Archivi categoria: Animali

La storia di Navarre il lupo

Lupo salvato da morte certa mangia dalle mani della donna che lo sta curando.

Articolo tratto da: Blogeko

Vi mostro un video davvero speciale. Un lupo salvato da morte certa – è stato recuperato mentre giaceva semiparalizzato in un torrente – mangia dalle mani di una donna che lo sta curando. E’ un lupo, un lupo selvatico: debilitato, ma – se riesce a mangiare – non è intontito e ha un po’ di energia.

Eppure il suo comportamento non accenna nè alla paura nè all’aggressività. Neanche un micro-ringhio mentre l’ “infermiera” del Centro Fauna di Monte Adone gli gira attorno: come se avesse capito che, nonostante gli aghi delle flebo e tutto il resto, gli umani, almeno per una volta, lo stanno aiutando e non vogliono fargli del male.

Peraltro a questo lupo, battezzato Navarre, gli uomini hanno fatto del male eccome. Quando è stato recuperato nel torrente, l’11 gennaio scorso nel Bolognese, aveva in corpo i pallini di diverse fucilate. Ma adesso parlano le immagini.

In sostanza. Quando il lupo è stato tirato fuori dall’acqua il suo cuore si è fermato. Forse (ma è una mia ipotesi) l’effetto dell’indispensabile iniezione di anestetico: in ogni caso non si poteva fare in nessun altro modo.

Rianimato con massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. Messo sotto flebo. Portato, per riscaldarlo, in una casa vicina, dove la gente si è fatta in quattro per lui. Poi trasferito al Centro Fauna in terapia intensiva: è qui che si svolge la scena del cibo.

Ancora, sottoposto a vari esami per individuare la causa della semiparalisi alle zampe posteriori: non le fucilate, ma una forma infiammatoria-infettiva ad un disco fra le vertebre della spina dorsale.

Ora l’animale viene sottoposto a varie terapie fra cui una seduta settimanale di agopuntura. Si legge sul sito del Centro fauna:

Pur non perdendo la fierezza e la riservatezza che contraddistinguono la specie, Navarre accetta con pazienza di essere curato, dimostrando giorno dopo giorno una forte tempra e una crescente voglia di vivere

Ha già ripreso a camminare, ma strada verso la guarigione è ancora lunga. Navarre è in una gabbia sorvegliata da telecamere (è un animale selvatico, non va disturbato). L’obiettivo è lasciarlo libero di nuovo.

FOTO

Su Repubblica così abbiamo salvato il lupo: l’inizio della storia, il recupero nel torrente

Sul sito del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone il seguito della vicenda: la storia di Navarre il lupo

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Fonte: Blogeko

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A Mantova strage di nutrie rinviata.

Per contenere i roditori saranno usati reti, recinzioni, disturbi sonori e luminosi.
Negrini (Pd) critico: si spende di più per i castorini che per i cassintegrati

MANTOVA

Lunga vita alle nutrie. Di fronte alla preventivata “strage” dei castorini per diminuire i costi annuali del loro contenimento, le commissioni provinciali congiunte Economia ed Ambiente hanno deciso di tentare prima la via delle contromisure ecologiche. Se questi sistemi non funzioneranno, si passerà alle misure forti.

La riunione straordinaria delle commissioni era stata indetta per affrontare il tema, da più parti sollevato, del costo dei piani annuali di contenimento del roditore. In 9 anni la Provincia ha speso circa un milione di euro per il sistema del trappolaggio. Solo nel 2011, la cattura di 27.716 animali è pesata per 216mila euro sulle casse di Palazzo di Bagno, senza considerare gli oneri per il ripristino dei danni alle coltivazioni ed agli argini.

