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Ritrova la salute solo dopo essere diventata vegana!

Ornella, dopo anni di intossicazione da medicine, scopre il potere del cibo consapevole… privo di proteine animali.

Ornella Bergamin                                                 Ornella Bergamin durante un corso

“Sono Ornella Bergamin, superati da poco i 53 anni, sposata e nonna di 3 nipotini con il quarto in arrivo. Testimonio con grande piacere la mia esperienza di guarigione con il solo cibo vegano per informare la moltitudine di persone che soffrono di patologie più o meno impegnative che non si perdano d’animo ma si facciano consigliare da esperti terapisti alimentari per poter ritrovare il sorriso dei bei tempi.

Sin da piccolina ho avuto disagi di salute che con gli anni si sono consolidati diventando molto seri come l’artrite reumatoide, calcoli al rene e alla cistifellea, pressione arrivata a 240/180, colesterolo a 350, gastrite, allergie ai latticini, cisti di grasso qua e là, annebbiamento di vista, poco equilibrio nella deambulazione, picchi di glicemia, tosse secca ed insistente per quasi un anno, asma, assenza di ciclo, placche nelle vene, sovrappeso di almeno trenta kg.

Di fronte ad un ennesimo attacco di infiammazione violenta diffusa in tutto il corpo, per caso ho incontrato il riflessologo Roberto Menghini che mi ha consigliato di togliere quegli alimenti che intossicavano il mio sangue come le farine raffinate e gli zuccheri. Detto e fatto! Ma in seguito notando i primi miglioramenti a livello sintomatico, ho sentito la necessità di approfondire quanto può incidere l’aspetto alimentare di fronte ad una malattia. E alla Sana Gola di Milano ho trovato le risposte che cercavo potendo studiare, approfondire e sperimentare in prima persona la potenza e l’energia che il cibo scaturisce nel nostro organismo sia debilitato che in salute.

Con gli studi ho quindi eliminato anche il cibo di origine animale (carne, insaccati, uova, formaggi, latte e miele) trovandomi dopo nemmeno un anno… guarita da tutte le patologie che portavo avanti da una quarantina d’anni o forse più. Oggi a distanza di 4 anni circa, sono in salute e solo grazie al cibo consapevole e naturale. Mi nutro di cibi naturali, preparati da me stessa in armonia con le stagioni, cibi le cui scelte mi danno conforto sui colori, sapori e il piacere dello stare a tavola con i miei famigliari… E quando sono “fuori porta” mi adeguo a quello che trovo scovando il meglio fra le proposte, ma comunque mangiando sempre con gratitudine e serenità. Anche se le soluzioni a volte non sono così facili, un po’ di adattamento non guasta perché tempra il carattere e ti fa godere appieno della compagnia degli amici… amici che mi sono sempre stati vicini e comprensivi, sostenendomi ogni qualvolta vi fosse la necessità proprio come hanno fatto i miei famigliari.

Nel corso degli anni in cui mi curavo con la medicina allopatica non posso lamentarmi dei medici di base o specialisti, perché hanno avuto garbo e rispetto sia per le mie malattie che per le mie temporanee depressioni, depressioni che subentravano allorché non trovavo rimedio con le cure che mi prescrivevano… Piuttosto, ad ogni visita di controllo, uscivo dal loro ambulatorio con prescrizioni aggiunte e nuove. Molte volte mi trovano nel caos più completo, mi guardavo attorno e non capivo perché io ancora “giovane” dovessi prendere tante pastiglie ed avere la salute in continuo declino.

Avevo la tristezza nel cuore anche se ho sempre reagito a testa alta, mi sono fatta forza di fronte a molte difficoltà nelle relazioni sociali, mi sentivo come in un labirinto oscuro dove non solo non vedevo l’uscita ma nemmeno sapevo se l’avrei trovata.

Sono stata visitata da specialisti di tutto riguardo, ma le prospettive sarebbero state la sedia a rotelle per l’artrite devastante che mi impediva di muovermi, avrei dovuto spendere cifre importanti per costruire in casa un ascensore per scendere dal primo piano, avrei dovuto chiamare una signora che mi sostituisse alle faccende di casa e che mi accudisse 24 ore su 24, avrei continuato il calvario fra medici e pillole senza futuro… e tutto ciò che vita sarebbe stata la mia? Senza contare del disagio e pena che avrei continuato a dare alla mia famiglia che già tanto mi era vicina. Stomatite erpetica recidivante durata 14 anni senza sbocco, se non quello di recarmi a Boston invitata da un luminare oncologo, il quale mi avrebbe usato come cavia in una ricerca nuova, dolori muscolari e alle ossa che secondo la medicina occidentale dipendeva dai tacchi di 2 cm che usavo, o dal sovrappeso, oppure dalle protesi dentarie in resina e tutte le altre patologi per le quali NESSUN MEDICO MI HA PAVENTATO L’IDEA CHE POTESSE DIPENDERE SOLO DAL CIBO CON CUI MI CIBAVO.

