Acqua 2012.

Si tiene in questi giorni, dal 26 al 31 agosto, a Stoccolma, la Settimana Mondiale dell’Acqua, promossa dal SIWI – Istituto Internazionale sull’Acqua (Stoccolma).

All’inizio della conferenza e’ stato presentato il report del SIWI di quest’anno, “Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world” (Nutrire un mondo assetato: sfide e opportunita’ per ottenere la sicurezza alimentare e idrica). 2500 persone tra politici, rappresentanti dei vari organi delle Nazioni Unite, associazioni non governative e ricercatori di 120 diversi paesi partecipano a questa conferenza per trattare il problema dell’approvigionamento idrico nel mondo.

Un messaggio importante contenuto nel report ed espresso dagli scienziati che l’hanno presentato, ripreso da giornali, agenzia di stampa e media di tutto il mondo, afferma che sara’ necessario, nei prossimi 40 anni, passare a un’alimentazione vegetariana o quasi, per evitare una catastrofica scarsita’ d’acqua.

Hanno sottolineato che:

– Il 70% dell’acqua nel mondo è usata per l’agricoltura – ma gran parte dell’agricoltura è dedicata alla coltivazione di mangimi per animali, non all’alimentazione umana.

– Una dieta basata sui cibi animali consuma da 5 a 10 volte tanta acqua rispetto a una basata sui vegetali.

– Oggi, in media, il 20% delle proteine è assunto da prodotti animali ed e’ necessario diminuire drasticamente questo valore, almeno fino al 5%.

– Per poter nutrire tutti, in una situazione di scarsità d’acqua già oggi drammatica, bisogna spostarsi verso una dieta vegetariana.

Nel report si afferma: “Non ci sara’ abbastanza acqua disponibile per produrre cibo per una popolazione di 9 miliardi di persone prevista per il 2050, se si continueranno a seguire gli attuali trend verso una dieta sul genere di quella comunemente adottata nei paesi occidentali”.

Gia’ nel 2004, il direttore esecutivo dello stesso International Water Institute di Stoccolma, aveva dichiarato: “Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano per il consumo umano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne […]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America”.

Il problema che piu’ minaccia le risorse idriche mondiali e’ quello del “Food vs feed”, vale a dire della “concorrenza” tra cibo vegetale per il consumo umano (food) e mangimi per animali (feed): vengono sottratti terreni fertili per la produzione di mangimi per animali alla produzione di cibo vegetale per gli esseri umani. La meta’ dei cereali e il 90% della soia sono usati come mangimi per gli animali, e i 2/3 delle terre fertili e’ dedicata all’allevamento di animali.

Questo significa sprecare un’enorme quantita’ di risorse, non solo acqua, ma anche energia, sostanze chimiche, suolo, il cibo stesso, perche’ gli animali necessitano mediamente di essere nutriti con 15 kg di vegetali (appositamente coltivati) per ogni kg di carne prodotta. Questa trasformazione da cibo vegetale a cibo animale, estremamente inefficiente, e’ dunque la causa di enormi impatti sull’ambiente e spreco di risorse.

Il mondo e’ sempre piu’ popolato e un numero sempre crescente di persone sta passando da una alimentazione tradizionale, basata sul consumo di vegetali, a una alimentazione che finora solo una piccola percentuale di popolazione ha seguito: quella dell’ultimo mezzo secolo, nei paesi industrializzati, basata sul consumo quotidiano di cibi animali, estremamente sbilanciata da un punto di vista nutrizionale, ed estremamente costosa dal punto di vista ambientale.

Finora questo e’ stato possibile solo perche’ una piccola parte di persone si nutriva in modo cos’ squilibrato: ma se tutti ora si spostano verso questa dieta, e il numero di persone nel mondo e’ in crescita, e’ semplicemente impossibile continuare una produzione cosi’ inefficiente. E l’inefficienza e’ intrinseca nella trasformazione vegetale-animale, non riguarda i metodi di allevamento o coltivazione (che sono gia’ arrivati all’efficienza quasi massima), perche’ gli animali, per loro natura, come accade per noi umani, per crescere di un kg hanno bisogno di nutrirsi con una quantita’ di vegetali molto piu’ alta.