Considerando che il sistema delle trappole è efficace se effettuato costantemente e continuato nel tempo, uno studio interno della Provincia riteneva impossibile proseguire a questi ritmi se il budget fosse diminuito. La soluzione, come estrema contromisura, ipotizzava di decimare la popolazione delle nutrie per poter abbassarne i costi del contenimento annuale. Si era dunque previsto un abbattimento straordinario di 50-60mila nutrie su una popolazione stimata di 70mila. Il dibattito in commissione è servito per individuare le strategie per evitare questo “sterminio”

«Il dibattito è stato proficuo – spiega il presidente della commissione provinciale ambiente Franco Tiana –. Si è convenuto sulla necessità di istituire a tempi brevi, entro un mese, un tavolo di studio che affronti il tema degli interventi ecologici da attuare, coinvolgendo tutti i soggetti interessati: dalla Regione, ai Consorzi di Bonifica, agli agricoltori». Ma perché partire da interventi soft e non dal drastico ridimensionamento della popolazione? «Lo dice la legge – spiega Tiana – che a volte viene dimenticata.

Si deve partire da sistemi di contenimento ecologico e solo dopo aver verificato l’eventuale fallimento di questi, si può passare ad altri mezzi. Che, ricordo, non possono comprendere lo sparo se prima non si sono attuate le altre misure». È stato lo stesso Istituto superiore per protezione e la ricerca ambientale (Ispra), un organismo governativo, a indicare, su richiesta della Provincia, le “tattiche” da poter mettere in campo nella guerra incruenta alle nutrie: tecniche d’assedio, come la sottrazione delle risorse alimentari o la limitazione dei luoghi di riproduzione; tecniche di difesa, come le recinzioni fisse, le reti mobili, i fili elettriche e tecniche d’attacco come disturbi visivi, olfattivi o acustici.

Se tutto ciò non dovesse funzionare, si potrebbero predisporre fonti alimentari, sorte di luoghi-mangiatoia, per creare alternative all’offerta delle risorse agricole coltivate.

I tecnici della Provincia hanno obiettato che, indipendentemente dalle tecniche ecologiche, la necessità primaria è comunque la conferma delle risorse, stimate in circa 220mila euro per il 2012 per mantenere efficace il trappolaggio mentre la Lega Nord ha ribadito la necessità di riclassificare la nutria fra gli animali nocivi, come i topi e le talpe, nei confronti dei quali si possono usare le esche velenose. Critico anche l’intervento di Francesco Negrini (Pd) per il quale «si spende per le nutrie più del doppio di quanto la Provincia ha destinato come contributo per i disoccupati»

Fonte:
http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/02/15/news/strage-delle-nutrie-rinviata-l-ispra-ordina-metodi-soft-1.3185931

Immagine tratta da:
http://forestasommersa.forumfree.it/?t=55608024

Allevamento intensivo dei maiali

Allevamento intensivo dei maiali, da abolire per legge

L’allevamento intensivo dei maiali dovrebbe essere abolito per legge. Appena nati, i cuccioli restano una settimana in una gabbia riscaldata con le lampade. Poi viene tagliata la coda: gli allevatori hanno riscontrato che i maiali sfogano lo stress – della loro orribile vita – mordendosi la coda.

I maschi vengono castrati (senza anestesia) e tutti trasferiti in box dove non possono rigirarsi perché sono uno addosso all’altro. I cuccioletti sono divisi dalle madri, attraverso le sbarre succhiano il latte. Trascorrono sei mesi così, poi per i maschi il macello, per le femmine la riproduzione e dopo 2 o 3 anni anche loro vengono macellate.

Le scrofe da allevamento sono rinchiuse in piccole gabbie, non dispongono di paglia, di nessun elemento che per istinto cercano per costruire il giaciglio. Sono inseminate artificialmente e poco dopo il parto la tortura ricomincia.

Da millenni l’uomo sfrutta gli animali per svariati scopi e senza misura. Molti, anche se non sono vegetariani e vegani, immaginano e vogliono un rapporto uomo – animale meno cruento, meno vessatorio. Gli allevamenti intensivi sono uno dei tanti abomini di cui noi uomini tutt’ora ci macchiamo.

Finalizzato ad ottenere la quantità massima di prodotto al minimo costo, col minimo spazio, con l’ausilio di farmaci, si è diffuso nei Paesi industrializzati nel 20° secolo. Nei primi decenni ha reso la carne un prodotto di massa, ma solo negli anni novanta l’unione europea ha introdotto delle norme più severe in tutela del consumatore e del benessere dell’animale.