Con lo studio, con la pazienza e la perseveranza che cresceva sempre più in me mi sono cibata in modo consapevole riportando in me gli equilibri che avevo perduto e da circa tre anni sto godendo della mia vita relazionandomi con la società vicina e lontana e posso realizzare un sogno apertosi in un momento della mia vita non più “adolescenziale”, proseguendo gli studi iniziati sulla terapia alimentare che porta alla guarigione di ogni patologia se coscientemente presa in tempo ed in serio esame. Analisi cliniche e strumentali Calcoli alla cistifellea e al rene i cui medici sono increduli e non ammettono che io li abbia sciolti con la scelta dei cibi giusti, bensì dicono che sono stata esaminata da macchine difettose (ridicolo al massimo),  mentre sulle altre patologie non si esprimono.

Ora che ho lasciato nel cassetto le 16 pastiglie che prendevo al giorno e non usufruisco più delle esenzioni sanitarie per nessun motivo, mi destreggio con naturalezza tra i fornelli sperimentando con la nuova alimentazione ogni cibo che non sia di origine animale, o cibo raffinato e gli zuccheri che causano acidità rallentando ogni buon funzionamento dell’organismo non solo a livello fisico ma anche mentale con il risultato che sono più dinamica, più propositiva, più disponibile e più centrata e nel limite delle mie possibilità aiuto le persone a superare i propri disagi riportando in armonia ogni equilibrio.

Mi cibo di cereali integrali, legumi e verdure di terra e di mare, condimenti di buona qualità e frutta locale e sono grata al cibo che mi ha fatto divenire più consapevole che le proteine animali producono a lungo andare effetti negativi su noi umani; inoltre non voglio rendermi complice di tanto dolore verso gli  animali che soffrono sia per come vengono allevati ed ingrassati in spazi stretti,  per come vengono cresciuti e per come  poi vengono macellati… solo allo scopo di  riempire le nostre pance molte volte goffe e sproporzionate… goffaggini che talvolta si ripercuotono anche sulle menti.

Ma dico io: perchè siamo così attenti alla meccanica ed elettronica delle nostre auto, gli facciamo il pieno con il carburante giusto e solo quando necessita, le laviamo, le lucidiamo dentro e fuori eppur sono macchine???
Diamo più importanza ad un mezzo di trasporto che al nostro corpo… ma dov’è l’intelligenza di cui siamo dotati???
Se ognuno di noi provasse ad ascoltare il proprio corpo e capire come reagisce con una alimentazione più naturale, potremmo contribuire tutti al risanamento non solo dell’ambiente, ma potremmo amare di più la VITA, compresa quella degli animali senza farli crescere per poi macellarli e… potremmo contribuire a risanare anche la spesa pubblica risparmiando sulle visite strumentali e sulle medicine che talvolta guariscono un sintomo e ne creano altri… come è successo a me che prendevo 16 pastiglie al giorno accumulate dalle tante visite specialistiche dal cardiologo, elettrocardiogramma, ecocardiografie, test da sforzo, monitoraggi pressori, visite oculistiche, radiografie, ecografie, interventi delle ambulanze, elettromiografie, reumatologi vari, test costosissimi di tipizzazione HLA sierologica, citologie urinarie svariate,  più gastroscopie, visite pneumologiche, test allergometrici, scintigrafia ossea, ripetuti ricoveri ospedalieri.

Stiamo vivendo un’epoca economicamente sotto tono, abbiamo tanti giovani senza lavoro, tante persone depresse perché non hanno interessi… perché non lavoriamo la terra crescendo il cibo che ci alimenta, coltiviamo l’orto con alberi che ci danno l’ossigeno per la mente e coltiviamo il giardino con i fiori che colorano le nostre vite? Potremmo lavorare con le nostre stesse mani sentendoci realizzati ed in armonia con la natura trovando una occupazione per tutti… in abbondanza!!!

La mia testimonianza è diretta a chi ha smesso di sperare, a chi non trova una via di uscita, è diretta a chi ha un po’ di fiducia in se stesso  e rispettando il vicino, l’ambiente e ogni forma di vita, è facile che anch’io venga rispettato. Certo è che serve la volontà!”

Ornella Bergamin

Laura è diventata vegan e ci racconta la sua storia

Alcuni giorni fa mi ha scritto Laura Bonomo, raccontandomi la sua storia e mi ha chiesto di pubblicarla, per condividerla con tutti.

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“Ciao Daria, Vorrei raccontare la mia storia al fine di salvare tante altre ragazze che possono trovarsi nella mia situazione.
Io ho sofferto di colite ulcerosa per quasi vent’anni e i medici non sono mai riusciti a guarirmi. Da circa un anno e mezzo sono vegana e ho risolto il mio problema, e non ho più bisogno di prendere farmaci. Ho dovuto scontrarmi con una manica d’ignoranti, soprattutto i medici che non accettavano il fatto che cambiando la mia alimentazione io fossi arrivata a non aver più bisogno di loro.

Circa tre anni fa sono stata ricoverata in ospedale a causa di una forte infiammazione al colon e ho passato giorni d’inferno, su di me hanno sperimentato ogni tipo di farmaco (posso dire di aver fatto da cavia a questi signori tanto per bene col camice bianco) mi hanno mandato a casa che ero uno straccio sia fisicamente che psicologicamente, mi sono rimessa in sesto dopo quasi un anno e nonostante, io fossi tornata in forma, mi sono sentita dire che è necessaria un’operazione di colectomia totale. Io mi ero rifiutata, ma non avevo armi contro di loro, e la loro insistenza era come un grande macigno che mi schiacciava.

