L’uomo, questo supremo essere raziocinante

L’essere umano può davvero definirsi un essere razionale?

Molte sono le argomentazioni addotte dall’uomo moderno per giustificare l’assoggettamento in schiavitù degli animali, e tutte ben note, ma quella più popolare e convincente rimanda ad un persuasivo concetto di “supremazia razionale”.

Secondo questa spiegazione, l’uomo, nel corso della sua evoluzione, ha sviluppato in maniera prodigiosa la propria intelligenza, ciò che lo ha reso un essere superiore agli altri animali. La sua mirabile intelligenza, la sua sublime razionalità di essere pensante, ne ha fatto di diritto il signore della Terra e padrone della Natura, legittimando il  dominio umano sul resto degli altri animali, creature prive di ragione e mosse dagli istinti più elementari.

Più o meno suona così questa ampollosa argomentazione pseudodarwiniana di radice aristotelica e intrisa di un radicale cartesianesimo, in cui gli animali sono considerati semplici automi privi di logos, mentre l’uomo viene orgogliosamente esaltato quale creatura al microchip irreprensibilmente logica e razionale. Definirci come esseri estremamente razionali ci rende ai nostri occhi superiori agli altri animali, collocandoci in una posizione di semidei, scissi e lontani dal resto del regno animale, persuadendoci a non provare sensi di colpa alcuno per la loro tragedia.

È il medesimo argomento razionalità-irrazionalità che riecheggia violento nell’odio intraumano: contro i “negri”, esseri selvaggi e primitivi, contro le “femmine”, creature istintuali ed emotive, contro i “froci”, individui immondi e perversi. E con lo stesso (malcelato) odio viene usato anche contro quelle stesse persone che richiedono maggiore giustizia per gli animali, definite come soggetti patologicamente sensibili ed estremamente eccitabili.

Sarebbe troppo semplice per chiunque controbattere usando il noto argomento degli “umani marginali”, quali neonati, individui con gravi deficit cognitivi o pazienti in stato comatoso, le cui facoltà mentali sono ben al di sotto di tutti gli animali comunemente sfruttati e tormentati dall’uomo, ma che, nonostante ciò, vengono considerati in una condizione moralmente privilegiata rispetto agli stessi animali. Ciò che mi preme di più discutere qui è invece il concetto di razionalità così comunemente avanzato dai molti per difendere lo schiavismo animale.

A sostegno dell’irrazionalità degli animali, qualcuno riferisce il fenomeno dei cosiddetti schemi fissi d’azione, ovvero quei modelli d’azione regolari e automatici che un animale mette in atto in risposta a determinati stimoli: un esempio noto sono le madri tacchine, che si prendono cura del piccolo se, e solo se, questo si fa riconoscere con il «cip-cip». Questi schemi fissi d’azione non sono affatto casi isolati, ma sono comuni in molte specie animali.

Bisogna però osservare che questi comportamenti automatici ed apparentemente irrazionali all’occhio umano, sono il risultato di un lungo processo di evoluzione e rispondono sempre ad una precisa funzione e, in ciò, si rivelano pertanto del tutto razionali. Ad esempio, solo i pulcini sani e normali di tacchino producono quel particolare «cip-cip», pertanto il comportamento della madre che favorisce la sopravvivenza di questi non è affatto assurdo, ma risponde a quelle leggi della Natura ben più complesse di quanto possiamo riuscire a capirne.

Inoltre, come fa notare Robert B. Cialdini nel classico Le armi della persuasione, «anche noi abbiamo i nostri programmi registrati». Egli cita un noto esperimento in cui è stato osservato che una persona riesce ad ottenere maggiori consensi ad una richiesta semplicemente aggiungendo a questa la parola «perché» e fornendo di seguito una motivazione qualsiasi, anche se insignificante [1]: «come il «cip-cip» dei pulcini mette in moto la risposta automatica della mamma tacchina – spiega Cialdini – così la parola «perché» faceva scattare una risposta automatica di acquiescenza da parte dei soggetti». E si potrebbero citare altri casi di risposte automatiche umane. È dunque chiaro che l’argomento degli schemi fissi d’azione non funziona.

È d’altronde innegabile che anche gli animali siano dotati di razionalità, in quanto un comportamento contrario alla logica impedirebbe l’evoluzione stessa di una specie. È sufficiente osservare un qualunque animale per constatare che essi non si comportano certo in maniera irrazionale, e anche se a volte il loro agire può sembrarci privo di senso, in realtà ciò è dovuto solo ad una nostra deficienza nel cogliere il complesso significato del loro comportamento e nella capacità di indagare la loro raffinata vita mentale ed emozionale. Peraltro, già duemila anni fa, grandi pensatori dell’antichità quali Plutarco e Porfirio hanno argomentato a favore della razionalità animale [2].

Forse allora, chi usa l’argomento della razionalità, intende solo dire che l’uomo è dotato di un’esclusiva e sofisticata vita mentale, basata sull’elaborazione analitica, oggettiva, lineare, che ci rende in grado di esercitare un controllo razionale su noi stessi e sulla nostra realtà, guidati dall’umano pensiero riflessivo. Ma non è forse questa una visione troppo idealizzata – e, dopotutto, così fredda – della nostra natura umana?

