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Intervista a Marina Berati

Intervista a Marina Berati

Marina Berati
Ingegnere e sviluppatrice software, è attivista per gli animali per passione (e dovere!) da oltre 15 anni.
Coordina l’attività del network animalista AgireOra Network e di AgireOra Edizioni, casa editrice non-profit per la pubblicazione di libri e materiali informativi legati a tematiche animaliste.
E’ autrice di opuscoli, materiali divulgativi, articoli su temi animalisti, campagne di comunicazione.
Tiene conferenze pubbliche e nelle scuole sui temi dell’ecologia della nutrizione, della scelta vegan e dell’antivivisezionismo.

Marina Berati, attivista, vegana… si può dire una vita dedicata agli animali? Da quanto tempo Marina?

Attivista, da circa 15 anni. Vegan da 14, dopo 9 anni da vegetariana. Mi rammarico di averci messo così tanto, a diventare vegan dopo la scelta vegetariana. Per questo ora cerco di far capire a tutti che se si decide di diventare vegetariani, allora bisogna diventare vegan, perché i motivi sono gli stessi. Io non l’avevo capito, ci ho messo troppo a capirlo, ma ora per fortuna ci sono così tante informazioni disponibili grazie al web che è difficile non scoprirlo.
Ma per fare la mia parte, per fare in modo che gli altri impieghino di meno a capire questi perché, ho scritto, vari anni fa, questa “Lettera aperta ai vegetariani”: http://www.veganhome.it/vegetariani/lettera-aperta/

I vegani sono in costante aumento nei paesi così detti “civilizzati” ma aumenta anche il consumo di carne nei paesi più poveri. Questo significa che il numero degli animali ammazzati rimane invariato, oppure sono comunque diminuiti, o sono aumentati?

Più che paesi “civilizzati” direi “industrialmente sviluppati”. In questi paesi il consumo di carne è altissimo, ma aumenta anche il numero di vegetariani e vegan, e quindi inizia a esserci uno spostamento dei consumi. Purtroppo, però, il numero di animali uccisi sta comunque aumentando di anno in anno, soprattutto a causa dell’aumento di consumi nei paesi “in via di sviluppo” dove tradizionalmente di carne se n’è sempre mangiata ben poca. D’altra parte, anche qui in Italia di carne se n’è sempre mangiata pochissima, non è certo un’alimentazione tradizionale quella basata sul consumo di carne e altri cibi animali a ogni pasto. E’ solo da qualche decennio che è stata presa questa pessima abitudine. E nei paesi in via di sviluppo accade lo stesso, queste popolazioni stanno facendo gli stessi errori che sono stati fatti qui 50-60 anni fa. Per il semplice motivo che la carne è ancora considerata cibo “da ricchi” e quindi è qualcosa che le persone desiderano.

Che impatto ha sull’ambiente il consumo di prodotti animali?

Per rispondere in modo completo a questa domanda ci vorrebbero decine di pagine.
In breve, però, il concetto è semplice: si tratta dell’estrema inefficienza della trasformazione vegetale-animale. Per capire cosa questo significa, faccio una premessa: tutti immaginano che la produzione di cibo sia qualcosa di “naturale”, al contrario dell’industria, e che quindi non sia qualcosa di inquinante e che causa danni all’ambiente. Questo però non è vero. L’industria della produzione di cibo è, appunto, un’industria, come tutte le altre. E come tutte, utilizza materie prime e risorse, le trasforma per ottenerne altre, e nel far questo emette inquinanti. Quindi è un settore che ha un impatto sull’ambiente. Se il cibo che si produce è vegetale, si ha un certo impatto, se invece si produce “cibo animale” – cioè carne, pesce, latticini e uova – si ha un impatto ambientale molto maggiore, a parità di calorie/proteine e in generale “nutrimento” che tale cibo ci fornisce. “Molto maggiore” non vuol dire il doppio, o il triplo, che già sarebbe tanto, ma significa un ordine di grandezza superiore, vale a dire circa 10 volte tanto, ma può essere 8 o 15 a seconda di quale specifico “impatto” consideriamo. 
Perché accade questo? Il nocciolo della questione è che gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”. Già, perché quando ci fa comodo, gli animali sono solo macchine senza sentimenti ed emozioni, e allora li possiamo trattare come ci pare, ucciderli, torturarli. Ma poi non vogliamo ammettere che queste “macchine” inquinino all’inverosimile per “funzionare”. La realtà è esattamente il contrario: gli animali non si possono maltrattare e uccidere, perché macchine non sono, ma quando vengono sfruttati come tali allora inquinano tantissimo.
Sono fabbriche di proteine alla rovescia perché consumano molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne (intesa anche come “pesce”), latte e uova: come “macchine” che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti. Il rapporto di conversione da mangimi vegetali per gli animali a “cibo animale” è mediamente di 15, il che significa che per ogni kg di carne che si ricava da un animale, lo stesso animale deve mangiare mediamente 15 kg di vegetali, appositamente coltivati. Con uno spreco abnorme di terreni fertili, energia, acqua, sostanze chimiche e con l’emissione di inquinanti.  Infatti il cibo serve a sostenere il metabolismo degli animali allevati e inoltre vanno considerati i tessuti non commestibili come ossa, cartilagini e frattaglie, e le feci. Noi stessi, se mangiamo mezzo kg di cibo al giorno, di vario genere, non pesiamo di certo mezzo kg in più al giorno. E così gli animali. La gran parte del cibo che mangiano serve a farli vivere, non a farli ingrassare. E il resto viene smaltito con le deiezioni (gli escrementi).
Se usassimo i terreni per coltivare i cibi vegetali di cui nutrirci direttamente, anziché coltivare i vegetali per darli agli animali e poi ricavare da questi i “cibi animali”, servirebbe una quantità di terreno, di acqua, di energia, di sostanze chimiche 10 volte minore.
È da questo che derivano i problemi di impatto ambientale, tutti hanno origine da questa inefficienza di base; e tutto questo porta alla carenza d’acqua, alla deforestazione, all’effetto serra. Si possono trovare molti dati e informazioni su questo tema sul sito http://www.saicosamangi.info/

Fare uso di latticini e uova, provoca la stessa sofferenza agli animali del mangiare la carne?

Anche di più. Sicuramente porta alla morte degli animali usati, ma la sofferenza causata dagli allevamenti per la produzione di uova e di latte è ancora maggiore rispetto a quella cui sono sottoposti gli animali “da carne”, perché dura più a lungo, usa metodi ancora più cruenti, e causa un forte dolore anche emotivo negli animali.
Per capire bene la situazione, vediamo come funzionano questi allevamenti.
Per la produzione di latte, la mucca deve essere ingravidata e partorire un vitello ogni anno. Le mucche infatti non producono latte per magia, ma perché, come tutti i mammiferi, devono nutrire il proprio piccolo quando nasce. Quel che accade è che il vitellino viene subito portato via alla madre, con estrema sofferenza e dolore per entrambi. Viene allevato in un piccolo box senza possibilità di movimento, per 6 mesi, e poi viene macellato. Sarebbe d’altro canto impensabile mantenerlo per 20 o 30 anni senza che sia “produttivo” (non ci sarebbe nemmeno spazio sulla Terra), quindi queste uccisioni sono qualcosa di obbligato affinché la produzione di latte possa avvenire. La mucca dopo circa un anno smette di produrre latte, ma nel frattempo è già stata nuovamente ingravidata, e quindi è già pronta a partorire un altro figlio, che le viene di nuovo portato via. Dopo 4-5 anni (ma ormai sono diventati solo 2 o 3, nei moderni allevamenti) di questa vita, la mucca è talmente sfruttata che non riesce più a essere abbastanza produttiva. . Viene quindi mandata al macello pure lei.  Tante volte accade che queste mucche non riescano nemmeno a reggersi ancora in piedi. E’ tristemente noto il problema delle “mucche a terra”, animali così sofferenti da non riuscire a stare in piedi, che vengono caricate sui camion verso il macello a suon di spinte o con argani.
Per la produzione di uova il discorso è analogo. Si parte con la “produzione” di pulcini, quelli che dovranno diventare galline ovaiole, cioè galline utilizzate per produrre le uova che vengono vendute per l’alimentazione umana. Esistono fabbriche piene di incubatrici in cui le uova fecondate sono tenute, fino alla schiusa. A quel punto, se il pulcino è femmina, diventerà gallina ovaiola; se è maschio, è inutile, perché non è della razza giusta per diventare un pollo “da carne” (e se lo fosse, verrebbe allevato in capannoni orrendi e ucciso a 6 settimane) e non essendo femmina non farà le uova. Viene quindi ucciso subito, o tritato vivo o soffocato in un sacco assieme a migliaia di suoi simili. Alle femmine, invece viene tagliato il becco, perché non possano ferire le compagne di gabbia una volta adulte, quando per la disperazione di essere costantemente rinchiuse potranno diventare aggressive. Passano poi i due anni successivi in gabbie piccolissime, senza mai vedere la luce del sole, e infine vengono macellate.
Su questo tema consiglio la visione dell’investigazione: “Gli orrori della produzione di uova”
http://www.tvanimalista.info/video/allevamenti-macelli/produzione-uova-pulcini/
Ecco dunque spiegato come la produzione di latte uccida vitelli e mucche e crei sofferenza psicologica e fisica estrema a entrambi e come la produzione di uova uccida in modo agghiacciante i pulcini maschi, torturi per 2 anni le femmine e poi le faccia finire al macello. Ed ecco perché se si è scelto di essere vegetariani per non uccidere gli animali è necessario diventare vegani.