Gli animalisti hanno posto critiche di ordine etico denunciando torture, amputazioni, costrizione in luoghi angusti al punto da portare tutti gli animali internati a soffrire di atrofia muscolare, di non vedere mai la luce, ecc.

In quelle terribili condizioni di vita, l’incidenza di malattie aumenta vertiginosamente. Quindi vengono introdotti farmaci (anche antibiotici) che comportano l’insorgere di batteri sempre più resistenti e il tutto finisce nei piatti dei consumatori, uccidendo – anche se non se ne parla mai – diverse migliaia di persone ogni anno.

L’uso degli ormoni, invece, serve per aumentare e velocizzare la crescita dell’animale. Ormai in Europa gli ormoni sono vietati, in America non ancora. Purtroppo in Europa però i controlli sono pochi e quando effettuati rivelano che gli ormoni non sempre sono banditi dai nostri allevatori.

L’allevamento industriale ha un impatto negativo anche sulla fame nel mondo, sul disboscamento, sull’inquinamento, sulla biodiversità, sul cambiamento climatico.

http://www.nocensura.com/2012/02/ecco-come-funziona-lallevamento.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+nocensura%2Ffeed+%28nocensura.com%29

Fonte:
http://www.net1news.org/allevamento-intensivo-dei-maiali-da-abolire-per-legge.html

 

Grande freddo. A rischio la vita di due milioni di animali

GRANDE FREDDO. A RISCHIO LA VITA DI DUE MILIONI DI ANIMALI RANDAGI

In Italia sono circa un milione i cani randagi presenti prevalentemente nelle regioni del centro sud, ed altrettanti i gatti.

Di questi circa la metà vivono nelle regioni che in questi giorni sono spazzate da neve e freddo. La mancanza di un riparo, la difficoltà a procurarsi il cibo porta almeno la metà di questi animali ad essere a rischio della vita sia per le condizioni del rigido freddo, sia per la difficoltà nel procacciarsi il cibo, a loro dobbiamo aggiungere almeno un altro milione di animali selvatici e uccelli.

Da qui il moltiplicarsi degli appelli delle associazioni e sui socialnetwork rivolti ai volontari ed alle persone di buona volontà perché con pochi semplici gesti aiutino in questi giorni la sopravvivenza di cani e gatti e di altri animali.

Per cani  (molte le segnalazioni di branchi di randagi affamati ed infreddoliti che si avvicinano ai centri abitati in cerca di cibo e riparo) e gatti è sufficiente mettere una ciotola di cibo una o piu volte al giorno in una zona riparata e se possibile predisporre dei ricoveri, anche improvvisati al coperto dove mettere delle coperte in modo che possano ripararsi durante le ore della notte (che corrispondono a quelle del maggior
freddo).

Per gli uccellini l’invito è a spargere sul proprio balcone dei semi o altri cibo, evitando assolutamente le bricciole di pane o la mollica, che possono creare problemi ai volatili, per quanto riguarda gli animali selvatici prima di prendere iniziative consigliarsi con il corpo forestale.

AIDAA rivolge inoltre un invito a tutti coloro che possono a recarsi nel canile o gattile o rifugio di animali più vicino a casa per donare una coperta ed una scatola di cibo (o altro secondo le esigenze delle singole strutture e alla possibilità di ciascuno) che può essere d’aiuto per le migliaia di cani costretti in questi giorni a vivere nei pochi metri quadrati delle loro fredde gabbie.

Roma (4 Febbraio 2012)

Lorenzo Croce
Presidente Nazionale Aidaa
Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente

http://aidaa-animaliambiente.blogspot.com/

 

Arriva il grande freddo aiutiamo gli uccellini ed i randagi

In questi giorni è previsto l’arrivo di un ondata di freddo polare, con temperature in picchiata fino a cinque gradi sottozero la notte e nelle prime ore del mattino.

Freddo che porterà con se il gelo aumentando la difficoltà per gli uccellini ma anche per gli animali randagi di alimentarsi. Da qui la necessità di dare una mano ai nostri fratelli “piumosi e pelosi” in questi giorni difficili per loro. Ecco di seguito una serie di consigli semplici ed utili per aiutarli.

