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Natale cruelty free

A Natale nessuna crudeltà a tavola, salviamo i nostri fratelli animali, diffondiamo lo stile di vita vegan!

Natale cruelty free

Con l’avvicinarsi delle feste non posso non rattristarmi nel vedere lo scempio che viene compiuto.

Sto parlando dell’uccisione di milioni di animali in nome di tradizioni insulse e inutili.
Una tavola bellissima, decorata, elegante non puo’ accogliere cadaveri di animali !!!! Quest’ anno rinuncia alla morte a tavola a favore della vita !!
Il mercato della carne e’ una delle principali cause dello sfruttamento e della sofferenza animale. E’ il mondo occidentale industrializzato il maggiore consumatore di carne, e questo perché nel corso del nostro secolo alimentarsi in tal modo e’ diventato simbolo di benessere e di robusta salute. In verita’, cibarsi con la carne e’ per la salute umana molto deleterio, come dimostrano numerosissimi studi, ma questo moderno mito e’ veramente difficile da abbattere, non fosse altro che per la consuetudine del consumo di carne, che porta all’incapacita’ di concepire diete differenti che la escludano. Ma le ragioni per dire basta a questo “stile di vita” sono molteplici.

Per gli animali
Prima di tutto si hanno le motivazioni etiche, che si possono riassumere in una semplice proposizione: avere rispetto per la vita degli animali.
Nell’attuale societa’, si e’ effettuata una vera e propria scissione fra quello che e’ il prodotto “carne” e gli animali che ne sono “fonte”, cosi’ che risulta veramente difficile, per la maggior parte delle persone, realizzare che quello che si mangia proviene da un animale ucciso appositamente per tale scopo. Questa ultima affermazione non e’ un eccesso, basti pensare a tutti i bambini che nascono e crescono in citta’, senza mai venire a contatto con i veri animali; per loro un hamburger e’ semplicemente un tipo di cibo, dato che non hanno neppure idea di come sia fatta nella realta’ una mucca, e del fatto che essa venga uccisa per ottenere cio’ che viene dato loro da mangiare con tanta naturalezza.
La realta’ degli allevamenti da macello viene nascosta ai piu’, se non anche presentata in maniera menzogniera (ad esempio attraverso la pubblicita’ di animali felici al pascolo liberi in ampie praterie).
I moderni allevamenti intensi sono dei veri e propri lager, dove gli animali (siano essi bovini, maiali o pollame) sono costretti a passare la loro breve vita in spazi angusti, senza poter seguire i comportamenti naturali che il loro istinto vorrebbe, sia per la mancanza di spazio e di liberta’, sia per la privazione della loro naturale vita sociale con gli altri animali. Infatti, seguendo la via che porta a sempre maggiori profitti, si scopre che e’ molto piu’ conveniente puntare sul numero, ammassando grandi quantita’ di animali in spazi angusti, che non alla qualita’ di vita del singolo animale; cosi’ negli allevamenti moderni si ha una mortalita’ abbastanza alta (specialmente fra gli animali appena nati), ma si ha comunque un buon rendiconto economico in virtu’ del gran numero di animali.
Ma la sofferenza degli animali, costretti a passare tutta la loro breve vita in spazi ristretti, alimentati forzatamente con cibo innaturale studiato appositamente per farli crescere a dismisura e prima del tempo, imbottiti di medicinali e antibiotici per evitare le malattie causate dalla condizione di vita terribilmente stressante, non finisce semplicemente con la vita dell’allevamento.
Infatti spesso, per arrivare al luogo del macello, gli animali devono subire lunghi viaggi, stipati senza alcuna possibilita’ di movimento in camion, patendo fame e sete, soffrendo delle condizioni atmosferiche, spesso per moltissime ore.
Ma anche una volta arrivati al macello, la morte non e’ certo indolore; spesso gli animali devono aspettare molto tempo prima che sia “il loro turno”, assistendo alla morte degli altri sventurati compagni, trovandosi quindi in condizione di terrore ed estrema paura. L’uccisione stessa poi non avviene sempre nella maniera meno dolorosa possibile, poiché chi deve uccidere gli animali, non avendo particolare rispetto per le vittime (viste semplicemente oggetti con i quali si deve lavorare), molto spesso non ha cura nell’effettuare in maniera ottimale lo stordimento preventivo.
Questa e’, in breve, la vita tipica di un qualsiasi animale destinato a diventare semplicemente un “prodotto” sullo scaffale di un qualche supermercato.

