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Gelato? Si, ma vegan!

Alla Gelateria Porta Romana a Milano, il gelato è vegan!
Corso di Porta Romana, 126 – 20122 Milano

gelateria vegan

Milano propone il gelato vegano, squisita variante salutista e naturale del dolce estivo più amato

Gelateria Porta Romana di Milano offre una variante gustosa e salutare di questo dolce tanto richiesto, chiamata “Vegelato”: autentici gelati vegani rigorosamente senza ingredienti di origine animale, per chi evita o è intollerante al latte, al burro o alle uova o semplicemente vuole stare attento alla linea.

Coni e coppette di un gelato cremoso e corposo ma mai pesante, delicato e adatto a chi vuole seguire un’alimentazione corretta e naturale ma vuole concedersi un momento di dolcezza, avendo l’imbarazzo della scelta fra tanti differenti gusti, tutti da scoprire!

Gli ingredienti che compongono queste prelibatezze sono sani e genuini:

latte di soia
panna vegetale
frutta secca
zucchero di canna
cioccolato fondente nero
frutta fresca
biscotti di Kamut

PANNA MONTATA senza latte, da gustare con i VEGELATI, gli autentici gelati vegani.
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Finalmente un motivo in più per concludere un pasto o sostituirlo con un’abbondante coppa di gelato, che faccia anche bene!

I gusti VEG permanenti

vegelato al pistacchio
vegelato alla nocciola
vegelato al cioccolato nero
vegelato alla mandorla

Nota:
La Gelateria non è esclusivamente vegan, è anche vegan e i vegelati sono prodotti con latte di riso e sono dolcificati con fruttosio.

Per saperne di più
Scarica la Locandina

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Telefono – 02 9439 0580
E-mailinfo@gelateriaportaromana.it
Sito Webhttp://www.gelateriaportaromana.it
FBhttps://www.facebook.com/pages/Gelateria-Porta-Romana-Milano/205372482891916?ref=hl

Progetto Scuole Vegan

Vogliamo presentarvi il ”Progetto Scuole Vegan” una idea nata dal nostro impegno in prima persona nell’ambito dell’attivismo antispecista sul nostro territorio, un progetto che poi abbiamo avuto intenzione di ampliare coinvolgendo altri attivisti e scuole di tutta Italia.

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Abbiamo tentato negli anni in vari modi di smuovere le coscienze dei cittadini per renderli consapevoli della necessità di migliorare il mondo che li circonda: dalle manifestazioni agli stand, dalle proteste virtuali ai presidi etc e ne abbiamo concluso che, a parer nostro, il miglior punto di partenza è parlare direttamente con le persone che non sono ancora completamente succubi delle informazioni distorte dei flussi informativi mediatici e ancora hanno il coraggio di fare scelte alternative, ovvero gli adolescenti e i giovani universitari.

I ragazzi vanno considerati interlocutori privilegiati in quanto abbiamo notato un rapporto di proporzionalità diretta tra gli anni passati davanti la tv e il tasso di ignoranza/chiusura mentale. Più il soggetto è stato esposto passivamente ai flussi informativi provenienti dai media, più perde la propria capacità critica di fronte alle informazioni che gli vengono fornite e tende ad accettarle come verità assolute indiscutibili e affidabili. A lungo andare il suo pensiero autonomo viene sostituito con quello inculcato da un sistema consumista capitalistico che gli imprime desideri e bisogni a lui (sistema) funzionali.

Il nostro obbiettivo è quindi tentare di utilizzare gli spiragli ancora aperti nella mente dei nostri giovani interlocutori per parlare loro di tematiche come l’impatto ambientale del consumismo occidentale sul terzo mondo e sull’ambiente, lo sfruttamento umano causato da multinazionali del terrore ma soprattutto di alimentazione e stile di vita vegan come soluzione definitiva. Quest’ultima è la tematica che ci sta più a cuore, infatti la maggior parte delle fonti convergono sul terribile dato che oltre 100 miliardi sono tutt’ora gli animali schiavizzati, nati in catene, torturati fin dalla nascita quando vengono strappati alle madri o tolti dal loro habitat naturale per essere messi in squallidi lager detti banalmente “allevamenti ” e infine uccisi dopo una lenta agonia che parte da camion sporchi di sangue e dopo varie ore di viaggio termina tra le urla nei macelli.