UCCELLINI
Per loro è davvero dura in questi giorni di freddo procurarsi il cibo, dunque invitiamo tutti ad esporre sui balconi delle piccole mangiatoie (ne esistono di gia pronte in legno o che possono essere realizzate in materiale di riciclo come ad esempio le bottiglie di plastica) contenenti piccoli pezzettini di grasso e carne avanzata (per chi la consuma), croste di formaggio, briciole di dolci, frutta fresca e secca e miscele di semi, le mangiatoie vanno rifornite regolarmente senza riempirle fino all’orlo in quanto a causa del freddo parte del cibo potrebbe deteriorarsi.
Le mangiatoie vanno messe in zona non raggiungibile dai gatti in quanto i felini dotati di un imponente scatto rischiano di catturare ed uccidere gli uccellini che vengono sul vostro balcone o nel vostro giardino per ristorarsi.

GATTI
Se sappiamo esserci una colonia felina, o semplicemente dei gatti randagi che sono in cerca di cibo e vivono nella nostra zona ricordiamoci di mettere loro le ciotole del cibo secco e umido in una zona riparata, infatti i croccantini con l’umidità rischiano di deteriorarsi, mentre la pappa umida potrebbe anche congelare, e i nostri amici felini affamati potrebbero mangiare del cibo che può fare loro male. Cambiare il cibo due volte al giorno e lasciare in luogo riparato anche la ciotola dell’acqua fresca (che di notte rischia regolarmente di gelare). Se vi va lasciate aperta qualche finestra delle cantine o di locali dove non ci siano pericoli per i nostri amici a quattro zampe in modo che possano ripararsi per la notte e combattere il freddo.

CANI
Anche per i cani randagi valgono le regole dei mici, mettete sempre una ciotola con cibo e una con acqua in ambiente riparato, rifornite le ciotole quotidianamente perché a causa del freddo il cibo lasciato troppo a lungo potrebbe deteriorarsi.
Anche per loro se qualcuno ha possibilità lasci aperta la porta di un sottoscala o di un locale dove non ci siano dei pericoli per i nostri amici e mettere a terra delle coperte in modo che cani e gatti possano trovare un po di riparo specialmente nelle zone più fredde.

ALTRI ANIMALI SELVATICI
SEGUIRE EVENTUALI CONSIGLI FORNITI DAL CORPO FORESTALE DELLO STATO. RIVOLGETEVI AL 1515 PRIMA DI PRENDERE QUALUNQUE INIZIATIVA PER FAVORIRE L’ALIMENTAZIONE SPECIALMENTE SE SI TRATTA DI ANIMALI DEL BOSCO O DI SELVATICI DI GROSSA MOLE.

Roma (28 gennaio 2012)

Lorenzo Croce
Presidente Nazionale Aidaa
Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente

http://aidaa-animaliambiente.blogspot.com/

La mucca Macchia e il figlio Ercolino

Ciao a tutti
 
ci è arrivato questo appello da tantissime segnalazioni, e vedendo che non si riesce a trovare un posto per questi amici non umani, ci stiamo ingegnando per capire come aiutarli.

La mucca MACCHIA con accanto il figlioletto ERCOLINO

Ho parlato con Michele, Vegan che ho scoperto di conoscere già, il quale mi ha spiegato un po’ la situazione. Sicuramente è molto difficile.
 
– è difficile perchè il tempo è pochissimo
– è difficile perchè le mucche non sono marchiate con la marca all’orecchio e per l’usl non esistono. Questo ci complicherebbe notevolmente la vita e ci creerebbe problemi con l’usl
– è difficile perchè per ospitarle noi serve la collaborazione di tanti. Mi spiego. I rifugi come Ippoasi possono anche avere lo spazio fisico per ospitarle, e possono mettere anche in gioco le forze per affrontare l’incremento di lavoro (e vi garantisco che già adesso non è una passeggiata), ma questo non basta. Specialmente i grandi animali (mucche, cavalli, asini) hanno un costo non indifferente, e vivono per tantissimi anni. Lo sapete tutti che vivono anche più di 30 anni???
Noi con le adozioni a distanza riusciamo ad avere contributi preziosissimi ogni mese, che coprono (per adesso ancora in piccola parte) le spese mensili. E ad oggi con le entrate che abbiamo non possiamo sfamare altri animali rispetto a quelli che ci sono.
 