Per la nostra salute
Ma oltre che per una basilare forma di rispetto per la vita degli animali, esiste un’altra forte ragione per smettere di mangiare carne: essa non e’ affatto un alimento indispensabile e salutare, ma e’ anzi dannoso per l’organismo umano.
E’ stato ormai appurato da numerosi studi scientifici come tumori al colon, all’intestino, all’utero, alla prostata e molti altri abbiano una incidenza molto minore nei vegetariani, soprattutto per quanto riguarda quelli dell’apparato digerente. Ma e’ stato anche dimostrato come una dieta vegana, evitando i grassi saturi di tipo animale, abbassi fortemente anche il rischio di malattie cardiovascolari, di diabete, di trombosi, osteoporosi, artrite, di malattie renali, obesita’ e ipertensione.
Questi sono i dati che riportano l’andamento del consumo di carne e latticini, e l’incremento di malattie cardiocircolatorie e tumori in Italia nell’ultimo secolo:

Anno
Carne*
Latte*
Malattie cardiocircolatorie
Tumori
1910
15
34
69.000
21.000
1950
22
54
129.000
66.000
1970
54
67
232.000
89.000
1992
86
83
238.000
152.000
*kg per abitante – media annuale

Lo sviluppo del consumo di carne nel nostro secolo, che ha assunto sempre piu’ il valore di simbolo di ricchezza e benessere, ha quindi portato l’industria della carne a diffondere sempre in misura maggiore l’idea che la carne sia salutare e necessaria per lo sviluppo. Invece la verita’ e’ che l’uomo NON e’ carnivoro. Infatti, comparando l’organismo umano con quello di un qualsiasi carnivoro (come ad esempio i felini) si notano facilmente le sostanziali differenze.
L’intestino umano e’ lungo circa 12 volte il suo corpo, mentre tipicamente la misura nei carnivori e’ solo di circa 3 volte; inoltre in questi ultimi i succhi gastrici sono molto piu’ forti che nell’uomo. Questi due fattori permettono ai carnivori di digerire ed espellere la carne dal proprio organismo velocemente; invece nell’uomo, la digestione della carne avviene molto lentamente, permettendo ad essa di produrre tutte le sostanze tossiche che portano poi agli effetti negativi sulla salute illustrati prima.
Inoltre sono molte altre le caratteristiche che indicano come l’uomo sia per sua natura frugivoro (cioe’ portato ad alimentarsi con frutta, foglie e semi) ed inadatto ad alimenti carnei. Ad esempio, non e’ dotato della dentatura tipica dei carnivori (con canini pronunciati per lacerare carne e tessuti della preda), ma al contrario possiede incisivi pronunciati (per addentare e staccare pezzi di frutta) e molari ben sviluppati e piatti (per masticare gli alimenti vegetali, come negli erbivori). Altro fattore e’ la mancanza di strumenti naturali adatti alla caccia di altri animali, come ad esempio le unghie lunghe ed affilate, presenti solitamente nei predatori carnivori.

Per lo sviluppo del pianeta
Bisogna anche sottolineare che la diffusione della dieta vegana contribuirebbe molto anche a risolvere il problema della fame nel mondo; i paesi industrializzati impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola per l’allevamento di bestiame e si accaparrano le terre migliori del terzo mondo per coltivare cereali destinati agli animali d’allevamento (36 dei 40 paesi piu’ poveri del mondo esportano cereali negli Stati Uniti, dove il 90% del prodotto viene utilizzato per nutrire animali destinati al macello).Se tutti i terreni coltivabili della terra venissero usati esclusivamente per produrre alimenti vegetali, si potrebbe sfamare una popolazione 5 volte superiore a quella attuale, risolvendo il problema della fame nel mondo; per sottolineare il grande spreco di risorse alimentari, basta riportare che per ottenere un kg di carne occorrono 15 kg di cereali, ed il resto va in escrementi. Inoltre, questi escrementi, a causa della grande quantita’, non riescono ad essere assorbiti immediatamente dal terreno, e di conseguenza immettono ammoniaca e metano nell’atmosfera. L’ammoniaca prodotta dagli allevamenti e’ riconosciuta come una delle maggiori cause di piogge acide, ed il metano va ad aggiungersi a quei gas responsabili dell’effetto serra. Questo avviene anche perché gli escrementi spesso non vengono riutilizzati come fertilizzante, dato che si preferisce l’utilizzo di fertilizzanti chimici che garantiscono maggiore produttivita’.
Questo enorme spreco di risorse inoltre contribuisce alla devastazione di ampie zone naturali, giacche’ moltissime foreste vengono abbattute ogni anno per fare spazio a coltivazioni intensive, che come spiegato in precedenza finiscono per alimentare gli allevamenti, che finiranno con soddisfare l’inutile desiderio di carne di una minima porzione della popolazione mondiale.

