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Paradiso Vegano

Non è un sogno, ma un progetto che si sta facendo largo. Se vuoi farne parte, unisciti a noi!
L’idea nasce a Milano ed è Milano la prima ad adoperarsi per realizzare il progetto.

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Immagina un giardino, un’oasi di ortaggi e frutta, un luogo in cui far crescere con le tue mani i prodotti di madre terra. Uno spazio in cui riscoprire la ricchezza del contatto con la natura. Un mondo curato da uomini e donne, ragazzi e ragazze, con il forte desiderio di produrre il cibo sotto i più rigorosi procedimenti biologici e formare una grande comunità che trasmetta la bellezza del rapporto con la terra e del vivere Vegan.

E’ proprio sul “trasmettere” che il Paradiso Vegano vuole segnare il suo tratto distintivo. Il Paradiso Vegano non si sviluppa solo in zone rurali ma anche nelle città. E’ proprio in queste occasioni che si riscopre non come un luogo chiuso al mondo esterno ma perfettamente integrato nel tessuto sociale delle zone interessate. Tanti i momenti di scambio del Paradiso Vegano (eventi, feste, pranzi e cene collettivi, incontri di approfondimento su temi Vegan e salutisti) e forte e ricercata la condivisione delle attività di coltura non solo con Vegani e Vegetariani ma con chiunque voglia avvicinarsi alle attività del Paradiso Vegano, senza alcuna preclusione, specie (nei casi de Il Paradiso Vegano in città) con chi abita nelle zone interessate dal Giardino.

Non è un sogno, ma un progetto che si sta facendo largo. Se vuoi farne parte, unisciti a noi! L’idea nasce a Milano ed è Milano la prima ad adoperarsi per realizzare il progetto. E se Milano è lontana, perchè non pensare a fondare un Paradiso Vegano nel luogo in cui vivi? L’obiettivo è che questo Giardino Comunitario esca dai confini milanesi e diventi un nuovo format di spazio in perfetto stile Vegan per sensibilizzare l’opinione pubblica dimostrando tutto l’amore, il rispetto e il sano valore che una simile scelta porta con sè.

L’idea è partita poche settimane fa e, ad oggi, possiamo contare una nutrita mole di novità.
Come è iniziato?

Sono figlio di un agronomo e, fin da piccolo, ho sentito forte il rapporto con madre terra. La vita, però, mi ha portato ben lontano. Chiuso in auto e in uffici ho perso il contatto e mi sono abituato a nutrirmi di ciò che mi ha proposto “il mercato”. La scelta Vegana mi ha riportato con i piedi “per terra”. L’attenzione verso il cibo sano ha riacceso, gradulamente, in me la voglia di coltivare madre terra. due settimane fa, appunto, ho condiviso questa idea con amici Vegani e, contro ogni mia aspettativa, ho trovato un’esigenza condivisa. In poche ore mi hanno seguito molti amici e un piccolo gruppo su Facebook ha raccolto quasi 800 iscritti.

Lungo il percorso ho avuto la fortuna di conoscere Mariella Bussolari: Laureata in Scienze Agrarie presso l’Università di Milano e specializzata presso l’Università di Pisa in Scienza e Tecnica delle piante Medicinali. Ha lavorato per vent’anni nella redazione di “Focus”, dove si è occupata di ambiente, scienza e tecnologia. Nel 2009 ha dato vita a Orto Diffuso, un progetto di mappatura degli orti sui balconi e dei giardini comunitari di Milano, e ora dedicato alla mappatura dei giardini in tutta Europa, Mariella ha allargato a dismisura l’ottica e ha deciso di seguirci.

Il Paradiso Vegano che avrebbe dovuto coinvolgere una decina di Vegani è diventato un progetto ad ampio raggio con scopi ben più larghi:
– Nascita e sviluppo di Giardini Comunitari Vegani anche nei centri città (a Milano e non solo). Coinvolgendo le comunità locali, rivalutando il territorio con orti e piante di frutta e portando sulle strade e nelle piazze il mondo Vegan, attraverso la coltivazione della terra e eventi e incontri su temi Vegani e di tutela dell’ambiente e del territorio e, naturalmente, salutisti
– Nascita e sviluppo di Paradisi Vegani in zone più rurali Non possiamo ancora confermarlo, ma è quasi certa la nascita di un Paradiso Vegano in una grande zona verde della città di Milano.
A distanza di poco tempo è difficile poter dare già delle chiare linee programmatiche ma posso già notare di assistere ad un fenomeno assai interessante.

