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Donne nude e pesci morti

L’orrenda campagna “FishLove” dimostra ben poco amore per i pesci.

Difficile realizzare una campagna piu’ raccappricciante di questa: donne dello spettacolo che si fanno fotografare nude, coperte solo da cadaveri di pesci ammazzati (hanno partecipato anche modelli uomini, mostrando pero’ quasi sempre solo la faccia, assieme all’immancabile cadavere di animale acquatico).

E questa campagna ha il coraggio di chiamarsi FishLove. Amore per che cosa? Per il pesce fritto o alla griglia, non certo per gli animali marini.

I promotori ci tengono a specificare in home page che “Tutto il pesce usato per queste fotografie e’ stato gentilmente donato da Waitrose [negozio di vendita online di alimentari] ed e’ stato pescato in modo sostenibile, secondo l’impeccabile policy ambientalista dell’azienda”.

Vien da chiedersi “Ma che cos’e’, un macabro scherzo?”. E questa impressione e’ confermata dall’orrore e il ribrezzo che le foto suscitano: vedere questi poveri corpi di animali uccisi usati per nascondere parzialmente il corpo nudo delle modelle fa venire il voltastomaco, oltre a una tristezza infinita.

Eppure, no. Non e’ uno scherzo di cattivo gusto. Al contrario, modelle e modelli – attrici, attori, donne e uomini dello spettacolo – si sentono pure degli eroi “socialmente impegnati” per aver prestato la loro immagine (e ai pesci, qualcuno l’ha chiesto se volevano prestare non solo la loro immagine, ma la loro vita?) per questa campagna “a favore della pesca sostenibile”.

Purtroppo, oltre che rimanere schifati, non si puo’ fare molto, non c’e’ neppure nessuno contro cui protestare. Contro chi protestiamo? Scriviamo il nostro sdegno al ristorante di sushi che ha promosso l’iniziativa? Al negozio di alimentari on-line che vi collabora? Vendere animali morti e’ il loro business, che si protesta a fare? Scrivere a Ocean2012 (che aderisce), la campagna che vuole chiedere all’UE di opporsi all’overfishing (pesca intensiva)? Anche questo sarebbe come parlare al vento, perche’ il “cosa puoi fare tu” per il pubblico di questa campagna non e’ altro che un manualetto che spiega quali specie di pesce, e pescate in quale luogo, si debbano scegliere per mangiare “pesce sostenibile”!

Se li si invita a smettere di promuovere il consumo di pesce, rispondono, stizziti, dicendo che non e’ che tutti possano diventare vegan, e quindi quello che loro propongono e’ di iniziare a limitare i danni che l’overfishing fa agli oceani, con una politica dei “piccoli passi”.

Quello che pero’ questa gente non capisce – o fa finta di non capire – e’ che i piccoli passi andrebbero anche bene, ma solo se fossero nelle direzione giusta. E la direzione giusta e’ SOLO quella di limitare i consumi, non ne esistono altre. Se si dice alla gente “compra questa specie, pescata in questa zona, al posto di quest’altra specie”, il numero di pesci uccisi rimane lo stesso, perche’ le persone ne mangiano la stessa quantita’. Se invece si invita a limitare drasticamente i consumi, quindi mangiare MENO pesci, di qualsiasi specie, allora si diminuisce davvero il danno. Perfino chi non capisce che l’unica scelta GIUSTA è diventare vegan, dovrebbe capire che se si vogliono fare “piccoli passi”, l’unica possibilita’ sensata è quella di limitare il consumo.

E’ ovvio che invece da un punto di vista etico l’unica cosa GIUSTA e’ smettere del tutto di uccidere animali – se un comportamento e’ sbagliato, resta sbagliato, non diventa meno sbagliato se lo si fa meno spesso. Se picchiare i propri figli e’ sbagliato, non diventa meno sbagliato se lo si fa 2 volte la settimana anziche’ tutti i giorni. Per esempio.

Pure, se si vuole sostenere di applicare una politica dei piccoli passi, serve almeno che questi passi siano nella direzione giusta. Se non lo sono, il risultato che si ottiene e’ ancora peggiore del non fare nulla, perche’ cosi’ le persone mangiano la stessa quantita’ di pesci e si mettono pure la coscienza a posto perche’ han comprato il pesce “sostenibile”, e quindi non si porranno piu’ il problema di impegnarsi in prima persona per evitare la distruzione degli oceani e dei loro abitanti. Tanto l’han gia’ fatto, pensano.