Il caso vuole che il mio ragazzo tempo fa mi mostrò dei filmati sugli allevamenti intensivi ed io mi fermai a riflettere. Tanti piccoli esseri viventi sfruttati, maltrattati usati come macchine da produzione, picchiati ed uccisi con crudeltà in uno stato di semi coscienza. Per ragioni etiche decisi di diventare vegana, questa mia scelta migliorò anche la mia salute.

Scoprii in seguito, informandomi, che è stata proprio la carne a provocarmi la colite e il cortisone usato dai medici per curarmi stava danneggiando anche le mie ossa togliendo loro il calcio necessario, tanto è vero che circa cinque anni fa mi successe di bloccarmi con il ginocchio destro e con la spalla destra, ma allora attribuivo il fatto alla mia abitudine di dormire sul fianco destro, e pensavo inoltre di non assumere abbastanza calcio. Invece era la mia alimentazione ad essere errata. Soffrivo di stanchezza eccessiva e avevo sempre gonfiore alla pancia, inoltre non ero in grado di lavorare.

Oggi invece mi sento energica e lavoro senza problemi in un asilo nido da circa un anno e mezzo. La cosa più bella per me è stata quella di non aver avuto più bisogno dell’operazione.

Mi è rimasta dell’amarezza nel cuore però: io ho rischiato di farmi togliere un pezzo d’intestino e di restare menomata per il resto della mia vita, perché avrei vissuto col sacchettino sul fianco per sempre e quanta gente fa questa fine perché ignora che ci sia un’altra soluzione.

Io credo sia importante far sapere questa cosa, non deve restare nascosta; i medici devono smetterla di giocare con la pelle della gente, devono smetterla d’arrichirsi operando le persone quando non è necessario.

Ti ringrazio fin da adesso e ti saluto.”

Laura Bonomo

I miei frullatissimi

Finite le feste di Natale e di capodanno, mi rendo conto di avere un po’ esagerato con i carboidrati, dolci, salati… ho voglia di frutta e verdura, bella buona e colorata. Ricca di preziosi nutrimenti…

Eccoli i miei frullatissimi 😛

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Questo frullato di color rosa è fatto con: banana + 1 kiwi + capuccio rosso e un bicchierino di acqua.

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Questo è dolce… banana + 4 datteri + 1 pera, un po’ di acqua.

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Frullato verdino: banane + verza e acqua

banana, kiwi, prugne secche

Questa è la mia colazione! Una banana + 1 kiwi + qualche prugna secca e un po’ di acqua.

banana kiwi, mango

Dal gusto delicatissimo… banana + kiwi + mango.

banane, cavolfiore

Esperimento ben riuscito! 2 banane + un quarto di cavolfiore, acqua

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(Mese di maggio)… questo è fantastico 😛 ho frullato una banana + una pera + gelato di soia alla nocciola e poi ho aggiunto fragole a volontà.
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Daria 🙂

Leucemia, studio scentifico: dalle verdure una cura

Il sulforafano, un composto contenuto nelle verdure crucifere come broccoli, cavoli, cavoletti di bruxelles, e cavolfiori, , si è dimostrato in grado di uccidere le cellule tumorali della leucemia linfoblastica acuta (LLA), lasciando intatte quelle sane.

Lo studio viene dal Baylor College Medicine. I ricercatori erano partiti dall’idea condivisa che questa sostanza sia attiva nella prevenzione e trattamento del cancro: diversi studi hanno infatti suggerito che le persone che seguono una dieta ricca di questo tipo di verdure (broccoli, cavoli, cavoletti di bruxelles, e cavolfiori) siano a minor rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro.

LO STUDIO

Il professor Koramit Suppipat e colleghi hanno voluto esaminare le potenzialità del sulforafano (contenuto in broccoli, cavoli, cavoletti di bruxelles, e cavolfiori) per trovare un’alternativa potenzialmente priva di effetti collaterali per trattare tutti quei casi di LLA che non rispondono ai trattamenti farmacologici. Nonostante i tassi di guarigione dalla leucemia linfoblastica acuta siano piuttosto elevati, vi sono comunque ancora dei pazienti che non riescono a guarire, per cui è necessario trovare nuove vie d’intervento. La scelta del sulforafano è stata dettata dall’idea condivisa che questa sostanza sia attiva nella prevenzione e trattamento del cancro: diversi studi hanno infatti suggerito che le persone che seguono una dieta ricca di questo tipo di verdure siano a minor rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro. In questo nuovo studio i ricercatori hanno utilizzato delle colture di cellule tumorali della LLA e cellule sane (donate da persone sane) che sono state trattate con il composto purificato estratto dalle verdure. Secondo gli autori, il sulforafano agisce penetrando nelle cellule per poi reagire al contatto con alcune proteine. Questo processo porterebbe alla morte delle cellule tumorali malate, lasciando tuttavia intatte quelle sane.