La nostra esperienza e il gruppo appena nato su Facebook hanno fatto emergere un fenomeno assai interessante. Da diverse città d’Italia siamo stati contattati da giovani desiderosi di far nascere un Paradiso Vegano nelle proprie zone.
Stiamo partecipando, quindi, ad un ritorno alla terra, complice forse anche la crisi attuale. Sembra che la fase incerta e il crollo di una serie di false certezze, comporti una riedizione dell’antico rapporto con i frutti di madre natura. Le città di cemento iniziano ad essere asfissianti e pulsa la voglia di “vivere green” e produrre da sè alcuni mezzi di sostentamento.
Non sappiamo ancora dove questa corrente ci porterà, anche se ci auguriamo che il Paradiso Vegano si estenda a macchia d’olio. Inoltre, è interessante analizzare la composizione del gruppo che si sta occupando della nascita del progetto.

Non ci sono inoccupati, ma manager d’azienda, studenti, lavoratori dipendenti. Non si tratta solo di vegani. Ci sono anche ragazzi che si sono avvicinati al Paradiso Vegano attirati proprio dalla voglia di riscoprire il rapporto con madre terra. Ecco, quindi, che il Paradiso Vegano non è un mondo dedicato solo a Vegani ma aperto a tutti, un’occasione per conoscere ciò che l’essere Vegano rappresenta, rapportandosi direttamente con ciò che un Vegano consuma di più, frutta e verdura, cibi considerati i più sani e nutrienti e “buoni”.

Spero di avervi spiegato con la massima chiarezza ciò che sta succedendo o, meglio, ciò che sta per succedere.
E’ difficile avere le idee chiarissime in un momento così intenso come quello iniziale.

Gianpaolo Vegano Catania
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Maggiori dettagli sulla pagina del gruppo Facebook:
Paradiso Vegano

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Lettera aperta a Papa Francesco

Caro Papa Francesco, mi ha colpito la tua semplicità e scusa se ti do del tu, ma è perché Ti sento molto vicino.

Papa F

Voglio ringraziarTi per non portare al collo e di fronte al mondo la Croce d’oro, per non indossare paramenti con finiture in pelliccia di animali. Grazie per non calzare le scarpe di Prada, credo sia la semplicità la via giusta verso il sentiero intrinseco di rinunce, povertà, umiltà e poi tante, tante spine, è la sola via percorribile per giungere al monte Calvario. Ora ho una preghiera da farTi… pronuncia finalmente una parola in favore dei nostri amici animali, la folla ha bisogno di sentire un monito proprio dalla tua autorità, per riuscire a comprendere che loro non sono stati creati per diventare nostro cibo.

E a Pasqua nessun sacrificio di agnelli, fà che le persone riescano ad udire la Voce del Signore nel pianto straziante delle mamme, ai piedi della Croce, mentre vedono i loro piccoli portati a morire. Loro aspettano una Tua parola, una parola che da troppo tempo non viene pronunciata. Ti ringrazio perché so che lo farai, tanti, troppi Ti saranno contro e non sarà sicuramente facile, ma le persone umili e semplici Ti appoggeranno, e quelle che forse non si sono mai soffermate a riflettere su “chi” avevano nel loro piatto.. ecco sarà grazie a Te se una Luce toccherà il loro cuore.

Non tacere sulla sofferenza dei nostri fratelli animali, guarda i loro occhi, sono simili ai nostri! Il Tuo compito è arduo, ma con la Misericordia ce la farai, ho fiducia in Te e in Te ho posto la mia speranza, non deludermi, ascolta il Tuo cuore e libera gli animali creature di Dio!
Laura

Fonte:
http://animalvibe.org/2013/03/lettera-aperta-a-papa-francesco/

http://animalvibe.org/

Ritrova la salute solo dopo essere diventata vegana!

Ornella, dopo anni di intossicazione da medicine, scopre il potere del cibo consapevole… privo di proteine animali.