Lo stesso problema ce l’hanno tutte quelle campagne che inducono il “consumatore” a scegliere prodotti di un dato tipo di allevamento (biologico, allevamento a terra, ecc.): non risolvono nulla, perche’ il numero di animali uccisi non cambia, e mettono la gente in condizione di sentirsi con la coscienza a posto e a non fare piu’ nulla, cosi’ anche i “piccoli passi” che la campagna auspicava non vengono compiuti affatto; al contrario, queste campagne contribuiscono al mantenimento dello status quo.

Certo, la campagna FishLove batte tutte le altre per il cattivo gusto e il disprezzo per i pesci uccisi, oltre che per il ribrezzo che suscita.
Qui le rivoltanti foto.

Questo e’ quanto possiamo aspettarci da chi sostiene di difendere gli oceani, in buona compagnia con tutte le associazioni ambientaliste di tutto il mondo.

A noi non resta che l’amarezza di vedere messi in mostra i corpi dei poveri pesci uccisi, in un ultimo insulto alle loro vite spezzate.

Marina Berati, 9 agosto 2012

http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1310

Finalmente chiude Green Hill!

Oggi 18 luglio 2012, vengono posti i sigilli a Green Hill. La struttura ospitava un allevamento di beagle destinati agli esperimenti.

I beagles di Green Hill sono finalmente liberi grazie al sequestro della struttura per reati di maltrattamento sugli animali. Finalmente una buona notizia e una grandissima vittoria: Green Hill è stato chiuso e i cuccioli di Beagle sono liberi!

Dopo mesi di proteste e manifestazioni di associazioni animaliste e semplici cittadini, la Forestale sta eseguendo il sequestro di Green Hill, la nota azienda situata a Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione. Alle operazioni di ispezione e sequestro della struttura, disposte dalla Procura della Repubblica di Brescia, partecipano 30 forestali appartenenti ai Comandi provinciali di Brescia, Bergamo e al Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (NIRDA). È presente anche personale dellaDigos della Questura di Brescia.

Il Corpo Forestale dello Stato sta eseguendo in queste ore il sequestro di Green Hill su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia.

I cani non possono ancora lasciare la struttura
La forestale riferisce che, per il momento, i cani non potranno lasciare la struttura. “Allo stato attuale le operazioni di sequestro sono ancora in corso e andranno avanti per diverse ore. Non si conosce ancora l’entità numerica dei cani beagle sequestrati in quanto la struttura da ispezionare è molto vasta ma i beagle non potranno comunque uscire dalla struttura”, i rappresentanti della Green Hill sono stati nominati custodi giudiziari insieme al sindaco della cittadina lombarda e alla locale Asl, e avranno l’obbligo di cura e alimentazione degli animali.

Che ne sarà adesso di loro?
Non è ancora dato saperlo. Quel che è certo è che, anche se dovessero rimanere nella struttura per motivi tecnici, comunque non potranno essere inviati ai laboratori di vivisezione.

Speriamo escano di lì al più presto e trovino tutto l’affetto e l’ospitalità che si meritano!

La storia di Macchia ed Ercolino

La storia di Macchia ed Ercolino

Ciao a tutti.

Vi ricordate la storia di Macchia ed Ercolino? Due mucche, mamma e figlio, salvate in un azienda da un suo componente, ma bloccate dalla burocrazia. Infatti tra loro e la salvezza ci sono di mezzo delle marche di riconoscimento. L’attuale legislazione prevede che un animale adulto non registrato presso l’anagrafe di riferimento debba essere ucciso e smaltito come un rifiuto. Uno schifo assurdo!

Dopo vari incontri con più Asl della Toscana abbiamo capito che se per una capra o un maiale alcuni funzionari sensibili sono disposti a chiudere un occhio, sui bovini nessuno vuole sapere nulla, abbattere e basta.

Per adesso l’obiettivo raggiunto è un accordo di stallo provvisorio nell’attuale posto fino al 30 settembre, per poi decidere di agire in maniera più decisa. Sono partite le adozioni a distanza con le persone che già si erano offerte tempo addietro. Presto riceverete foto dei due amic*, oltre che a successivi aggiornamenti sulla vicenda.

Per adesso Macchia ed Ercolino sono salvi, ma il lavoro non sarà terminato fino a che non saranno liberati da questa condanna a morte che pende sulle loro teste.