Tutto questo, naturalmente, vale per ogni genere di prodotto animale: che si tratti di carne (pesce incluso), latte e latticini o uova, il problema e’ sempre lo stesso, perche’ riguarda gli allevamenti, di ogni genere, non ha importanza se prima della macellazione gli animali vengono usati anche per la produzione di latte o di uova.

La soluzione di tornare, come e’ sempre stato nelle storia dell’umanita’, verso un’alimentazione basata sui vegetali, dunque, e’ obbligata, ed e’ anche giusta, nel senso piu’ completo del termine: e’ giusta da un punto di vista sociale, perche’ una piccola parte del mondo non puo’ sfruttare le risorse del 90% del pianeta; e’ giusta da un punto di vista ecologista, perche’ non possiamo continuare a distruggere il nostro pianeta in questo modo; e’ giusta per la nostra salute, perche’ i cibi animali sono quelli che promuovono le malattie degenerative; e’ giusta per gli animali, che sono esseri senzienti e non macchine, e che vengono confinati e poi uccisi a miliardi.

Fonti:

John Vidal, Food shortages could force world into vegetarianism, warn scientists, The Guardian, 26 agosto 2012

Report SIWI, Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world, 2012

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Notizia da: Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC)

http://www.nutritionecology.org/it/news/news.php

Consumo di latte e acne

Trovata una correlazione tra consumo di latte e acne negli adolescenti.

All’Università di Harvard sono stati condotti tre studi che hanno messo in relazione la comparsa dell’acne negli adolescenti di entrambi i sessi con il consumo di latticini, attribuendo il problema al contenuto di ormone sessuale steroideo che si trova di solito nel latte vaccino (il naturale ormone presente nel latte, senza utilizzo di ulteriori ormoni nell’allevamento degli animali), in particolar modo nel latte scremato.

Di seguito riportiamo un video in cui il dottor Michael Greger tratta la questione, con la trascrizione in italiano del suo intervento subito sotto.

(Fonte: Skim Milk and Acne)

Traduzione in italiano: Latte scremato ed acne

Lo Studio Nurses’, condotto ad Harvard e pubblicato sull’autorevole rivista dell’American Accademy of Dermatology, finanziato in parte nientemeno che dal National Dairy Council stesso (NdT: l’organismo nazionale dell’industria lattiero casearia), ha evidenziato un’associazione tra assunzione di latte nell’adolescenza e la comparsa di una grave acne giovanile (diagnosticata da un medico).

Tale associazione è ancora più pronunciata nel caso di latte scremato rispetto ad altri tipi di latte e la causa potrebbe essere dovuta alla maggiore concentrazione di estrogeni del latte scremato.

I ricercatori, infatti, hanno trovato quindici ormoni sessuali steroidei nel latte disponibile in commercio e i livelli più elevati sono proprio nel latte scremato, rispetto al latte intero e a quello al due per cento.

Questo studio è stato condotto intervistando un certo numero di donne su cosa mangiassero molti anni prima, quando frequentavano le scuole superiori, ma la maggior parte non riusciva a ricordarlo.

Pertanto, l’anno seguente i ricercatori dell’Università di Harvard hanno deciso di studiare in modo più diretto la correlazione tra consumo di latte e acne nelle ragazze adolescenti, seguendo per alcuni anni seimila adolescenti di età compresa tra i nove e i quindici anni ed arrivando sempre allo stesso risultato, ovvero l’esistenza di un forte legame tra assunzione di latte ed acne.

Forse il problema riguarda solo le ragazze?

Per accertarsene, i ricercatori hanno deciso di effettuare uno studio nei ragazzi adolescenti e ancora una volta hanno trovato un forte legame tra l’assunzione di latte scremato e acne.

Questo non sembra dipendere da iniezioni dell’ormone bovino della crescita o da steroidi usati negli allevamenti, si tratta solamente del naturale contenuto del latte.