L’articolo è leggibile per intero qui
http://www.societavegetariana.org/site/modules/news/article.php?storyid=355

Lo staff di Societa Vegetariana

L’alimentazione vegetariana migliora l’umore

E’ il risultato di uno studio da poco pubblicato.

E’ stato pubblicato nel febbraio 2012 uno studio, nella rivista scientifica “Nutrition Journal“, intitolato “La diminuzione dei consumi di carne, pesce e pollame negli onnivori migliora l’umore: uno studio pilota“.

In questo studio, condotto dal Nutrition Department della Benedictine University dell’Illinois, gli autori si propongono di esaminare eventuali variazioni nel tono dell’umore con l’adozione di una dieta vegetariana da parte degli onnivori.

Un totale di 39 onnivori è stato diviso in tre gruppi, i quali hanno seguito per due settimane: 1) l’abituale dieta onnivora; 2) una dieta senza carne ma con pesce; 3) una dieta vegetariana, che escludeva quindi tutti i cibi carnei, compreso il pesce.

Alla fine dello studio, non sono state riscontrate differenze tra i gruppi 1 e 2, mentre il gruppo con alimentazione vegetariana mostrava, rispetto agli altri due e rispetto alla valutazione iniziale, un miglioramento del tono dell’umore.

Le conclusioni degli autori sono quindi che una restrizione nell’assunzione di ogni tipo di carne e pesce migliora l’umore nei moderni onnivori.

Un’ulteriore conferma che evitare l’assunzione di carne non solo arreca benefici all’ambiente e ovviamente agli animali, ma anche alla salute, sotto ogni punto di vista, compreso quello psicologico.

Fonte:
Bonnie L Beezhold, Carol S Johnston, Restriction of meat, fish, and poultry in omnivores improves mood: A pilot randomized controlled trial, Nutrition Journal 2012 11:9; Published online 2012 February 14. doi: 10.1186/1475-2891-11-9.

http://www.scienzavegetariana.it

Alimentazione vegetariana e nutrizione

Ne parliamo con Luciana Baroni

Le diete vegetariane risultano non solo nutrizionalmente adeguate in tutte le fasi di sviluppo umano, ma sono anche salutari e possono essere valide per la prevenzione e nel trattamento di alcune malattie. Ce ne parla Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, prima associazione no-profit in Italia ad aver studiato la dieta vegetariana da un punto di vista scientifico.

di Andrea Romeo (http://www.ilcambiamento.it/)

Il numero di persone che scelgono di nutrirsi senza ‘violenza’, o meglio senza includere derivati animali nella propria dieta, è in continuo aumento nei paesi Occidentali. Anche in Italia il veganismo si diffonde sempre più anche grazie al lavoro di ricercatori e studiosi che danno maggiore informazione a riguardo. Abbiamo intervistato Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana famosa per essere stata la prima associazione no-profit in Italia ad aver studiato la dieta vegetariana da un punto di vista scientifico.

Lei è presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Di che si tratta? Come è nata e qual è la vostra mission?

La Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è nata nel 2000 dall’idea di due amici che avevano come obiettivo quello di analizzare e fornire dati ed informazioni sulle diete vegetariane utilizzando il rigore del metodo scientifico. La S.S.N.V. non ha infatti mai concentrato la propria attività sull’aspetto etico di una scelta vegetariana (il benessere animale), quanto su una corretta conoscenza di quelli che possono essere i pro e i contro della scelta di uno stile di vita esente dal consumo di derivati animali nella salute umana, stile di vita che sempre più si diffondeva in Occidente.

Ancora negli anni novanta la conoscenza medico-scientifica sull’alimentazione vegetariana era molto scarsa in Italia. Tutta la letteratura a riguardo, e quindi gli argomenti scientifici di medicina, era molto limitata oltre che frammentaria. Il nostro primo obiettivo è stato quello di tirar fuori tutta la documentazione in materia, ordinarla e quindi fornire dati scientifici sia ai vegetariani quanto ai professionisti del settore. Tutta la letteratura medico scientifica è disponibile online in un database internazionale, che è pubmed. Inoltre, la American Dietetic Association sin dal 1987 emana periodicamente la propria posizione ufficiale sulle diete vegetariane, che si basa su una rassegna degli atti scientifici disponibili e che viene per tale motivo periodicamente rivista e aggiornata.

Secondo questa prestigiosa società scientifica americana, e secondo le Linee Guida Dietetiche dell’USDA (dipartimento dell’Agricoltura USA), le diete vegetariane risultano non solo nutrizionalmente adeguate in tutte le fasi di sviluppo dell’uomo (al contrario di ciò che sostengono i nutrizionisti tradizionalisti), ma sono anche salutari, e possono essere valide per la prevenzione e nel trattamento di alcune malattie importanti come il diabete, l’ipertensione, l’obesità, alcuni tipi di cancro, etc.