Noi entriamo quindi nelle scuole e mostriamo che l’alternativa esiste, che si può vivere più sani, si può evitare di uccidere animali e umani con i nostri consumi, si può tendere ad azzerare il nostro impatto su questo pianeta e che si possono avere obbiettivi nella vita diversi dal mero “guadagno monetario”( magari dedicandosi agli altri invece che solo a noi stessi). L’importante è aprire gli occhi: smettere di vivere seduti dietro una “finestra chiusa” con bei disegni sopra ma scoprire il mondo che c’è aprendola, un mondo che è ormai privo di ghiacciai e foreste, di animali liberi e biodiversità, di persone felici e aria pulita .

Per implementare queste idee e questi obbiettivi, abbiamo deciso di partire da un grosso social network come Facebook dove l’attivismo antispecista è in forte aumento: https://www.facebook.com/ProgettoScuoleVegan .
Abbiamo creato quindi un gruppo facebook per l’organizzazione e una pagina in cui condividiamo idee per nostri futuri progetti, le esperienze di quelli già realizzati, gli appelli chi di offre o chiede aiuto, dati e fonti scientifiche etc.
Il gruppo organizzativo in particolare nasce come comunità senza vertici e contemporaneamente coordinamento di attivisti volenterosi. Ogni singolo vi troverà elenchi di relatori divisi per zone da chiamare nelle scuole della sua città (scuole che lui stesso dovrà contattare), associazioni collaboranti, informazioni, consigli , fonti (con critiche annesse) e tanto altro.

Cerchiamo quindi perennemente attivisti interessati al progetto: abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a moltiplicare il numero delle scuole interessate ad ospitare convegni dei nostri relatori prendendo contatti con presidi e rappresentanti degli studenti, ma anche di attivisti con buone capacità comunicative e cultura personale che si offrano come relatori nelle scuole delle loro zona.

Durante l’estate prevediamo l’apertura di un sito internet e un canale youtube associati ma per ora il progetto ha ancora una forza e un raggio limitato reggendosi solo sulla buona volontà di poche persone attive. Chiediamo quindi l’impegno di tutti, anche minimo, per l’ampliamento di questo coordinamento. E’necessaria la collaborazione di tutti per portare a termine questo progetto molto vasto e complesso ma che ha in se la chiave per cambiare la cultura dominante specista.

Stefano e Mara admin di
Progetto Scuole Vegan

Universo vegano: la nuova catena di fast food vegano

E’ stato inaugurato sabato 4 maggio 2013 Universo Vegano, il nuovo punto vendita di Milano in viale Teodorico.

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Se sino a qui avete assistito alle mie crociate contro i fast food e all’industria pesante della carne, per una volta mi troverete schierata dall’altra parte della barricata.

Potere di Universo Vegano, una nuova catena di fast food – piadineria e paninoteca – pensata per chi ha fretta o sta fuori a mangiare, ma dice comunque no al junk food.

Da Universo Vegano, infatti, non bisognerà più preoccuparsi di dover trovare qualcosa da mangiare pur essendo vegetariani, niente più preoccupazioni per maionese, salse e condimenti, niente paura per la linea e per cibi che fanno male alla salute e al pianeta. Insomma, il cibo cruelty free ora è davvero per tutti, anche per chi – semplicemente – è stanco del solito panino o della solita piadina che appesantisce ma non sfama.

E diciamocelo: un posto così davvero mancava. Specialmente in quelle grandi città dove spesso chi lavora è costretto a pranzare o cenare fuori, e trova solo panini infarciti di carne, uova e formaggi.

UNIVERSO VEGANO A MILANO

Universo Vegano è già presente in diverse città italiane, ma adesso ha debuttato anche a Milano, in viale Teodorico, 4.

Per maggiori informazioni e per scoprire quando e dove apriranno le nuove sedi di Universo Vegano, visitate il sito della catena:
www.universovegano.com.

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Fonte:
http://salute.leonardo.it/universo-vegano-la-nuova-catena-di-fast-food-vegano/?fb_action_ids=337768916325975&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline

Dieta a base vegetale protettiva contro il cancro

Nuovo studio: la dieta vegetariana, in particolare quella vegana, protegge dal cancro.

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Le diete vegetariane, in special modo nella variante vegana, risultano essere protettive nei confronti del cancro rispetto alle diete non vegetariane, come evidenziato da un nuovo studio pubblicato dall’AACR (American Association for Cancer Research).