Non dobbiamo sorprenderci se il latte ha un contenuto cosi’ alto di ormoni che stimolano la crescita, il latte in fin dei conti è fatto apposta per far crescere.

Traduzione a cura della dr.ssa Roberta Bichi

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http://www.scienzavegetariana.it/

Presidio contro il palio di Asti

Il 16 settembre si correrà ad Asti il palio.
Dal 2003 ad oggi sono morti 11 cavalli, l’ultima nel 2009.

Convinti che queste manifestazioni debbano essere abolite, invitiamo tutti gli animalisti a partecipare al presidio che si terrà ad Asti il 16 settembre dalle ore 14.30 fino al termine della corsa dei cavalli.

A scanso di equivoci, considerato anche quanto accaduto lo scorso anno con alcuni partecipanti al presidio, intendo chiarire alcuni punti:

– Questo è un presidio autorizzato, promosso da LAV e aperto a tutti gli attivisti e le associazioni contrari all’utilizzo degli animali nei palii, quindi in linea con una posizione totalmente abolizionista  – Le associazioni, i gruppi e i singoli aderenti possono portare liberamente manifesti e striscioni

– Tenete presente che l’associazione organizzatrice risulta penalmente e civilmente responsabile dell’evento, quindi se volete fare colpi di testa allontanatevi dal presidio e fateli a titolo personale 🙂

– Chiunque pensi di partecipare a una sommossa, o a un’invasione di pista, o alla fucilazione degli astigiani, sappia che non si farà nessuna di queste cose.

LAV si occuperà dei permessi e della stampa di 5000 volantini, oltre ai manifesti e al resto del materiale.

Ore 14.30 – Corso Vittorio Alfieri 208 (salvo diversa disposizione della Questura, ma sarete avvisati per tempo)

Facebook:
http://www.facebook.com/events/109850019160997/

Cena VEGAN benefit

Giovedì 13 settembre ore 20.30 – Castel Bolognese (RA)  via Emilia Interna 137  presso Circolo Arci

Perchè è importante partecipare:

Gustare ottimi piatti che non implicano la morte, il maltrattamento, lo sfruttamento di nessun animale. Per sostenere i futuri progetti della nostra associazione, tra i tanti, le investigazione che ci portano alla conoscienza diretta della ‘vita’ degli animali sfruttati nella nostra società. Inoltre una parte del ricavato sarà destinato a coprire le spese di vitto, alloggio e spostamenti di Gary Yourofsky [http://bit.ly/yourofsky] durante la sua permanenza in Emilia Romagna.

Menù ideato da Sfizi di Natura [http://bit.ly/corsidicucina]

– Crostini con hummus al pomodoro secco
– Riso spagnolo
– Verdure arcobaleno saltate con zenzero e sesamo
– Insalata verde
– Lenticchie speziate
– Stufato di ceci e patate al curry
– Torta di pere e mele

* Il costo della cena è di 20 euro, durante la serata verrà distribuito materiale informativo gratuito

* La prenotazione è obbligatoria, da comunicare via mail o telefonicamente non oltre l’11 settembre

Info e Prenotazioni:
Mail: info@essereanimali.org
Tel: 342 1894500

* Mappa:
http://goo.gl/maps/EBUjf
——–
essereAnimali – diverse specie un solo pianeta
web: www.essereanimali.org
facebook: www.facebook.com/essereAnimali
mail: info@essereanimali.org
tel: 342 18 94 500

Il rischio associato agli integratori di ferro

E’ importante assumere ferro solo da fonti vegetali.

Il ferro è un’arma a doppio taglio. Se non ne assumiamo abbastanza rischiamo l’anemia, ma se ne assumiamo troppo possiamo aumentare il rischio di cancro, di malattie cardiache e di un certo numero di stati infiammatori. Dato che il corpo umano non ha un meccanismo in grado di eliminare l’eccesso di ferro, occorre preferire il ferro proveniente dai vegetali (ferro non-eme), sul quale il nostro organismo ha un certo controllo.

Di seguito riportiamo un video in cui il dottor Michael Greger spiega in dettaglio questo problema, con la trascrizione in italiano del suo intervento subito sotto.