Detto questo, rilanciamo a tutti quanti l’appello per Macchia ed Ercolino. Noi abbiamo assegnato la quota di 100,00 al mese per ogni bovino per il suo mantenimento e quindi cerchiamo tra tutti persone che volgliono mettersi in carico la vita di questi animali. La quota totale di 200,00 può essere divisa in 8 quote da 25,00. Ovviamente accettiamo solo persone serie che garantiscono un contributo costante nel tempo.
 
Tutto questo sembra molto brutto, perchè si parla molto di soldi, ma non vorremmo mai arrivare al giorno dove non abbiamo più soldi per comprare il fieno a tutti gli ippoasiani.
 
Attendiamo un riscontro da tutti voi.
 
Noi nel mentre possiamo impegnarci a sentire l’usl per trovare insieme un modo di farle arrivare senza problemi.
 
Speriamo di fare in tempo.
 
Ciao, Christian.

Fattoria della Pace IPPOASI
Via Scoglio della Meloria, 55
56128 Marina di Pisa (PI)
info@ippoasi.org  http://www.ippoasi.org/
Tel. 0509335360 – 3332279002 – 3387980277

Ecco l’appello

Mi chiamo Michele, sono vegan igenista e antispecista da molto tempo.
Regalo a chiunque, dotato di coscienza animalista, e capacità di gestione,  una mucca di otto\dieci anni (??) e il suo vitellino di tre mesi. L’animale fu regalato al gruppo a cui appartengo da amici. La mucca è malata di mastite, è stata curata con medicine omeopatiche sotto il consiglio di un veterinario e di un amico naturopata, ma la cura non è stata continuata per motivi vari.

L’animale è in piena forma, manca un’azione curativa risolutiva. Il vitellino è sotto peso ma è molto vivo e stà crescendo. Chiedo serietà, solerzia, rapidità e anche tanto cuore. Gli animali rischiano la macellazione!.

Informazioni e contatti:
Michele (vegan) 3467213851 (ore pasti).
Riccardo: clementer75@yahoo.com

 

Nutria: se mi conosci non mi ammazzi

Nutria: se mi conosci non mi spari, non mi schiacci e non mi ammazzi

Chi è la Nutria?
Il Coypu (Myocastor coypus), soprannominato Nutria e comunemente chiamato “castorino” è difatti un castoro sudamericano in quanto è una specie originaria di Brasile, Argentina, Perù e altre zone del Sud America. Appartiene all’ordine dei Roditori e più precisamente alla famiglia Myocastoridae. E’ di fondamentale importanza non confondere la Nutria con topi o ratti in quanto sono specie completamente diverse sotto gli aspetti biologici, etologici e morfo-funzionali.

Come e quando è arrivata la Nutria in Italia?
Fu importata in Italia (per la prima volta in Piemonte) nel 1921 per la produzione di pellicce (il “famoso” castorino) ma siccome intorno agli anni Ottanta la richiesta di
queste pellicce diminuì sempre più, quasi tutte le aziende furono costrette alla chiusura e, onde evitare i costi di abbattimento di questi poveri animali, molti individui furono liberati dagli allevatori e così colonizzarono diversi ambienti naturali.

Un po’ di biologia della Nutria…
La Nutria è un mammifero roditore. Gli esemplari adulti possono raggiungere mediamente i 60 cm di lunghezza, coda esclusa, e un peso di circa 8-10 chili. Il colore del mantello è generalmente bruno scuro ma non è raro osservare esemplari grigi o con varie tonalità di marrone. Possiede orecchie piccole, lunghi e numerosi baffi bianchi o argentei. La dentatura consiste di 8 molari e 2 incisivi per arcata. Questi ultimi in particolare sono molto forti e rivestiti da uno smalto dal tipico colore arancione. Le zampe sono pentadattili e quelle posteriori sono palmate (a eccezione del quinto dito che è libero), in quanto la Nutria è un animale prettamente semiacquatico. A riprova di ciò infatti le femmine presentano le mammelle in posizione latero-dorsale e questo è causato dal fatto che la prole viene allattata in acqua.