Per quanto riguarda la sofferenza dei pesci, sembra ci sia una tendenza generale a sottovalutarla, c’è chi addirittura si considera vegetariano perché non mangia la carne ma continua a mangiare pesce. Eppure la morte del pesce, che avviene per soffocamento, è tra le più atroci…

La morte dei pesci avviene in tanti modi: vengono uccisi per soffocamento semplicemente lasciandoli all’aria senza possibilità di respirare; vengono messi sul ghiaccio e dissanguati (metterli sul ghiaccio serve solo a immobilizzarli, non a stordirli, rimangono coscienti); vengono uccisi con una fiocina nel cranio (i tonni, per esempio); vengono storditi con l’elettricità o con un colpo in testa (ma il più delle volte rimangono coscienti); vengono messi in acqua e sale ad agonizzare prima di venire spellati e fatti a pezzi; vengono immersi in acqua in cui viene fatta passare la corrente elettrica; vengono immersi in una miscela di acqua e ghiaccio fino alla morte (lenta). Molti pesci vengono venduti ancora vivi (l’85% delle carpe viene venduto vivo) ed è quindi il “consumatore finale” a ucciderli come vuole.
Solo perché non possono urlare, e anche perché sono animali abbastanza “distanti” da noi, certo più distanti dei mammiferi, ma anche dei volatili, la sofferenza dei pesci non viene considerata, le persone non capiscono che i pesci sono senzienti come tutti gli altri animali. Siamo noi che non li conosciamo e non li sappiamo capire, non loro che “valgono meno” degli altri.
Oltre a tutto questo, la pesca, ma ancor di più l’allevamento di pesci, è causa di devastazione ambientale estrema: si devastano i mari, decimando le popolazioni di pesci e altri animali marini, si inquina, si distruggono habitat. Insomma: mangiare i pesci significa ammazzare esseri senzienti e devastare l’ambiente esattamente come mangiare qualsiasi altro tipo di “carne”, non è certo meno “grave”, tutt’altro. E ovviamente, chi mangia i pesci non è vegetariano affatto.

Essere vegan vuol dire anche non fare uso dei prodotti delle api: miele, propoli, pappa reale, cera d’api…
Ci puoi spiegare Marina, cosa comporta per le api in termine di sofferenza, usare i loro prodotti?

Per tutto questo vengono usate le api, ed è praticamente impossibile non ucciderne qualcuna durante il prelevamento e utilizzo dei loro prodotti. Questo nella migliore delle ipotesi, cioè per prodotti artigianali su piccolissima scala. Per la produzione su media e larga scala, la quantità di api uccise cresce di molto, quindi è ancora peggio. Questi prodotti, dunque, che siano artigianali o industriali, non si possono certo considerare vegan e “senza crudeltà”. D’altra parte, sono cose di cui non c’è davvero bisogno, che non sono certo di uso comune, si usano ogni tanto perché convinti che siano “naturali” o “facciano bene”, ma una volta capito che così non è, è davvero facile evitarli, dato che non si userebbero certo tutti i giorni. Al posto del miele possiamo usare il malto, al posto di propoli e pappa reale possiamo usare prodotti erboristici a base di erbe, e per produrre la cera non servono certo le api.

E per la lana? Le pecore hanno bisogno di essere tosate, che male c’è indossare la loro lana?

Le pecore non hanno certo “bisogno” di essere tosate, nessun animale, in natura, ha bisogno dell’uomo, tutt’altro. Sarebbe davvero buffo se esistesse in natura un animale che non sa badare a se stesso. A parte questo, c’è il fatto che la tosatura non è un’operazione incruenta: viene praticata senza nessuna cura per gli animali, spesso con mezzi meccanici che provocano dolore e ferite; molte pecore soffrono il freddo e si ammalano perché esposte alle intemperie dopo le tosature eseguite in pieno inverno.
Ma il problema di fondo, quello che esiste sempre e comunque, anche se gli animali venissero tosati senza farli soffrire, è che quando c’è allevamento, c’è sempre la macellazione. SEMPRE. Non esistono e non possono esistere allevamenti in cui gli animali siano lasciati morire di morte naturale. Quando non producono più abbastanza, vengono uccisi, punto e basta, e non può essere altrimenti. Quindi, illudersi che siccome lo scopo di un dato allevamento non è la produzione di carne, allora gli animali non verranno uccisi, è pura illusione. Che si tratti di latte, di uova, di lana, di piume, qualunque sia il “prodotto” che si ricava dagli animali, quegli animali finiranno al macello, e comprando quel prodotto si condannano a morte quegli animali. È sempre così.
La lana si può evitare facilmente, esistono molti altri materiali: il velluto, che è fatto di cotone o materiali sintetici; la ciniglia di cotone; la flanella; il pile, che tiene caldo ed è leggerissimo. Si trova anche in forma di filato, per cui si possono realizzare maglioni a ferri, proprio come si fa per la lana. E lo stesso vale per la ciniglia. Esistono poi tutte quelle fibre sintetiche di cui sono fatti maglioni e maglioncini più o meno pesanti, disponibili in una gran varietà in tutti i negozi.

Parliamo di vivisezione, se non sbaglio ci sono ancora 5 tipi di test sugli ingredienti dei cosmetici che vengono effettuati sugli animali, quali sono?

Ci sono ancora tre aree (non cinque) in cui, ad oggi, vengono utilizzati animali per i test sugli ingredienti dei prodotti cosmetici, dove con “cosmetici” intendo non solo il make up ma tutti i prodotti per l’igiene personale (shampoo, creme, ecc.): 1. tossicità ripetuta (compresa tossicità cronica); 2. tossicità riproduttiva (o teratogenicità);  3. tossicocinetica. Questi test sono molto invasivi e dolorosi per gli animali, oltre che essere completamente inutili, perché sappiamo bene che specie diverse rispondono in modo diverso alle sostanze chimiche.
Il tipo di test indicato con 1 consiste nel somministrare agli animali di laboratorio – che possono essere di varie specie: roditori, conigli, cani, gatti, scimmie – dosi relativamente basse della sostanza da testare per periodi di tempo lunghi; qui sono compresi anche i test di “tossicità cronica”, che vengono svolti per tutta la durata della vita dell’animale. Il tipo 2 misura la capacità della sostanza di creare difetti nella prole, quindi il composto chimico viene somministrato ad animali in gravidanza e poi si esaminano i figli, per vedere se sono sani, se hanno malattie, deformità, problemi di qualsiasi genere. Il tipo 3 sono test che servono per capire come la sostanza raggiunga le cellule e gli organi e causi eventuali danni biologici. E’ molto chiaro che si tratta quindi di veri e propri “avvelenamenti” prolungati cui gli animali sono sottoposti, per essere poi uccisi ed esaminati.

Per tutti gli altri tipi di test (irritazione e corrosione della pelle, tossicità acuta – che misura l’effetto di alte dosi della sostanza in un’unica somministrazione, mutagenesi – che misura la capacità della sostanza sotto test di far mutare le cellule dell’organismo, ecc.) vige in Europa dal 2009, dopo lunghe battaglie, il divieto sia di condurre tali test nei laboratori dell’UE sia di vendere in Europa prodotti che contengono sostanze testate su animali fuori Europa. Invece per queste tre aree sopra citate i test si possono condurre solo fuori Europa (il che, in un settore globalizzato come questo, è piuttosto facile) ma i prodotti possono essere venduti sul mercato europeo, quindi di fatto questi test continuano a essere fatti, e non c’è modo per fermarli se non con un divieto totale di vendita.

Entro marzo 2013, salvo ulteriori slittamenti, dovrebbero essere vietati tutti i cosmetici con ingredienti testati sugli animali. Nel frattempo, per i nostri acquisti cruelty-free, come possiamo fare?

Nel 2013 dovrebbe essere vietata la vendita in Europa di prodotti testati su animali nei 3 settori sopra citati: se così avvenisse davvero, nel giro di un paio d’anni (il tempo necessario affinché il divieto divenga effettivo e vengano implementati i dovuti controlli) potremmo finalmente smettere di preoccuparci di quale marca di cosmetici aderisca allo Standard “cruelty free”. Il condizionale però è d’obbligo, perché questa data è in grave pericolo di slittamento, e se questo accade potrebbe essere tutto rimandato di molti anni. C’è ancora poco tempo per fare qualcosa per convincere l’Unione Europea a confermare il divieto assoluto di vendita di cosmetici con ingredienti testati su animali entro il marzo 2013, quindi invito tutti a firmare le petizioni on-line sul tema e a raccogliere firme sul modulo cartaceo, si trova tutto alla pagina della campagna: “Cosmetici cruelty-free entro il 2013” – http://www.agireora.org/attivismo/petizioni-test-cosmetici-2013.html
Nel frattempo, è necessario comprare SOLO i prodotti cosmetici che rispettano lo Standard “cruelty free” con la cosiddetta “fixed cut-off date”, cioè una data FISSA oltre la quale il produttore ci assicura che nessun test su animali è stato fatto da nessuno, in nessuna parte del mondo. Solo in questo modo continuerà la spinta allo sviluppo di metodi alternativi senza animali e non verrà incrementata la vivisezione. Quali sono questi prodotti cruelty-free? Sono le marche indicate a questa pagina del sito VIVO:
www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html

E per i farmaci?