Ornella Bergamin                                                 Ornella Bergamin durante un corso

“Sono Ornella Bergamin, superati da poco i 53 anni, sposata e nonna di 3 nipotini con il quarto in arrivo. Testimonio con grande piacere la mia esperienza di guarigione con il solo cibo vegano per informare la moltitudine di persone che soffrono di patologie più o meno impegnative che non si perdano d’animo ma si facciano consigliare da esperti terapisti alimentari per poter ritrovare il sorriso dei bei tempi.

Sin da piccolina ho avuto disagi di salute che con gli anni si sono consolidati diventando molto seri come l’artrite reumatoide, calcoli al rene e alla cistifellea, pressione arrivata a 240/180, colesterolo a 350, gastrite, allergie ai latticini, cisti di grasso qua e là, annebbiamento di vista, poco equilibrio nella deambulazione, picchi di glicemia, tosse secca ed insistente per quasi un anno, asma, assenza di ciclo, placche nelle vene, sovrappeso di almeno trenta kg.

Di fronte ad un ennesimo attacco di infiammazione violenta diffusa in tutto il corpo, per caso ho incontrato il riflessologo Roberto Menghini che mi ha consigliato di togliere quegli alimenti che intossicavano il mio sangue come le farine raffinate e gli zuccheri. Detto e fatto! Ma in seguito notando i primi miglioramenti a livello sintomatico, ho sentito la necessità di approfondire quanto può incidere l’aspetto alimentare di fronte ad una malattia. E alla Sana Gola di Milano ho trovato le risposte che cercavo potendo studiare, approfondire e sperimentare in prima persona la potenza e l’energia che il cibo scaturisce nel nostro organismo sia debilitato che in salute.

Con gli studi ho quindi eliminato anche il cibo di origine animale (carne, insaccati, uova, formaggi, latte e miele) trovandomi dopo nemmeno un anno… guarita da tutte le patologie che portavo avanti da una quarantina d’anni o forse più. Oggi a distanza di 4 anni circa, sono in salute e solo grazie al cibo consapevole e naturale. Mi nutro di cibi naturali, preparati da me stessa in armonia con le stagioni, cibi le cui scelte mi danno conforto sui colori, sapori e il piacere dello stare a tavola con i miei famigliari… E quando sono “fuori porta” mi adeguo a quello che trovo scovando il meglio fra le proposte, ma comunque mangiando sempre con gratitudine e serenità. Anche se le soluzioni a volte non sono così facili, un po’ di adattamento non guasta perché tempra il carattere e ti fa godere appieno della compagnia degli amici… amici che mi sono sempre stati vicini e comprensivi, sostenendomi ogni qualvolta vi fosse la necessità proprio come hanno fatto i miei famigliari.

Nel corso degli anni in cui mi curavo con la medicina allopatica non posso lamentarmi dei medici di base o specialisti, perché hanno avuto garbo e rispetto sia per le mie malattie che per le mie temporanee depressioni, depressioni che subentravano allorché non trovavo rimedio con le cure che mi prescrivevano… Piuttosto, ad ogni visita di controllo, uscivo dal loro ambulatorio con prescrizioni aggiunte e nuove. Molte volte mi trovano nel caos più completo, mi guardavo attorno e non capivo perché io ancora “giovane” dovessi prendere tante pastiglie ed avere la salute in continuo declino.

Avevo la tristezza nel cuore anche se ho sempre reagito a testa alta, mi sono fatta forza di fronte a molte difficoltà nelle relazioni sociali, mi sentivo come in un labirinto oscuro dove non solo non vedevo l’uscita ma nemmeno sapevo se l’avrei trovata.

Sono stata visitata da specialisti di tutto riguardo, ma le prospettive sarebbero state la sedia a rotelle per l’artrite devastante che mi impediva di muovermi, avrei dovuto spendere cifre importanti per costruire in casa un ascensore per scendere dal primo piano, avrei dovuto chiamare una signora che mi sostituisse alle faccende di casa e che mi accudisse 24 ore su 24, avrei continuato il calvario fra medici e pillole senza futuro… e tutto ciò che vita sarebbe stata la mia? Senza contare del disagio e pena che avrei continuato a dare alla mia famiglia che già tanto mi era vicina. Stomatite erpetica recidivante durata 14 anni senza sbocco, se non quello di recarmi a Boston invitata da un luminare oncologo, il quale mi avrebbe usato come cavia in una ricerca nuova, dolori muscolari e alle ossa che secondo la medicina occidentale dipendeva dai tacchi di 2 cm che usavo, o dal sovrappeso, oppure dalle protesi dentarie in resina e tutte le altre patologi per le quali NESSUN MEDICO MI HA PAVENTATO L’IDEA CHE POTESSE DIPENDERE SOLO DAL CIBO CON CUI MI CIBAVO.