Adesso il nostro compito è quello di aggiornarci continuamente su quelle che sono le ricerche in quest’ambito, le nuove scoperte, e ci consideriamo i migliori in Italia per quanto concerne lo studio e la ricerca sulle diete vegetariane. I nutrizionisti che non conoscono questo tipo di alimentazione sollevano obiezioni le quali si basano su studi scientifici ormai obsoleti, mostrandoci come vi sia più pregiudizio sulla questione che altro. Noi che siamo specializzati in questo campo di studi sappiamo bene di cosa parliamo, e cerchiamo sempre di mantenere un rigore scientifico nel presentare i dati scientifici.

Siete stati i primi in Italia?

Prima di noi c’erano altre due associazioni che si occupavano degli aspetti etici della scelta, ma noi ci consideriamo i primi e unici ad aver fatto un lavoro di ricerca di fonti a supporto della validità nutrizionale di questa alimentazione e di averlo divulgato a tutti attraverso media come la rete, ma anche convegni, materiale di ogni tipo. Appena quindici anni fa era quasi impossibile trovare un minimo di informazione nella rete internet ad esempio riguardo alla dieta vegetariana.

La nostra associazione non è a fini di lucro, e come medico sento che è mio dovere informare le persone, metterle al corrente riguardo alla nostra nutrizione e alle malattie legate ad una errata alimentazione. Tutti i medici dovrebbero essere a conoscenza di come le abitudini dello stile di vita influenzino la salute, ma spesso è molto più semplice e veloce prescrivere farmaci che intervenire sulle abitudini di una persona.

Abbiamo assistito a veri e propri attacchi alla dieta vegana e ai ‘veganiani’ da parte dei media tradizionali. Perché? La dieta vegana è adatta all’uomo o è artificiosa? Perché lei è diventata vegana e professa questa dieta?

Il discorso è ampio e complesso. Posso dire che vi è stata una sorta di ‘evoluzione degli attacchi’, di ‘cambi di strategia’. In passato attaccavano la dieta vegetariana intesa come latto-ovo-vegetariana, mentre adesso vediamo i nutrizionisti tradizionalisti riconoscere quest’ultima e accanirsi contro la vegana. Quando la vegana sarà accettata forse attaccheranno altre diete. Il mio punto di vista è che ci sono troppi interessi economici in gioco.

Ultimamente abbiamo pubblicato un articolo a riguardo. I sussidi pubblici sono quasi completamente destinati alla produzione di carne e derivati, mentre chi produce cibi vegetali sani per uso umano riceve pochi aiuti e spesso si trova in una situazione economica svantaggiosa se non di vera e propria sopravvivenza.

Paradossalmente – lei saprà già che la maggioranza dei terreni agricoli sono destinati agli allevamenti dato che la produzione di carne e derivati necessita di una quantità abnorme di acqua e vegetali – ci troviamo nell’ambigua situazione che la produzione di cibo nocivo alla salute umana, viene fortemente sostenuto dai governi tanto da permettere a questa di arrivare nel mercato con prezzi stracciati, mentre il cibo buono, di qualità, ha costi elevatissimi.

In un certo senso vogliono che la gente si nutra in quel modo, perché è ovvio che i prezzi veicolano anche le scelte alimentari, a prescindere da quelli che possono essere gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente, e forse per questo viene fatto del falso allarmismo sull’inadeguatezza delle diete a base vegetale, spesso senza cognizione di causa, per difendere certi interessi. L’articolo che le dicevo si basa su dati americani, in quanto noi non abbiamo accesso ai dati relativi alla situazione italiana. Sarebbe interessante investigare sul perché non è possibile in Italia far luce su questi introiti che riguardano il rapporto tra sussidi pubblici e produzione industriale di carne, derivati e cibo spazzatura in generale.

Non vi è dubbio che il consumo di carne e derivati sia una cosa indotta dalla cultura. Ci sono società che non si nutrono di carne, altre che non si nutrono di latte, e via dicendo. Io credo che la Natura sia perfetta (o quasi) e mi risulta che il latte, in tutte le specie, sia un alimento pensato solo ed esclusivamente per permettere ai piccoli di una data specie di crescere fino allo svezzamento e quindi il raggiungimento dell’età adulta. I piccoli dell’uomo sono in grado di digerire il latte – grazie ad un enzima chiamato lattasi – fino all’età di cinque anni, poi non riescono più.

È vero che vi è una percentuale di individui, nel nord Europa, che ha sviluppato una mutazione genetica che permette loro di continuare a produrre lattasi e quindi di digerire il latte anche da adulti, ma questa rimane comunque una minoranza. La maggior parte della gente è intollerante al latte perché non riuscendo a digerirlo provoca coliche addominali, meteorismo e diarrea. A mio vedere non si può quindi considerare ‘naturale’ un cibo che può essere digerito solo da soggetti ‘mutanti’. Studi scientifici hanno inoltre dimostrato che il consumo di latte , nonostante quel che ci vogliono far credere, non protegge nei confronti dell’osteoporosi.

Se la dieta vegana è la più naturale? Le rispondo così. Ci sono degli studi fatti su intere popolazioni che ci suggeriscono che le diete a base vegetale siano le più adatte per gli uomini perché le società che tendono ad una dieta vegetariana sono più longeve. Oggi abbiamo una mole enorme di informazione sulla dieta vegetariana rispetto a prima, e se un medico-nutrizionista ha a cuore il benessere dei propri pazienti e delle persone in generale, non può ignorare questi dati. Il modello vegetariano dovrebbe essere in generale il modello da seguire da proporre alla popolazione. Questo non significa che tutti devono diventare vegetariani, ma che comunque dovrebbero tendere a questa dieta il più possibile.