Per i farmaci la questione è più complessa, perché non esistono delle direttive europee come quella sui cosmetici e, di fatto, tutti i farmaci sono testati su animali per obbligo di legge. Questo non significa che per lo sviluppo dei farmaci siano necessari i test su animali, da un punto di vista scientifico. Tutt’altro, i test su animali, in questo campo come in altri, non servono a nulla, ma vengono eseguiti unicamente per questioni legali. Quel che occorre fare, dunque, è modificare la legislazione anche in questo campo, introdurre l’obbligo di utilizzare metodi senza animali, sviluppandone ancora di più rispetto a quelli già esistenti.
Nel frattempo, è importante non usare farmaci se non necessari e utilizzare invece preparati a base vegetale, per i “piccoli malanni” che ci affliggono;  oltretutto, con l’alimentazione vegan la nostra salute è molto migliore rispetto a quella dell’onnivoro medio, e quindi c’è anche molto meno bisogno di farmaci.
Quando proprio non si può fare a meno di usarli, per qualche malessere più grave, si può scegliere di usare, se esiste, il corrispondente “farmaco generico”.
Cosa sono i “generici”? Per rispondere, occorre sapere che dopo un certo numero di anni (in Italia, 20) dall’entrata in commercio di un farmaco, il brevetto su tale farmaco scade, e chiunque, qualunque produttore, può iniziare a produrre lo stesso farmaco, che si chiamerà “generico”. Il farmaco generico è uguale identico a quello “di marca”: deve avere lo stesso principio attivo, presente alla medesima dose, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche.
L’aspetto importante è che un generico, quando viene messo in commercio, NON viene ri-testato su animali. Perciò, scegliere di usare un generico, cioè un farmaco VECCHIO oppure un farmaco “di marca”, cioè uno NUOVO, fa una differenza enorme: nel primo caso, non incrementiamo la vivisezione (e siamo anche più tranquilli perché se un farmaco è ancora in commercio dopo 20 anni vuol dire che non è così pericoloso per la salute umana), nel secondo caso diamo soldi alle industrie farmaceutiche per aver sviluppato nuovi farmaci testati su animali che hanno la stessa finalità di quelli già esistenti.
Comprare un  generico è facilissimo: quando andate a comprare un farmaco uno in farmacia, potete chiedere al farmacista “Esiste un generico corrispondente?”. E lui è tenuto a dirvelo. Il sistema sanitario nazionale chiaramente sostiene l’uso dei generici perché questo fa diminuire sensibilmente la spesa statale per la salute pubblica.
Per capire meglio questo tema, propongo la lettura dell’articolo:
“Farmaci generici e antivivisezionismo” – http://www.novivisezione.org/info/generici.htm

Grazie Marina per la pazienza e la disponibilità.

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Intervista realizzata da Daria Mazzali
https://dariavegan.wordpress.com/

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dariavegan intervista Roberta Badaloni

dariavegan intervista Roberta Badaloni

Maria Roberta Badaloni, giornalista Rai del TG1, di recente ha scelto di diventare vegetariana… forse presto anche vegana?

E’ presto per dirlo. La mia rinuncia alla carne e’ troppo recente per estenderla ai derivati che almeno per come e’ organizzata la mia vita ,considero un passo successivo. I ritmi serrati e l’impossibilita’ spesso di pianificare impegni e spostamenti la renderebbe una difficile scommessa. Viviamo in una societa’ gia’ poco organizzata per i vegetariani figuriamoci per i vegani. Contribuisco alla causa non acquistandoli piu’. Ma devo essere sincera e ammetto che se non ne posso fare a meno li consumo comunque fuori casa. Al bar per esempio macchio il caffe’ con il latte di mucca e  se mi trovo a cena da amici  non sollevo obiezioni e mangio i formaggi. E’ una scelta che richiede una capillare organizzazione a monte che io ancora non mi sono data. .

Roberta Badaloni, conosciutissima anche dagli animalisti per i suoi numerosi servizi realizzati al TG1 sugli animali: vegetariana quindi per scelta etica?

Assolutamente si. Non ci sono esigenze salutistiche dietro questa scelta  tra l’altro recente, ma ragioni esclusivamente etiche. Ho mangiato carne tutta la vita; appartengo ad una generazione che ha poca dimestichezza con le questioni vegetariane. Come tutti i miei coetanei sono stata educata a mangiare carne. Da bambina erano vere e proprie imposizioni a casa e a scuola. Per me  quindi e’ stata una scelta radicale e difficile che a monte ha un percorso di consapevolezze acquisite nel tempo e  che ha messo in discussione la mia educazione a tavola e quella cultura del cibo nella quale mi sono formata. Quando a scuola ci portavano a visitare le fattorie , facendoci accarezzare gli animali, avevo grandi difficoltà’ ad elaborare come passaggio logico e naturale che quegli stessi animali , cosi’ docili e perfetti , finissero poi nei nostri piatti. Guai a fare domande; una volta fui punita per aver sollevato la questione.  Da quel giorno la maestra veglio’ con particolare tenacia che a tavola  finissi senza capricci la razione giornaliera . Nel tempo ho dovuto rimuovere quei dubbi e ho imparato ad allinearmi alle regole di una societa’  che ha sempre archiviato come deboli stravaganze le questioni etiche legate al consumo di carne. Il cambiamento di rotta e’ avvenuto all’improvviso,  quando tante verita’ sul trattamento degli animali da macello sono diventate di dominio pubblico. Un giorno ho allontanato d’istinto un piatto di carne. Non mi andava di mangiarlo; ho  sentito  che non era fatto per me e che forse non lo era mai stato.

I colleghi della RAI, sanno di questa scelta? Come si comportano con te?

Naturalmente la conoscono i colleghi della redazione “societa’”, della quale faccio parte. Capita di parlarne  come di altri aspetti della questione animale che a me  appassiona da sempre. Condividono  la spinta emotiva di una scelta vegetariana e la rispettano. Ultimamente una collega,  Manuela Talani,  ha deciso  di diventare anche lei vegetariana e da allora ci scambiamo ricette e sensazioni.

Quando vuoi fare un servizio inerente agli allevamenti, o comunque che tratti la condizione degli animali, viene subito accettato? Oppure può capitare di vederlo cestinato, censurato, o altro?

Finora non e’ mai capitato. Questa direzione e’ particolarmente sensibile al problema. Non dimentichiamoci che e’ stato il tg1 , tra i media nazionali,  a sollevare e a rendere nota a tutta Italia la storia  di green hill che  sembra si stia per risolvere  con la possibile chiusura della struttura. E sempre il tg1 e’ stato l’unico ad affrontare le questioni etiche degli allevamenti intensivi. Se parliamo di condizione animale in generale, purtroppo devo dire che in Italia come nel resto del mondo la situazione e’ disastrosa. Basta leggere l’ultimo rapporto LAV sulla zoomafia. E’ un elenco infernale di reati e angherie su animali indifesi. Dai combattimenti tra cani alle corse clandestine di cavalli ; agli allevamenti abusivi di animali che nascono senza controlli sanitari  e che vengono spacciati sulle tavole degli Italiani come razze pregiatissime. Non riesco ad immaginare una censura su tali denunce. Oggi e’ diffusa la consapevolezza che il rispetto per gli animali sia la prerogativa di un Paese civile ed io mi auguro che diventi sempre piu’ radicata nelle coscienze di tutti noi.

Secondo te Roberta, in questi ultimi anni, i nostri mass media sono diventati più sensibili alla causa animalista?

Io sono ottimista. Oggi c’e’ internet che da un grande aiuto. Blog come il tuo hanno contribuito a diffondere nuove consapevolezze. Oggi la questione animale si guarda con altro spirito; uno spirito che se sei un giornalista hai il dovere di cogliere. Grande merito ai giovani , la rete e’ soprattutto terreno loro.  Ammetto che i giovani animalisti mi riempiono il cuore di speranza; volitivi, appassionati e intelligenti.  Devo a loro e al grande impegno che mettono nella diffusione di dati e denunce gran parte delle scelte che mi hanno cambiato la vita.

Ti è capitato di fare qualche servizio sui vegetariani/vegani?

L’ultimo e’ stato lo scorso Natale.  Periodo in cui i tg e i giornali brulicano di pezzi gastronomici.  In  Italia però ci sono ormai quasi sette milioni di vegetariani e mi sembrava doveroso  non dimenticarli nel nostro lavoro. Così realizzai un pezzo sulla cena di Natale vegetariana  che onestamente non aveva nulla da invidiare alle creazioni di grandi chef che utilizzano carne.

Possiamo dire che fare la giornalista è il tuo modo per aiutare e divulgare la causa animalista? Dar voce a chi non ha voce?

Io non mi occupo solo di questo ma di  tanti  argomenti .  Dar voce a chi non ha voce e’ sempre e comunque  dovere di un giornalista indipendentemente  da chi sia la vittima di un abuso. La regola per ogni argomento e’ imparzialita’ ed equilibrio. Vale anche per le questioni animaliste.

Se avessi la possibilità di parlare agli attivisti che il 14 di ottobre, saliti sul tetto di Green Hill, sentivano sotto di loro le urla strazianti dei cani beagle… cosa diresti loro?