Cosa mangia la Nutria?
La dieta della Nutria è prettamente vegetariana e si basa su piante acquatiche, varie erbe, radici, tuberi e frutti. Generalmente gli animali tendono a nutrirsi della vegetazione presente in prossimità degli argini dei corsi d’acqua.

E’ aggressiva?
Di indole molto docile, non è assolutamente aggressiva tanto che in America viene anche tenuta come animale da compagnia (Velatta & Ragni, 1991a, 1991b; Gariboldi, 1993; Reggiani et al., 1993; Reggiani et al., 1995).

E’ vero che le Nutrie non hanno predatori naturali?
Le Nutrie, in particolare i cuccioli, vengono predate da diversi animali tra cui faine ed altri mustelidi, volpi, gatti selvatici, cani randagi, lupi, linci, uccelli rapaci diurni e notturni e anche da grossi uccelli trampolieri, come le cicogne e gli aironi. Anche pesci come lucci e siluri sono una seria minaccia per questo animale.

La Nutria porta malattie?
Analisi effettuate presso gli Istituti Zooprofilattici su carcasse di Nutria hanno evidenziato una bassissima frequenza di positività a forme di Leptospira, tutt’al più paragonabile a quella normalmente riscontrabile in altri animali selvatici presenti nei medesimi territori. La presenza di anticorpi per Leptospira è un referto frequente negli animali selvatici sani e non è sinonimo di leptospirosi né di rischio di trasmissione della malattia. Non esistono casi documentati di malattie che siano state trasmesse dalla nutria all’uomo o agli animali domestici. La nutria non rappresenta pertanto alcun pericolo dal punto di vista igienico-sanitario, né ha un particolare ruolo nella trasmissione e diffusione di malattie (Wildlife Disease Association, 1998; Scaravelli & Martignoni, 2000; IZP Brescia, 2000; Cocchi & Riga 2001).

La Nutria è un’emergenza ecologica?
L’impatto che la Nutria può esercitare sulle comunità vegetali ed animali dei Paesi d’introduzione è ancora poco studiato e pertanto sarebbe azzardato trarre conclusioni definitive. Ciò nonostante, diversi studi hanno evidenziato interazioni conflittuali con vari elementi delle biocenosi locali (canneti, vegetazione galleggiante), anche se nessuna di queste sembra aver avuto effetti irreversibili e/o particolarmente gravi

Quali sono i reali danni economici provocati dalla Nutria?
La Nutria è stata spesso accusata di provocare gravi danni all’agricoltura, ma in realtà è provato che questi sono marginali, perché la specie non pascola mai lontano dall’acqua e non si addentra quindi mai per molti metri nei coltivi. Le tane scavate negli argini possono creare dissesti solo qualora sia stata rimossa la vegetazione arborea e arbustiva ripariale. Infatti, le radici di alberi e cespugli che crescono sulle rive di canali e corpi acquatici disturbano lo scavo del roditore, che predilige le sponde spoglie. La dissennata consuetudine di tagliare a raso le siepi e la vegetazione naturale in genere ha favorito, in realtà, la diffusione della Nutria.