Gli attacchi che maggiormente fanno ai vegani sono quelli relativi al fatto che questi consumerebbero ‘pillole’ (le ormai famose ‘pillole’ di B12) e che quindi la dieta non sarebbe ‘naturale’, oltre alla mancanze del ferro di tipo eme. Entrambe le obiezioni sono prive di sussistenza. Il ferro e le proteine sono abbondantemente presenti nei cibi vegetali e una dieta vegana anche ne è molto ricca. È vero che il ferro eme è presente solo nelle carni, e ha la caratteristica di avere un assorbimento del 20% contro il 2-20% del ferro non eme. È il 40% del ferro delle carni perché il resto è non eme. Naturalmente è il ferro ad essere essenziale, non fa differenza in quale forma, basta che ci sia.

Va detto comunque che i legumi e i cereali hanno quantità di ferro molto elevate e che la dieta vegana apporta tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno. Inoltre sono a rischio di carenza di ferro tutti gli individui che eccedano nel consumo di derivati del latte, che siano vegetariani o no.

“Per quanto concerne l’artificiosità della dieta vegana riguardo all’uso di ‘pillole’ B12, anche qui si vede molta ignoranza a riguardo. Innanzitutto queste ‘pillole’ di B12 non sono medicinali, ma sono preparati che contengono la vitamina naturalmente prodotta dai batteri, e vi è una bella differenza. Poi bisogna capire bene di cosa parliamo e sfatare qualche mito. La B12 non è che si trova nei derivati animali perché gli animali la producono naturalmente.

Questa vitamina è prodotta solo ed esclusivamente da alcuni microrganismi di cui sia noi che gli animali ci nutriamo indirettamente attraverso il consumo di cibo contaminato da questi batteri, creando vere e proprie riserve corporee. In quelle aree del globo i cui territori sono contaminati e pullulano di questi microrganismi, non vi sono carenze di B12 nelle popolazioni indigene le quali se ne nutrono indirettamente attraverso le piante, l’acqua ecc., e viceversa possono risultare carenti in individui di altre aree povere di B12, a prescindere dalla dieta.

Inoltre, carenze di B12 sono anche legate alla capacità di assimilazione degli individui, di nuovo a prescindere dalla dieta, specialmente con l’avanzare dell’età: in questi casi è ancora una volta più consigliabile e più naturale un integratore che aumentare il dosaggio di carne e derivati per accedere alle riserve degli animali (con tutto ciò che ne consegue). Una delle cause della mancanza di B12 nelle diete vegane è anche la necessità di rispettare le regole igieniche a causa dell’uso massiccio di pesticidi velenosi, che ci porta ad eliminare questi microrganismi dai cibi e quindi dipende anche dal periodo storico.

È anche vero che allo stato attuale gli integratori di B12 vengono dati anche agli animali d’allevamento cresciuti in cattività e in ogni caso, nonostante necessitiamo di quantità minuscole di B12, usare i corpi degli altri animali per accedere alle loro riserve di vitamina è meno naturale che accedere direttamente alle fonti di queste. Infatti, al contrario delle grandi scimmie che quando hanno mancanze di B12 si nutrono di terra, di piccoli insetti o di feci, la nostra evoluzione ci ha permesso di poter ‘allevare’ questi microrganismi evitando di avere dunque carenze di questo tipo, ripeto a prescindere dalla dieta.

Per quanto mi riguarda sono diventata vegana perché, come medico specializzato in nutrizione, una volta analizzati i dati relativi al consumo di carne e derivati, ho ritenuto che la dieta vegana sia la più adatta in assoluto per l’uomo. Poi ho abbracciato anche le altre motivazioni: il rispetto per la vita degli animali, lo spreco enorme di energie e cibo per alimentare gli allevamenti, l’aspetto ecologico.

Cosa mi dice riguardo al dibattito in corso tra quegli studiosi che sostengono che l’uomo sia naturalmente predisposto al consumo di carne e derivati e coloro invece che accostano l’uomo ai frugivori? Qual è a tal proposito il dibattito nelle facoltà di medicina?

In generale diciamo innanzitutto che non è detto che ciò che veniva sostenuto dalla scienza cinquanta o vent’anni fa sia valido anche oggi, e ciò che affermiamo oggi potrebbe essere confutato o riconfermato da nuovi studi e scoperte future. Per quanto concerne l’alimentazione, nonostante sia stato sostenuto per molto tempo che l’uomo rientri tra le specie onnivore, oggi sembra sempre più evidente la connessione tra l’uomo e le grandi scimmie frugivore. Io direi che siamo strutturalmente frugivori. I nostri canini, i nostri artigli, l’intestino, nulla ci avvicina agli onnivori e ancor meno ai carnivori.

