Archivi del giorno: 12 febbraio 2013

Sesso con cani, condanna ad allevatore

Comunicato LAV –  Se la cassazione conferma: è maltrattamento. 

sesso con animali

Fare sesso con animali è reato di maltrattamento, anche se la specifica condotta non è prevista dal nostro Codice. Lo conferma la Terza Sezione della Corte Cassazione (sentenza n.5979/2012 del 13 dicembre 2012), la cui sentenza è stata resa nota ieri: l’allevatore Christian Galeotti (Bolzano)”usava anche mantenere cani a pensione, deliberatamente ometteva di curare gli animali di cui era custode, cagionandone in alcuni casi addirittura la morte per fame o mancanza di cure mediche, e inoltre costringeva alcuni cani ad avere rapporti sessuali con donne.”

“Abbiamo vinto! – esulta la LAV – Anche il terzo e ultimo grado di giudizio ha dato ragione alle tesi e alle sentenze dei tribunali. Una sentenza importante, “storica” nell’analisi del concetto di maltrattamento in quanto interviene a chiarire l’ampia e generale portata applicativa del delitto di maltrattamento animale nelle sue varie ipotesi. Una sentenza che potrà essere impiegata come “faro” in analoghi casi in cui, ad esempio, gli animali sono oggetto di pratiche commerciali ma non per questo destinati a minor tutela se, appunto, la norma speciale non prevede espressamente la possibilità di compromissione del loro benessere e ricorda, ancora una volta, che colui che è responsabile a qualunque titolo del benessere di animali ha l’obbligo giuridico di impedire il cagionar di alcun tipo di lesione, siano esse fisiche che psicofisiche, entrambi penalmente rilevanti.”

La difesa dell’imputato, in tutti e tre i gradi di giudizio è sempre consistita in un tentativo di sminuire i fatti e le proprie responsabilità, ora negando l’intenzione di cagionare lesioni agli animali, ora sostenendo che non vi era la prova che le sue omissioni avessero causato la morte e la sofferenza di quegli animali, di cui pure lui era custode.

La Cassazione con la sentenza citata ha rigettato il ricorso, chiarendo che i giudici di primo e secondo grado avevano correttamente accertato il maltrattamento e che le lesioni non devono per forza comportare malattie nei confronti degli animali, potendo essere solo psicofisiche e che una pratica come la zooerastia (ovvero il costringere animali ad avere rapporti sessuali con uomini) non essendo espressamente consentita, ma anzi moralmente riprovevole, non può rientrare in alcun modo nello stato di necessità idoneo a scriminare condotte che sono oggettivamente contrarie all’etologia dell’animale, alle sue leggi biologiche e naturali causando invece comportamenti insopportabili con le caratteristiche etologiche e dunque costituisce reato; e questo anche se non esiste una legge che espressamente lo vieta, come invece ad esempio accade in Francia.

“Un principio davvero rilevante per tante altre attività, non espressamente consentite ma che vengono perpetuate perché tanto non c’è una legge che lo vieta, e che comportano dolore e sofferenza agli animali”, sottolinea l’Ufficio Legale della LAV.

Gli animali oggetto dei maltrattamenti sono stati tutti confiscati e affidati alla LAV, che aveva denunciato il caso e si era costituita parte civile.

Per approfondimenti:
leggi il commento degli Avv. Carla Campanaro e Mauro De Pascalis
(Ufficio legale LAV).

8 febbraio 2013
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