Fonte:
http://www.facebook.com/events/302247329890463/

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Il Papa riceve una delegazione circense

Lettera dell’Avvocato Aldo Benato al Direttore del Tg2, in merito al servizio sul Papa e il ricevimento di una delegazione circense

cercensi dal Papa

Ho aderito anch’io all’idea e proposta di Federico Bartolozzi e oggi ho scritto due righe al direttore del TG2 in relazione al servizio di sabato sul Papa e il ricevimento di una delegazione circense. E’ stato sufficiente digitare su google “tg2 hompage” e utilizzare il link sulla destra “Scrivi” accanto all’icona “Il Direttore risponde”. Se ritenete, fatelo anche voi: ricordate che stiamo parlando del servizio pubblico, quello che paghiamo .. e il pubblico, siamo NOI
Aldo Benato

Egregio Direttore,
Le scrivo in relazione al servizio andato in onda all’interno del Tg2 delle ore 13 del 1 dicembre scorso relativo al Pontefice, all’atto del ricevimento dei cercensi.
Capisco che il Papa sia libero di fare ciò che ritiene più opportuno, finanche accarezzare un animale a lui condotto in catene e chiaramente vittima di reclusione forzata contro la sua volontà e natura.
Capisco altresì che lo stesso possa esprimere apprezzamenti nei confronti dei circensi, vigendo la libertà di opinione ed espressione, sebbene mi sorga qualche dubbio sulla compatibilità di un simile gesto con i dogmi della religione cattolica.
Ciò che non capisco, invece, è se Lei, Direttore, la pensi esattamente come il Papa, ovvero se apprezzi il circo con animali maltrattati e ridotti a una “vita” in gabbia o se, invece, abbia riportato la notizia per dovere di cronaca ma se ne dissoci quanto al contenuto.
Meglio.
Più che non capire la Sua posizione, dal servizio emergerebbe la sostanziale condivisione del comportamento del Papa, perchè i toni usati nello stesso e il taglio del video realizzato mirano evidentemente ad apprezzare il gesto ritratto.
Per questo, Le chiedo di prendere le distanze da un simile episodio e dal circo con animali in genere, possibilmente con un servizio di approfondimento sul tema, trattandosi di un “intrattenimento” chiaramente incivile, ormai anacronistico e legato ad atti di violenza gratuita nei confronto di esseri incapaci di difendersi dal più violento animale sulla faccia della Terra, l’uomo.
Ben venga il circo, ma senza animali!
La ringrazio per l’attenzione.
Un cordiale saluto.
Avv. Aldo Benato

lettera  dell'Avvicato Aldo Benato al Direttore del Tg2

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200124468304459&set=t.1560198883&type=3&theater#!/photo.php?fbid=10200124468304459&set=pb.1533113011.-2207520000.1354567567&type=3&theater

Milk is murder – Il latte è spregevole barbarie

In natura, quando un cucciolo di mammifero nasce, immediatamente la mamma lo lecca, lo bacia, porta calore e conforto. E tra un cucciolo umano ed un cucciolo bovino non vi è assolutamente alcuna differenza.

Il cucciolo cerca la tetta della mamma, e beve il latte della mamma. Un cucciolo di uomo ne ha diritto. Secondo gli uomini, un cucciolo di bovino no.

Appena nato, il cucciolo della mucca viene strappato via alla sua mamma. La mamma strilla. Il cucciolo strilla. Il latte di quella mamma infatti non è destinato al cucciolo. Quel latte serve ad arricchire l’industria alimentare. I tuoi soldi. I soldi che tu paghi per il latte, il formaggio e la mozzarella.

Dicendoti che il latte è necessario per il calcio, ti dicono la più grande sciocchezza. Ti prendono in giro. Bevete tantissimo latte, mangiate tantissimo formaggio, e allora come mai da vecchi  avete così tanta insufficienza di calcio nelle ossa? Ve lo siete mai chiesti?

La risposta è semplice: il calcio che fornisce il latte è utile solo al lattante. Per l’adulto è dannoso. La spiegazione scientifica a questo link. (non vi convince questo link? cercate in rete, e trovatene altri)

Torniamo al cucciolo. Negli allevamenti intensivi, dove viene prodotto tutto il latte che voi acquistate, succede che il cucciolo appena nato viene strappato alla mamma mucca. Guardate questo video. Non vi convince questo video? Cercate in rete, ne troverete centinaia.

E le mucche? Per produrre il latte, le mucche vengono costantemente rese gravide in modo artificiale. Sono mammiferi come le donne, producono il latte solo se gravide. Ma voi permettereste che una cosa simile venisse fatta alla vostra donna, alla vostra mamma, a vostra figlia?