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention”, nel novembre 2012 e si intitola “Vegetarian Diets and the Incidence of Cancer in a Low-risk Population” (Diete vegetariane e incidenza di cancro in una popolazione a basso rischio”.

Gli autori evidenziano come il cancro sia la seconda causa principale di morte negli USA e come i fattori dietetici siano responsabili di almeno il 30% di tutti i tumori dei paesi occidentali. Questa percentuale aumenta di molto per specifici tipi di tumori, i più diffusi: il 50% per il tumore a pancreas e mammella e 70-75% per quello alla prostata e al colon-retto.

Questo studio ha cercato di determinare le associazioni tra la dieta e il rischio di sviluppare il cancro. I modelli dietetici esaminati sono: onnivoro, lacto-vegetariano, pesco-vegetariano, vegano, semi-vegetariano. I ricercatori hanno analizzato i 69.120 partecipanti allo studio Adventist health Study-2 e hanno conteggiato sia il numero di casi totali di insorgenza di cancro, sia le varie tipologie di cancro.

In totale, sono stati riscontrati 2.939 casi di cancro. I risultati dell’analisi statistica della correlazione tra dieta e incidenza di cancro sono stati:

– I latto-ovo-vegetariani hanno una probabilità di sviluppare il cancro dell’8% inferiore rispetto agli onnivori, vale a dire che il loro rischio di sviluppare un tumore è mediamente del 92% rispetto agli onnivori; questo per quanto riguarda il numero totale di tumori.

– Quando parliamo di tumori specifici del tratto gastrointestinale, il rischio è ancora minore, il 76% rispetto agli onniovori, mediamente (vale a dire il 24% in meno).

– Con l’alimentazione vegan, 100% vegetale, i risultati sul totale sono ancora migliori: una dieta vegan ha un rischio dell’84% rispetto a quella onnivora, vale a dire un 16% in meno, sul totale del numero di casi di cancro.

– In particolare, per i tumori specifici femminili, il rischio diminuisce al 66% (il 34% in meno rispetto agli onnivori).

Va notato tuttavia che questi risultati sono stati ottenuti studiando una popolazione in cui gli onnivori hanno un consumo di carne decisamente inferiore rispetto alla media dei paesi occidentali (si tratta della popolazione degli Avventisti, il cui stile di vita è mediamente più sano rispetto al resto dei paesi industrializzati), quindi un confronto rispetto a una dieta onnivora coi consumi medi reali sarebbe stato ancora più favorevole all’alimentazione vegetariana, in partcolare vegana, come d’altra parte ammettono gli stessi autori della ricerca, sia nelle conclusioni che nello stesso titolo (parlano infatti di una popolazione “a basso rischio”).

Fonte:
Yessenia Tantamango-Bartley, Karen Jaceldo-Siegl, Jing Fan1, Gary Fraser, “Vegetarian Diets and the Incidence of Cancer in a Low-risk Population”, Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2013 Feb;22(2):286-94. doi: 10.1158/1055-9965.EPI-12-1060. Epub 2012 Nov 20.

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Cuore sano = cuore vegetariano

Nuova scoperta sulla relazione tra consumo di carne e aterosclerosi.

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Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Cleveland Clinic’s Heart and Vascular Institute ha sottoposto a indagini cardiologiche un gruppo di 2595 pazienti, suddivisi in tre gruppi (onnivori, latto-ovo-vegetariani e vegani), e ne ha valutato i livelli di carnitina, di TMAO (trimethylamine-N-oxide) e il rischio cardiovascolare.

Lo studio ha evidenziato come nei soggetti che presentano più elevati livelli di TMAO, livelli plasmatici più elevati di carnitina risultino associati con un maggior rischio di cardiopatia, infarto, ictus cerebrale e morte.

La carnitina è una sostanza che si trova nel muscolo e interviene nell’utilizzo dell’energia da parte del muscolo stesso. Oltre ad essere presente nelle carni (=muscolo animale) è ampiamente utilizzata dagli sportivi come integratore e viene persino aggiunta ad alcune bevande “energizzanti”.

La TMAO è un prodotto che deriva dalla trasformazione della carnitina stessa ad opera dei batteri intestinali, e che potrebbe favorire l’aterosclerosi, cioè la comparsa di ispessimento e indurimento delle arterie. I livelli di TMAO sono quindi determinati dal tipo di flora batterica intestinale.