Beh, avendo realizzato un pezzo su quella protesta ho per forza di cose parlato con uno di loro. Gli ho fatto  i complimenti  per il coraggio e la determinazione con cui  hanno portato avanti la loro lunga battaglia .  Si puo’ essere d’accordo o meno con le modalita’ o con le finalita’ di un protesta ma la tenacia e la passione sincera vanno sempre lodate ed ammirate. Loro hanno creduto talmente tanto in quello che facevano al punto di mettere a rischio la propria incolumità’ fisica. E’ lo stile inconfondibile degli attivisti animalisti di tutto il mondo che nelle loro azioni non hanno mai messo a rischio la sicurezza di altri, persone o animali. Gli unici a rischiare sono sempre e solo loro. I guaiti dei cani li ho sentiti dal video che hanno realizzato sul tetto di uno dei capannoni di Green Hill.  Ti confesso che istintivamente ho abbassato l’audio. Se ci fermiamo a riflettere capiamo quanto sia assurdo tutto questo e in quante contraddizioni siamo immersi senza rendercene conto; Cani nelle case e cani negli allevamenti da laboratorio. Ci piace e difendiamo il nostro facendo finta che l’altro non esista. Ci compiaciamo della loro fedelta’ , del loro affetto, della loro intelligenza e  non ci poniamo il dubbio se l’altro, quello che non vedra’ padroni  ma vivisettori , soffra o meno.  Salviamo i cani dai canili, predichiamo contro l’abbandono , ci indigniamo degli abusi ma non ci sfiora la questione morale dei cani o delle altre specie animali da laboratorio. Nati ed allevati solo per morire. Abbiamo accettato tante contraddizioni semplicemente abbassando lo sguardo e pensando ad altro come fosse una sorta di inspiegabile mistero. Credo che un cambiamento culturale importante sia iniziato. Noi non lo vedremo concluso… mi piace pensare pero’ che un giorno , chissa’ tra quanti anni…studiando la nostra storia… alla voce: “animali”, ogni singolo e futuro individuo della  terra  sia costretto  a stupirsi, indignarsi e  domandarsi:  ” ma davvero succedeva tutto questo”?

Grazie Roberta per la professionalità e la sensibilità con cui svolgi il tuo lavoro.

Grazie a te per l’attenzione al mio lavoro e per il tuo importante impegno alla causa animalista.

Maria Roberta Badaloni

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Intervista realizzata da Daria Mazzali
https://dariavegan.wordpress.com/

A tu per tu con l’Erbaviola. Intervista a Grazia Cacciola

A tu per tu con l’Erbaviola
Intervista a Grazia Cacciola

Grazia Cacciola
(http://www.erbaviola.com/) è specializzata in tecniche agronomiche ecosostenibili. E’ autrice di saggi professionali e manuali divulgativi sull’alimentazione consapevole e gli stili di vita etici. Si occupa da anni di diffondere l’agricoltura naturale e l’agricivismo, promuovendo con corsi e workshop l’autoproduzione dei vegetali, dal balcone di casa all’orto familiare. Ha strutturato e supervisionato progetti dell’Unione Europea per la riconversione delle colture intensive con metodo biologico e biodinamico.  Pratica da molti anni l’alimentazione vegan.

Pubblicazioni:
– Crea le tue candele naturali, FAG, 2008
– L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti, FAG, 2009
– L’orto dei germogli. Manuale di coltivazione e consumo, FAG, 2010
– Scappo dalla città. Manuale praitco di downshifting, decrescita, autoproduzione, FAG, 2011
– Coltivare naturale. Guida all’agricoltura bilogica, biodinamica, sinergica e permacultura. FAG, 2011 (in corso di pubblicazione)

Rubriche fisse:
– Coltivare e coltivarsi nell’orto, in “Vivi Consapevole”, Arianna Editrice
– L’eco-bufala, in “Il Cambiamento”,  PAEA Edizioni

Un caro saluto a Grazia Cacciola (alias Erbaviola), esperta in autoproduzione, decrescita,  agricoltura naturale, agricoltura sinergica, permacultura, orti, giardini… e vegana! Da quanto sei vegana Grazia?

Ecco questa è una domanda che mi faccio anche io! Dal 2002 ho iniziato ad avvicinarmi all’alimentazione vegetariana, purtroppo online c’era ancora pochissimo e attorno a me non c’era nessuno vegan o anche solo vegetariano, quindi ho fatto un po’ fatica, prendendo e mollando anche grazie a consigli decisamente sbagliati da parte del mio medico di base di allora, uno della schiera “senza carne non si vive”. Dal 2003 c’è stato il cambio netto, paradossalmente non per l’attività animalista a cui già partecipavo, ma per la lettura di un libro sulle sofisticazioni alimentari, “Quattro sberle in padella”. Da vegetariana a vegan non ci ho messo moltissimo ma francamente non ricordo proprio quando è successo, erano anni di grandi cambiamenti e scelte radicali anche dal punto di vista lavorativo e personale, la scelta vegan si è sommata a tutte queste scelte in modo molto naturale (per me, per famiglia e amici è stato un po’ uno shock). Oggi ci ritroviamo addirittura con una ditta composta solo da vegan e le scelte di non prendere determinati clienti perchè non ‘etici’ si può fare.

La passione, anzi sarebbe meglio dire l’arte di coltivare orti, ecc…  quando è nata? Prima o dopo essere diventata vegana?

Molto prima, anzi penso che abbia influito parecchio sulla scelta vegan. Ho cominciato però quando ho potuto finalmente avere uno spazio tutto mio, il primo è stato un balcone che guardava sul parco delle Groane, a Cesano Maderno. Poi da lì alla campagna la scelta è stata breve ed è diventato un vero e proprio percorso di studio sull’agronomia e la botanica, che continua tuttora.  Sicuramente la scelta di autoprodurre il più possibile da soli e il minor impatto sull’ecosistema della dieta vegan sono fortemente connessi.

Riesci ad autoprodurti un sacco di belle cose: verdura, prodotti naturali per l’igene, e poi? Quante altre cose ti autoproduci? La frutta suppongo.. e i legumi? I cereali? Raccontaci…

La frutta purtroppo no in questo momento perchè dopo essere passati dalla Lomellina all’appennino tosco-emiliano, non abbiamo ancora trovato una sistemazione con un terreno sufficientemente grande per installare anche un frutteto. Ma siamo ottimi raccoglitori: dalle castagne alla frutta selvatica, fino alle bacche di biancospino, lamponi, more… La cosa buffa è che tutti quelli che arrivano qui per la prima volta si aspettano la casa dell’elfo, dell’hobbit, tutta in legno e con la lavanda appesa a seccare. Invece trovano una casa assolutamente normale, magari molto simile alla loro, dove però le tende vengono dal baratto con una vaporiera, la macchina per pasta da un baratto con un televisore, il tavolo è costruito con pezzi di recupero e la cucina è zeppa di autoproduzioni, dal seitan al pane, allo yogurt, alle conserve… La spesa, come l’impatto ambientale per le lavorazioni e il packaging l’abbiamo ridotto drasticamente e senza sforzi. Il messaggio è semplicemente che non serve il casale sulle colline del Chianti per cominciare a autoprodurre, anzi, il casale arriva anche con tutti questi risparmi se lo vuoi davvero 🙂

Sei anche un’esperta nel creare orti sul balcone ma, come funziona? Anche chi abita in un piccolo appartamento senza la possibilità di avere a disposizione del terreno, può coltivare un piccolo orto? Quali prodotti riece a ricavarne?

Tutti possono e devono. E’ un gesto di riappropriazione dei ritmi naturali, in cui l’uomo può e deve veder cadere il seme e nascere la pianta. Sono diverse generazioni ormai che abbiamo perso il senso delle stagioni e dei tempi: non solo sono normali le fragole a gennaio ma non sappiamo che una zucchina ci mette quattro mesi per crescere. Inoltre si possono coltivare in proprio, anche sul balcone, frutta e verdura più salutari persino di quelle dell’agricoltura biologica che comunque impiega fitofarmaci per il controllo delle malattie e delle infestazioni animali. Solo l’agricoltura naturale, infatti, è vegan e possiamo praticarla solo in proprio, non esiste ancora su larga scala. Ogni lattuga, ogni zucchina coltivata sul nostro balcone è qualcosa di sottratto alla grande distribuzione e allo sfruttamento animale. In tutti i tipi di coltivazione infatti vengono impiegati prodotti animali: dallo stallatico per concimare (alimentando ulteriormente il business degli allevamenti intensivi) fino al refluo zootecnico del macello che in Italia è concesso usare per la fertilizzazione del suolo.

Senti Grazia, per quelle persone che, come me, sono negate e hanno il pollice non verde ma completamente nero?

Leggere il mio libro, che si trova anche nelle biblioteche o come ebook “L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti”. E’ l’unico che parla di agricoltura davvero naturale e vegan, al momento. Ed è a prova di pollice nero!  E soprattutto: cominciare! Ci sono coltivazioni come le patate nel sacco o i radicchi da insalata invernale che sono a prova di chiunque. L’importante è usare un buon terriccio biologico da giardinaggio e dosare l’acqua: mantenere il terreno umido, non impregnato di acqua e non secco. Il resto lo fa madre natura, sostanzialmente 🙂

In questi giorni ti abbiamo vista in televisione su Rai3 a Geo&Geo, dove appunto parli di autoproduzione. Come è nata questa iniziativa?