Il latte (e derivati) non è necessario alla salute umana. Pare anzi che sia dannoso. Inoltre per produrlo si arreca una straziante tortura alle mucche e ai loro vitelli. Mucche non più animali ma macchine, enormi tette destinate alla produzione. Esseri meravigliosi e pacifici imprigionati e seviziati per avere il vostro denaro.

Eliminare il latte, lo yoghurt e i formaggi dalla vostra alimentazione è la cosa più bella che potete fare in questo momento. Per voi stessi, per la salute vostra e dei vostri figli, ma sopratutto per le mucche. Per i miliardi di mucche trattate come oggetti, sfruttate come macchine per poi, terminato in fretta e furia il ciclo produttivo, essere spedite al macello.

Come mai queste cose non le sentite dire in televisione? Non occorre essere un genio, od un fautore di complicate teorie complottiste, per capire che le lobby internazionali del latte pagano molti soldi per inquinare l’informazione nei media.

La mucca Carolina che pascola felice, che vi fanno vedere nelle pubblicità, è un maledetto inganno. Non lasciatevi prendere in giro. Riflettete. Documentatevi.

Il latte di mucca (o di capra, o di asina, non cambia niente) può volendo essere benissimo sostituito dal latte vegetale. Latte di soia, di riso, di mandorla, ecc. Sono deliziosi. Cambia un po’ il sapore, bisogna farci un po’ l’abitudine, ma sostituiscono appieno lo sfizio di bere un po’ di latte. Dico sfizio, perchè per l’adulto il latte non è affatto un alimento necessario.

Latte e derivati possono e devono sparire oggi stesso dalla vostra tavola e dal vostro frigorifero. E’ l’unico modo per dire basta alla barbarie commessa ai danni delle mucche. Non credete alle bugie della televisione. Riflettete. Documentatevi.

Che possiate vivere una vita bella, senza partecipare all’olocausto quotidiano degli animali.

Massimo Carola

http://despin67.blogspot.it/

Gary Yourofsky, mostro o vittima?

Difficilmente sono in dubbio su una persona. Quasi sempre riesco ad inquadrare le qualità di un individuo, positive o negative che siano. Ma è da ieri che un certo americano mi sta facendo tribolare.

Gary Yourofsky, il tanto osannato convertitore di onnivori, colui che riesce a far cambiare vita alle persone (compreso il sottoscritto), sembra essersi rivelato un borioso, egocentrico, irrispettoso americano di seconda scelta.

Cerchiamo di capire insieme chi è in realtà Gary.
Sabato 6 ottobre sarebbe dovuto essere il grande giorno di Gary in Italia.
Vegani, vegetariani, onnivori lo aspettavano in quel di Faenza, dove gli organizzatori avevano messo su un evento appositamente per lui.
Tutti pronti; in prima fila sua moglie Erika a fare da portafortuna. LA sala è gremita, l’interprete pronta come una F1 in pole position….pronti…via!

Ecco che si verifica l’inaspettato (e manco tanto), il fattaccio che nessuno voleva, l’incubo che tutti gli organizzatori hanno cercato di bandire con scacciasogni e bamboline voodoo.

Dopo soli 10 minuti di discorso, intervallato da pause per la traduzione, Gary si blocca, guarda nel vuoto e dice “no, non posso farlo. E’ troppo bizzarro”. E si allontana senza dire parola.
Vani sono stati i tentativi di riportarlo in pista, sia da parte del pubblico che della moglie in lacrime.
Dalla sua bocca sono uscite frasi che nessuno si aspettava, irriverenti e quasi offensive.
Il Gary Yourofsky paladino dei diritti degli animali, colui che si è fatto incatenare ed arrestare con spavalderia, era lì in preda al panico, al nervosismo.

Oggi lunedì 8 ottobre Gary è ripartito per l’america, ha annullato il tour italiano (e quello sloveno) lasciando rabbia, delusione e derisione (da parte degli aguzzini).
Cosa è successo nella sua mente? Perché ha fatto questo? E’ solo un grandissimo stronzo o c’è dell’altro?
Ho parlato con lui e sua moglie per più di un’ora fra telefono e skype.
Quello che ho trovato dall’altra parte è una persona normalissima, con i suoi pregi e difetti, gli alti e bassi.
Ho scoperto un Gary diverso dal video famoso su youtube.
Un Gary molto fragile.

Adesso mi chiedo: è stato giusto portarlo qui in Italia? Gary è la persona che cercavamo per convertire tanti italiani?
La risposta è no! Lui non è un front man, non è una star, non ama le luci dei riflettori, gli articoli, la folla che lo acclama.
Come lui stesso mi ha detto “Hey man…sorry for that, but I’m not that super hero you thought. I’m just a person who loves animals”.

