THE GREY: la perfetta apologia del cacciatore bianco.

In questi giorni è nelle sale cinematografiche “The Grey”

the grey

Film d’avventura che sfrutta il vecchio stereotipo del lupo cattivo per rendere più avvincente una trama scontata e noiosa; quella che vede un gruppo di operai di una multinazionale petrolifera precipitare con l’aereo nel bel mezzo dell’Alaska, in un ambiente ostile, popolato solo da un branco di lupi che perseguita gli uomini per tutto il film con un accanimento inspiegabile.

Viene spontaneo chiedersi: cosa mangiavano i lupi prima dell’incidente aereo?

Particolare importante: il protagonista del film, interpretato da Liam Neeson, è un cacciatore assunto dall’azienda per difendere gli operai dagli attacchi di orsi e lupi. Infatti, già nel prologo del film, prima della scena dell’aereo che precipita, il cacciatore col suo fucile uccide un lupo che stava semplicemente correndo nei paraggi del complesso industriale.

Ovviamente non ci si interroga, neanche per un secondo, sul fatto che forse è sbagliato costruire fabbriche o simili nel bel mezzo di un bosco, inquinando e devastando la natura circostante.

Certo che no. Anzi, il lupo che vive semplicemente nel suo habitat è considerato un guastafeste e viene eliminato.

Tornando allo scenario post-apocalittico nella landa desolata in cui il gruppo di operai-guerriglieri è capitato, durante la ricerca di un cammino che li riporti verso la “civiltà”, i nostri working-class-heroes non riescono a sottrarsi neanche per un minuto ai reiterati attacchi del branco di lupi feroci ed elaborano un piano di difesa.

Vicino ai rottami dell’aereo, dove il loro leader carismatico ha ritrovato il fucile da caccia con tanto di pallottole, riuscono così a sparare ad altri lupi e quando le pallottole non bastano più utilizzano anche un coltellaccio con cui uno dei compagni di sventura inveisce sul corpo di un lupo già morto.

Come se non bastasse, dulcis in fundo, si assiste alla scena in cui la comitiva cucina il lupo allo spiedo e se ne nutre insultandolo con appellativi da caserma tipo “cane di merda” (come detto testualmente). La scena ricorda vagamente il comportamento di quelle tribù nelle quali i combattenti mangiano il cuore del loro nemico dopo averlo ammazzato.

Questo film rappresenta in effetti una guerra, quella dell’uomo contro la natura della quale, per un’ideologia specista, non vuole far parte, quella guerra che è sotto gli occhi di tutti e che sta avendo conseguenze devastanti per la salute del pianeta che abitiamo.

Al regista Joe Carnahan questo non importa: the show must go on.

Ma non in nostro nome.

I Rappresentanti LAV presso la Commissione per la revisione cinematografica – MiBAC

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Comunicato Stampa
LAV di Mantova – 14/12/2012

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Una risposta a “THE GREY: la perfetta apologia del cacciatore bianco.

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