(Fonte: http://nutritionfacts.org/video/risk-associated-with-iron-supplements/)

Traduzione in italiano: Il rischio associato agli integratori di ferro

Il ferro è un’arma a doppio taglio. Se non ne assumiamo abbastanza rischiamo l’anemia, ma se ne assumiamo troppo possiamo aumentare il rischio di cancro colorettale, malattie cardiache, infezioni, malattie neurodegenerative e stati infiammatori. Anche altre patologie sono state associate ad un’elevata assunzione di ferro, tra le quali l’Alzheimer, la Malattia di Parkinsons, l’artrite e il diabete.

Dal momento che il nostro organismo non è in grado di eliminare l’eccesso di ferro, abbiamo sviluppato un meccanismo rigido per regolarne l’assimilazione: se le nostre scorte di ferro sono scarse, il nostro intestino ne stimola l’assorbimento, mentre se le nostre riserve sono al loro massimo, il nostro intestino blocca l’assorbimento di ferro per mantenerci ad un livello ottimale.

Questo meccanismo però funziona soltanto con le fonti di ferro primarie della dieta dell’uomo, ovvero il ferro che si trova nei cibi di origine vegetale.

Il nostro apparato digerente invece non ha un meccanismo per regolare il ferro ingerito con il sangue, il ferro eme. Il ferro che si trova nel cibo di origine animale passa direttamente attraverso la barriera intestinale e anche se nel nostro organismo già ne abbiamo più che a sufficienza, non possiamo in alcun modo controllare l’assimilazione di questo tipo di ferro.

Proprio per questo, alcuni studiosi ipotizzano che il sovraccarico di ferro potrebbe essere la ragione che lega il consumo di carne al rischio di tumore al seno. Il ferro è un pro-ossidante e può provocare stress ossidativo e danni al DNA. Nei paesi industrializzati, un’eccessiva assunzione di ferro potrebbe portare con il tempo ad un condizione fisiologica da sovraccarico di ferro nelle donne in menopausa, che non hanno più perdite di sangue mensili.

Il sovraccarico di ferro favorisce la produzione di radicali liberi, l’ossidazione dei grassi, i danni al DNA e potrebbe anche contribuire allo sviluppo del tumore al seno ed alla carcinogenesi, in maniera del tutto indipendente o potenziando gli effetti di altri carcinogeni. Soltanto le persone in cui sia stata diagnosticata un’anemia da carenza di ferro dovrebbero considerare l’assunzione di integratori di ferro ed anche in questi casi ci potrebbero essere dei rischi.

Uno studio recente ha messo in evidenza che nell’organismo delle donne che prendono integratori di ferro si verifica un notevole aumento dello stress ossidativo.

Dunque, prima di assumere un integratore di ferro, il mio consiglio è di parlare con il proprio medico e di cercare di affrontare il problema partendo inizialmente soltanto dalla dieta, mangiando cioè una buona quantità di cibo sano e ricco in ferro, come ceci e semi di zucca, facendo attenzione a consumare nello stesso pasto cibi ricchi in vitamina C, come limone, frutti tropicali, broccoli e peperoni, che migliorano l’assorbimento del ferro di provenienza vegetale, e stando attenti a non bere té e caffé durante i pasti, poiché essi possono mettere a rischio l’assorbimento di ferro.

Dal momento che gli acidi organici come la vitamina C possono favorire l’assorbimento di ferro, la società della Coca Cola ha commissionato uno studio per vedere se bere Coca Cola produce lo stesso risultato… e la risposta è: no.

Traduzione a cura della dr.ssa Roberta Bichi

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http://www.scienzavegetariana.it/

Corteo nazionale contro HARLAN e la vivisezione

SABATO 20 OTTOBRE 2012  Corteo nazionale contro HARLAN e la vivisezione Correzzana (MB) – a Lesmo (MB), nel piazzale delle scuole su via XXV Aprile.  Concentramento ore 14.30 – Partenza corteo ore 15.30

Organizzato da Coordinamento Fermare Green Hill e Freccia 45

“Il sistema della vivisezione ha molte facce e molte angolature da cui guardarlo e affrontarlo. A noi interessa osservarlo dalla parte che riteniamo più importante, dalla parte degli animali, vittime di questa industria della ricerca.”