La flora intestinale degli onnivori, che assumono le maggiori quantità di carnitina, produce anche più elevate quantità di TMAO, e questa combinazione potrebbe essere responsabile per loro un maggior rischio cardiovascolare. Per contro, la produzione di TMAO da parte della flora batterica intestinale dei vegetariani (latto-ovo e vegani) risulta essere molto più bassa.

La carnitina è infatti virtualmente assente nelle diete vegetariane (sia latto-ovo che vegane), e i vegetariani che non utilizzino fonti artificiali di carnitina di fatto non la assumono con la dieta, cosicché essa non arriva all’intestino producendo metaboliti dannosi. L’organismo umano è in grado di produrre da solo la carnitina che gli serve, nella quantità adeguata, a partire anche da fonti vegetali, quindi essa non è una sostanza essenziale nell’alimentazione. Questo studio ha mostrato che non solo non è necessaria, ma anzi, maggiori sono le quantità assunte, maggiore è il rischio cardiovascolare.

Ecco quindi che, oltre al legame ormai ben accertato tra grassi animali (cioè grassi saturi e colesterolo) e malattie cardiovascolari, emerge la possibilità che altri composti contenuti nelle carni, come la carnitina e i suoi prodotti di trasformazione, aumentino il rischio di malattie legate all’aterosclerosi in chi mangia carne. Questo può contribuire a spiegare i ben dimostrati benefici cardiovascolari delle diete che escludono la carne, cioè le diete vegetariane.

Fonte:
Koeth RA, Wang Z, Levison BS, et al. Intestinal microbiota metabolism of L-carnitine, a nutrient in red meat, promotes atherosclerosis. Nat Med. Published online April 7, 2013.

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Quanti animali uccidono gli onnivori piu’ dei vegetariani?

Secondo capitolo della saga “Lo stolto, il dito e la dieta vegetariana”.

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Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, reduce dal Congresso Internazionale di Nutrizione Vegetariana (Loma Linda, California, 24-26 febbraio 2013), dove ha presentato i risultati preliminari delle proprie ricerche sull’impatto ambientale e sociale delle scelte alimentari, condotte in collaborazione con il NEIC (Centro Internazionale di Ecologia della Nurizione), intende far chiarezza sui contenuti di alcuni recenti articoli apparsi su giornali e riviste.

Si tratta dell’ennesima “good news” che vorrebbe securizzare gli onnivori sulla bontà della propria scelta alimentare. Dopo il fallimento del tentativo di convincere l’opinione pubblica che una dieta onnivora sia più favorevole alla salute di una dieta vegetariana, ora si fa leva sull’aspetto etico, arrivando a sostenere che, rispetto a quella vegetariana, la scelta onnivora risulterebbe addirittura più rispettosa della vita animale.

Nello specifico, è stata data ampia risonanza allo studio del Prof. Mike Archer, paleontologo australiano, il quale vorrebbe dimostrare che l’alimentazione vegetariana uccide più animali rispetto a quella onnivora, dimostrando invece solo la propria abissale incompetenza nel campo dell’ecologia della nutrizione.

Secondo lo studio di Archer, gli animali allevati per produrre cibo per gli umani pascolerebbero liberi e felici in terreni paradisiaci, senza procurare danni all’ecosistema. Invece coltivare la terra per ottenere cibo vegetale per diretto consumo umano ucciderebbe piccoli mammiferi e insetti in misura molto maggiore, circa 25 volte di più del numero di animali uccisi dagli onnivori per farne cibo.

Questa teoria è palesemente assurda e possiamo sintetizzarne la ragione nella frase: “gli animali allevati per produrre cibo per l’uomo non vivono d’aria” (né di scarti come Archer vorrebbe far credere).

Infatti, la stragrande maggioranza degli animali allevati non è nutrita con erba, né con scarti, ma con vegetali appositamente coltivati. Nei vari articoli esultanti per il risparmio di vite ottenuto macellando animali di ogni specie (!) non si tiene conto – per disonestà intellettuale o acritica ignoranza – del cosiddetto “indice di conversione”, presentato in ogni manuale di zootecnia: un animale allevato, per aumentare di un kg di peso corporeo, deve mangiare mediamente 15 kg di cibo vegetale, che è coltivato appositamente. Se la coltivazione di cibo vegetale comporta l’uccisione di insetti e piccoli mammiferi, queste morti vanno messe in conto anche a chi mangia cibi animali, moltiplicate per 15 rispetto a quelle causate da chi si nutre direttamente di vegetali.