Non per merito mio, anche perché questo è il periodo in cui mi trasformo in un orso e voglio solo stare in casa con la famiglia, di solito dedico ai corsi tutti i weekend di primavera e estate ma in inverno mi fermo.  Questa bella occasione di parlare di decrescita e autoproduzione anche a chi di solito non verrebbe a una conferenza delle mie, è nata invece da un’ìdea degli autori di Geo&Geo, tra cui Sveva Sagramola a cui è piaciuto molto il mio libro “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione”, in cui si parla della necessità di ricominciare a fare con le proprie mani e di come fare.
Devo dire che a Geo&Geo ho trovato un gruppo di persone fanstastiche, molto preparate ma anche molto aperte a discorsi di decrescita e autoproduzione, tanto che nella puntata del 9 novembre parleremo addirittura della stevia, la pianta da cui possiamo estrarre da soli uno zucchero sano e naturale, utilizzabile addirittura dai diabetici ma tuttora una pianta boicottata in Italia.

Mi sembra di aver capito che ti vedremo in quella trasmissione fino a giugno? Tratterai sempre l’argomento dell’autoproduzione o ci sarà spazio anche per parlare di veganismo?

Guarda, il vegetarismo e l’etica vegan fanno così tanto parte di me, che ne parlo anche senza accorgermi. In realtà sta capitando che in ogni puntata un accenno venga fuori, una volta è il sapone senza sego animale e non testato sugli animali, un’altra come allontanare gli insetti che rovinano le piante nell’orto ma senza ucciderli, concetto ancora piuttosto estraneo all’agricoltura. Se poi si parlerà nello specifico di alimentazione vegan o di scelte etiche non so, non è ancora stata fatta la programmazione completa degli interventi, che comunque sì, saranno fino a giugno ogni 15 giorni.

Per chi non ha la possibilità di seguire la televisione ma desidera comunque vederti in quel programma?

Tutti i programmi della Rai si possono rivedere dopo 24-48 ore sul sito RaiReplay, restano online per una settimana. Oppure, compatibilmente con le leggi che regolano la rassegna stampa, inserisco alcuni estratti dei miei interventi sul mio canale youtube, dove comunque si può trovare anche la registrazione completa di un corso di orto sul balcone, tenuto al VegFestival del 2010 (Le riprese sono di Veggie Channel). Il canale è http://www.youtube.com/user/erbaviola

Per le tue coltivazioni, usi qualche tipo di concime o fertilizzante naturale? Come fai a tenere lontano i parassiti ?

Uso solo macerati vegetali, in pratica curo le piante con le piante. Per esempio, per tenere lontani gli afidi, gli acari o la cavolaia, uso il macerato di aglio. Così non muoiono come con i normali antiparassitari in commercio, vengono solo dissuasi dal mangiarsi la verdura del mio orto. Per fertilizzare il discorso è più lungo perché riguarda il tipo di terreno che abbiamo a disposizione ma per fare un esempio valido proprio per tutti, il macerato di equiseto è ottimo per fertilizzare tutti i terreni e fortificare le piante in crescita (la ricetta c’è anche sul mio sito: http://www.erbaviola.com/2009/09/11/macerato-di-equiseto-per-fertilizzare-in-modo-naturale.htm )

Ancora una domanda Grazia,  che cosa è per te essere vegan?

Ormai è un modo di vivere, come ti dicevo. Fa talmente parte di me che faccio fatica a definirlo. Al di là della componente animalista, per la quale una volta presa coscienza che se ami gli animali non li mangi e non li indossi, è anche un percorso più profondo di visione della vita. 
A volte dico che è uno dei miei modi per cambiare il mondo. Ognuno di noi, da solo, può cambiare il mondo, di questo bisogna rendersi conto.
Cambiare in meglio è alla portata di tutti perché il rapporto tra dieta e salvaguardia del pianeta è diretto: oggi sappiamo che la dieta carnivora è la fonte principale di inquinamento mondiale. Quello che dico sempre nelle mie conferenze è che poche volte nel corso della storia dell’umanità, la responsabilità di salvare il mondo è passata dalle scelte quotidiane dei singoli: oggi una persona da sola non può fermare una guerra o una carestia, ma può, concretamente, salvare il mondo scegliendo l’alimentazione vegana.

Grazie Erbaviola per la tua disponibilità!

Grazie a te Daria, è un onore essere intervistata da te e sempre un piacere leggere il tuo sito! 🙂

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Intervista realizzata da Daria Mazzali
https://dariavegan.wordpress.com/

«Dieci anni di carcere per la libertà di una scimmia»

«Dieci anni di carcere per la libertà di una scimmia»
Mel Broughton, vegano e militante animalista

Intervista a Mel Broughton su Liberazione.it

Dieci anni di carcere per salvare un animale. Dieci anni di carcere per resistere a chi ha potere di vita e di morte su esseri vivi e sensibili. Un uomo lotta a volto scoperto per la libertà di un piccolo macaco prigioniero nel laboratorio di vivisezione dell’Università di Oxford. Alle sue spalle la mobilitazione internazionale a sostegno della campagna SPEAK, “the Voice for the Rights of Animals”. L’attivista più dedicato, il leader della contestazione è Mel Broughton. Mel però viene accusato di aver cospirato per appiccare un incendio all’università e condannato a 10 anni di carcere. Guai a disturbare i potenti….. Felix era stato privato di cibo e acqua e il suo cranio aperto per inserire elettrodi, prima di venire ucciso.
Sereno e determinato, Mel fa sentire la sua voce attraverso le sbarre del carcere inglese di Bullingdon, nell’Oxfordshire.

Credi sia vero che gli attivisti per i diritti degli animali siano anti-umani? Come si connettono i diritti umani e quelli degli animali?

No, la percezione che gli attivisti per i diritti animali siano anti-umani non credo sia vera. Personalmente conosco molti che s’impegnano sia per i diritti umani sia per quelli animali. Io stesso sono stato coinvolto nel movimento anti- apartheid quando ero più giovane e ho marciato contro il regime di Pinochet negli anni Ottanta. Penso che la nozione di misantropia congiunta all’attivismo pro-animali sia stata in non piccola parte generata dalla propaganda contraria. E’ un modo facile e intellettualmente sciatto di demonizzare un movimento che sfida così radicalmente l’atteggiamento degli umani verso i non-umani. Ad essere sinceri ci sono animalisti che dicono di non amare gli umani, ma di solito questo nasce dall’avvilimento. Ma è semplicemente sciacallaggio da parte della propaganda contraria insinuare che ogni protezione oltre il benessere animale vada a diminuire i diritti umani.

Lo sfruttamento degli animali è una realtà particolarmente legata al sistema capitalistico?

I non-umani sono stati da sempre usati come oggetti di consumo, e sotto il capitalismo ciò si manifesta in modo evidente nella mostruosa realtà dell’allevamento intensivo – non che altri sistemi politici abbiano più rispetto però. Gli animali ridotti a merce sono il terribile mantra dell’industria dello sfruttamento. Ma nonostante questo la sinistra è storicamente stata ostile, e spesso lo è ancora, alla questione della nostra responsabilità etica verso questi esseri viventi e senzienti.

Cosa pensi della parola “vegan”? E’ troppo radicale come pensano alcuni?

Sono vegan da oltre trent’anni e non mi è mai piaciuta la parola. Preferisco pensare a me stesso come un vero vegetariano. Penso che alcuni vegan siano caduti nella trappola di fare del veganismo qualcosa di esclusivo. Comunque mi preoccupa che il veganismo venga sempre più promosso come una scelta di stile di vita, separata dalla connessione con il rifiuto della sofferenza animale. Diventare vegan è sia una dichiarazione politica sia un modo sano di vivere. Ed è importante mantenere quella connessione.

Dal tuo punto d’osservazione prevedi che il mondo sarà mai completamente vegan?

Certamente non avverrà durante la mia vita, ma posso cogliere un grande passo per allontanarsi dal consumo di carne. Per quanto riguarda il cambiamento generale verso la dieta vegan, riesco a individuare molte circostanze che si stanno per sviluppare in tempi brevi e renderanno il veganismo una scelta più attraente ed eticamente responsabile. Purtroppo sento che molti difensori di veganismo e vegetarismo sono spesso troppo fideistici. C’è bisogno anche di ottenere un ben più grande riconoscimento da parte delle lobby verdi e ambientaliste sull’effetto dell’industria globale della carne sul pianeta. Il movimento per i diritti degli animali è ora un movimento globale, e tutte le energie che si stanno svegliando vanno indirizzate nella direzione giusta, con strategie e campagne comuni. Penso che la vita sulla terra sia un processo evolutivo applicato non solo allo sviluppo biologico ma anche alla nostra crescita etica.

Kostia Troini

Fonte:
Liberazione Animale – Liberazione.it

 

Intervista ai Ragazzi Del Rewild

Intervista ai Ragazzi Del Rewild

By Amexis: Metalveg.org

Ciao Ragazzi vorrei mettere alla vostra attenzione metallara e vegana un Pub, si un Pub totalmente vegano. E’ bello pensare ad un posto dove entrare, ascoltare musica, bere una birra e non dover scervellarsi sulle pietanze che possono essere consumate, sulle birre che possono essere bevute e in quale tavolo non guardare per non vedere cadaveri.