Con lo studio, con la pazienza e la perseveranza che cresceva sempre più in me mi sono cibata in modo consapevole riportando in me gli equilibri che avevo perduto e da circa tre anni sto godendo della mia vita relazionandomi con la società vicina e lontana e posso realizzare un sogno apertosi in un momento della mia vita non più “adolescenziale”, proseguendo gli studi iniziati sulla terapia alimentare che porta alla guarigione di ogni patologia se coscientemente presa in tempo ed in serio esame. Analisi cliniche e strumentali Calcoli alla cistifellea e al rene i cui medici sono increduli e non ammettono che io li abbia sciolti con la scelta dei cibi giusti, bensì dicono che sono stata esaminata da macchine difettose (ridicolo al massimo),  mentre sulle altre patologie non si esprimono.

Ora che ho lasciato nel cassetto le 16 pastiglie che prendevo al giorno e non usufruisco più delle esenzioni sanitarie per nessun motivo, mi destreggio con naturalezza tra i fornelli sperimentando con la nuova alimentazione ogni cibo che non sia di origine animale, o cibo raffinato e gli zuccheri che causano acidità rallentando ogni buon funzionamento dell’organismo non solo a livello fisico ma anche mentale con il risultato che sono più dinamica, più propositiva, più disponibile e più centrata e nel limite delle mie possibilità aiuto le persone a superare i propri disagi riportando in armonia ogni equilibrio.

Mi cibo di cereali integrali, legumi e verdure di terra e di mare, condimenti di buona qualità e frutta locale e sono grata al cibo che mi ha fatto divenire più consapevole che le proteine animali producono a lungo andare effetti negativi su noi umani; inoltre non voglio rendermi complice di tanto dolore verso gli  animali che soffrono sia per come vengono allevati ed ingrassati in spazi stretti,  per come vengono cresciuti e per come  poi vengono macellati… solo allo scopo di  riempire le nostre pance molte volte goffe e sproporzionate… goffaggini che talvolta si ripercuotono anche sulle menti.

Ma dico io: perchè siamo così attenti alla meccanica ed elettronica delle nostre auto, gli facciamo il pieno con il carburante giusto e solo quando necessita, le laviamo, le lucidiamo dentro e fuori eppur sono macchine???
Diamo più importanza ad un mezzo di trasporto che al nostro corpo… ma dov’è l’intelligenza di cui siamo dotati???
Se ognuno di noi provasse ad ascoltare il proprio corpo e capire come reagisce con una alimentazione più naturale, potremmo contribuire tutti al risanamento non solo dell’ambiente, ma potremmo amare di più la VITA, compresa quella degli animali senza farli crescere per poi macellarli e… potremmo contribuire a risanare anche la spesa pubblica risparmiando sulle visite strumentali e sulle medicine che talvolta guariscono un sintomo e ne creano altri… come è successo a me che prendevo 16 pastiglie al giorno accumulate dalle tante visite specialistiche dal cardiologo, elettrocardiogramma, ecocardiografie, test da sforzo, monitoraggi pressori, visite oculistiche, radiografie, ecografie, interventi delle ambulanze, elettromiografie, reumatologi vari, test costosissimi di tipizzazione HLA sierologica, citologie urinarie svariate,  più gastroscopie, visite pneumologiche, test allergometrici, scintigrafia ossea, ripetuti ricoveri ospedalieri.

Stiamo vivendo un’epoca economicamente sotto tono, abbiamo tanti giovani senza lavoro, tante persone depresse perché non hanno interessi… perché non lavoriamo la terra crescendo il cibo che ci alimenta, coltiviamo l’orto con alberi che ci danno l’ossigeno per la mente e coltiviamo il giardino con i fiori che colorano le nostre vite? Potremmo lavorare con le nostre stesse mani sentendoci realizzati ed in armonia con la natura trovando una occupazione per tutti… in abbondanza!!!