In questi mesi, grazie alla loro storia sono venuti fuori molti altri casi di salvataggi di mucche “non identificate”, e probabilmente siamo al punto di iniziare un lavoro dall’alto di modifica della legge vergogna. E’ già partito il primo imput dalla rete dei rifugi, ancora in fase di costituzione ma con obiettivi ben chiari, e che presto si avvierà verso questa battaglia.

Vi terremo aggiornati.

Un abbraccio.
—–
Fattoria della Pace IPPOASI Onlus
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Colpi di calore in cani e gatti

Come proteggere cani e gatti dai colpi di calore: un vademecum utile per tutti.

Che cos’à il “colpo di calore”, o “ipertermia”

La temperatura corporea può aumentare a causa di un’infezione (febbre), ma anche a causa del caldo e/o di condizioni di umidità elevate dell’ambiente. Un aumento della temperatura corporea causato da condizioni ambientali viene detto ipertermia o colpo di calore.

Cani e gatti non sudano e si difendono dal calore ambientale eccessivo cercando un luogo fresco o, se sono impossibilitati a farlo, ansimando per favorire lo scambio di calore attraverso l’evaporazione. Se anche questo metodo non è sufficiente, la temperatura corporea inizia a salire. L’incapacità di sudare rende i nostri animali molto più soggetti ai colpi di calore rispetto alle persone.

L’ipertermia può essere una condizione molto pericolosa per la vita e richiede un trattamento immediato. La temperatura corporea normale del cane e del gatto è di 38,5-39°C; ogni volta che supera i 40,5°C ci troviamo di fronte ad una vera emergenza.

Come e quando si verifica

Il colpo di calore si verifica in genere nella stagione calda, quando il cane o il gatto vengono lasciati in un’automobile chiusa. Il colpo di calore può verificarsi anche in altre condizioni, ad esempio:

– Quando un animale è lasciato all’aperto in condizioni di calore e umidità eccessivi, senza ombra.
– Quando fa esercizio fisico intenso con temperature ambientali elevate.
– Quando è lasciato in auto di giorno anche se la temperatura è relativamente fresca; uno studio recente ha dimostrato che la temperatura all’interno di un veicolo può aumentare in media di 4°C ogni ora indipendentemente dalla temperatura esterna.

Altri fattori predisponenti possono essere l’obesità e/o malattie delle vie aeree o del cuore. Particolarmente predisposte al colpo di calore sono le razze di cani cosiddette brachicefale (con il muso corto e schiacciato) come Pechinese, Carlino, Lhasa Apso, Boston Terrier, Boxer, ecc. A causa della conformazione del muso questi cani non riescono ad ansimare in modo efficiente per dissipare il calore corporeo, il che si traduce in un aumento della temperatura corporea che può essere fatale.

Sintomi

Inizialmente l’animale appare a disagio, ansima eccessivamente ed è irrequieto. Quando l’ipertermia peggiora l’animale perde grandi quantità di bava dal naso e / o dalla bocca. L’animale può barcollare o essere incapace di restare in piedi. Le gengive possono diventare bluastre o di colore rosso acceso a causa dell’ossigenazione insufficiente. Rapidamente insorgono perdita di coscienza, coma e morte.

Cosa fare

– Spostate immediatamente l’animale dal luogo in cui si è verificata l’ipertermia.
– Portatelo in un ambiente fresco e ombreggiato e fategli aria.
– Se possibile, valutate la temperatura rettale e annotatela.
– Iniziate a raffreddare il corpo mettendo stracci o asciugamani bagnati con acqua di rubinetto sopra il collo, sotto le ascelle e nella regione inguinale.
Si può anche bagnare le orecchie e le zampe con acqua fresca.
Dirigere un ventilatore o fare aria su queste zone bagnate aiuta il raffreddamento per evaporazione.
– Portate l’animale dal più vicino veterinario immediatamente.

Cosa NON fare

E’ importante ricordare di:

– Non utilizzare acqua gelata o ghiaccio per il raffreddamento.
– Non raffreddare eccessivamente l’animale.
– Gli animali che hanno subito un colpo di calore hanno una temperatura corporea superiore a 40,5°C (a volte addirittura oltre 42°C) e un obiettivo ragionevole è di abbassare la temperatura corporea a 39-39,5°C, mentre lo si trasporta dal più vicino veterinario. L’abbassamento eccessivo della temperatura può causare ulteriori danni.
– Non tentate di far bere forzatamente l’animale mettendogli dell’acqua in bocca, ma tenete a disposizione dell’acqua fresca (non fredda) da offrire se l’animale è vigile e si mostra interessato a bere.