Inoltre, non esistono quasi più terreni liberi da adibire a pascolo, ormai sono stati consumati tutti, si sta disboscando la foresta amazzonica per ottenere pascoli, e dopo pochi anni ogni terreno sfruttato dal pascolo si desertifica. Questo comporta l’ulteriore uccisione di un enorme numero di animali selvatici.

Quindi, chi si nutre di carne è responsabile di molte più morti (almeno 15 volte tante) rispetto a chi si nutre direttamente di vegetali, anche contando solo gli animali selvatici accidentalmente uccisi durante la coltivazione. Naturalmente, a queste morti vanno aggiunte quelle dei miliardi di animali macellati in tutto il mondo per diventare cibo.

Ma non basta.

Oltre al numero di animali uccisi per la coltivazione di mangimi o per il disboscamento per la creazione di pascoli, occorre contare anche la distruzione dell’ambiente naturale causata dalla coltivazione di così tanti vegetali necessari per ingrassare gli animali. Questo fenomeno ha un importante peso sociale, in quanto è responsabile della malnutrizione di alcune popolazioni del nostro pianeta.

Uno dei principali studi al mondo, condotto dall’United Nation Environmental Programme della FAO, pone gli allevamenti di animali, la produzione di carne e la produzione di latticini al primo posto tra le attività inquinanti e ad alto impatto ambientale.

Conclusione

Il passaggio verso un’alimentazione a base vegetale porta, come conseguenza ovvia, non solo una enorme diminuzione del numero di animali uccisi direttamente o indirettamente a scopi alimentari, ma vari benefici all’ecosistema come le diminuzioni dei gas serra, dei consumi energetici, dei consumi di acqua e di terreni.

L’alimentazione 100% vegetale è quella che crea meno danni in assoluto; quella onnivora, con consumo di carne, pesce, latticini e uova a ogni pasto – come oggi considerato “normale” -, è quella che crea maggior distruzione e morte.

Possiamo pertanto annoverare anche questa notizia nella saga delle assurdità che abbiamo voluto intitolare “Lo stolto, il dito e la dieta vegetariana” e che ci auguriamo possa con essa dichiararsi conclusa.

La Redazione di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV

http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=1366

Divieto test cosmetici su animali: cosa è stato ottenuto e cosa no

Un approfondimento per capire che cosa comporta il divieto entrato in vigore l’11 marzo 2013.

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Introduzione
Come abbiamo già comunicato l’11 marzo, in Europa entra in vigore il divieto totale per i test su animali nei prodotti cosmetici, il che significa che nessun prodotto (shampoo, bagnoschiuma, makeup, crema da barba, sapone, creme di ogni tipo, ecc.) che contenga ingredienti realizzati per il settore cosmetico testati su animali dopo l’11 marzo 2013, in qualsiasi nazione del mondo il test sia stato eseguito, potrà essere venduto in Europa.

Si tratta di un traguardo importante, che è stato raggiunto in Europa per la prima volta nel mondo, dopo 20 anni di battaglie, un traguardo che era a rischio, perché vi era il pericolo che questa data venisse fatta slittare di anni, come sempre è accaduto finora ogni volta che si stava per raggiungere la scadenza promessa.

Avevamo promesso maggiori dettagli sul tema, perché sono tanti gli aspetti da considerare, e finora non avevamo avuto il tempo di approfondire. In questo articolo esaminiamo dunque in dettaglio i vari aspetti, spieghiamo perché questo divieto è particolarmente importante e come esso sarà l’elemento chiave per far diminuire la vivisezione anche in altri campi; ma spieghiamo anche che, purtroppo, il divieto non implica che nei cosmetici acquistati in Europa da ora in avanti non troveremo più nuovi ingredienti testati su animali (e dunque non possiamo “mettere in pensione”, come speravamo, le liste di marche cruelty-free), e sottolineiamo che comunque il divieto NON vale per i detersivi e prodotti per la casa.