Lui non è il super eroe che noi abbiamo creduto…o meglio…non è la persona che noi abbiamo costruito.
Portarlo qui in Italia è stata una follia un suicidio collettivo dove siamo morti entrambi: noi vegani che speravamo in un miracolo e Gary che ha capito quali sono i suoi limiti.
Gary è un piccolo uomo che ama fare il suo lavoro in sordina, che ama gli animali più di quanto noi possiamo immaginare.
Il suo posto è lì, nel suo habitat.

Noi abbiamo cercato di portarlo fuori da lì, sperando che riuscisse a fare quello che fa normalmente.
Ma è stato come cercare di portare uno squalo nel deserto per cacciare altri animali….pura follia.
Non voglio giustificarlo, non voglio renderlo un martire.
Sto solo cercando di dire che lui non è quello di cui noi avevamo bisogno, perché non ha la maturità professionale per farlo.
Non è Steve Best, non è uno scrittore di libri abituato a tutto questo.

Adesso lui torna in America, il luogo dove lui vive e pratica il suo quotidiano, insieme a sua moglie con cui condivide una vita modestissima e normalissima, lontano dai riflettori e vicino a quello che ama di più: gli animali.
A noi rimane solo una cosa da fare: andare avanti con la consapevolezza che ci abbiamo provato e che continueremo a farlo.
Ed oggi mi firmo come fa Gary, in modo semplice ed umile (abbiamo la stessa iniziale :D)
G.
——–
Gianfranco V Bux
http://www.facebook.com/gianfranco.bux/posts/4634990362410

L’uomo, questo supremo essere raziocinante

L’essere umano può davvero definirsi un essere razionale?

Molte sono le argomentazioni addotte dall’uomo moderno per giustificare l’assoggettamento in schiavitù degli animali, e tutte ben note, ma quella più popolare e convincente rimanda ad un persuasivo concetto di “supremazia razionale”.

Secondo questa spiegazione, l’uomo, nel corso della sua evoluzione, ha sviluppato in maniera prodigiosa la propria intelligenza, ciò che lo ha reso un essere superiore agli altri animali. La sua mirabile intelligenza, la sua sublime razionalità di essere pensante, ne ha fatto di diritto il signore della Terra e padrone della Natura, legittimando il  dominio umano sul resto degli altri animali, creature prive di ragione e mosse dagli istinti più elementari.

Più o meno suona così questa ampollosa argomentazione pseudodarwiniana di radice aristotelica e intrisa di un radicale cartesianesimo, in cui gli animali sono considerati semplici automi privi di logos, mentre l’uomo viene orgogliosamente esaltato quale creatura al microchip irreprensibilmente logica e razionale. Definirci come esseri estremamente razionali ci rende ai nostri occhi superiori agli altri animali, collocandoci in una posizione di semidei, scissi e lontani dal resto del regno animale, persuadendoci a non provare sensi di colpa alcuno per la loro tragedia.

È il medesimo argomento razionalità-irrazionalità che riecheggia violento nell’odio intraumano: contro i “negri”, esseri selvaggi e primitivi, contro le “femmine”, creature istintuali ed emotive, contro i “froci”, individui immondi e perversi. E con lo stesso (malcelato) odio viene usato anche contro quelle stesse persone che richiedono maggiore giustizia per gli animali, definite come soggetti patologicamente sensibili ed estremamente eccitabili.

Sarebbe troppo semplice per chiunque controbattere usando il noto argomento degli “umani marginali”, quali neonati, individui con gravi deficit cognitivi o pazienti in stato comatoso, le cui facoltà mentali sono ben al di sotto di tutti gli animali comunemente sfruttati e tormentati dall’uomo, ma che, nonostante ciò, vengono considerati in una condizione moralmente privilegiata rispetto agli stessi animali. Ciò che mi preme di più discutere qui è invece il concetto di razionalità così comunemente avanzato dai molti per difendere lo schiavismo animale.

A sostegno dell’irrazionalità degli animali, qualcuno riferisce il fenomeno dei cosiddetti schemi fissi d’azione, ovvero quei modelli d’azione regolari e automatici che un animale mette in atto in risposta a determinati stimoli: un esempio noto sono le madri tacchine, che si prendono cura del piccolo se, e solo se, questo si fa riconoscere con il «cip-cip». Questi schemi fissi d’azione non sono affatto casi isolati, ma sono comuni in molte specie animali.

Bisogna però osservare che questi comportamenti automatici ed apparentemente irrazionali all’occhio umano, sono il risultato di un lungo processo di evoluzione e rispondono sempre ad una precisa funzione e, in ciò, si rivelano pertanto del tutto razionali. Ad esempio, solo i pulcini sani e normali di tacchino producono quel particolare «cip-cip», pertanto il comportamento della madre che favorisce la sopravvivenza di questi non è affatto assurdo, ma risponde a quelle leggi della Natura ben più complesse di quanto possiamo riuscire a capirne.