La mia testimonianza è diretta a chi ha smesso di sperare, a chi non trova una via di uscita, è diretta a chi ha un po’ di fiducia in se stesso  e rispettando il vicino, l’ambiente e ogni forma di vita, è facile che anch’io venga rispettato. Certo è che serve la volontà!”

Ornella Bergamin

Laura è diventata vegan e ci racconta la sua storia

Alcuni giorni fa mi ha scritto Laura Bonomo, raccontandomi la sua storia e mi ha chiesto di pubblicarla, per condividerla con tutti.

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“Ciao Daria, Vorrei raccontare la mia storia al fine di salvare tante altre ragazze che possono trovarsi nella mia situazione.
Io ho sofferto di colite ulcerosa per quasi vent’anni e i medici non sono mai riusciti a guarirmi. Da circa un anno e mezzo sono vegana e ho risolto il mio problema, e non ho più bisogno di prendere farmaci. Ho dovuto scontrarmi con una manica d’ignoranti, soprattutto i medici che non accettavano il fatto che cambiando la mia alimentazione io fossi arrivata a non aver più bisogno di loro.

Circa tre anni fa sono stata ricoverata in ospedale a causa di una forte infiammazione al colon e ho passato giorni d’inferno, su di me hanno sperimentato ogni tipo di farmaco (posso dire di aver fatto da cavia a questi signori tanto per bene col camice bianco) mi hanno mandato a casa che ero uno straccio sia fisicamente che psicologicamente, mi sono rimessa in sesto dopo quasi un anno e nonostante, io fossi tornata in forma, mi sono sentita dire che è necessaria un’operazione di colectomia totale. Io mi ero rifiutata, ma non avevo armi contro di loro, e la loro insistenza era come un grande macigno che mi schiacciava.

Il caso vuole che il mio ragazzo tempo fa mi mostrò dei filmati sugli allevamenti intensivi ed io mi fermai a riflettere. Tanti piccoli esseri viventi sfruttati, maltrattati usati come macchine da produzione, picchiati ed uccisi con crudeltà in uno stato di semi coscienza. Per ragioni etiche decisi di diventare vegana, questa mia scelta migliorò anche la mia salute.

Scoprii in seguito, informandomi, che è stata proprio la carne a provocarmi la colite e il cortisone usato dai medici per curarmi stava danneggiando anche le mie ossa togliendo loro il calcio necessario, tanto è vero che circa cinque anni fa mi successe di bloccarmi con il ginocchio destro e con la spalla destra, ma allora attribuivo il fatto alla mia abitudine di dormire sul fianco destro, e pensavo inoltre di non assumere abbastanza calcio. Invece era la mia alimentazione ad essere errata. Soffrivo di stanchezza eccessiva e avevo sempre gonfiore alla pancia, inoltre non ero in grado di lavorare.

Oggi invece mi sento energica e lavoro senza problemi in un asilo nido da circa un anno e mezzo. La cosa più bella per me è stata quella di non aver avuto più bisogno dell’operazione.

Mi è rimasta dell’amarezza nel cuore però: io ho rischiato di farmi togliere un pezzo d’intestino e di restare menomata per il resto della mia vita, perché avrei vissuto col sacchettino sul fianco per sempre e quanta gente fa questa fine perché ignora che ci sia un’altra soluzione.

Io credo sia importante far sapere questa cosa, non deve restare nascosta; i medici devono smetterla di giocare con la pelle della gente, devono smetterla d’arrichirsi operando le persone quando non è necessario.

Ti ringrazio fin da adesso e ti saluto.”

Laura Bonomo

Milk is murder – Il latte è spregevole barbarie

In natura, quando un cucciolo di mammifero nasce, immediatamente la mamma lo lecca, lo bacia, porta calore e conforto. E tra un cucciolo umano ed un cucciolo bovino non vi è assolutamente alcuna differenza.

Il cucciolo cerca la tetta della mamma, e beve il latte della mamma. Un cucciolo di uomo ne ha diritto. Secondo gli uomini, un cucciolo di bovino no.

Appena nato, il cucciolo della mucca viene strappato via alla sua mamma. La mamma strilla. Il cucciolo strilla. Il latte di quella mamma infatti non è destinato al cucciolo. Quel latte serve ad arricchire l’industria alimentare. I tuoi soldi. I soldi che tu paghi per il latte, il formaggio e la mozzarella.