Terapia

Il rapido raffreddamento dell’animale è estremamente importante, ma va effettuato con cura. Per quanto sembri logico utilizzare ghiaccio o acqua ghiacciata, in realtà il loro impiego è sconsigliato, perché raffreddando in modo rapido e intenso le parti esterne del corpo si rallenta il raffreddamento degli organi interni, in quanto si causa una costrizione intensa dei vasi sanguigni superficiali. In tal modo le strutture interne restano isolate e non riescono a raffreddarsi.

L’acqua di rubinetto a temperatura ambiente è la cosa più adatta per un raffreddamento efficace.

L’ipertermia grave è una condizione che colpisce quasi tutti gli apparati del corpo. Il semplice abbassamento della temperatura corporea non è sufficiente a contrastare gli eventi potenzialmente catastrofici che spesso la accompagnano.

Per questo motivo un animale che ha subìto un colpo di calore va visitato prima possibile. Quando la temperatura corporea supera i 41°C il calore inizia a danneggiare le cellule e il danno agli organi interni diviene rapidamente irreversibile.

Quando il veterinario riceve un animale che ha subìto un colpo di calore, controlla immediatamente la temperatura corporea e la abbassa entro il range di sicurezza, se non lo avete già fatto voi, e la tiene costantemente sotto controllo. Inserisce un catetere endovenoso con cui somministrare liquidi direttamente nel circolo sanguigno per contrastare la disidratazione e sostenere la funzione di cuore e reni. Tiene l’animale monitorato per shock, difficoltà respiratoria, insufficienza renale, anomalie cardiache, ipoglicemia ed altre complicazioni, e lo tratta di conseguenza.

Gli esami del sangue, prelevato prima e durante il trattamento, permettono di valutare eventuali danni agli organi interni. Viene monitorato anche il tempo di coagulazione del sangue, in quanto i problemi di coagulazione sono una complicanza comune del colpo di calore.

Gli animali con danni moderati possono recuperare completamente, ma nei casi più gravi possono insorgere complicanze e la morte anche a distanza di giorni. In alcuni casi persistono danni che richiedono cure costanti tutta la vita, ad esempio una dieta speciale per il fegato o l’intestino. Complessivamente, la mortalità nei cani che hanno subìto un colpo di calore è del 25-50%.

Prevenzione

Qualsiasi animale che si trovi in un ambiente caldo, sia al chiuso che all’aperto, e non può rinfrescarsi è a rischio di colpi di calore. I seguenti consigli possono aiutare a prevenire gravi problemi:

– Gli animali con condizioni predisponenti, come malattie cardiache, obesità, età avanzata o problemi respiratori vanno tenuti al fresco e all’ombra. Anche una normale attività fisica per questi animali può essere dannosa se il clima è caldo.
– Garantite costantemente l’accesso all’acqua fresca.
– Non lasciate l’animale nella macchina parcheggiata al caldo, anche se è in ombra o se si tratta di un breve periodo di tempo. La temperatura all’interno di una macchina parcheggiata può raggiungere in breve tempo i 60°C. Abbassare leggermente i finestrini non garantisce assolutamente di prevenire il colpo di calore.
– Assicuratevi che i cani all’aperto abbiano accesso all’ombra in ogni momento, anche se il sole gira.
– Nelle giornate calde, limitate l’esercizio fisico e non portate il cane a correre. In particolare, non tiratevelo dietro andando in bicicletta. Quando il clima è molto caldo l’attività fisica può essere pericolosa.
– Non utilizzate museruole che impediscono al cane di ansimare e tirare fuori la lingua. Evitate luoghi come la spiaggia e soprattutto zone ricoperte di cemento o asfalto, che riflettono il calore, se non c’è accesso all’ombra.
– Bagnare il cane con acqua fredda o consentirgli di nuotare può aiutare a mantenere una temperatura corporea normale.
– Tenete gli animali nel luogo più fresco della casa durante le giornate calde. L’aria condizionata è uno dei modi migliori per tenere freschi gli animali in casa. In mancanza di questa, riempite diverse bottiglie di plastica con acqua gelata, avvolgetele con un telo e mettete in terra accanto all’animale perché possa rinfrescarsi.

Fonte: Ambulatorio Veterinario Avanzi-Mori

Da: http://www.agireora.org

Cucciolo di orso soppresso perché era troppo buono

La fotografia in apertura di articolo è bella. È una di quelle fotografie che dovrebbero scaldare il cuore. E che invece lo gelano. Perché l’orsetto ritratto è morto, ucciso dalle forze dell’ordine perché era troppo buono, troppo docile, troppo amichevole.  