Voi sapete che noi non facciamo pubblicità a nessuno, noi promuoviamo i luoghi vegani e ciò che è a favore dei Vegani. Per questo motivo vi voglio parlare del Rewild, che in realtà è molto di più di un pub, è una comunità, un luogo dove potersi confrontare, dove dibattere, dove fare cultura.

Il Rewild è un Pub/ristorante con musica e spettacoli live, accoglie nei suoi spazi una biblioteca, offre la possibilità di ospitare diversi eventi quali: Cineforum, proiezioni, conferenze, presentazioni, Reading, eventi culturali, mostre fotografiche, esposizioni artistiche; e dispone pure di del Wi-Fi.

Insomma un posto unico ed eccezionale, che si trova a Roma (zona Garbatella), e che vale la pena di andare a visitare.

Pensate, potrete trovarvi la birra alla spina vegan, mangiare una lasagna vegan, ascoltare un gruppo musicale dal vivo e stare in un ambiente dove ogni cosa e a misura vostra. Cosa volete di più dalla vita?

Auguro a tutti di farci un salto e di fare una bella scorpacciata di divertimento vegan.

Comunque noi abbiamo chiesto ai gestori del Pub di rilasciarci un’intervista, giusto per farvi descrivere dai diretti interessati questa bellissima realtà.

Ciao Ragazzi, grazie di aver accettato il nostro invito. Come va?

Ciao, grazie a voi per averci invitato. Noi siamo sempre indaffarati in tanti modi e quindi stiamo bene!

Raccontateci un po’ chi siete e come mai vi è venuta l’idea di un pub vegano, vi va?

Ci siamo conosciuti facendo attivismo insieme, ovviamente per la liberazione animale, ed essendo entrambi vegani da anni avevamo già sentito in precedenza la “mancanza” di un posto che potesse fare da punto di aggregazione e socialità vegana. Quando abbiamo scoperto di aver avuto indipendentemente la stessa idea, ci è venuto spontaneo cercare di realizzarla insieme.

Il Nome Rewild.. Perchè questo nome, ha un significato preciso per voi, oltre a suggerire un ritorno alla natura?

In inglese il verbo “rewild” ha più accezioni, leggermente differenti ma connesse tra di loro, e tutte indicano cose che ci auspichiamo: il ritorno degli animali non umani allo stato brado, prima dell’addomesticamento da parte dell’uomo; la trasformazione di ambienti fortemente antropizzati per riportarli alla loro situazione naturale, “selvaggia” appunto; e infine, nell’ambito della green anarchy, si rifà alle lotte anticivilizzatrici e all’anarco-primitivismo.

E’ difficile aprire un locale totalmente vegano? Vengono solo vegani e vegetariani al vostro locale o anche onnivori e com’è la loro reazione?

Non è stato affatto difficile trovare abbondanza di cibi e bevande vegan da offrire, esattamente come non è difficile essere vegani nella vita di tutti i giorni: basta fare le proprie scelte, alimentari e non, in modo critico e responsabile.
Ci vengono a trovare all’incirca tante persone già veg (che per una volta vogliono avere l’imbarazzo della scelta anziché quello di dover chiedere gli ingredienti di ogni singola pietanza sul menu) quanti onnivori, spesso invitati dai loro amici che vogliono dimostrare come una dieta cruelty-free non sia affatto povera di soddisfazioni… e solitamente funziona alla grande, a giudicare dai complimenti (spesso anche da parte di stranieri che di locali vegan ne conoscono parecchi).

Il vostro si potrebbe definire un vero e proprio circolo culturale. Le vostre iniziative sono lodevoli e molteplici. Chi va al Rewild ha una vasta offerta non solo di cibo ma anche di cultura, giusto?

Certo, il nostro obiettivo fondamentale è la diffusione dei principi etici della visione vegan del mondo, cioè l’antispecismo; quindi il materiale divulgativo (libri e volantini), e le serate di informazione – spesso accompagnate a cene di raccolta fondi, per attività animaliste e non solo – fanno parte integrante della filosofia del nostro club.

Molti pensano che per essere Vegani si debba spendere tantissimo per mangiare e soprattutto mangiare solo cose “strane”. Il vostro Pub risponde coi fatti a chi fa solo chiacchere e lo fa anche bene vero?

Grazie, è proprio quello che vogliamo fare! Non cerchiamo di “imitare” i classici cibi dell’alimentazione onnivora perché ci manchino, ma proprio per rispondere con ironia a chi taccia l’alimentazione vegan di imporre rinunce: vogliamo invece mostrare come non difetta né di varietà né tantomeno di gusto. E abbiamo tenuto i prezzi più bassi possibile proprio per rendere evidente che condurre una vita “normale” da vegan è alla portata di tutti, non una cosa da radical-chic.

Il Vostro modo di portare avanti il veganesimo è davvero bello ed interessante. Cosa vi sentireste di dire ad una persona che magari non sa cosa significhi essere vegan e vorrebbe saperne di più?

A nostro avviso la cosa più importante per diventare vegan (e rimanerlo) è esserne convinti nel profondo. Pertanto, pur non sottovalutando l’importanza delle “altre” motivazioni (ecologiche, sociali, salutistiche), secondo noi l’empatia con gli animali non umani dovrebbe essere la prima molla per smettere di rendersi complici di un sistema che causa lo sfruttamento di miliardi di esseri senzienti ogni anno.
Quindi consigliamo di certo di documentarsi su questa atrocità continua, smettendo di negare l’evidenza ma anzi sforzandosi di guardare in faccia la realtà, per quanto spaventosa e impressionante possa essere; ad esempio, con la visione di Earthlings e di ogni altro video che parli di queste tematiche. Da lì verrà automatico decidere di cambiare le proprie abitudini, e allora si potrà iniziare a documentarsi sulle scelte da fare nell’alimentazione, nel vestirsi, nel curarsi eccetera; è facile farlo, esistono tantissime risorse sull’argomento, soprattutto online.

In Italia si dice che il fenomeno vegan non sia abbastanza supportato, ma che comunque sia in crescita. Non siamo certo a livelli di Paesi come Inghilterra e Stati Uniti, ma cresciamo..
Cosa ne pensate voi e cosa bisognerebbe fare per supportare di più la causa?

È innegabile che stiano sempre più crescendo di numero le persone interessate al veganismo, anche in Italia seppure con ritardo rispetto a Paesi più “evoluti” sotto questo punto di vista. Noi crediamo che la cosa più importante sotto questo aspetto sia la costante diffusione di informazioni, perché siamo certi che anche qui moltissime persone non aspettano altro che qualcuno apra loro gli occhi. Ben vengano tutte le iniziative informative, le cene vegan (dove non ci si limiti a servire cibo senza crudeltà, ma si spieghino le motivazioni di tale decisione), i volantinaggi, gli assaggi, le mostre.

Il Vostro Sito è molto visitato e anche molto ben fatto. Quanto clienti vi hanno conosciuto anche via internet e quanto è stato importante questo mezzo per il vostro lavoro?

Di sicuro Internet è fondamentale, in un mondo dove tutti gli altri media sono facilmente strumentalizzabili e controllabili, per avere la possibilità di esprimere le proprie idee in una logica fuori da quella dell’asservimento al potere e del profitto a tutti i costi. Abbiamo deciso da sempre di non avere legami con le istituzioni e le grandi associazioni proprio per mantenere la nostra indipendenza, e questo ci è stato possibile anche grazie alle potenzialità della Rete, ovviamente.

Quali sono i prossimi eventi che attendono il Rewild? Come possiamo supportare e partecipare ai vostri eventi e soprattutto come possiamo raggiungervi una volta giunti nella “Città Eterna”?

Il nostro calendario è sempre in evoluzione, di certo possiamo confermare che a luglio replicheremo la collaborazione con il Gruppo Artisti Veg*ani che già una volta ha organizzato una fantastica serata a favore di Animals Asia e della loro campagna per salvare gli Orsi della Luna, e adesso invece ne farà una a supporto della Collina dei Conigli.

Per essere sempre informati sui nostri appuntamenti c’è il sito http://www.rewild.it/ (dove si può anche scegliere di ricevere gli aggiornamenti via email o via RSS) e le nostre pagine Facebook www.facebook.com/rewild.it o (per chiederci l’amicizia) www.facebook.com/rewildclub
Il modo più rapido per arrivare da noi è prendere la metro B fino a Garbatella o San Paolo e chiedere indicazioni per Largo delle Sette Chiese (nessuna delle quali ci sta simpatica, ah ah!), ancora una volta vi rimandiamo al sito per la mappa e tutti i dettagli dei percorsi.

Grazie per il tempo concessoci ragazzi. Buona fortuna per tutto e soprattutto grazie per il vostro lavoro e la vostra grande iniziativa.

Grazie a voi per lo spazio che ci avete dedicato, e per il supporto mostrato. Ci fa molto piacere che vengano apprezzati i nostri sforzi da chi condivide con noi il sogno di un mondo senza sfruttamento animale!

di Amexis

http://metalveg.org/

 

 

Da obeso a vegan, la storia di Daniele

Da obeso a vegan, la storia di Daniele

Dopo essere stato obeso ed avere intrapreso diverse diete senza alcun risultato, Daniele ha scelto di diventare vegano e di raccontarci la sua storia.

Daniele prima

Daniele adesso

“Spesso smettevo di mangiare solo perche’ non avevo piu’ la forza di masticare.”