Dicendoti che il latte è necessario per il calcio, ti dicono la più grande sciocchezza. Ti prendono in giro. Bevete tantissimo latte, mangiate tantissimo formaggio, e allora come mai da vecchi  avete così tanta insufficienza di calcio nelle ossa? Ve lo siete mai chiesti?

La risposta è semplice: il calcio che fornisce il latte è utile solo al lattante. Per l’adulto è dannoso. La spiegazione scientifica a questo link. (non vi convince questo link? cercate in rete, e trovatene altri)

Torniamo al cucciolo. Negli allevamenti intensivi, dove viene prodotto tutto il latte che voi acquistate, succede che il cucciolo appena nato viene strappato alla mamma mucca. Guardate questo video. Non vi convince questo video? Cercate in rete, ne troverete centinaia.

E le mucche? Per produrre il latte, le mucche vengono costantemente rese gravide in modo artificiale. Sono mammiferi come le donne, producono il latte solo se gravide. Ma voi permettereste che una cosa simile venisse fatta alla vostra donna, alla vostra mamma, a vostra figlia?

Il latte (e derivati) non è necessario alla salute umana. Pare anzi che sia dannoso. Inoltre per produrlo si arreca una straziante tortura alle mucche e ai loro vitelli. Mucche non più animali ma macchine, enormi tette destinate alla produzione. Esseri meravigliosi e pacifici imprigionati e seviziati per avere il vostro denaro.

Eliminare il latte, lo yoghurt e i formaggi dalla vostra alimentazione è la cosa più bella che potete fare in questo momento. Per voi stessi, per la salute vostra e dei vostri figli, ma sopratutto per le mucche. Per i miliardi di mucche trattate come oggetti, sfruttate come macchine per poi, terminato in fretta e furia il ciclo produttivo, essere spedite al macello.

Come mai queste cose non le sentite dire in televisione? Non occorre essere un genio, od un fautore di complicate teorie complottiste, per capire che le lobby internazionali del latte pagano molti soldi per inquinare l’informazione nei media.

La mucca Carolina che pascola felice, che vi fanno vedere nelle pubblicità, è un maledetto inganno. Non lasciatevi prendere in giro. Riflettete. Documentatevi.

Il latte di mucca (o di capra, o di asina, non cambia niente) può volendo essere benissimo sostituito dal latte vegetale. Latte di soia, di riso, di mandorla, ecc. Sono deliziosi. Cambia un po’ il sapore, bisogna farci un po’ l’abitudine, ma sostituiscono appieno lo sfizio di bere un po’ di latte. Dico sfizio, perchè per l’adulto il latte non è affatto un alimento necessario.

Latte e derivati possono e devono sparire oggi stesso dalla vostra tavola e dal vostro frigorifero. E’ l’unico modo per dire basta alla barbarie commessa ai danni delle mucche. Non credete alle bugie della televisione. Riflettete. Documentatevi.

Che possiate vivere una vita bella, senza partecipare all’olocausto quotidiano degli animali.

Massimo Carola

http://despin67.blogspot.it/

Vegan Warrior

“In un mondo dominato dall’essere umano, dove potere e denaro la fanno da padroni, ogni essere vivente viene annientato, sfruttato ed ucciso per soddisfare i bisogni dell’uomo. Bisogni il più delle volte inutili e banali.

Avete veramente bisogno di andare a caccia?? di andare al circo per vedere 4 elefanti che si alzano su due zampe altrimenti vengono frustati? o allo zoo per vedere una tigre si beriana che si deprime in 4 metri di recinto? di torturare ed uccidere esseri viventi per verificare quanto ci mette il tabacco a farvi morire? Avete veramente bisogno della pelliccia di visone della collezione autunno/inverno della ditta “siamo assassini e ci piace sbandierarlo ai 4 venti”? Ma soprattutto avete veramente bisogno di mangiare animali uccisi e torturati in squallidi mattatoi/lager?

Rispondo io per Voi… NO, non ne avete bisogno… e chiunque dice di SI pecca di Lussuria, Gola, Superbia e Avarizia.