Con queste parole cominciavamo a presentare il nostro progetto contro l’allevamento Green Hill nell’aprile 2010. E con queste stesse parole presentiamo oggi un corteo che vuole puntare i riflettori su un’altra fabbrica di animali destinati alla tortura nei laboratori, la Harlan Laboratories e la sua sede di Correzzana (MB).

E’ dalla parte delle decine di migliaia di prigionieri che vivono dentro le pareti dell’allevamento Harlan che vogliamo stare, dalla parte dei macachi e dei beagle, ma anche dei topi, dei ratti, dei conigli e dei criceti. Questi individui che sono per loro solo “modelli” o “materiale da esperimento”, che indifferentemente dalla specie di appartenenza vorrebbero essere liberi e godere della propria vita il più possibile, ma che sono solo oggetti e merce nelle mani di spietati uomini d’affari e aguzzini in camice bianco.

E’ infatti dalla parte delle vittime che vogliamo stare, in ogni caso. Di tutte le vittime del sistema che ha fatto della ricerca un enorme business, vittime animali ed umane allo stesso tempo. Una ricerca che macina miliardi di euro l’anno e migliaia di vite ogni giorno, che non si pone limiti etici di alcun tipo nemmeno di fronte al corpo umano e al suo sfruttamento. Una ricerca volta non a debellare realmente le malattie, ma che senza scrupoli usa e sfrutta i malati come unico scudo morale per giustificare quanto viene fatto agli animali. Nel nome della ricerca tutto diventa ammesso e il sadismo di molti esperimenti se fatto all’interno di laboratori autorizzati diventa lecita sperimentazione.

Noi saremo a Correzzana per dare voce a quegli animali che voce non hanno, per far sentire le urla che dalle spesse mura dei laboratori non possono essere udite. Saremo in migliaia per far sentire anche la nostra voce, quella di una crescente parte di persone che a guardare in silenzio non ci stanno e che pretendono un cambiamento, adesso!

Siamo stanchi di ricercatori che ingannano con le loro menzogne, di vivisettori che torturano, di multinazionali che imprigionano, uccidono e avvelenano il pianeta. Siamo consci che la nostra forza parte da noi stessi e che solo con il nostro coinvolgimento in prima persona potrà arrivare un cambiamento. Non attenderemo certo che la fine dello sfruttamento degli animali cali dall’alto, ma lotteremo ogni giorno, tenacemente, per fare arrivare il prima possibile il giorno della Liberazione Animale.

Siamo in lotta contro lo sfruttamento degli animali in questa società specista, dove sono considerati oggetti, merce, dove si imprigionano, si torturano, si uccidono per divertimento, si scuoiano per farne pelli e pellicce, si macellano affinchè diventino cibo o si chiudono in gabbie per cibarsi dei loro prodotti. Una società di cui la vivisezione è solo una piccola parte dell’orrore che milioni di animali vivono quotidianamente e che vive la contraddizione dell’amore smisurato per alcuni animali, i cosiddetti animali d’affezione, e le efferate violenze subite da tutti gli altri, colpevoli solo di appartenere a specie non elette, ma capaci della stessa intelligenza, sofferenza e sensibilità. Tra tutti questi, anche i topi e i ratti, gli ultimi tra gli ultimi, allevati e uccisi a migliaia da Harlan. Anche per loro urleremo e ci batteremo, fino a che tutte le gabbie del mondo saranno vuote!

Partecipa al corteo, vieni a dare voce agli animali!

Sabato 20 ottobre – a Lesmo (MB), nel piazzale delle scuole su via XXV Aprile.  Concentramento ore 14.30 – Partenza corteo ore 15.30

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Per informazioni e approfondimenti:
Sito: www.fermaregreenhill.net
Mail: info@fermaregreenhill.net
Fb: http://www.facebook.com/controgreenhill