Il cucciolo è stato “terminato” nel giugno del 2011, un anno fa, dopo essere stato ritenuto “troppo curioso nei confronti degli esseri umani” che incontrava nell’area del Terra Nova National Park di Newfoundland, in Canada.

A decidere della sua morte è stato il Department of Fish and Wildlife che ha dichiarato che l’orsetto era “così amichevole con gli uomini da non dare altra scelta oltre all’eutanasia”.

Prima di procedere alla soppressione, le autorità avevano svogliatamente tentato una ricollocazione dell’orsetto. Ma lui è tornato indietro.

È tornato indietro con tutto il suo fatale carico di ingenuità, curiosità e fiducia nei confronti degli esseri umani.

Il timore delle autorità era che la madre del piccolo, vedendolo così vicino agli uomini, diventasse aggressiva e finisse con l’aggredire qualche turista. Non era accaduto nulla, in realtà, ma il piccolo è stato comunque soppresso.

L’uccisione di questo cucciolo innocente solleva molte domande, la prima delle quali relativa alla nostra gestione della fauna selvatica. Gli esseri umani si espandono in continuazione, infiltrandosi negli habitat delle altre creature, e poi si lamentano di essere circondati dagli animali.

Portiamo via la terra agli altri co-abitanti del pianeta, togliendo loro la possibilità di nutrirsi, e poi li sopprimiamo quando si avvicinano ai nostri centri abitati alla ricerca di un po’ di cibo. E magari frugano nei cassonetti.

Infine, abbiamo sempre un’ottima scusa per uccidere, e certe volte non abbiamo neppure bisogno di una giustificazione, lo facciamo e basta.

L’animale è ritenuto troppo cattivo? Imbracciamo il fucile.

Un cucciolo d’orso è ritenuto troppo buono? Non cambia nulla. Imbracciamo il fucile lo stesso.

Piccolo orso, addio. Perdonaci.

Fonte:
http://all-4animals.com/2012/06/16/storie-dal-ponte-il-cucciolo-di-orso-soppresso-perche-era-troppo-buono/

Il silenzio degli innocenti

Quando Leonardo da Vinci scriveva “verrà un giorno in cui l’uccisione di un animale sarà considerata come l’uccisione di una persona” non poteva certo immaginare la dimensione che i massacri di animali avrebbero assunto in occasione delle festività.

Mai come nel momento presente l’industria alimentare macina, è il caso di dirlo, milioni di vite per produrre cibo oltretutto sprecato nella misura del 45 per cento. E, in più, il cibo comunque consumato in eccesso è responsabile della stragrande maggioranza delle patologie umane più gravi.

A Pasqua tutto questo assume la dimensione ancor più crudele della strage di piccoli fatti nascere solo per essere allontanati dalle madri e, spesso dopo viaggi allucinanti, essere uccisi per finire nel piatto.

Pochi spettacoli sono più sinistri, specie agli occhi di chi ha deciso di non alimentarsi più di animali, delle infinite, stucchevoli e sempre uguali trasmissioni televisive in cui ridenti e, speriamo almeno, ignare massaie illustrano i tanti modi di cucinare e mettere in tavola una povera creatura. Aprire, tagliare, disossare: sembrano termini di un racconto horror reso più paradossale dal contrasto con l’atmosfera festosa in cui viene rappresentato.

Proviamo, per una volta, a guardare la Pasqua dal punto di vista di chi nel piatto ci finisce. E anche dal punto di vista di chi – le povere pecore – si vede strappare il proprio piccolo e lo piange, si, proprio lo piange con lamenti strazianti, più umani di quelli umani.

L’augurio è che in un tempo non troppo lontano la Pasqua possa diventare, finalmente, buona per tutti: per noi umani, resi migliori dalla consapevolezza che niente di positivo viene dalla sofferenza e per loro, povere creature davvero innocenti, salvate dalla preveggenza di un genio, Leonardo appunto, in anticipo di cinque secoli.
(Carla Rocchi)

Fonte:
http://www.nelcuore.org/

I pesci sono esseri senzienti

Non sono animali di serie B, soffrono come tutti gli altri, e sono trattati in maniera estremamente brutale.