Il Mio nome è Xenotron YimpHeria, ma voi potete chiamarmi Vegan Warrior. Vengo dalla costellazione del Sagittario. Vi stiamo osservando fin dai tempi dell’antica Roma e devo ammettere che di strada ne avete fatta… in senso negativo. Avete una gran quantità e varietà di esseri viventi ad abitare il vostro pianeta e voi invece di preservarli, in quanto esseri più evoluti, preferite sottometterli e sfruttarli a vostro vantaggio. Avete già fatto estinguere numerose specie animali e vegetali. Voi umani siete dei parassiti, state sfruttando, sporcando e prosciugando il vostro pianeta e già pensate di cercarvene un altro…

Beh… questo noi “abitanti delle stelle” non possiamo permetterlo. Ed è per questo che sono venuto nel vostro pianeta. Io non sono che il primo, sono quello che voi chiamate “esploratore”, presto ne arriveranno molti altri e alcuni molto più potenti di me… Il Nostro scopo e preservare tutte le specie animali e vegetali… tranne la vostra. Non possiamo permettervi di sfruttare e distruggere a vostro piacimento, non possiamo permettervi di scorrazzare liberi di pianeta in pianeta a fare danni e distruggere ogni cosa. Mi dispiace (non è vero), ma ormai il conto alla rovescia è cominciato.

Vegan Warrior

http://www.facebook.com/photo.php?v=330766256982231#!/veg.warrior

Ottorino l’elefantino

Una favola per bambini, triste ma educativa.

Pubblichiamo questo racconto per bambini, gentilmente inviatoci da Maria Grazia Sereni, che racconta una storia di fantasia, sì, ma che è purtroppo molto aderente alla realtà di quanto avviene in tutti i circhi del mondo. Cosa fare per contrastare la sofferenza di tutti gli animali che sono prigionieri nei circhi come Ottorino l’elefantino? E’ semplice: evitare di andare a vedere gli spettacoli dei circhi con animali, e informare sul tema i propri conoscenti.

Ottorino l’elefantino
di Maria Grazia Sereni

“Sbrigati, Ottorino, non restare indietro,” suggerisce mamma.

Ma lui è felice, vuole correre, godersi il sole, agitare le orecchie per scacciare gli insetti. Dimenare il codino poi, lo fa sentire importante, e così la distanza tra lui e la madre si accresce, finché una corda cala sul suo collo, lo stringe quasi strozzandolo e lo trascina sempre più lontano dal branco.

“Mamma,” barrisce mezzo soffocato. Lei si gira, vede un gruppo di umani che la sta separando da Ottorino e lancia l’allarme al branco.

Gli elefanti allora si precipitano al galoppo per contrastare l’ennesimo scempio, ma ormai è troppo tardi: gli uomini sono riusciti a caricare su un furgone l’elefantino e a buttarsi a tutta velocità verso l’esterno del parco.

La madre barrisce inconsolabile, proboscide alta in segno di disperazione, attorniata dai suoi compagni e compagne che tentano in tutti i modi di lenire la sua angoscia.

Ottorino, nel frattempo, chiuso all’interno del furgone, piange tutto il suo dolore, mormorando di tanto in tanto “mamma”. Poi il mezzo si ferma davanti a un capannone, dove l’elefantino viene fatto scendere e introdotto in un minuscolo casotto. Lì una corta catena gli viene legata a una zampa posteriore, catena fermata a terra con un cavicchio.

Così immobilizzato, senza cibo né acqua, con il dolore per la separazione dalla madre che gli spacca il petto, Ottorino piange, pentendosi amaramente di non aver obbedito all’invito della sua mamma a non allontanarsi troppo dal branco.

Giunge la sera, uomini entrano nel capanno.

“È un bell’esemplare, quanti anni avrà?” “Non anni, mesi! Dovrebbe avere circa sei-sette mesi.” “Ottimo. Così potrò istruirlo per bene prima di impiegarlo negli spettacoli.” “Ma come farai a introdurlo senza denunciarlo?” “Beh, me ne è morto uno di un anno, e io non ne ho segnalato la scomparsa, così farò una sostituzione…” “È morto di malattia?” “No, no, l’istruttore ha esagerato con le botte perché era un soggetto poco collaborativo, mi capisci?” “Capisco,” ride il malandrino.

E l’affare è concluso.