“feci diverse diete, ed ogni volta perdevo anche trenta chili per poi riprenderli tutti con gli interessi. ed ogni volta il limite si alzava, si alzava sempre fino ad arrivare ai 148 kg.”

Ciao Daniele, cosa è che ti ha fatto decidere di diventare vegano?

Ciao Daria. Gia’ l’ idea che la carne, il pesce, il latte e le uova non fossero esattamente il massimo per la nostra alimentazione mi era stata data dalla puntata “Carne per tutti” di “Report”.

Poi il 16 Settembre 2010 ascoltai alla radio Elena, una vegana che parlava della sua scelta e mi trovo’ d’ accordo su ogni singola parola che diceva, cosi’ diventai vegano quello stesso giorno.

Prima come ti nutrivi?

Semplicemente mangiavo tutto cio’ che mi mettevano davanti. Facevo sempre il bis di tutto, e si trattava sempre di piatti molto conditi: pasta alla carbonara o con panna, carne cotta nel burro, patatine fritte, insaccati…e finivo sempre con piu’ panini imbottiti di insaccati con salse varie, poi latte con biscotti e brioche.

Fuori casa, ero un cliente fisso del fast-food dove prendevo diversi panini e pacchetti di patatine. Una mia pizza tipica poteva essere 4 formaggi + salsicce + wurstel + porcini un mio panino tipico fatto a casa, come spuntino poteva essere salame, taleggio, maionese, patatine…e insalata.

Va poi anche aggiunto che nonostante mangiassi moltissimo, non mancavo mai di fare diversi spuntini a base di patatine confezionate o a base di latte e brioche, pasticcini, fette di crostata…

E adesso? Puoi farci un esempio di una tua giornata tipo?

Adesso il mio pasto tipo consiste in 50 g di pasta o riso con un cucchiaino d’ olio di oliva, 130 g di legumi e verdura a volonta’, frutta. La colazione consiste invece in una tazza di latte di riso con 30-40 g di cereali o crusca.

Esco dal lavoro e faccio due ore di palestra tutti i giorni, senza fermarmi mai e una mezz’ ora prima di andare assumo 30 g di frutta secca.

Poi ho solo l’ imbarazzo della scelta: ragazza, amici, chattare un po’ (ciao Marina, Andrea, Vale, Carlo, Liffy, Seitan, Claire, Table, Laura, Saetta, Fiordaliso… e tutti gli amici di Vegan Home).

Quanti kg hai perso e in quanto tempo?

Allora io ho perso 84 kg in sette mesi. Possono sembrare molti, ma va considerato che con uno stile di vita vegano come il mio questo risultato e’ praticamente alla portata di chiunque, specie se, come ho fatto io,  si affianca un po’ di attivita’ fisica. Io ho iniziato muovendomi in bici anziche’ in auto, gia’ accelera i risultati, poi una volta raggiunto un peso adeguato sono passato alla corsa. Ora pero’ ho smesso…perche’ se no vado sottopeso ! Faccio una corsa solo quando proprio non riesco e stare fermo.

Quali diete avevi provato prima di diventare vegan?

Premesso che per fortuna non sono mai caduto nelle trappole delle pilloline miracolose, ho provato la dieta solo pasta, solo riso, dissociata, perfino quella vegetariana ma ogni volta il risultato e’ stato perdere peso per poi rimetterlo su tutto con gli interessi. L’ importante e’ capire che sebbene sia gia’ ammirevole perdere venti o trenta chili con una dieta, ancora non hai fatto nulla: e’ tenersi il peso raggiunto la parte difficile. Io non ci sono mai riuscito, se non diventando vegano.

Quindi la tua è stata solo una scelta per motivi di salute, oppure ci sono stati altri motivi?

Sarebbero gli altri a dover spiegare perche’ non sono vegani!

I motivi sono cosi’ tanti che secondo me e’ una scelta che dovrebbe fare chiunque.

1-Mangiare prodotti animali non e’ assolutamente necessario, provoca morte e sofferenza agli animali d’ allevamento, che hanno lo stesso diritto di vivere di un animale d’ affezione.

2- Spreca enormi risorse di acqua, terreni, energia, cibo. Un esempio su tutti: si sente spesso dello spreco d’ acqua, di chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti o ci facciamo la barba. Bene. Mangiare una fiorentina di un kg spreca cinquantamila litri d’ acqua. UNA.

3- Inquina molte volte di piu’. Essere vegano impatta sull’ ambiente otto volte di meno rispetto ad un’ alimentazione onnivora.

 4- Oltretutto la carne costa circa dieci volte piu’ dei legumi, che hanno piu’ proteine e zero colesterolo, e questo nonostante i sussidi statali che gli allevatori ricevono da tutti noi. Facciamoci caso cos’e’ che paghiamo tanto della spesa che facciamo? Il secondo, la carne, il pesce. E magari ci tocca pure fare la fila al bancone…io tiro su cinque contenitori di legumi, costo circa 4 euro e col secondo sono a posto tutta la settimana. Con quello che risparmio, esco a divertirmi.

Basta informarsi un po’ sul web sui motivi, e poi fare la propria scelta a ragion veduta.

Ora come ti senti… fisicamente e mentalmente?

Beh darei una risposta scontata dicendo che mi sento un altro! Fisicamente, prima era un impresa farmi alzare dal divano, adesso non riesco neppure a stare fermo, devo sempre fare qualcosa nonostante la palestra quotidiana.

Ma questo non e’ ancora nulla in confronto ai benefici psicologici. Quando me lo chiedono porto sempre l’ esempio del negozio di vestiti: prima era un dramma anche solo cercare la mia misura, ora quando mi provo i vestiti mi stanno uno meglio dell’ altro. Posso lasciare immaginare cosa significa indossare una maglia taglia S o indossare un paio di jeans taglia 44.

E’ stato difficile ritrovare il benessere attraverso uno stile di vita vegan?

Diciamo che la scelta vegana e’ stata l’ unica efficace e comunque non la si deve vedere come una rinuncia a nulla, se non a quegli alimenti che poi ci ritroviamo sul girovita. Certo all’ inizio, come qualsiasi cambiamento necessita di un po’ d’ impegno, ma io dopo i primi dieci giorni ho perso completamente il desiderio della carne, del pesce, del latte e latticini e delle uova.

Potrei benissimo dire che sono stati i dieci giorni d’ impegno piu’ importanti della mia vita! Cosa sono dieci giorni in confronto ad una vita intera? Guardate le foto: pensate se avessi rinunciato.

La tua storia potrebbe essere d’esempio per tanti altri… che consigli puoi dare loro?

Quello che vorrei dire a chi vuole ritrovare il benessere prendendo il mio caso come esempio e’ questo: Tu non devi “fare una dieta vegana” perche’ non e’ una cosa che ha una fine, dal momento che smetteresti e ricominceresti a mangiare come prima, riprenderesti tutto con gli interessi.

Tu devi CAMBIARE. Se sei obeso, significa semplicemente che il tuo stile di vita e’ completamente sbagliato, oppure non saresti obeso. Se hai fatto delle diete e non hanno funzionato, significa che sono diete inefficaci. Io ho voluto provare e ce l’ ho fatta senza alcuno sforzo. In un mondo dove gli obesi sono facili vittime di prodotti dimagranti, operazioni chirurgiche, cliniche dimagranti, basterebbe semplicemente diventare vegani per vedersi calare a vista d’ occhio, senza spendere denaro in prodotti inutili ma anzi risparmiandone moltissimo. 

Grazie Daniele per averci raccontato la tua storia

Grazie a te Daria per questa opportunita’

Daniele

…………….

Intervista realizzata da Daria Mazzali

https://dariavegan.wordpress.com/

Aurora, il sogno della liberazione

Intervista al regista Piercarlo Paderno

Presentato per la prima volta a Brescia il 3 aprile scorso all’interno della rassegna cinematografica ecologista Ambient Film Festival, ‘Aurora’ non è un film solo per gli animalisti.

Il regista, Piercarlo Paderno, con un linguaggio comprensibile a tutti, con la scelta stilistica di non inserire immagini cruente, attraverso la dimensione onirica del ‘risveglio’ della protagonista, vuole arrivare al grande pubblico per raccontare il percorso nascosto e poco conosciuto degli animali liberati dai laboratori di vivisezione. Un film delicato, intenso, che spinge lo spettatore a riflettere sui diritti degli animali.

Piercarlo Paderno, giovane regista bresciano, dopo essersi cimentato nella realizzazione di video musicali, documentari e corti, approda al grande schermo con il suo primo lungometraggio Aurora, girato in digitale e prodotto dalla Medea Produzioni.

Il film parla di una studentessa universitaria (Aurora, appunto) che per puro caso entra a far parte di un gruppo di attivisti; il loro obiettivo è liberare gli animali dagli stabulari dei laboratori di vivisezione.

Piercarlo, Aurora è il personaggio chiave del film. Chi è? È realmente esistita?

Aurora è un personaggio di fantasia e non posso dire di essermi ispirato per la sua creazione ad uno dei tanti eroi della storia della liberazione animale.

Aurora è nata dalla voglia di combinare i tratti di una ragazza comune dal carattere allegro e naïf con quelli dell’eroina classica (Jeanne d’Arc per intenderci). Questo personaggio (come Alice nel paese delle meraviglie) viene scaraventato per una serie di casuali eventi e bianconigli vari, in un mondo che non conosceva e ne viene subito conquistato. Aurora è una comune studentessa che arriva a compiere delle scelte pur non avendo alle spalle un background di attivismo.