Purtroppo nella società di oggi non si è più abituati a pensare ai pesci come esseri viventi, esseri senzienti dotati di propri sentimenti ed abilità. Cresciamo con la convinzione, invece, che i pesci non siano altro che quei pezzi di carne contornati di spezie sul nostro piatto o quei giocattoli silenziosi e colorati che abbelliscono i nostri acquari di casa. E non ci poniamo mai domande sul come quei pesci siano finiti sul nostro piatto, o sulla loro vita prima che qualcuno li rapisse dall’ambiente naturale. Non ci poniamo nessuna domanda nemmeno sulla paura che possiamo aver arrecato loro.

Tutti noi, non solo chi li pesca, siamo colpevoli della loro sofferenza e della loro paura.

I pesci, come gran parte degli esseri viventi che abitano il nostro pianeta, sono in grado di esibire una ricca schiera di comportamenti sofisticati e i processi di apprendimento sono in grado di influenzarne, già a partire dalla nascita, quasi tutti i comportamenti che si susseguono nel corso del ciclo vitale e che sono strettamente connessi con la sopravvivenza (reperimento del cibo, capacità di evitare i predatori e interazione con i conspecifici).

L’architettura neurale di questi animali possiede componenti molto simili a quelle dei mammiferi e la loro capacità cognitiva, per molti aspetti, è comparabile a quella di primati non umani. Molti possiedono, infatti, una memoria a lungo termine comparabile a quella di molti altri vertebrati e sono in grado di modificare il loro comportamento in relazione all’esperienza individuale e alle informazioni ottenute da altri pesci.

Nonostante essi vivano in un ambiente molto diverso dal nostro e utilizzino un linguaggio del corpo che per noi è incomprensibile, non sono poi così diversi da noi esseri umani: afferrano gli oggetti e li esplorano, raccolgono il cibo, costruiscono rifugi per loro stessi e la loro prole, emettono suoni attraverso cui comunicano eventuali rischi predatori, e memorizzano i percorsi per raggiungere più facilmente il cibo.

Sono inoltre dotati di abilità numeriche, che li rendono in grado, entro certi limiti, di discriminare tra due insiemi di oggetti di differente numerosità. Questa capacità ha un valore adattativo a livello di sopravvivenza e riproduzione: distinguere tra fonti di cibo di differente numerosità di elementi può aumentare, ad esempio, la quantità di calorie ingerite, così come l’abilità nel valutare il numero di propri simili può portare a scelte relative all’affiliazione o al conflitto.

Nonostante ciò, non c’è alcuno scrupolo nel pescarli e ucciderli in maniera brutale. Non c’è alcuno scrupolo nell’intrappolarli in immense reti da pesca in cui vengono schiacciati tra loro e in cui subiscono una dolorosa decompressione che porta alla rottura della loro vescica natatoria e all’espulsione degli organi interni attraverso la bocca.

E chi non muore nella rete viene ucciso e sventrato dai pescatori tramite dei bastoni acuminati mentre chi non soddisfa le loro esigenze viene rigettato in mare ormai privo di vita.

Anche la pesca all’amo provoca tantissima sofferenza a questi poveri animali. E non solo quella attuata dai pescatori che poi mangiano i pesci pescati, ma anche dalla pesca cosidetta “sportiva”, nonostante poi vengano rigettati in acqua. L’amo provoca gravissime lesioni all’apparato boccale di questi animali e ne rimangono talmente spaventati che per i giorni successivi non saranno in grado di mangiare.

Purtroppo, neanche i pesci d’allevamento hanno una aspettativa di vita e di morte migliore: sono costretti a vivere in piccole vasche in cui non hanno alcuna possibilità di movimento e in cui i livelli di pesticidi, antibiotici e farmaci sono altissimi. Molti poi vengono uccisi semplicemente immergendoli vivi nel sale e lasciandoli agonizzanti a disseccare, mentre altri vengono uccisi a colpi di bastone o soffocati.

Tutto ciò oltre ad arrecare una grande sofferenza a questi animali, provoca enormi danni anche al nostro ecosistema, in quanto il numero dei pesci negli oceani è in diminuzione e cala sempre più rapidamente; gli habitat acquatici vengono distrutti a causa dell’azoto derivante dagli scarichi degli allevamenti e vi è una trasmissione di parassiti e malattie dai pesci di allevamento a quelli acquatici.

Quindi, è giunto il momento di cambiare: cominciamo a considerare i pesci come animali con gli stessi diritti di tutti gli altri (noi esseri umani compresi) e cominciamo ad aprire gli occhi sui danni che la pesca e gli allevamenti provocano prima di tutto ai pesci stessi e infine a quelli che provocano sul nostro ecosistema.

Articolo di Stefania Candilera

Fonte:
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1271