Inoltre, come fa notare Robert B. Cialdini nel classico Le armi della persuasione, «anche noi abbiamo i nostri programmi registrati». Egli cita un noto esperimento in cui è stato osservato che una persona riesce ad ottenere maggiori consensi ad una richiesta semplicemente aggiungendo a questa la parola «perché» e fornendo di seguito una motivazione qualsiasi, anche se insignificante [1]: «come il «cip-cip» dei pulcini mette in moto la risposta automatica della mamma tacchina – spiega Cialdini – così la parola «perché» faceva scattare una risposta automatica di acquiescenza da parte dei soggetti». E si potrebbero citare altri casi di risposte automatiche umane. È dunque chiaro che l’argomento degli schemi fissi d’azione non funziona.

È d’altronde innegabile che anche gli animali siano dotati di razionalità, in quanto un comportamento contrario alla logica impedirebbe l’evoluzione stessa di una specie. È sufficiente osservare un qualunque animale per constatare che essi non si comportano certo in maniera irrazionale, e anche se a volte il loro agire può sembrarci privo di senso, in realtà ciò è dovuto solo ad una nostra deficienza nel cogliere il complesso significato del loro comportamento e nella capacità di indagare la loro raffinata vita mentale ed emozionale. Peraltro, già duemila anni fa, grandi pensatori dell’antichità quali Plutarco e Porfirio hanno argomentato a favore della razionalità animale [2].

Forse allora, chi usa l’argomento della razionalità, intende solo dire che l’uomo è dotato di un’esclusiva e sofisticata vita mentale, basata sull’elaborazione analitica, oggettiva, lineare, che ci rende in grado di esercitare un controllo razionale su noi stessi e sulla nostra realtà, guidati dall’umano pensiero riflessivo. Ma non è forse questa una visione troppo idealizzata – e, dopotutto, così fredda – della nostra natura umana?

Ad uno sguardo più sincero – e, nel senso più profondo del termine, più umano – la nostra vita è un susseguirsi, istante dopo istante, di sensazioni, pulsioni, emozioni. Quando ci innamoriamo, quando proviamo tristezza, rabbia, gioia e tutta l’infinita gamma di emozioni che rendono così piena e viva la nostra vita, ci troviamo nel mondo più autentico dell’irrazionalità: pur provando a fornirci delle spiegazioni razionali a tali sentimenti, siamo ben lontani dal viverli con la fredda logica che tanto esaltiamo in noi.

Le espressioni mentali che più di ogni altre distinguono l’umano intelletto, quali la creatività, l’immaginazione e l’intuito, senza le quali tra l’altro non esisterebbero le dottrine scientifiche dell’umano sapere, hanno ben poco a che fare con la logica e la razionalità, ma sono misteriose manifestazioni di quella parte più ignota e profonda del nostro essere. E non si manchi di trascurare la vita mentale notturna, quando l’intera nostra essenza vaga libera e senza pudori nel più sotterraneo mondo dell’irrazionale, materializzandosi nelle sue allucinazioni oniriche, così affascinanti alla nostra psiche vigile, così imperscrutabili al nostro pensiero logico e limitato, e la cui importanza è probabilmente ancora troppo sottovalutata.

E perfino le nostre idee, il nostro comportamento, le nostre decisioni, sfuggono al controllo e alla comprensione della nostra psiche consapevole, originando da paure e desideri profondi, da condizionamenti socioculturali, da imprinting famigliari, da modelli di comportamento che abbiamo interiorizzato in modo inconsapevole. D’altronde, già agli inizi del secolo scorso, Sigmund Freud rivelò che molti aspetti della nostra esistenza sono guidati da quella zona oscura e pervasiva della nostra essenza che egli indicò come inconscio.

Scrive Erich Fromm: «Le nostre motivazioni, idee e credenze conscie sono un miscuglio di false informazioni, preconcetti, passioni irrazionali, razionalizzazioni, pregiudizi, sul quale galleggiano brandelli di verità, dando la sicurezza, per quanto illusoria, che l’intera mistura sia reale e vera. L’attività pensante tenta di organizzare questa cloaca di illusioni secondo le leggi della logica e della plausibilità, e si suppone che tale livello di consapevolezza rifletta la realtà» [3].