Cerchiamo nei prossimi paragrafi di spiegare che cosa è stato ottenuto di positivo per gli animali e che cosa non è ancora stato ottenuto, ma riassumendo possiamo dire che dal punto di vista degli animali finora usati per il settore della cosmesi, è un risultato positivo, perché non è più possibile usarli per lo sviluppo di nuovi ingredienti, mentre dal punto di vista di noi consumatori non cambia nulla, non possiamo tranquillamente acquistare qualsiasi cosa, perché se un ingrediente viene testato su animali non per il campo della cosmesi, ma per essere usato in un altro campo, questo comunque PUO’ essere poi usato anche nei cosmetici, e quindi se vogliamo comprare solo prodotti che non incrementino in alcun modo la vivisezione, dobbiamo ancora far riferimento alle marche che aderiscono allo Standard internazionale cruelty-free.

Cosa implica il divieto e perché è importante

Cosa implica il divieto
Fino a prima dell’11 marzo 2013, un nuovo ingrediente sviluppato nel campo della cosmesi poteva ancora venir sottoposto a test su animali, eseguiti in laboratori al di fuori dell’UE (perché dal 2009 eseguire test su animali per gli ingredienti dei cosmetici all’interno dell’UE è vietato). Questi test erano molto invasivi per gli animali, e sempre letali.

Tali test erano: tossicità ripetuta (basse dosi di sostanza da testare per periodi di tempo lunghi; qui sono compresi anche i test di “tossicità cronica”, che vengono svolti per tutta la durata della vita dell’animale); tossicità riproduttiva o teratogenicità (la capacità della sostanza di creare difetti nella prole, quando somministrata a un animale in gravidanza); tossicocinetica (come la sostanza raggiunga le cellule e gli organi e causi eventuali danni biologici).

Il divieto dell’11 marzo elimina questi test, vale a dire: in Europa non possono essere venduti prodotti che contengono ingredienti sviluppati appositamente per il campo della cosmesi che siano stati testati su animali, in qualunque parte del mondo, dopo l’11 marzo 2013. Naturalmente non diventano fuorilegge gli ingredienti testati PRIMA di questa data, si possono ancora usare.

Come influisce sullo sviluppo dei metodi alternativi

Ad oggi non esistono metodi alternativi ufficialmente convalidati che coprano tutti i tipi di test necessari per la messa in commercio di un nuovo ingrediente, perciò l’industria cosmetica è costretta ad impegnarsi nello sviluppo di nuovi metodi. Perché? Perché se i dati a loro disposizione vengono valutati non sufficienti a garantire la sicurezza dei consumatori, allora quell’ingrediente non potrà essere usato. E’ quindi loro interesse sviluppare nuovi metodi, farli convalidare, e poterli così usare per la messa in commercio delle nuove sostanze.

Il divieto è quindi essenziale per costringere l’industria a sviluppare metodi alternativi.

Ma, di nuovo, c’è di più, perché gli stessi test che si fanno nel campo della cosmesi si fanno anche in tutti gli altri campi e quindi una volta convalidato un metodo senza animali per l’industria cosmetica questo poi dovrà essere obbligatoriamente utilizzato anche negli altri campi, vale a dire per i test di tossicità di tutte le sostanze chimiche, ma anche nel campo farmaceutico. Ogni sviluppo di metodi alternativi per i “test cosmetici” ha ripercussioni su TUTTO il settore dei test di tossicità e quindi salva moltissimi animali, in tutto il mondo; questa è una cosa GRANDIOSA e importantissima.

Come influisce negli altri campi e nelle altre nazioni

Un aspetto fondamentale che aiuta la battaglia contro i test su animali nel campo dei test obbligatori per legge è questo: se è stato possibile vietare i test su animali per prodotti che le persone usano ogni giorno per tutta la vita, che sono a contatto con la pelle, significa che anche per tutti gli altri prodotti, a maggior ragione, si possono vietare i test su animali. Il divieto per i cosmetici è dunque un importante precedente per gli altri campi.

Inoltre, la Commissione Europea stessa in un suo dossier ribadisce quanto abbiamo sempre sostenuto in questi ultimi anni: “L’esperienza passata dimostra chiaramente che la legislazione in campo cosmetico relativa ai test su animali è stata il fattore chiave per lo sviluppo di metodi alternativi e ha inviato un forte segnale ben al di là del settore cosmetico e ben al di fuori dell’Europa. I metodi sviluppati nel settore cosmetico, come i modelli di pelle umana, sono ora usati anche in altre settori e l’interesse per questi metodi alternativi è aumentato in molte nazioni extra-europee”.

Per questo è ancora più importante il risultato raggiunto.