È vero che durante il corso dell’evoluzione ci siamo anche nutriti di carne, ma lo abbiamo fatto utilizzando strumenti tecnologicamente avanzati senza i quali non avremmo probabilmente potuto sopravvivere. Ed infatti non è stata la carne che ci ha permesso di arrivare dove siamo, ma è stata l’intelligenza, il cervello, che ci ha dato la possibilità di adattarci in quei periodi in cui il clima sul pianeta era molto estremo e di riuscire ad alimentarci anche di cibi – con l’uso e lo sviluppo della tecnica come armi da caccia o il fuoco – che andavano contro la nostra natura.

Pensiamo al fatto che allo stato attuale l’aspettativa di vita è diminuita con questo consumo esagerato di derivati animali se non fosse per l’aumento dell’uso di medicine che equilibrano la bilancia, determinando comunque una qualità della vita di gran lunga inferiore rispetto a quella dei nostri avi. Bisogna sottolineare che la dieta mediterranea tanto acclamata, quella dei centenari per intenderci, prevedeva un consumo di carne inferiore a quella che viene consumata allo stato attuale la quale non è che un ‘miraggio’ della dieta mediterranea tradizionale: il consumo di carne nella dieta tradizionale era di una volta a settimana, spesso al mese.

Secondo lei perché alcuni hanno a cuore il destino di altre specie e altri no? Come spiega inoltre, da un punto di vista olistico, il fatto che molte persone non sarebbero in grado di uccidere l’animale con le proprie mani?

Tutti i vegetariani, prima di diventarlo, si nutrivano di carne e derivati: ‘occhio che non vede cuor che non duole’. Pochi si fermano a riflettere per cercare di fare questo collegamento tra la bistecca e tutto ciò che questa richiede per essere prodotta: la sofferenza degli animali, l’uccisione, la pulizia del corpo, ecc. È un po’ il controsenso dell’animalista che mangia porchetta. Secondo me entrano in gioco abitudine e pigrizia. Se si decide di smettere di mangiare carne bisogna anche cambiare abitudini.

Qui non è più il semplice parlare di un dato argomento, ma ci si mette in gioco, si diventa partecipi, protagonisti di questo cambiamento con tutto ciò che vi è connesso e che ne consegue. Immagino che tutti i vegetariani che prima si nutrivano di carne con naturalezza ci siano passati. Va detto che adesso c’è più informazione rispetto a prima, anche grazie alla rete internet, quindi credo che il passaggio verso una dieta vegetariana sia molto più facile.

Fonte:
http://www.ilcambiamento.it/

 

In che mani è la nostra salute?

In che mani è la nostra salute?

I parlamentari dovrebbero impegnarsi a far adottare una dieta a base vegetale, sulla base delle evidenze scientifiche.

Riporta Adnkronos Salute (Roma, 15 feb) che secondo un recente studio condotto dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, gli adulti italiani obesi ammontano a poco meno di 5 milioni (il 10% della popolazione), per un costo sociale annuo pari a 8,3 miliardi di euro (circa il 6,7% della spesa pubblica). Un costo destinato a lievitare, perché nel 2025 il tasso di obesità potrebbe salire addirittura al 43%, che tradotto in “teste” significa 20 milioni di italiani.

Non solo: in Italia si registra il primato per sovrappeso e obesità anche nella fascia d’età tra i 6 e i 9 anni, con tassi di obesità infantile in crescita vertiginosa (+2,5% ogni 5 anni). Alla faccia della dieta mediterranea del terzo millennio, tanto propagandata come la “dieta più sana”, ma che invece nulla ha da spartire con l’originaria dieta mediterranea, sana davvero, ma che era essenzialmente una plant-based diet, cioè una dieta composta prevalentemente da cibi vegetali non-trasformati!
Ecco quindi il grido: Salute: allarme nutrizionisti, 20 milioni gli italiani obesi nel 2025! Sempre più necessaria una “manovra dietetica”.

Ma quali sono le iniziative “sul piatto” che i nostri governanti stanno considerando?

1- La ventilata istituzione di una tassa sul cibo-spazzatura da parte del ministro della Salute: vedremo quali cibi saranno classificati tra i junk-food, ma dubitiamo che la proposta, anche se approvata, saprà agire a 360 gradi su tutti gli alimenti in causa, compresi quelli di origine animale.

2- L’iniziativa “La manovra dietetica in Parlamento”, presentata in data 15 febbraio 2012 in Parlamento: ribattezzata la “dieta dei parlamentari”, viene già propagandata come di sicuro successo nella lotta all’obesità della popolazione italiana, in grado di ridurre il tasso di obesità in Italia e i relativi costi per lo Stato.

Peccato che questa proposta arrivi dal Centro studi Tisanoreica e che, come si legge sul suo sito istituzionale, questa dieta dimagrante (tisanoreica, appunto) si basi sul paradosso che per dimagrire bisogna mangiare in maniera disequilibrata provocando una carenza mirata, un temporaneo “squilibrio” alimentare per perdere peso ma non perdere le forme e la tonicità. Mutato nomine, la solita dieta chetogenica a basso indice glicemico (iperproteica e basata sui prodotti animali), che produce nel breve termine malnutrizione e dismetabolismi, e in molti casi il veloce recupero del peso perduto al termine del trattamento: il tutto, inoltre, sulla base di presupposti scientifici non condivisi da tutti i nutrizionisti. La cosa peggiore, tuttavia, è che come tutte le “diete dimagranti” essa non modifica permanentemente il comportamento individuale nei confronti delle scelte alimentari, rendendo di fatto il sovrappeso-obesità una malattia in rapida espansione e, purtroppo, quasi incurabile.