Inutilità degli abbattimenti

Allo stato attuale delle conoscenze i tentativi di eradicazione di popolazioni di Nutria nei paesi ove la specie è stata introdotta si sono rivelati infruttuosi (Cocchi e Riga 2001). Si ricorre spesso ad azioni locali di controllo numerico tramite abbattimento. In Italia si è tentato più volte di arginare la diffusione della specie tramite interventi di abbattimento con scarsi risultati (Velatta e Ragni 1991, Velatta 1994, Veronese 1997, Tocchetto 1997). Lo stesso I.S.P.R.A. (ex-I.N.F.S.) ha dichiarato l’impossibilità di eradicare la Nutria (che tra l’altro, per la Legge 157/92 è considerata parte della fauna naturalizzata e non cacciabile) dal territorio nazionale. Tali interventi di rimozione parziale rischiano piuttosto di destrutturare le popolazioni inducendo sostanziali alterazioni a livello demografico (a favore di classi d’età più giovani e femmine) e creando le condizioni per un successivo incremento della capacità di crescita delle popolazioni per reclutamento ed immigrazione dalle zone vicine. Tali pratiche arrecano inoltre notevole disturbo alla fauna locale, soprattutto qualora si agisca nell’ambito di aree protette o parchi. In questo senso tali azioni appaiono tutt’altro che risolutive rischiando, in una prospettiva di medio termine, di creare più problemi di quanti ne risolvano e di fungere da volano biologico all’incremento del tasso di crescita delle popolazioni (Cocchi e Riga 2001). Il disturbo antropico causato dai piani di abbattimento potrebbe inoltre aumentare il rischio di diffusione di patologie all’interno delle popolazioni animali, comprese quelle di Coypu (Choisy, M. e Rohani, P., 2006).

Sistemi di controllo numerico della Nutria
Esistono progetti di controllo di colonie urbane e suburbane di nutria, basati sull’ipotesi che individui riproduttori sterilizzati continuino a difendere il territorio per il cibo e gli spazi in competizione con gli individui fertili, impediscano fenomeni di immigrazione e riducano il tasso riproduttivo della colonia. Questa sperimentazione si ripromette inoltre di trovare un’alternativa all’abbattimento con armi da fuoco o alla soppressione eutanasica, metodi di contenimento della specie a forte impatto ambientale (disturbo alla fauna) e impopolari presso il pubblico più sensibile.

Sistemi di prevenzione dei danni
Recinzioni elettrificate. L’impiego di un filo elettrificato posto ad un’altezza da terra di 15 cm con cui perimetrare gli appezzamenti suscettibili di subire danneggiamento può rappresentare una valida soluzione al problema in contesti spazialmente localizzati (Veronese, 1997). Dove il danno risulta ricorrente ed economicamente rilevante, questa misura può rappresentare un’utile soluzione.
Protezione meccanica degli argini, piantumazione (ingegneria naturalistica)
Recentemente sono stati messi a punto sistemi di protezione degli argini dall’attività di scavo delle nutrie che, pur essendo attualmente ancora in una fase sperimentale, hanno tutte le caratteristiche per rivelarsi un mezzo efficace e duraturo. Si tratta di reti composite che vengono stese al suolo e coprono sia la parete immersa dell’argine che la sua parte sommitale. La posa in opera su argini già esistenti deve essere preceduta da operazioni di rettifica del loro profilo. La rete è composta da una trama di filo metallico sottoposto a trattamento anticorrosivo (diametro del filo di 2-3 mm, maglia romboidale di 6 x 8 o 8 x 10 cm) sulla quale viene estrusa una trama di materiale plastico biodegradabile. Quest’ultima ha la funzione di trattenere il terreno e permettere un rapido insediamento della vegetazione erbacea spontanea o eventualmente seminata con il metodo dell’idrosemina. In pratica, dopo poche settimane, la rete viene completamente inglobata nella parte più profonda del cotico erboso, il che permette di attuare senza problemi le normali operazioni di sfalcio che caratterizzano l’ordinaria manutenzione di questi manufatti. Poiché la durata della rete metallica nelle condizioni sopra descritte è stimata di diverse decine d’anni, i costi di questo intervento, di per sé rilevanti, possono essere ampiamente ammortizzati, tenendo conto che gli argini così protetti non necessitano delle frequenti operazioni di manutenzione straordinaria (Riga e Cocchi, 2001)

COSA SI PUO’ FARE
Gli enti locali hanno investito molte energie e molto denaro per organizzare campagne di sterminio delle nutrie. All’inizio si progettava di eradicarle totalmente, poi l’obiettivo è apparso irrealizzabile e si parla solo di contenimento. Sofferenze ingenti inflitte agli animali, che possono essere uccisi “con ogni mezzo” dicono leggi regionali, come accade a topi e ratti. Appositi corsi di addestramento per il personale volontario (per lo più cacciatori) addetto alla campagna, dove si insegna come catturare i roditori con trappole a gabbia, poi gasarli. Sostanze pericolose, quindi, da immagazzinare, trappole costose da acquistare. Ma il problema fondamentale è risultato essere lo smaltimento degli animali morti.