Ottorino, il giorno successivo, viene trasferito in un circo ma tenuto separato dagli altri elefanti. La sua tenda è attorniata da altre che ne impediscono la vista e nel pomeriggio inizia l’addestramento, almeno così lo chiamano gli umani.

Corde ad ogni zampa e intorno al collo per dirigere i suoi movimenti, bastoni di metallo che calano spesso sul corpo del poverino quando lui non comprende che cosa deve fare e una bacchetta sottile (ma quanto più dolorosa) che lo colpisce con scariche elettriche ogni volta che un comando non è capito.

Il terrore è ormai compagno di ogni momento, la nostalgia di mamma e del branco aggrava la situazione dalla quale il povero elefantino ha un po’ di sollievo solo la notte, quando gli umani se ne vanno a riposare.

“Che cosa mi è capitato?” si chiede Ottorino disperato, “e quale sarà il mio futuro?”

Dopo una settimana di quelle torture, l’elefantino viene inserito tra i suoi compagni adulti. Lui è fisicamente e moralmente a pezzi, tuttavia ha ancora un po’ di lucidità per chiedere spiegazioni ai suoi compagni di sventura.

“Siamo in un circo e dobbiamo esibirci di tanto in tanto negli esercizi che a mano mano ci vengono insegnati. Il cibo è scarso, la libertà inesistente e le bastonate giornaliere. Io sono qui da dieci anni e ti assicuro che avrei preferito morire quando sono stato catturato – avevo all’incirca la tua età.”

“Ma non possiamo ribellarci tutti insieme?” chiede l’ingenuo elefantino.

“Ribellarci per andare dove? Siamo troppo grossi per nasconderci, ci riprenderebbero subito e le punizioni sarebbero tremende. No, mio caro, non c’è soluzione purtroppo.”

“Io non mi esibirò mai e poi mai!” esclama il nostro eroe, “voglio tornare dalla mia mamma e passeggiare con il branco, nutrirmi delle foglie e barrire al Sole.”

“Ascoltami bene, piccolo. Ti esibirai, come tutti noi e farai esattamente quello che gli umani ti chiederanno. Lo dico per il tuo bene. Circa un mese fa un elefante di un anno è morto perché si rifiutava di eseguire gli esercizi.”

“Beh, meglio morire che vivere per tanti anni in queste condizioni. L’hai detto anche tu, non è vero?”

“Ma il nostro compagno è morto perché uno degli umani che lo doveva istruire si è arrabbiato e lo ha battuto con bastoni di ferro uncinato che gli hanno fracassato le ossa del cranio. È stata una morte orrenda, credimi. Meglio che tu segua i miei consigli, caro mio.”

“Sì, va bene, ma spiegami perché tutto questo,” vuole sapere Ottorino.

“Semplice: per il divertimento degli umani. Le famiglie che portano i figli al circo per vedere le nostre esibizioni e quelle degli altri animali non sanno quanto dolore, terrore e angoscia si nascondono dietro a tutto ciò.”

“Allora la nostra vita è senza speranza?”

“La speranza è sempre presente, altrimenti ci si lascerebbe morire di inedia. Ci sono stati degli umani – non sono tutti uguali, sai – che hanno fotografato le sofferenze inflitte a noi e agli altri animali…”

“E?”

“Potrebbero fare delle nuove leggi per tutelarci, potrebbero eliminare i circhi che impiegano animali per gli spettacoli, potrebbero comprarci e liberarci nel nostro ambiente.”

“Le leggi che ci tutelano ci sono già,” interviene un vecchio elefante, “solo che i proprietari dei circhi non le rispettano.”

“E allora?” chiede l’elefantino, “qual è la soluzione?”

Il silenzio cala improvviso, fino all’intervento di un giovane elefante: “La soluzione è impossibile, a meno che la maggioranza degli umani sia informata di ciò che subiamo. Ci sono tante brave persone tra di loro, ne annuso l’odore in ogni esibizione.”

Ottorino guarda i suoi compagni. Ognuno di loro porta le cicatrici delle ferite subite.

La disperazione lo assale e lui cerca di avvicinarsi a un’elefantessa che non ha ancora aperto bocca e che gli sta a pochi passi, ma la catena lo trattiene.

Allora sussurra in un barrito soffocato: “Mamma!”
——
Tratto da:
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1305&