Tutto ciò non sorprende: l’uomo è un animale, e come i suoi simili animali la sua vita è una vita guidata da impulsi e processi primordiali e per la gran parte ignoti. Ma benchè ci sia ben poco di razionale nell’umano, egli è un animale abilissimo nel razionalizzare, ed è proprio questa sua attitudine a far sì che esso possa giustificare, ai suoi occhi annebbiati, l’immane dramma degli animali di cui è responsabile vagheggiandosi nell’illusione di una superba razionalità.

Tuttavia nessuno potrebbe negare che l’essere umano sia dotato anche di sofisticate abilità razionali che indubbiamente, perlomeno allo stesso grado, mancano agli altri animali, quali il calcolo, l’analisi, l’astrazione, la deduzione e la formazione di concetti razionali basati sulla logica. Ma queste abilità mentali, per quanto ben sviluppate, possono davvero fare la differenza tra noi e gli altri animali tanto da legittimare il massacro di miliardi di esseri innocenti?

In base a quale logica razionale il saper fare di conto può giustificare il trattamento spietato e violento di una creatura senziente? La sua capacità di sperimentare sofferenza fisica e psichica, paura, angoscia, come può essere misconosciuta dalla sua incapacità nell’argomentare la teoria della relatività? E sinceramente, mi riesce pure difficile cogliere un nesso tra la capacità di dimostrare un teorema e la ferocia nello scannare un vitello.

E allora, siamo almeno onesti con noi stessi. Non si giustifichi il tormento e il terrore procurati al maiale che si dibatte appeso a testa in giù, presentandogli un pallottoliere. La ragione per cui egli si trova con la giugulare lacerata non è il risultato di una equazione matematica. È solo la forza, il potere, la brutalità dell’oppressore verso l’oppresso, del tiranno verso il suddito, del sadico verso la vittima, a perpetuare l’infinita tragedia animale. L’atto dell’uccisione di un animale, per quanto sofisticato e ingegnoso possa essere concepito, non potrebbe mai avverarsi se non vi fosse una volontà di assoluta spietatezza a renderlo concepibile.

Se vogliamo rivendicare in noi una facoltà centrale che manca agli altri animali, dobbiamo guardare oltre la razionalità in cui ci idolatriamo e, più umilmente, scoprire nella riflessione morale sulle nostre azioni la nostra vera essenza umana. E riavvicinandoci a quei sentimenti fanciulleschi incontaminati da influenze culturali accecanti, possiamo sentire palpitare in noi quel senso di serena empatia che ci scuote al solo pensiero di conficcare un coltello nella gola di un mite suino.

Riccardo B.

domenica, 30 settembre 2012

http://www.animalstation.it/

Alla Veg Fest di Mantova

Sabato 1 settembre 2012, presso l’Agriturismo Prato Lamberto a Montanara di Curtatone a Mantova, si è svolta la terza edizione della VEG FEST no veg no party.

La Festa si è aperta con la Conferenza sull’alimentazione VEG con la Dott.ssa Paola Segurini (responsabile nazionale LAV) e la Dott.ssa Laura Araldi (medico omeopata).

Mi scuso per la pessima qualità delle foto, avevo dimenticato a casa la macchina fotografica digitale e ho quindi ripiegato con qualche foto scattata dal cellulare…

Tra gli espositori, il caro amico Luciente con i suoi buonissimi Nonformaggi, fantastici davvero.

Ho assaggiato alcuni di questi Nonformaggi, sono di un buono unico!

Ovviamente, prima di congedarmi da Luciente, ho acquistato un paio dei suoi Nonformaggi.

Gli amici vegani di Reggio Emilia, con i loro tortelli, tortellini, erbazzone… tutto rigorosamente vegan e buonissimi…

Tantissime le persone presenti allo stan gastronomico, (che purtroppo non sono riuscita a fotografare…) una vera folla di persone in fila per scegliere il menù, vario e super squisito.

E poi tanta musica, tanta allegria e ancora tanta voglia di VEGAN!

Arrivederci alla prossima Veg Fest!

Daria

Donne nude e pesci morti

L’orrenda campagna “FishLove” dimostra ben poco amore per i pesci.

Difficile realizzare una campagna piu’ raccappricciante di questa: donne dello spettacolo che si fanno fotografare nude, coperte solo da cadaveri di pesci ammazzati (hanno partecipato anche modelli uomini, mostrando pero’ quasi sempre solo la faccia, assieme all’immancabile cadavere di animale acquatico).

E questa campagna ha il coraggio di chiamarsi FishLove. Amore per che cosa? Per il pesce fritto o alla griglia, non certo per gli animali marini.

I promotori ci tengono a specificare in home page che “Tutto il pesce usato per queste fotografie e’ stato gentilmente donato da Waitrose [negozio di vendita online di alimentari] ed e’ stato pescato in modo sostenibile, secondo l’impeccabile policy ambientalista dell’azienda”.