Le nutrie devono essere incenerite. Bisogna dunque allestire inceneritori, altri costi non indifferenti, e provvedere a tutto il processo della raccolta dei cadaveri, del loro trasporto all’inceneritore, dello smaltimento delle scorie.

Un panorama quindi di costi crescenti. Di qui la necessità di un progetto pilota che potrebbe risparmiare la vita di moltissimi animali e giovare nel contempo all’ambiente. Si tratta di interrare reti metalliche a maglia larga lungo gli argini di canali e fossati, habitat elettivi delle nutrie che attraverso queste vie si spostano nella campagna. L’operazione può apparire invasiva, ma si tenga conto che in realtà queste sponde sono per lo più al momento del tutto spoglie a causa di pratiche diserbanti intensive che eliminano ogni traccia di vegetazione naturale.

Le nutrie non scavano le loro gallerie laddove la sponda è rimasta coperta da alberi e arbusti, perché disturbate dall’apparato radicale delle piante. E anche la rete le disturba, e questo intelaiatura metallica (interrata e quindi invisibile) è praticamente eterna ed inamovibile, da cui l’abbattimento dei costi dopo l’investimento iniziale. Il vantaggio ulteriore per l’ambiente è che la rete permetterà la crescita, attraverso le maglie, delle specie arboree e arbustive spontanee, non più disturbate dal diserbo meccanico, impedito quasi quanto le nutrie. In questo modo si consentirà la ricolonizzazione della vegetazione naturale degli argini. E se anche alcune colture dovessero richiedere un taglio raso delle piante cresciute spontaneamente sugli argini, gli apparati radicali inseriti nella rete e non asportabili continuerebbero a trattenere le sponde evitando i fenomeni di smottamento oggi imputati assurdamente alle nutrie invece che all’eliminazione delle siepi ripariali.

Un progetto che contribuirà quindi a rinaturalizzare buona parte del territorio.

Bibliografia
Chiozzi G. & Venturini S. (2008) – Sterilizzazione chirurgica della nutria (Myocastor coypus): potrebbe essere un potenziale strumento di controllo ?
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione.
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano Volume XXXVI – Fascicolo I
Choisy, M. & Rohani, P. (2006) – Harvesting can increase severity of wildlife disease epidemics.
Proceedings of the Royal Society: B, Online early.
Cocchi R. e Riga F., 2001 – Linee guida per il controllo della Nutria (Myocastor coypus).
Quad. Cons. Natura, 5, Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna selvatica.
Gariboldi A., 1993 – La nutria (Myocastor coypus) in Lombardia.
Suppl. Ric. Biol. Selvaggina XXI(1993):259-262.
Reggiani G., Boitani L. and De Stefano R., 1995 – Population dynamics and regulation in the coypu Myocastor coypus in central Italy.
Ecography, 18: 138-146, Copenhagen (DK).
Reggiani G., Boitani L., D’Antoni S., De Stefano R., 1993 – Biology and control of the coypu in the Mediterranean area.
Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XXI (1993): 67-100, Ozzano Emilia, Bologna.
Riga F. e Cocchi R., 2001 – Approccio generale alle problematiche del controllo della nutria.
Atti Conv. Naz. Il controllo della fauna per la prevenzione di danni alle attività socio-economiche. Vercelli, 8-9 maggio 2001.
Scaravelli D. & Martignoni C., 2000 (1998) – Leptospira spp. in Myocastor coypus: risultati di un’indagine sierologica in provincia di Mantova.
Suppl. al n.1/2000 Rivista Laguna. Atti Conv. “Aspetti veterinari dell’interazione tra ambiente e animali non convenzionali”. Ozzano Emilia, Bologna.
Velatta F. & Ragni B., 1991a – Distribuzione della nutria (Myocastor coypus) in Umbria.
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Dossier – PDF File (1197Kb)
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Fonte:
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