Da un giorno all’altro si unisce ad un gruppo di animalisti conosciuti per caso e insieme a loro sceglie dichiaratamente di infrangere la legge per liberare gli animali, di restituire agli animali stessi una vita dignitosa. Il personaggio di Aurora cresce e si delinea attraverso i suoi sogni. Il film è basato sull’attività onirica della protagonista; saranno i suoi sogni e il suo subconscio a suggerirle come muoversi, ad indicarle il cammino da compiere senza paura. Aurora arriverà a mettere la vita di altri esseri viventi prima della sua stessa vita e simbolicamente rappresenta e omaggia tutti coloro che costantemente si battono e lottano per dare voce a chi non ce l’ha.

Il tuo è un film indipendente, controtendenza. Quali difficoltà hai dovuto affrontare per realizzarlo?

La prima difficoltà che si incontra nel voler produrre un film indipendente è ovviamente il problema economico, trovare i soldi per far partire una macchina che necessita di tante risorse. Nonostante il budget irrisorio siamo riusciti a dar vita a questo progetto nato dalla mia volontà di creare un film su un tema etico ma che fosse etico a sua volta. Volevo affrontare il tema della liberazione animale, di chi rischia la propria libertà e la propria vita per salvare gli animali stessi, pur sapendo che avrei affrontato un tema fortemente snobbato dalle grandi produzioni e dalle case di distribuzione.

Nonostante sia un film indipendente ci siamo avvalsi quasi totalmente di attori professionisti che abbiamo selezionato tra le varie accademie e scuole del nord italia. Nel cast, ci sono diversi giovani talenti che hanno alle spalle ruoli primari nei diversi teatri italiani e che fanno il loro debutto sul grande schermo: tra questi Giulia Cailotto (Aurora), Ilaria Salonna (nel ruolo di Sara), Gabriele Ranghetti (Samuele) e Alfredo Gabanetti (l’Ispettore Brigante). Sono soddisfatto di come abbiamo collaborato e credo che per alcuni di loro ci saranno altri ruoli cinematografici nei quali dovranno cimentarsi, non sarà certo l’ultimo film.

Si parla, dunque, di liberazione animale. Qual è il messaggio che vuoi far arrivare allo spettatore che assisterà alla proiezione?

Volevo provare a raccontare il mondo di chi libera gli animali dai laboratori (un tema a me molto caro), senza la pretesa alcuna di stare a raccontare la sola e unica realtà, ma semplicemente la mia visione, come è normale che sia. Insieme a Kai Ortolani, che mi ha affiancato in fase di scrittura, abbiamo provato a immaginare chi sono, cosa possono pensare e dire le persone che compiono questi atti, perché li compiono e dove vengono portati gli animali una volta liberati. Spesso sentiamo dire che vengono lasciati nei prati regalandogli una morte certa ma non è assolutamente vero.

Abbiamo lavorato alla stesura della sceneggiatura per quasi due anni con un approccio non totalmente animalista; parallelamente, infatti, abbiamo anche provato a immedesimarci in coloro che per lavoro invece si trovano dall’altra parte della barricata, raccontando anche la storia di chi deve contrastare questo fenomeno e arrestare chi commette queste azioni. Attraverso i dialoghi tra i poliziotti possiamo captare qual è il pensiero comune della gente che sta al di fuori del mondo animalista.

Non ho affrontato l’argomento come se fosse un documentario divulgativo; ho preferito la forma del film di intrattenimento perché desideravo raccontare una storia verosimile, volevo descrivere cosa potrebbe accadere a quei ragazzi che decidono di fare il salto, violando dichiaratamente la legge, rifiutandosi di rispettarla pur di regalare una vita dignitosa ad un animale, di offrirgli la libertà sottratta o il rispetto dovuto.

Samuele, il leader carismatico del gruppo, in una sua battuta dice: “La giustizia non ha niente a che fare con la legge”. Questa semplice frase racchiude quello che è il loro sentimento. Ciò che per loro è giusto e doveroso fare non collima con quello che stabilisce la legge o con il senso di giustizia comune di molte persone. La vivisezione è un crimine legalizzato e il divario tra ciò che è giusto e ciò che è legale, è mostruoso.

Non credo esista un solo messaggio che debba passare con il film, tocca vari temi e sono certo che ogni persona vedrà dentro il film stesso una propria personale visione che non necessariamente deve convergere con la mia.

Nel trattare l’argomento hai scelto di non utilizzare immagini cruente. Perché?

Fondamentalmente perché nel film racconto la vita di chi libera gli animali e di cosa succede a questi animali una volta usciti dai laboratori; mi interessava focalizzare l’attenzione proprio su questi aspetti. Ho scelto di non trattare, se non marginalmente, la vivisezione perché credo che lo spettatore abbia già un idea vaga di cosa sia (anche perché nel web si possono trovare tanti video e tante immagini che possono informarci sull’argomento), mentre credo che la maggior parte della gente sia completamente all’oscuro o ignori il mondo della liberazione animale.

Spesso poi le immagini cruente hanno il solo effetto di far distogliere lo sguardo dallo schermo o di precludere la visione del film, mentre un approccio più soft può permettere a tutti di seguire un film su un argomento decisamente impegnativo. Le uniche immagini forti (a parte i tre secondi di repertorio) sono quelle che mostrano gli animali in gabbia. Le scene sono ricostruite e sono stati utilizzati animali salvati dai laboratori di vivisezione, animali che sanno cosa vuol dire stare a lungo in una gabbia. Mentre giravamo ci faceva rabbrividire vederli nuovamente prigionieri e ci rattristava fargli rivivere le stesse sensazioni, anche se, va precisato, gli animali sono rimasti in gabbia per una decina di minuti in tutto, sempre con la vicinanza dei propri compagni umani e non hanno vissuto la cosa come uno stress.

Per la distribuzione avete pensato solo al mercato italiano o anche a quello estero? Quali strategie avete individuato per promuovere il film?

Il film è già disponibile in versione sottotitolata in inglese e sono in preparazione la versione spagnola e francese; al momento stiamo organizzando anche alcune presentazioni fuori Italia, sia in festival che in serate di presentazione del film stesso. Successivamente, superata la prima fase di distribuzione sarà rilasciato in licenza libera Creative Commons e scaricabile online o distribuito in digital download e in dvd-blu ray, previa offerta facoltativa.

Quindi il film non ha finalità di lucro?

No esatto, l’intero ricavato sarà destinato all’associazione animalista VitaDaCani Onlus per finanziare il progetto di recupero di animali da laboratorio DL4 e per il progetto di recupero animali da allevamento Porcikomodi.

Due paroline su questi progetti?

Il primo progetto DL4 di Vitadacani Onlus riscatta gli animali (non sempre è possibile) utilizzati in determinati esperimenti che possono essere anche parzialmente recuperati per evitare che vengano soppressi a fine sperimentazione. Quando gli animali arrivano al rifugio devono essere recuperati psicologicamente e quando possibile vengono affidati a famiglie che si sono offerte di adottarli.

Perché il progetto si chiama DL4?

Per ricordare il DL50 (acronimo di Dose Letale 50) il test di tossicità più diffuso e utilizzato al mondo per misurare il grado di tossicità di una sostanza. In tossicologia DL50 si riferisce alla dose di una sostanza somministrata in una sola volta, in grado di uccidere il 50% di una popolazione di cavie.

Il progetto Porcikomodi invece?

Porcikomodi non è altro che un rifugio per animali di ogni specie. Gli animali detti nocivi come topi e ratti oppure gli animali da reddito o da carne come le mucche, le capre, i maiali, le oche. Un luogo dove nessuno li tratterà come macchine da lavoro, come indumento, come cibo e dove ci sono persone che si prendono cura di loro. Il progetto è dedicato a tutti gli animali che ancora sono un numero (sia esso marchiato a fuoco sul corpo o piantato ad un orecchio). Le persone che hanno dato vita a questo progetto sognano un mondo nel quale maiali, conigli, vitelli, ratti siano finalmente liberi.

Per quale motivo e come ti sei avvicinato all’attivismo animalista?

Mi ci sono avvicinato attorno ai vent’anni, nel diventare vegan, mi è venuto normale pensare di fare qualcosa di concreto per aiutare gli animali al di là della scelta personale di non mangiarli. Personalmente in questi anni ho capito che tutti quelli che fanno qualcosa per gli animali sono utili, da chi pulisce la gabbie nei canili a chi libera i topi nei laboratori, l’importante è fare qualcosa e cercare nel proprio piccolo di migliorare le cose.

Pensi che nei tuoi prossimi lavori affronterai nuovamente tematiche animaliste?

Sinceramente non credo, in Aurora ho messo molte delle mie idee in ambito animalista e credo che nei prossimi lavori cercherò di affrontare argomenti diversi, e non necessariamente di carattere sociale. Mi auguro però che nel cinema si affrontino sempre più spesso tematiche legate agli animali e spero di vedere altri film etici.



Prossime proiezioni:

11 Maggio – Grosseto

12 Maggio – Terni

20 Maggio – Seregno

28 Maggio – Ascoli Piceno

Contatti

Sito web: http://www.auroramovie.com/

E-mail: info@auroramovie.com

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di Tamara Mastroiaco – 9 Maggio 2011

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