Un metodo sicuro per la lotta all’obesità dovrebbe invece essere basato sulle prove scientifiche, sul beneficio clinico e sull’accettabilità da parte del paziente nel lungo termine.

Perché dunque non raccogliere i suggerimenti di coloro che seriamente, con metodi scientifici, hanno dedicato una vita di studio ai rapporti tra alimentazione e peso corporeo?

Gli studi che hanno analizzato il rischio di sovrappeso-obesità in relazione ai tipi di cibo e alle abitudini alimentari indicano che una dieta a base vegetale rappresenta un efficace approccio nelle prevenzione dell’obesità, soprattutto di quella infantile.

Le diete che contengono elevate quantità di cibi vegetali, come le diete vegetariane, hanno infatti una densità energetica ridotta (vale a dire più cibo, meno calorie), e sono ricche di carboidrati complessi, fibre e acqua: queste caratteristiche sono in grado di aumentare il senso di sazietà e il dispendio energetico a riposo. Coerentemente, gli studi scientifici dimostrano come i vegetariani siano più magri e vengano colpiti meno dalle altre gravi malattie che spesso si accompagnano alla condizione di sovrappeso-obesità (diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro).

Pertanto, il pattern alimentare che dovrebbe essere incoraggiato nella popolazione è solo uno: quello vegetariano. E non esclusivamente per motivi di salute, ma anche per la salvaguardia del pianeta. Le politiche agroalimentari dovrebbero sostenere la diffusione di queste informazioni e ridurre le pressioni culturali ed economiche che al momento attuale non permettono di proporre come modello alimentare di riferimento la dieta vegetariana.

Proporre alla popolazione il modello alimentare a base vegetale come un modello positivo ideale ‘a cui tendere’, non farebbe diventare vegetariani tutti gli italiani, tuttavia veicolerebbe il messaggio che consumare molti più cibi vegetali non trasformati e molti meno cibi animali potrebbe sensibilmente aiutare il singolo a mantenere il proprio peso corporeo sotto controllo.

Non c’è infatti alcun dato scientifico che giustifichi preoccupazioni per la salute di chi addotta un modello alimentare vegetariano, ma semmai è vero l’esatto contrario. I tentativi di far passare questa scelta alimentare come “rischiosa per la salute” risultano ormai facilmente smascherabili (grazie alla semplice navigazione sul sito http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/, il più vasto e aggiornato database bibliografico contenente informazioni sulla letteratura scientifica biomedica dal 1949 ad oggi) e semplicemente dequalificano la professionalità di chi li compie.

La riduzione dei costi sanitari del singolo e della società, attualmente assorbiti per la diagnosi e il trattamento delle malattie causate dalla dieta non sana adottata da gran parte dei cittadini italiani, permetterebbe di risparmiare risorse economiche da utilizzare per scopi ben più importanti e nobili, come ad esempio quelli di sostegno al lavoro, all’età infantile ed anziana, alla disabilità, all’istruzione.

Potremmo pagare i nostri parlamentari il doppio-triplo, se davvero capissero questa semplice equazione ed agissero di conseguenza! Mai denaro sarebbe meglio speso, mai risparmio sarebbe maggiore!

FONTI:

AdnKronos, Salute: allarme nutrizionisti, 20 mln italiani obesi nel 2025, 16 febbraio 2012

Obesità.it, Appello contro la dieta tisanoreica, febbraio 2012

Barnard ND, Scialli AR, Turner-McGrievy G, Lanou AJ, Glass J. The effects of a low-fat, plant-based dietary intervention on body weight, metabolism, and insulin sensitivity. Am J Med. 2005 Sep;118(9):991-7.

Berkow SE, Barnard N. Vegetarian diets and weight status. Nutr Rev. 2006 Apr;64(4):175-88.

Newby PK, Tucker KL, Wolk A. Risk of overweight and obesity among semivegetarian, lactovegetarian, and vegan women. Am J Clin Nutr. 2005 Jun;81(6):1267-74. Sabaté J, Wien M. Vegetarian diets and childhood obesity prevention. Am J Clin Nutr. 2010 May;91(5):1525S-1529S. Epub 2010 Mar 17.

Thedford K, Raj S. A vegetarian diet for weight management. J Am Diet Assoc. 2011 Jun;111(6):816-8.

Tonstad S, Butler T, Yan R, Fraser GE. Type of vegetarian diet, body weight, and prevalence of type 2 diabetes. Diabetes Care. 2009 May;32(5):791-6.

Turner-McGrievy GM, Barnard ND, Scialli AR, Lanou AJ. Effects of a low-fat vegan diet and a Step II diet on macro- and micronutrient intakes in overweight postmenopausal women. Nutrition. 2004 Sep;20(9):738-46.

Comunicato da SSNV:

http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=1256

http://www.scienzavegetariana.it/