Siccità? Mangiamo meno carne

L’acqua manca, e di conseguenza dovremo abituarci a mangiare molta meno carne. Sembra un paradosso? Ma non lo è.

E’ solo l’ultimo di una serie di allarmi lanciati nelle ultime settimane da agenzie delle Nazioni unite e istituti di ricerca circa la penuria d’acqua.

I dati di fatto sono chiarissimi. Primo: ampie zone del pianeta sono in piena siccità. Solo pochi giorni fa l’Organizzazione Meterologica Mondiale ha chiesto a tutte le nazioni di elaborare con urgenza piani per gestire la penuria d’acqua, e l’urgenza è giustificata: la siccità sta assottigliando i raccolti dagli Stati uniti all’Ucraina e la Russia meridionale (cioè i maggiori esportatori rispettivamente di mais e di grano), oltre a buona parte dell’Africa, fino all’Asia meridionale che ha avuto un monsone particolarmente debole.

La Fao, agenzia dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione, teme che il calo dei raccolti provocherà un’impennata dei prezzi delle derrate e una nuova «crisi alimentare» come quella del 2008. I segni ci sono: i coltivatori statunitensi hanno avuto i raccolti peggiori da decenni; in particolare il mais è al livello più basso dal 2006 nonostante la superfice coltivata quest’anno fosse la più ampia da 70 anni a questa parte, e il prezzo ha cominciato a salire. Con il mais – questo è il secondo dato di fatto da considerare – rincarerà quasi tutto ciò che mangiamo, dato che è la granaglia più usata per allevare animali da macello oltre a essere usato come additivo nell’industria alimentare. Anche i raccolti di grano sono a rischio. Ora, da giugno mais e grano sono rincarati quasi del 50% sui mercati internazionali.

Il punto è che il problema della penuria d’acqua è a lungo termine. E’ vero, la siccità è un evento ciclico: ci sono annate buone e cattive, monsoni abbondanti oppure scarsi, forse l’anno prossimo sarà migliore, ma «il cambiamento del clima farà aumentare la frequenza, intensità e durata della siccità, con conseguenze su diversi settori tra cui il cibo, la disponibilità d’acqua, la salute e l’energia», dichiarava giorni fa il segretario generale dell’Organizzazione Meterologica Mondiale. Per questo, aggiungeva, non bastano risposte frammentate, emergenza per emergenza; bisogna che le nazioni sviluppino «politiche nazionali integrate per far fronte alla siccità».

E la carne? Beh, se pensiamo alla scarsità d’acqua a lungo termine il problema è chiaro. Secondo le proiezioni più accreditate, nel 2050 il Pianeta avrà 9 miliardi di umani (oggi siamo poco più di 6 miliardi) e, calcola la Fao, per sfamare tutti la produzione mondiale di cibo dovrà aumentare del 70% globalmente (fatte salve le differenze regionali: nei paesi oggi definiti in via di sviluppo dovrà raddoppiare). Questo già significa mettere sotto pressione molte regioni agricole, terreni sovrasfruttati e sull’orlo della desertificazione. Significa in particolare mettere sotto pressione le risorse idriche (oggi circa il 70% dell’acqua dolce disponibile va all’agricoltura). E non è solo il numero di bocche da sfamare, è che zone sempre più ampie del pianeta stanno cambiando tipo di alimentazione – più proteine animali.

Per questo, se vogliamo evitare carestie catastrofiche bisognerà che l’umanità diventi quasi vegetariana, sostiene la ricerca appena diffusa dal Stockholm International Water Institute, ripresa dal quotidiano britannico The Guardian \Feeding a thirsty world, «Nutrire un mondo assetato», Siwi 2012\]. La ricerca spiega che oggi gli umani traggono circa il 20% delle proteine di cui si nutrono da prodotti animali, ma al 2050 bisognerà scendere al 5%. Perché produrre quelle proteine animali richiede dieci volte più acqua che far crescere proteine vegetali (principalmente legumi).

Oggi un terzo delle terre arabili sono usate per produrre le granaglie di cui alimentare gli animali da macello. E se tutti i 9 miliardi di futuri abitanti del pianeta mangeranno proteine animali come ne consumano oggi i paesi più ricchi, il sistema alimentare sarà semplicemente insostenibile.

Paola Desai

Fonte:
http://www.ilmanifesto.it/attualita/terra-terra/manip2pz/503cc4728848f/

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Una risposta a “Siccità? Mangiamo meno carne

  1. Reblogged this on voli della mente and commented:
    diventare vegetariana è stata una necessità etica