Vien da chiedersi “Ma che cos’e’, un macabro scherzo?”. E questa impressione e’ confermata dall’orrore e il ribrezzo che le foto suscitano: vedere questi poveri corpi di animali uccisi usati per nascondere parzialmente il corpo nudo delle modelle fa venire il voltastomaco, oltre a una tristezza infinita.

Eppure, no. Non e’ uno scherzo di cattivo gusto. Al contrario, modelle e modelli – attrici, attori, donne e uomini dello spettacolo – si sentono pure degli eroi “socialmente impegnati” per aver prestato la loro immagine (e ai pesci, qualcuno l’ha chiesto se volevano prestare non solo la loro immagine, ma la loro vita?) per questa campagna “a favore della pesca sostenibile”.

Purtroppo, oltre che rimanere schifati, non si puo’ fare molto, non c’e’ neppure nessuno contro cui protestare. Contro chi protestiamo? Scriviamo il nostro sdegno al ristorante di sushi che ha promosso l’iniziativa? Al negozio di alimentari on-line che vi collabora? Vendere animali morti e’ il loro business, che si protesta a fare? Scrivere a Ocean2012 (che aderisce), la campagna che vuole chiedere all’UE di opporsi all’overfishing (pesca intensiva)? Anche questo sarebbe come parlare al vento, perche’ il “cosa puoi fare tu” per il pubblico di questa campagna non e’ altro che un manualetto che spiega quali specie di pesce, e pescate in quale luogo, si debbano scegliere per mangiare “pesce sostenibile”!

Se li si invita a smettere di promuovere il consumo di pesce, rispondono, stizziti, dicendo che non e’ che tutti possano diventare vegan, e quindi quello che loro propongono e’ di iniziare a limitare i danni che l’overfishing fa agli oceani, con una politica dei “piccoli passi”.

Quello che pero’ questa gente non capisce – o fa finta di non capire – e’ che i piccoli passi andrebbero anche bene, ma solo se fossero nelle direzione giusta. E la direzione giusta e’ SOLO quella di limitare i consumi, non ne esistono altre. Se si dice alla gente “compra questa specie, pescata in questa zona, al posto di quest’altra specie”, il numero di pesci uccisi rimane lo stesso, perche’ le persone ne mangiano la stessa quantita’. Se invece si invita a limitare drasticamente i consumi, quindi mangiare MENO pesci, di qualsiasi specie, allora si diminuisce davvero il danno. Perfino chi non capisce che l’unica scelta GIUSTA è diventare vegan, dovrebbe capire che se si vogliono fare “piccoli passi”, l’unica possibilita’ sensata è quella di limitare il consumo.

E’ ovvio che invece da un punto di vista etico l’unica cosa GIUSTA e’ smettere del tutto di uccidere animali – se un comportamento e’ sbagliato, resta sbagliato, non diventa meno sbagliato se lo si fa meno spesso. Se picchiare i propri figli e’ sbagliato, non diventa meno sbagliato se lo si fa 2 volte la settimana anziche’ tutti i giorni. Per esempio.

Pure, se si vuole sostenere di applicare una politica dei piccoli passi, serve almeno che questi passi siano nella direzione giusta. Se non lo sono, il risultato che si ottiene e’ ancora peggiore del non fare nulla, perche’ cosi’ le persone mangiano la stessa quantita’ di pesci e si mettono pure la coscienza a posto perche’ han comprato il pesce “sostenibile”, e quindi non si porranno piu’ il problema di impegnarsi in prima persona per evitare la distruzione degli oceani e dei loro abitanti. Tanto l’han gia’ fatto, pensano.

Lo stesso problema ce l’hanno tutte quelle campagne che inducono il “consumatore” a scegliere prodotti di un dato tipo di allevamento (biologico, allevamento a terra, ecc.): non risolvono nulla, perche’ il numero di animali uccisi non cambia, e mettono la gente in condizione di sentirsi con la coscienza a posto e a non fare piu’ nulla, cosi’ anche i “piccoli passi” che la campagna auspicava non vengono compiuti affatto; al contrario, queste campagne contribuiscono al mantenimento dello status quo.

Certo, la campagna FishLove batte tutte le altre per il cattivo gusto e il disprezzo per i pesci uccisi, oltre che per il ribrezzo che suscita.
Qui le rivoltanti foto.

Questo e’ quanto possiamo aspettarci da chi sostiene di difendere gli oceani, in buona compagnia con tutte le associazioni ambientaliste di tutto il mondo.

A noi non resta che l’amarezza di vedere messi in mostra i corpi dei poveri pesci uccisi, in un ultimo insulto alle loro vite spezzate.

Marina Berati, 9 agosto 2012

http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1310