Per ora è solo in Europa, ma da questo primo traguardo legislativo il cruelty-free si potrà diffondere molto più facilmente in tutte le altre nazioni, perché non sarà conveniente per le grosse aziende cosmetiche avere due linee di prodotti diversi, una per l’Europa e una per il resto del mondo.

Che cosa non è stato ottenuto
Chiariti tutti i risvolti positivi del divieto, è necessario spiegare anche che cosa invece questa direttiva NON ha consentito di ottenere, per avere le idee chiare su come comportarci come consumatori.

I detersivi non sono inclusi

Dato che nella lista finora esistente di aziende cruelty-free sono sempre state elencate sia aziende che producono cosmetici sia quelle che producono detersivi (spesso la stessa azienda produce entrambi) si potrebbe essere tratti in inganno e pensare che il divieto valga anche per i detersivi. Ebbene, no, per i detersivi il divieto NON vale, quindi bisogna ancora fare riferimento alle aziende che hanno aderito allo Standard Internazionale cruelty-free.

Possiamo essere certi che gli ingredienti realizzati dopo il 2013 non verranno mai usati nei cosmetici venduti in UE?

Purtroppo no, e questo la Commissione l’ha dichiarato esplicitamente: è vero che esiste ora il divieto assoluto di test su animali per gli ingredienti, per tutti i test su animali, in ogni parte del mondo essi siano fatti, PERO’ questo è vero solo se gli ingredienti sono creati appositamente per essere usati in un cosmetico. Se invece un ingrediente è realizzato per essere usato in un altro prodotto, non cosmetico, e quindi viene testato per quell’uso, lo stesso ingrediente può essere usato anche in un prodotto cosmetico, anche se testato dopo il marzo 2013, perché i test fatti erano fatti per altri scopi.

In sostanza, se viene creata una nuova sostanza da usarsi come additivo alimentare, o in una vernice, o in un detersivo o in un farmaco, ecc., questa, come sappiamo, può ancora essere testata su animali. Ebbene, quella stessa sostanza potrà comunque essere usata in un cosmetico, perché non è stata testata appositamente per i cosmetici, ma per altri scopi. Insomma, il divieto non copre questo specifico caso, purtroppo.

Questo specifico aspetto potrebbe essere materia di normativa all’interno di ciascuno Stato Membro, ma riteniamo difficile che una singola nazione possa introdurre una normativa più restrittiva, trattandosi di un settore che ha a che fare col commercio internazionale.

Cosa succede per le aziende che commercializzano in tutto il mondo?

Infine, vi è un altro aspetto: un’azienda che produce e vende in tutto il mondo, certamente non potrà testare su animali i nuovi ingredienti che sviluppa, se vuole vendere in Europa, ma potrà benissimo testarli su animali per la vendita in altre nazioni.

Per esempio, se una azienda decide di vendere in Cina, addirittura il prodotto finito sarà testato su animali.

Quindi, se come consumatori vogliamo evitare di sostenere queste aziende che comunque testano su animali, anche se per altri mercati, dobbiamo evitarle, e l’unico modo per farlo è scegliere per i nostri acquisti solo quelle che hanno aderito allo Standard cruelty-free.

Conclusione
Come indicato nell’introduzione, l’entrata in vigore di questo divieto segna un grande passo avanti che salverà animali nel campo della cosmesi e, di conseguenza, anche in molti altri settori e in molte altre parti del mondo, dando anche un grosso supporto alla battaglia portata avanti fuori Europa (per ottenere gli stessi risultati) e nel campo degli altri tipi di test di tossicità.

Come consumatori, però, se vogliamo coi nostri acquisti evitare di sostenere in qualsiasi modo aziende che ancora useranno ingredienti testati dopo il marzo 2013, per i motivi indicati sopra non possiamo far altro che continuare a rivolgerci solo alle aziende che aderiscono allo Standard cruelty-free.

Queste sono, per l’Italia, quelle elencate sul sito di VIVO:
Le ditte “cruelty-free”: quali sono e dove trovare i loro prodotti

E per l’estero quelle del database della BUAV:
http://www.gocrueltyfree.org/search?country=231
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Fonte:
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1360
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Notizia dal progetto di AgireOra Network: ‘NoVivisezione.org’. Novivisezione.org è il punto di riferimento in Italia per l’informazione antivivisezionista, sia dal punto di vista etico che scientifico, con articoli, notizie, materiali.