Ad uno sguardo più sincero – e, nel senso più profondo del termine, più umano – la nostra vita è un susseguirsi, istante dopo istante, di sensazioni, pulsioni, emozioni. Quando ci innamoriamo, quando proviamo tristezza, rabbia, gioia e tutta l’infinita gamma di emozioni che rendono così piena e viva la nostra vita, ci troviamo nel mondo più autentico dell’irrazionalità: pur provando a fornirci delle spiegazioni razionali a tali sentimenti, siamo ben lontani dal viverli con la fredda logica che tanto esaltiamo in noi.

Le espressioni mentali che più di ogni altre distinguono l’umano intelletto, quali la creatività, l’immaginazione e l’intuito, senza le quali tra l’altro non esisterebbero le dottrine scientifiche dell’umano sapere, hanno ben poco a che fare con la logica e la razionalità, ma sono misteriose manifestazioni di quella parte più ignota e profonda del nostro essere. E non si manchi di trascurare la vita mentale notturna, quando l’intera nostra essenza vaga libera e senza pudori nel più sotterraneo mondo dell’irrazionale, materializzandosi nelle sue allucinazioni oniriche, così affascinanti alla nostra psiche vigile, così imperscrutabili al nostro pensiero logico e limitato, e la cui importanza è probabilmente ancora troppo sottovalutata.

E perfino le nostre idee, il nostro comportamento, le nostre decisioni, sfuggono al controllo e alla comprensione della nostra psiche consapevole, originando da paure e desideri profondi, da condizionamenti socioculturali, da imprinting famigliari, da modelli di comportamento che abbiamo interiorizzato in modo inconsapevole. D’altronde, già agli inizi del secolo scorso, Sigmund Freud rivelò che molti aspetti della nostra esistenza sono guidati da quella zona oscura e pervasiva della nostra essenza che egli indicò come inconscio.

Scrive Erich Fromm: «Le nostre motivazioni, idee e credenze conscie sono un miscuglio di false informazioni, preconcetti, passioni irrazionali, razionalizzazioni, pregiudizi, sul quale galleggiano brandelli di verità, dando la sicurezza, per quanto illusoria, che l’intera mistura sia reale e vera. L’attività pensante tenta di organizzare questa cloaca di illusioni secondo le leggi della logica e della plausibilità, e si suppone che tale livello di consapevolezza rifletta la realtà» [3].

Tutto ciò non sorprende: l’uomo è un animale, e come i suoi simili animali la sua vita è una vita guidata da impulsi e processi primordiali e per la gran parte ignoti. Ma benchè ci sia ben poco di razionale nell’umano, egli è un animale abilissimo nel razionalizzare, ed è proprio questa sua attitudine a far sì che esso possa giustificare, ai suoi occhi annebbiati, l’immane dramma degli animali di cui è responsabile vagheggiandosi nell’illusione di una superba razionalità.

Tuttavia nessuno potrebbe negare che l’essere umano sia dotato anche di sofisticate abilità razionali che indubbiamente, perlomeno allo stesso grado, mancano agli altri animali, quali il calcolo, l’analisi, l’astrazione, la deduzione e la formazione di concetti razionali basati sulla logica. Ma queste abilità mentali, per quanto ben sviluppate, possono davvero fare la differenza tra noi e gli altri animali tanto da legittimare il massacro di miliardi di esseri innocenti?

In base a quale logica razionale il saper fare di conto può giustificare il trattamento spietato e violento di una creatura senziente? La sua capacità di sperimentare sofferenza fisica e psichica, paura, angoscia, come può essere misconosciuta dalla sua incapacità nell’argomentare la teoria della relatività? E sinceramente, mi riesce pure difficile cogliere un nesso tra la capacità di dimostrare un teorema e la ferocia nello scannare un vitello.

E allora, siamo almeno onesti con noi stessi. Non si giustifichi il tormento e il terrore procurati al maiale che si dibatte appeso a testa in giù, presentandogli un pallottoliere. La ragione per cui egli si trova con la giugulare lacerata non è il risultato di una equazione matematica. È solo la forza, il potere, la brutalità dell’oppressore verso l’oppresso, del tiranno verso il suddito, del sadico verso la vittima, a perpetuare l’infinita tragedia animale. L’atto dell’uccisione di un animale, per quanto sofisticato e ingegnoso possa essere concepito, non potrebbe mai avverarsi se non vi fosse una volontà di assoluta spietatezza a renderlo concepibile.

Se vogliamo rivendicare in noi una facoltà centrale che manca agli altri animali, dobbiamo guardare oltre la razionalità in cui ci idolatriamo e, più umilmente, scoprire nella riflessione morale sulle nostre azioni la nostra vera essenza umana. E riavvicinandoci a quei sentimenti fanciulleschi incontaminati da influenze culturali accecanti, possiamo sentire palpitare in noi quel senso di serena empatia che ci scuote al solo pensiero di conficcare un coltello nella gola di un mite suino.

Riccardo B.

domenica, 30 settembre 2012

http://www.animalstation.it/

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Una risposta a “L’uomo, questo supremo essere raziocinante

  1. Angela Averna

    E’ bellissimo nella sua terribile tristezza!